Mario Monicelli: scheda regista con i suoi film e la biografia completa

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Mario Monicelli

Mario Monicelli, uno dei re della commedia all’italiana

Mario Monicelli è stato un regista, sceneggiatore e scrittore italiano, tra i principali rappresentanti della migliore commedia all’italiana.
Pur essendo nato a Roma, Monicelli si dichiara in più occasioni nativo di Viareggio, in provincia di Lucca, una cittadina a cui si sente profondamente legato, dopo il trasferimento con la famiglia, avvenuto durante gli anni dell’infanzia. Successivamente, i Monicelli si trasferiscono a Milano, dove Mario inizia gli studi universitari e conosce i registi Riccardo Freda e Alberto Lattuada. Con loro, alcuni scrittori e Alberto Mondadori, Monicelli fonda la rivista di critica cinematografica “Camminare”.
Monicelli torna in Toscana e, a Pisa, si laurea in lettere e filosofia.

Le prime esperienze cinematografiche

Nel 1934, insieme a Mondadori e Lattuada, realizza il suo primo cortometraggio, “Cuore rivelatore”, ispirato a un racconto di Edgar Allan Poe. Con un secondo corto, “I ragazzi della via Paal” (1935), il terzetto partecipa a una sezione collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, dove ottiene un buon riscontro, vincendo il primo premio tra i film a passo ridotto.
Monicelli si avvicina seriamente al cinema e inizia a collaborare ad alcuni film come assistente alla regia e co-sceneggiatore: “Lo squadrone bianco” (1936) di Augusto Genina; “I fratelli Castiglioni” (1937) di Corrado D’Errico; “La granduchessa si diverte” (1940) e “Cortocircuito” (1943) di Giacomo Gentilomo.
In questo periodo, mentre l’Italia è coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale, Monicelli risulta arruolato nella cavalleria dell’esercito italiano: temendo di essere mandato in Russia o in Africa, scappa a Roma, dove resta nascosto fino al 1944, e inizia a frequentare assiduamente l’ambiente culturale cittadino.

L’amicizia con Pietro Germi e la collaborazione con Steno

Nel 1945, lavora con Pietro Germi al suo primo film da regista, “Il testimone”, e stringe con lui un profondo legame professionale e personale. Alla morte di Germi, per esempio, è Monicelli a prendere in mano il progetto cinematografico “Amici miei” (1975).
Dal 1946 al 1953, Monicelli lavora assiduamente come sceneggiatore e regista in coppia con Steno: “Aquila nera” (1946) di Riccardo Freda; “Come persi la guerra” (1947) di Carlo Borghesio, primo film comico neorealista; “Totò cerca casa” (1949), “Guardie e ladri” (1951), per cui riceve la prima candidatura al Festival di Cannes, e “Totò a colori” (1951), tutti con Totò; “Vita da cani” (1950) con Aldro Fabrizi e Gina Lollobrigida.

I migliori film di Monicelli: da “I soliti ignoti” a “Un borghese piccolo piccolo” e il Leone d’Oro de “La grande guerra”

Dalla metà degli anni Cinquanta, Monicelli inizia ad affermarsi in solitaria, dirigendo attori come Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi in alcuni dei film italiani più famosi del Secondo Dopoguerra: “Padri e figli…” (1957), Orso d’Argento alla Berlinale per la miglior regia, con Vittorio De Sica e Mastroianni; “I soliti ignoti” (1958), grazie a cui Gassman si rivela incredibile attore brillante e per cui Monicelli vince un Nastro d’Argento per la migliore sceneggiatura, scritta con Age e Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico; “La grande guerra” (1959), con Sordi e Gassman, Leone d’Oro a Venezia a parimerito con “Il generale Della Rovere” di Roberto Rossellini; “Risate di gioia” (1960) con Totò e Anna Magnani; “I compagni” (1963) con Mastroianni, prima nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura, scritta con Age e Scarpelli; “Casanova ’70” (1966), con Mastroianni e Virna Lisi, per cui, insieme ad Age e Scarpelli, Tonino Guerra, Suso Cecchi D’Amico e Giorgio Salvioni, Monicelli riceve una seconda nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura;”L’armata Brancaleone” (1966), in concorso a Cannes, e “Brancaleone alle crociate” (1970), per cui, con Age e Scarpelli, inventa un incredibile lessico pseudo-medievale; “La ragazza con la pistola” (1968) e “La mortadella” (1970) con Monica Vitti; “Vogliamo i colonnelli” (1973) e “Romanzo popolare” (1974) con Tognazzi; “Caro Michele” (1976), Orso d’Argento a Berlino, con Mariangela Melato; “Un borghese piccolo piccolo” (1977) con Sordi, in concorso al Festival di Cannes, per cui Monicelli vince un David di Donatello per la miglior regia e un Nastro d’Argento per la sceneggiatura.

I film degli anni Ottanta e Novanta: da “Speriamo che sia femmina” a “Parenti serpenti”

Negli anni Ottanta e Novanta, nonostante una crisi generale del cinema italiano, Monicelli continua a scrivere e dirigere film, con risultati alterni: “Il marchese del Grillo” (1981), altro Orso d’Argento per la regia e Nastro d’Argento per la sceneggiatura, con Sordi in un doppio ruolo diventato cult; “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” (1984), con Tognazzi, Sordi e Maurizio Nichetti; “Speriamo che sia femmina” (1986) con Liv Ullmann, Catherine Deneuve, Giuliana De Sio, Philippe Noiret, Stefania Sandrelli e Bernard Blier, per cui Monicelli vince un doppio David, per la regia e la sceneggiatura, e un Nastro d’Argento per la sceneggiatura; “I picari” (1987) con Giancarlo Giannini, Enrico Montesano e Gassman (durante le riprese del film, Monicelli è vittima di un grave incidente d’auto che lo costringe a una lunga pausa); “Il male oscuro” (1990), con Giannini, per cui Monicelli vince un David alla regia; “Parenti serpenti” (1992), con Marina Confalone, Cinzia Leone, Alessandro Haber e Paolo Panelli; “Cari fottutissimi amici” (1994), menzione speciale alla Berlinale 1994, con Paolo Villaggio; “Facciamo paradiso” (1995) con Margherita Buy e Lello Arena; “Panni sporchi” (1999), con Paolo Bonacelli, la Melato, Haber e la Confalone.
Monicelli dirige anche il primo sequel di “Amici miei”, “Amici miei – Atto IIº” (1982), in cui, a parte Duilio Del Prete, a cui subentra Renzo Montagnani nel ruolo del Necchi, viene riconfermato il cast di protagonisti formato da Tognazzi, Noiret, Gastone Moschin e Adolfo Celi. “Amici miei – Atto III°” (1985) è diretto da Nanni Loy ed è interpretato dallo stesso cast. Sempre Loy ha diretto un altro sequel monicelliano, “Audace colpo dei soliti ignoti” (1959), dove, al gruppo da cui si defila Mastroianni, si unisce Nino Manfredi. Il terzo film della serie, in cui torna Mastroianni e dove non compare Manfredi, è “I soliti ignori vent’anni dopo” (1985) di Amanzio Todini.
Nel 1991, a Monicelli viene consegnato il Leone d’Oro alla carriera. Nel 2005, il regista riceve un David di Donatello e un Nastro d’Argento alla carriera.

I film a episodi e l’ultimo film di Mario Monicelli

Tra i film di Monicelli, ci sono anche film a episodi diretti insieme ad altri colleghi: con Vittorio De Sica, Federico Fellini e Luchino Visconti, “Boccaccio ’70” (1962); con Luciano Salce, Elio Petri e Franco Rossi, “Alta infedeltà” (1964); con Mauro Bolognini, ancora Salce e Antonio Pietrangeli, “Le fate” (1966); ancora con Bolognini e Rossi e, poi, Steno, Pier Paolo Pasolini e Pino Zac, “Capriccio all’italiana” (1968); con Sordi e ancora De Sica, “Le coppie” (1970); con Ettore Scola e Dino Risi, “I nuovi mostri” (1977).
L’ultimo film di Mario Monicelli è “Le rose del deserto” (2006), con Michele Placido, Giorgio Pasotti e ancora Haber. Nel 2008, con la compagna Chiara Rapaccini, cura un cortometraggio, “Vicino al Colosseo c’è Monti”. Dalla relazione con la Rapaccini, nel 1989, è nata la figlia Rosa.

Documentari e lavori per la televisione

Nel corso della sua carriera, Monicelli dirige alcuni documentari (“12 registi per 12 città”, 1989; “Un altro mondo è possibile”, 2001; “La primavera del 2002 – L’Italia protesta, l’Italia si ferma”, 2002; “Lettere dalla Palestina”, 2003) e lavora anche per la televisione, dirigendo il film tv “La moglie ingenua e il marito malato” (1989), con Fernando Rey, Stefania Sandrelli e Carlo Giuffrè, e la miniserie “Come quando fuori piove” (2000), con Stefano Accorsi, Claudia Pandolfi e Franca Valeri.

Gli ultimi anni di vita di Monicelli e il suicidio

Per scelta, negli ultimi anni di vita, Monicelli vive solo, lontano da figli e nipoti. Socialista fino agli anni Ottanta e, poi, iscritto a Rifondazione Comunista, tra il 2009 e il 2010, Monicelli si esprime apertamente in maniera negativa nei confronti del governo italiano in carica e della società contemporanea in generale.
Il 29 novembre 2010, provato da un cancro alla prostata in fase terminale, Monicelli si suicida, gettandosi dalla finestra della camera del reparto di urologia dell’ospedale romano in cui è ricoverato.
Il festival cinematografico Bif&st di Bari ha dedicato a Mario Monicelli il premio per la miglior regia.

Luogo di nascita: Viareggio, Lucca, Tuscany, Italy
Data di nascita: 15/05/1915
Data di morte: 29/11/2010

    Assistente alla Regia (1)
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