1 maggio: 5 film sul mondo del lavoro

La simbiosi fra cinema e lavoro è nata insieme al mezzo cinematografico. Ancora oggi, grandi cineasti scelgono di mettere in scena le contraddizioni del mondo del lavoro.

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1 maggio: 5 film sul mondo del lavoro

CINEMA E MONDO DEL LAVORO: UNA STORIA COMUNE

Cinema e lavoro, un binomio nato insieme allo stesso mezzo cinematografico. Uno dei primi film della storia, infatti, è il cortometraggio L’USCITA DALLE OFFICINE LUMIÈRE (La Sortie de l’usine Lumière, 1895) dei fratelli August e Luis Lumière.
Se il cinema è il mezzo che l’uomo moderno usa per “rendersi conto della realtà”, come diceva Roberto Rossellini, per sua stessa costituzione il mezzo cinematografico non ha mai potuto eludere il mondo del lavoro, né come fonte di soggetti e ispirazione, né come platea finale a cui rivolgersi, inducendo all’analisi e alla riflessione.
Non a caso, il cinema si è evoluto nel corso del Novecento, un secolo che ha visto cambiare radicalmente il concetto tradizionale di lavoro e manodopera, portando a complesse variazioni attualmente in atto.

IL CINEMA RACCONTA IL LAVORO

Il rapporto simbiotico esistente fra rappresentazione cinematografica e universo lavorativo ha generato film di diversa natura, non solo di tipo documentaristico.
Il mondo del lavoro industriale e del settore terziario è stato raccontato in maniera satirica da Charlie Chaplin (TEMPI MODERNI, 1936), Luciano Salce (FANTOZZI, 1975) e Lars Von Trier (IL GRANDE CAPO, 2006). Con intenti e modi diversi, Fritz Lang (METROPOLIS, 1927) e Sergej Ejzenstein (SCIOPERO!, 1925) hanno rappresentato la potenza della rivolta proletaria. Il neorealismo puro di Vittorio De Sica (LADRI DI BICICLETTE, 1948) e quello ibrido di Vittorio De Santis (RISO AMARO, 1949) hanno messo in scena le difficili condizioni dei lavoratori senza indennizzi e protezione sindacale. Ermanno Olmi (IL POSTO, 1961) ha mostrato le contraddizioni insite nella natura snaturante di un boom economico. Elia Kazan (FRONTE DEL PORTO, 1954) e Jean-Luc Godard (CREPA PADRONE, VA TUTTO BENE, 1972) hanno affrontato con diversi intenti e in differenti contesti storici e sociali il tema delle lotte sindacali.
In Italia, in tempi recenti, il tema della precarietà del lavoro è stata al centro di diversi film, in bilico fra commedia (TUTTA LA VITA DAVANTI di Paolo Virzì) e dramma (7 MINUTI di Michele Placido), con derive tragicomiche (SMETTO QUANDO VOGLIO di Sidney Sibilia). Francesca Comencini (MI PIACE LAVORARE, 2003) ha affrontato con sensibilità il tema del mobbing.

1 MAGGIO: 5 FILM E GRANDI AUTORI

In occasione dell’1 maggio, Festa del Lavoro in molti Paesi, abbiamo scelto 5 film firmati da grandi autori, che pensiamo siano utili a illustrare il mondo contraddittorio e cangiante del lavoro.

  • La legge del mercato
    7.1/10 29 voti

    LA LEGGE DEL MERCATO

    Con LA LEGGE DEL MERCATO (La loi du marché, 2015), il regista francese Stéphane Brizé ha messo in scena con taglio naturalistico almeno tre argomenti-chiave riguardanti il mondo del lavoro contemporaneo. L’instabilità, il problema della ri-occupazione, soprattutto in età avanzata, e l’obbligo di scendere a compromessi immorali, per non perdere la propria occupazione. Questo tema è stato affrontato recentemente anche dai Fratelli Dardenne in DUE GIORNI, UNA NOTTE (Deux jours, one nuit, 2014), titolo candidato agli Oscar tra i film in lingua straniera.
    Nel lavoro di Brizé, Vincent Lindon, premiato a Cannes come miglior interprete maschile, interpreta Thierry, un ex operaio altamente qualificato che perde irreversibilmente il posto, dopo trent’anni di lavoro. I colloqui con le agenzie interinali e il rapporto con la burocrazia, i colleghi e i superiori, mostrati con esasperante oggettività, assumono aspetti surreali e desolanti.

  • I lunedì al sole
    7.5/10 17 voti

    I LUNEDÌ AL SOLE

    Nel film di Fernando León de Aranoa, pluripremiato ai Goya, ogni giorno senza impiego è uguale all’altro. La dignità dell’uomo, che deriva da un lavoro compiuto e retribuito onestamente, può essere azzerata improvvisamente da una scelta di mercato.
    Un gruppo di operai galiziani, tra cui figurano Santa (Javier Bardem) e Jose (Luis Tosar), trascorre tutti I LUNEDÌ AL SOLE (Los lunes al sol, 2002), da quando il cantiere navale in cui lavoravano è stato riconvertito.
    Il tempo passa, come i sogni e le speranze che, quotidianamente, ognuno di loro racconta ai compagni.

  • Io, Daniel Blake
    7.6/10 76 voti

    IO, DANIEL BLAKE

    La cinquantennale filmografia di Ken Loach è composta quasi esclusivamente da film sul mondo del lavoro. Una filosofia sociale e politica improntata al socialismo ha permeato tutta la produzione cinematografica di Loach, che non ha mai lesinato critiche aperte al governo britannico, quello della Thatcher in primis, offrendo al pubblico storie in cui il grande protagonista è il proletariato urbano, vessato, incompreso, vittima di un assistenzialismo inconcludente.
    Tra i tanti titoli significativi, abbiamo scelto di segnalarvi l’ultimo film diretto finora dal regista inglese, IO, DANIEL BLAKE (I, Daniel Blake), premiato con la Palma d’Oro a Cannes 2016. Qui, Loach ha trattato con disarmante e amarissimo realismo la guerra fra poveri in atto ogni giorno, in tutto il mondo. Da una parte, gli agenti della burocrazia, vittime essi stessi del loro strumento di lavoro. Dall’altra, le persone in balìa di uno stato sociale che, invece di promuovere l’uguaglianza, aumenta i divari, tentando di rendere invisibile chi è in difficoltà.

  • I compagni
    7.9/10 34 voti

    I COMPAGNI

    Mario Monicelli ha raccontato egregiamente, con argomenti e accenti diversi, i cambiamenti in atto nella società italiana. Con I COMPAGNI (1963), ha anticipato di qualche anno gli autunni caldi degli operai delle grandi aziende. Monicelli ha riproposto al cinema la lotta intrapresa dai loro colleghi una settantina prima, quasi a ricordare che, in un contesto basato sul capitalismo, non è mai possibile escludere la rivendicazione dei propri diritti, anche quando si ritiene che questi siano stati definitivamente acquisiti.
    Il film, candidato agli Oscar per la sceneggiatura originale, racconta le sommosse operaie all’interno di un opificio torinese, alla fine dell’Ottocento. Marcello Mastroianni è Sinigaglia, un professore socialista genovese, in fuga dalla sua città.

  • LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

    Con LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO (1971), Elio Petri è entrato realmente in fabbrica (il film venne girato in uno stabilimento di Novara in cui si producevano ascensori), per raccontare in maniera cinica e corrosiva l’universo operaio e l’alienazione che può derivare dalla spersonalizzazione del lavoro industriale.
    Lulù, l’operaio interpretato da un vulcanico Gian Maria Volonté, è il miglior lavoratore a cottimo dell’azienda. Incurante delle malattie e degli infortuni causati dal suo impiego, è un krumiro infaticabile. Finché un incidente non lo risveglia dal suo torpore stakanovista.
    Secondo capitolo della cosiddetta trilogia della nevrosi (di cui fanno parte INDAGINE SU UN CITTADINO… e LA PROPRIETÀ…), il film venne premiato a Cannes ’72, parimerito con IL CASO MATTEI di Francesco Rosi.
    Con questo lavoro, Petri suscitò notevole scandalo, scontentando chiunque, in Italia. “Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un’opera che sostenesse le proprie ragioni. Invece, questo è un film sulla classe operaia, dichiarò.

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