30 Recensioni su

Cloud Atlas

/ 20127.0548 voti

È un filmetto new age del ca**o / 22 Agosto 2021 in Cloud Atlas

Il titolo della recensione è per rendere omaggio a Libero De Rienzo, parafrasando una battuta del suo personaggio più noto Bartolomeo Vanzetti.
Sarò breve. Quello che proprio non mi va giù di questo film è il finale: manca della forza che vorrebbe avere. Il modo in cui, con la chiusa, si cerca di collegare le varie storie è non solo pretestuoso e grossolano, ma proprio loffio da un punto di vista emozionale.
Peccato perché tutte le singole storie sono scritte e girate benissimo. Ognuna di esse appassiona tanto, senza preferenze per una o l’altra.

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non per tutti / 6 Maggio 2020 in Cloud Atlas

solo perchè necessita di più visioni, lavoro molto controverso. Buona regia e spettacolare lavoro di makeup, pellicola molto dura e tutt’altro che semplice.Da rivedere e rivalutare in meglio. PS : Doppiaggio italiano osceno

/ 3 Febbraio 2018 in Cloud Atlas

Commentare negativamente senza neanche capire il film…..
Fate pena.

1 Febbraio 2017 in Cloud Atlas

Ne ho lette tante a riguardo. Capolavoro o flop, il più delle volte senza mezze misure.
Ammetto che mi è piaciuto. Sia le sei storie, ognuna un cliché di un genere ben preciso e terribilmente banali nella trama e nello svolgimento. Sia il meccanismo di rimandi e citazioni che lega sei storie banali e le rende una sola storia, che segue più che un personaggio in particolare, la fame di affetto e la necessità di sopravvivenza dell’essere umano medio.
Non l’ho trovato difficile da seguire e, tassello.dopo tassello, non mi ha fatto pesare la lunghezza dell’insieme.
Bravi gli interpreti, come sempre direi, considerati i nomi. Capaci di interpretare diversi personaggi, modificando la propria interpretazione oltre al fisico, grazie al trucco.
Adesso darò una possibilità anche al libro, che sta subendo lo stesso tipo di rifiuto patito dal film.

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L’atlante del Cinema / 27 Gennaio 2017 in Cloud Atlas

“Cloud Atlas” ha diviso pubblico e critica. A me ha convinto, pienamente. L’opera dei fratello&sorella Wachoski e Tom Twyker è un esperimento riuscito: è impossibilità, è ambizione allo stato puro, è coraggio artistico invidiabile; è, anche, ostentata sicurezza delle proprie qualità, dei propri mezzi. È cinema: di complessità teorica e concettuale, amalgamata con un senso ampio e profondo dello spettacolo. È cinema: perché pur raccontando sei storie diverse, altrettanti generi cinematografici, e cinque epoche storiche diverse, mantiene ben visibile il sottile filo della narrazione, che le unisce tutte, le incatena una all’altra, a comporre un mosaico pieno e ricco, abbondante, smisurato. È cinema: perché è sinfonia, letteratura, architettura, pittura, scultura. La settima arte, che ingloba le altre.

Attraverso cinque secoli, la storia madre racconta sei storie figlie diverse tra loro: “1849. Nel Pacifico del Sud l’avvocato americano Adam Ewing si ritrova in affari con il Reverendo Horrox e durante il lungo viaggio di ritorno in mare stringe amicizia con lo schiavo di colore Atua. Un incontro che gli salverà la vita e modificherà la sua visione sullo schiavismo. 1936. Il compositore Robert Frobisher diventa apprendista del grande compositore Vyvyan Ayrs. Insieme a lui scriverà l’opera musicale The Cloud Atlas Sextet. 1973. A San Francisco la reporter Luisa Rey viene a conoscenza di un dossier che accusa i dirigenti di una centrale nucleare i cui intenti sono una seria minaccia per la popolazione mondiale. Inghilterra 2012: l’editore Timothy Cavendish è alle prese con violenti creditori che lo costringono a trovare rifugio in una casa di cura. 2144 Nuova Seoul: Sonmi 451 è progettata per essere una semplice cameriera di un ristorante all’interno di un mondo in cui la società totalitaria ha avuto la meglio sulle classi più povere. Grazie al rivoluzionario Hae-Joo riesce a fuggire e a diventare un’eroina della resistenza. 2321. Dopo la Caduta, il mondo sembra tornato a uno stato primitivo. Il pastore Zachry si imbatte nella Presciente Meronym, la quale costringerà l’uomo a rivedere le proprie credenze ancestrali e il proprio destino” (sentieriselvaggi.it). Avventura, thriller, commedia, fantascienza, azione. Gli autori scrivono sei pagine di cinema di genere, confrontadosi con più stili, con più tecniche, procedendo piano e silenziosamente in alcuni casi, portando caos e movimento in altri: esaltando una potenza scenografica sbalorditiva, e un montaggio di rara precisione e pura qualità, quasi da ammirare come elemento artistico a sé. Queste sei parti sono accomunate solo in alcuni casi da precisi rimandi diegetici, altrimenti sono unite precisamente solo dalla medesima struttura ideale di base: l’anima o, meglio, la coscienza, degli esseri umani: che ritorna, ciclicamente, nella storia, ad incarnare individui “altri”, diversi nell’aspetto, ma uguali dentro. Queste anime che si perdono, per poi ritrovarsi in un epoca diversa, per amarsi nuovamente. Anime, quindi, rappresentate nel film dagli stessi attori, un cast stellare che annovera, tra tutti, Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving, sottoposti a massicce dosi di trucco, per cambiare volto, adattandolo al preciso periodo storico. Cloud Atlas non è un rompicapo, Cloud Atlas non va cercato di capire nella sua storia, perché le microstorie non hanno particolari collegamenti, come dicevo prima, una non spiega l’altra, e l’altra non spiega quell’altra ancora: va percorso nella sua strada narrativa, che c’è, è precisa e curata, e ti conduce, senza risparmiarti qualche fatica, è vero, ma ti conduce verso il finale, senza farti perdere. Cloud Atlas non va capito. Cloud Atlas va vissuto: come pura esperienza sensoriale. È lo spettatore che si farà coinvolgere da ognuna delle sei storie, e coglierà da ognuna di queste i suoi personali, di cuore e di mente, collegamenti. Personali, non degli autori, non di sceneggiatura. Il film di fatto è un’opera sinfonica, non a caso “Cloud Atlas” è “L’atlante delle nuvole” di Robert Frobischer. È un’opera filosofica: a volte filosofia scontata, non profonda, ma coerente con la natura principalmente spettacolare del film. È un’opera tematica, perché ci parla di tanto, tantissimo: d’amore, speranza, amicizia, dolore, tradimento, separazioni e sofferenza, di famiglia, di arte e ambizioni, di sacrificio, di religione e Dio, di Creazione, del senso della vita, del senso dell’atto del vivere.

Tanta carne al fuoco. Che però non si brucia. Anzi, è cotta ottimamente dai suoi autori, e alla quale è mancato forse solo un pizzico di sale in più per renderla saporita nel modo migliore possibile. E renderla indimenticabile.

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Tutto e niente / 19 Gennaio 2017 in Cloud Atlas

Ogni tanto mi capita di assistere a questo tipo di film che sono tutto e nulla, splendidi e vuoti, da 10 e da 5 allo stesso tempo. Sembra assurdo ma è così; c’è qualcosa che mi affascina fortemente e qualcosa che mi fa dire “E’ soltanto fuffa”. Mi tocca fare una media pilatesca.
Cloud Atlas è una architettura narrativa complessa che abusa del concetto spaziotempo eppure cinematograficamente ne lega le dimensioni con grande mestiere (davvero intelligente il montaggio di Alexander Berner). Si sente l’eccentricità fantascientifica delle sorelle Wachowski ma anche il tocco naif di Tom Tykwer; molto ruota sulle diverse interpretazioni di Tom Hanks, affiancato da una Halle Berry abbastanza convincente, ma dal cast secondo me emergono cristalline le prove di Jim Broadbent e Hugo Weaving, un volto in grado di bucare sempre lo schermo.

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Un senso forse c’è, ma non è alla portata di tutti.. / 3 Marzo 2016 in Cloud Atlas

Ha tutto l’aspetto d’essere un film pretenzioso ed esagerato nella composizione, ma solo chi assorbe sufficiente pazienza puo’ effettivamente gustare le raffinate sottigliezze che raggiungono le 6 storie che s’alternano minuto dopo minuto.
Nessuno per esempio di coloro che non ha apprezzato la pellicola s’è chiesto cosa possa significare il titolo o perchè determinati eventi accadono a solo determinate persone nelle varie, possiam chiamarle quasi favole, che ci vengono intavolate con una capacità tecnica da apprezzare non troppo sofisticata.
“Passiamo e ripassiamo sulle nostre vecchie orme come pattinatori artistici e proprio mentre leggevo un nuovo manoscritto un fortissimo déjà vu mi è penetrato nelle ossa! Ero già stato qui, un’altra vita fa…”

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12 Gennaio 2016 in Cloud Atlas

Cloud Atlas racconta 6 storie che non solo narrano le vicende di personaggi molto diversi tra loro, ma che sono anche caratterizzate ognuna dal diverso stile più adatto alla situazione:
– c’è il diario con le avventure di Adam Ewing, un notaio americano in viaggio sulle isole del Pacificio nel 1850
– ci sono le lettere che Robert Frobisher scrive all’amante e amico Rufus Sixsmith, mentre è al servizio del famoso compositore Ayrs Vyvyan nel Belgio intorno al 1930
– c’è il romanzo ispirato alle vicende della giovane giornalista Luisa Rey, alle prese con uno scottante segreto in una centrale nucleare nella California del 1975
– c’è il romanzo auto-biografico che racconta l’esilerante vicenda di Timothy Cavendish nella Gran Bretagna dei nostri giorni
– c’è la storia di Sonmi 451, un clone di una città futuristica alla scoperta del libero arbitrio
– e infine il racconto di Zachry, il valligero in lotta per la sopravvivenza in un’epoca post-apocalittica.

Credo che mai come questo caso il film completi il libro e viceversa, quindi sono fondamentali entrambe le opere per capire appieno la storia. Infatti il libro divide in modo netto le vicende, approfondendole molto ma rendendo difficile capire bene cosa le leghi tra loro. Il film, invece, semplifica necessariamente il tutto lasciando qualche buco narrativo, ma i veloci passaggi tra una storia e l’altra (uno dei punti forti del film) e l’uso di più attori in ruoli diversi, facilita moltissimo la comprensione dei vari legami.
Il risultato è una storia molto originale e coinvolgente (e pensare che ho dovuto ricominciare il libro tre volte nel corso di 3-4 anni prima di riuscire a superare il primo capitolo, perché proprio non mi prendeva).
E non dimentichiamo che questo film ha portato i fratelli Wachowski a fare quella meraviglia che è Sense8. [http://domandeirrisoltediunamentecomplicata.blogspot.it/2016/01/dicembre-bagaglio-culturale.html]

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Riflessioni su Cloud Atlas / 8 Gennaio 2016 in Cloud Atlas

Un film ingiustamente bistrattato. Presenta diversi difetti ma il livello dell’opera rimane alto. Fotograficamente candido e delicato come l’impronta che vuole lasciare sullo spettatore, troppo abituato a diversi ritmi di narrazione. I Wachowski finalmente propongono qualcosa di nuovo, dimostrando che hanno ancora molto da dire.

Divertente fallimento / 9 Ottobre 2015 in Cloud Atlas

Sei storie intrecciate si susseguono in tempi diversi, a comporre un arazzo che nei primi 30-40 minuti appare scarsamente decifrabile, ma che poi assume una forma abbastanza precisa, con le storie che più o meno si possono riunire in tre coppie (1849 con 2144, 1936 con 2012, 1973 con 2321). Il film andrebbe visto almeno due volte per dare un senso anche all’inizio, alla luce di quello che viene dopo; ma ne vale la pena? Purtroppo no. Tante ambizioni, tante metafore più o meno nobili, con particolare insistenza sul tema della liberazione e della libertà, ma stringi stringi la filosofia dei registi si riduce a un vago pensiero new-age di karma e redenzione. Particolarmente disastrosi i due episodi ambientati nel futuro, con una distinta qualità da B-movie che li rende totalmente non credibili. Tuttavia, bisogna ammettere che il film non annoia, e il tour de force degli attori che interpretano vari personaggi attraverso il tempo è abbastanza divertente. Da qui a considerarlo un capolavoro, come hanno fatto diversi critici, il passo non è lungo: è smisurato.

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Cloud Atlas, sei storie per raccontarne una / 1 Gennaio 2015 in Cloud Atlas

Incuriosisce molto questo lavoro dei fratelli Wachowski (a cui si aggiunge anche la regia di Tom Tyker) per l’originalità e la particolarità della sua struttura narrativa. Il film è il risultato di una serie di racconti, ambientati in spazi e tempi profondamente differenti (si passa dall’attuale Scozia ad una distopica Seoul, oppure dall’800 fino ad arrivare ad un non tanto improbabile futuro post-apocalittico). Ogni racconto è legato all’altro da un filo estremamente sottile. Un fattore che rende la visione per lo spettatore piuttosto impegnativa. Soprattutto perché sono proprio i “balzi” temporali quelli che rendono difficoltoso il compito.
Non avrà la stessa aura visionaria o il fascino di stampo action di cui era farcito Matrix, per citare un altro lavoro dei Wachowski, ma questo Cloud Atlas è senz’altro un film che merita comunque di essere visto, se non altro per la gran resa a livello di montaggio e per lo stimolante gioco che attua nei confronti dello spettatore, chiamato più volte a ricollegare i tasselli di quella che a prima vista può sembrare solo un’ingarbugliata e confusionaria matassa.

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16 Settembre 2014 in Cloud Atlas

Ero partita prevenuta perché mi dicevano che non era un granché, invece mi è piaciuto

23 Marzo 2014 in Cloud Atlas

Cloud Atlas, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di David Mitchell ad opera dei fratelli Andy e Lana Wachowski e di Tom Kyler, dovrebbe essere preso ad esempio da qualunque regista sul globo per la fondamentale lezione che insegna: se fai un film ambizioso che finanzi con tanti soldi vedi di farlo decente, altrimenti non passerà neanche un anno che finirà nel dimenticatoio. E (purtroppo) è successo questo: ma andiamo con ordine.

Il film è strutturato così: vengono narrate 6 storie ambientate in epoche e luoghi diversi (Stati uniti alla fine dell’ 800, Londra nel primo 900,Stati Uniti negli anni 70,Londra ai giorni nostri, Seoul nel 2116 e un’indefinita epoca post apocalittica). Tali storie non sono però narrate separatamente, ma vengono spezzettate e le scene che se ne ricavano vengono unite tra di loro, formando un solo film che da l’idea che le singole vicende narrate costituiscano un unicum narrativo. Proprio questo è, per come la vedo io, uno dei punti deboli del film perchè alcuni blocchi narrativi vengono tralasciati per un lasso di tempo in favore di altri e ciò costituisce una difficoltà per lo spettatore, che ha il cervello letteralmente esposto ad un bombardamento continuo di immagini e situazioni che a loro volta vengono tralasciate e poi ripescate in seguito, ma dopo un buon lasso di tempo.

E a questo punto non posso non analizzare le storie prese singolarmente. Premettendo il fatto che non ho mai letto il romanzo di David Mitchell devo dire che gli episodi narrati non mi sono piaciuti più di tanto. Fatta eccezione per i racconti ambientati nella londra 900esca, dove un musicista omosessuale aiuta un compositore in pensione a scrivere una nuova opera (dal titolo, guarda un pò, “l’atlante delle nuvole), e quello ambientato nella Londra contemporanea, che richiama scherzosamente a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e che ho trovato molto simpatico, le altre le ho trovate un pò scialbe, in particolar modo quelle ambientate nel futuro. Le ho trovate molto povere, monotone e alquanto scontate, incapaci di trascinare il mio animo.

Inolte il film si avvale di un cast non poco rilevante. Ci sono Tom Hanks, Halle Berry, un irriconoscibile Hugh Grant ,Hugo Weaving (attore a me sconosciuto, non so voi) e tanti altri che ad elencarli tutti finirei di scrivere il giorno di pasqua. E’ difficile dare un giudizio complessivo sulle loro interpretazioni, dato che interpretano diversi ruoli per ogni racconto. In alcuni panni se la cavano bene, in altri era meglio se avessero lasciato posto a qualcun altro, dico solo questo. Discorso a parte per i costumi e le scenografie, ben realizzati, e per le musiche, veramente belle e suggestive.

Insomma, Cloud Atlas poteva essere il “filmone dell’anno”, un’opera pronta per essere ricordata nel pantheon del cinema ma che ha miseramente mancato il bersaglio a causa della sua stessa struttura interna. Un vero peccato, davvero.

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bel polpettone / 20 Febbraio 2014 in Cloud Atlas

Ma salvo sono per montaggio !

6 Gennaio 2014 in Cloud Atlas

Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer adattano per lo schermo “L’atlante delle nuvole”, libro che posso solo immaginare macchinoso, se lo è già il film. Raccontando 6 storie in 6 secoli, tutte diverse ma tutte collegate e saltando da una scena all’altra per mezzo di un montaggio ballerino e vivacissimo, seguiamo 6 persone diverse, tutte più o meno impegnate in missioni salva mondo, battaglie personali e percorsi di realizzazione. Apprezzabile negli intenti e nella componente tecnica, specialmente per il lavorone di make-up sul numeroso cast, che interpreta una cosa come tipo 30 personaggi differenti (ed è divertente capire chi ci sia sotto quel trucco nel vortice di individui, che specialmente nei primi 45 minuti, travolge chi guarda) ha però una struttura troppo confusa, arzigogolata, figlia di quella complessità estremizzata che poco giova al film. Le storie singole sono poca roba, insieme formano un film con qualcosa da narrare, ma il risultato finale è debole, con qualche momento magniloquente e tanti bravi attori che si saranno divertiti a trasformarsi in 6 personalità diverse.

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Il vuoto pneumatico dei Wachowski. / 28 Ottobre 2013 in Cloud Atlas

Si tratta di un film pretenzioso su ogni fronte: narrativo, estetico, filosofico.
Non è tanto il suo “puntare in alto”, trattando argomenti “sensibili”, che offende lo spettatore, quanto la sua evidente pretesa di mostrarsi sofisticato ed innovatore sugli stessi versanti, girando -però- a vuoto, tralasciando -tra le altre cose- evidenti passaggi di causa-effetto.

Quando lo lessi, il romanzo di Mitchell mi parve esageratamente elogiato, però arrivo a dire che questo polpettone per immagini me l’ha quasi fatto rivalutare: il film della coppia Wachowski si è dimostrato incapace di supplire in qualsivoglia modo alla banalità dei temi affrontati nel libro, approntando una messa in scena che nell’iperbole (interpretativa) cerca il suo riscatto, senza riuscirvi.
Inutile.

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Niente di personale / 3 Giugno 2013 in Cloud Atlas

“Un’epica storia del genere umano nella quale le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro.”
Viste le premesse, a mio avviso il film non è riuscito nell’arduo compito di fornire sufficiente spazio alle diverse storie quanto meno per trarne uno spunto su cui riflettere.
Se non altro tuttociò sicuramente stimola la mia curiosità nel leggere il libro da cui è tratto.

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6 storie in cerca di spettatore… / 25 Marzo 2013 in Cloud Atlas

La citazione pirandelliana, ovviamente rivista, è solo per indicare il quanto inutile tentativo di stupire chi vuole andare a vedere questi 6 film in uno. Una promozione da grande Supermercato. Ma spesso la qualità è decisamente scarsa.
E in questo Cloud Atlas di qualità ve ne è veramente poca. Sicuramente accattivante il montaggio che tiene svegli e concentrati… Ma le trame… Mamma mia… Veramente poca cosa… E sono generoso…
Devo riconoscere inoltre il trucco degli attori (favoloso Hugh quando fa l’indigeno del futuro… Forte!!!) veramente notevole… Spesso si fa difficoltà a riconoscerli.
Comunque i film capolavoro sono altra cosa.
Questo “coso” lo si può definire con una citazione di Bruno Barbieri:
“Hanno fatto un vero MAPPAZZONE!!!”
“Il debole lo abbatte il forte che lo inghiotte…” davvero…. Forse questa l’unica morale del film. E che morale del cavolo…
Bocciato!
Ad maiora!

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Senza infamia ne lode / 3 Febbraio 2013 in Cloud Atlas

Il film ha 6 trame che sanno di già visto (anche se chi segue il cinema e la narrativa dopo pochi anni ha visto quasi tutto, sono i dettagli a cambiare il feeling), niente di nuovo, niente di epico, niente suspance (almeno per me), niente colpi di scena particolari o brillanti. Sono 6 esempi di come le discriminazioni possono colpire le persone, come il potere viene esercitato e come qualcuno lotta per cambiare le cose.
Personalmente ho dato 7 al film per l’intreccio non immediato tra le storie e per la scenografia. Mi dilettavo a cercare i dettagli di collegamento tra le varie epoche, cosa che mi ha fatto apprezzare il film durante la visione, ma a mente fredda non è che un gioco che poco ha che vedere con la trama. Se il legame tra le 6 trame fosse stato qualcosa di piu’ concreto che qualche autocitazione a mio avviso sarebbe stato molto migliore. Aggiungo che ho visto molto di peggio osannato (vedere Matrix per rimanere intorno ai stessi registi). Un film onesto e mai noioso, il che non e’ poco.

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3 Febbraio 2013 in Cloud Atlas

Stranamente non sono riuscito ad annoiarmi ma credo, come per tutti gli altri spettatori presenti in sala, di non aver capito il senso di questo film e la sua morale …

Forse uno dei peggiori film…. / 31 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

perché ha pure la pretesa (!!) di essere un film importante..6 brutti film con storie banali e scontate spalmati in addirittura 172 minuti…

Cioè se questo film lo reputate da 8, quanto date a un nostro regista come Sergio Leone?? o la vita è bella di begnini? giusto per dire…

Quello che scoccia di più è la spocchia di essere un film importate, “pura poesia” come hanno scritto nelle recensioni….ragazzi ve lo ripeto: anche un nostro Sergio Leone gli piscia in testa a sta cagata!

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Pura Poesia!!! / 30 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Questo film è pura poesia. Bisogna guardarlo con attenzione e cogliere tutti i collegamenti presenti fra le varie storie che si assecondano nel corso dei secoli. Avendo letto anche il libro, posso dire con certezza che forse questo è uno degli unici casi in cui il film è riuscito a superare persino il libro..

“La nostra vita non ci appartiene. Siamo legati ad altri, passati e presenti; e da ogni crimine, e ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro”

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27 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Ambizioso progetto fondato su una ragnatela narrativa di 6 livelli distinti (tutti molto semplici, di genere diverso e a modo loro connessi) che affascina per la sua costruzione ma tende, almeno in principio, a destabilizzare lo spettatore. Gli attori interpretano più personaggi attraverso le storylines ma mantengono il loro ‘ruolo’ in maniera verticale, all’interno di un affascinante disegno globale che è di fatto il punto vincente del film e conduce ad un epico viaggio attraverso lo spazio ed il tempo. Non per tutti.

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Capolavoro o boiata pazzesca? (Ciak si dovrebbe chiedere) / 23 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cloud Atlas è uno di quei film che il mio stomaco deve digerire: li vedo, rimango perplessa, spesso un po’ schifata ma euforica, e poi ci dormo su. La mattina dopo non ho ancora la risposta, è solo la sera che effettivamente so esprimere un giudizio.
Siamo alla “sera dopo” e il giudizio è sostanzialmente positivo. Non si discute la bravura degli interpreti e la grandiosità del montaggio, questo è ovvio. Geniale, a mio parere, il fatto che gli stessi attori recitassero tante parti differenti, in veste maschile e femminile, spesso senza che gli spettatori nemmeno se ne accorgessero. La sensazione era che chi ha scritto la sceneggiatura avesse raccolto tutti i problemi del nostro mondo (razzismo, maschilismo, inquinamento, omofobia, bullismo dei vecchi sui giovani, bullismo dei giovani sui vecchi, corruzione, per citarne pochissimi), li avesse messi in un pentolone da polenta e con un bel cucchiaio avesse mischiato con decisione. Che faccia pensare, nessuno lo mette in dubbio. Che vada visto a mente riposata, bisogna metterselo in testa. Forse un po’ troppi spunti su cui riflettere per una stessa sera, vero, ma a me è sembrato che la pellicola stessa se ne facesse un vanto, quasi dicesse: “Guarda quanta carne al fuoco, adesso vediamo se riesci a mangiarla tutta”. E’ una sfida, e accettarla è stato vantaggioso, per quanto mi riguarda.
Detto questo, devo ammettere che alcuni episodi mi hanno convinto più di altri.
-Quello ambientato nell’800 era un po’ insipido, la figura dello schiavo-marinaio ne alzava decisamente il livello.
-L’episodio del 1936 è stato forse il mio preferito, ma probabile che fossi un po’ ammaliata dal suo protagonista.
-Grandiosa l’Halle Berry del 1972, anche se confesso che, sebbene fosse piuttosto vicino a noi temporalmente, è probabilmente quello di cui mi sono rimasti più dubbi.
-Nel 2012 una banda di vecchietti forza la sicurezza di un’ospizio, la cosa fa già sorridere detta così. La mia impressione è che fosse un cuscinetto per farci scaricare la tensione accumulata negli altri, ma non lo considererei da buttare.
-Il nostro futuro più vicino è quello che mi ha inquietato di più, ma di certo il più profondo (o forse quello in cui questo carattere è più evidente, vista l’angoscia che ti mette addosso quella ragazza coi suoi occhi).
-Poi mi spiace, ma il futuro post-apocalittico mi ha fatto ridere. Certo, ansia, oddioliuccidono e tutto quanto, ma i dialoghi in quella sottospecie di linguaggio inventato in italiano fanno abbastanza pietà. Alla seconda volta che mi nominavano il “verovero” non mi sono più trattenuta e amen. Nota particolare: mio padre fa notare che Hugh Grant truccato come uno dei Kiss era imperdibile. Mi associo.
Quindi capisco chi non l’ha sopportato, come anche chi ne è stato folgorato. E mi affianco umilmente a questi ultimi, con qualche riserva, tuttavia.
(Perdonate l’incoerenza della recensione: sono semi.addormentata ma volevo scriverla proprio stasera.)

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Maquillage lebbroso / 18 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Cloud atlas non è un brutto film, sono 6 brutti film, di cui uno orrendo, inguardabile.
La magia del montaggio fa sì che ci si può non rendere conto di quanto, prese singolarmente, le 6 storie siano davvero poca cosa. Trame banali, ingenuità, citazioni scontate.
Solo una bella fotografia e, appunto, un montaggio geniale salvano in parte il film.
Ma è come mettersi un leggero fondotinta quando si ha il viso deturpato dal morbo di Hansen.

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17 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

I Wachowski hanno pisciato fuori dal vaso (si, anche Lana). Non male visivamente, buona prova attoriale e qualche epic moment ma è eccessivamente prolisso e pretenzioso.

A spasso nel tempo / 15 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Il nuovo film dei fratelli Wachowski (quelli di Matrix) è un pò ambizioso e molto complicato. Si fatica parecchio a destreggiarsi tra le varie storie che si intrecciano a spasso nel tempo, e tutte hanno a che fare, in qualche modo, con la libertà.
1) Nel 1839 troviamo una storia che affronta la conoscenza tra un avvocato bianco e uno schiavo di colore; tra questi un balordo dottore (discriminazioni razziali).
2) Nel 1936 un musicista bisessuale trova il lavoro dei suoi sogni come copista di un famoso compositore (discriminazioni omofobe).
3) Nel 1972 una giornalista indaga su una centrale nucleare (poteri delle compagnie e ambiente).
4) Nel 2012 un editore per scampare ai creditori di uno scrittore, trova rifugio in un ospizio (anziani)
5) Nel 2144 un clone viene fatto fuggire da un ribelle (potere del sistema e delle multinazionali)
6) Nel 2321 in un ambiente post-apocalittico dei contadini devono difendersi dall’assalto dei cannibali (organizzazioni religiose).
Le storie si intrecciano tra di loro, con molti punti di contatto tra di loro (oltre alla “voglia” ricorrente di una stella cometa sul corpo di alcuni protagonisti) e ognuna ha un’ambientazione, un tema e un genero diverso. Si va dal thriller alla commedia, alla fantascienza.
Però talvolta esagerano con gli intrecci, sarebbe stato forse meglio uno svolgimento più lineare delle storie senza incasinare ulteriormente la comprensione dello spettatore.
Gli attori subiscono varie trasformazioni d’aspetto che qualche volta li rendono irriconoscibili.
Tom Hanks nei panni de: il dottore nel primo, lo scrittore che butta giù il critico che lo ha bastonato (sorprendente la scena) nel 4°, il contadino Zachry nel 6° i ruoli più evidenti;
Halle Berry l’amante del compositore nel 2°, la giornalista nel 3° e l’evoluta nel 6°;
Jim Sturgess l’avvocato del 1° e il ribelle del 5°.
Bravi anche Hugh Grant (riconoscibile soprattutto come il proprietario della centrale nucleare del 3°, un pò meno nei panni del cannibale del 6° e del fratello dell’editore nel 4°).
Il film nonostante la durata è interessante; bisogna avere la mente lucida per potere seguire al meglio l’intrecciarsi delle storie. Probabilmente da rivedere per potere apprezzare meglio i riferimenti tra le varie vicende.

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Ok, e quindi? / 13 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Andiamo con calma e partiamo dagli aspetti positivi. Tratto dall’omonimo romanzo “L’atlante delle nuvole” di David Mitchell, il film ha la regia di Andy e Lana (ex Larry) Wachowski, celebri per essere gli autori della saga di Matrix e di “Speed Racer”, film che rimarrà scolpito nella storia del cinema come “Dragostea Din Tei” in quella della musica; al loro fianco il tedesco Tom Tykwer (il buon “Lola corre” e il flop “Profumo”, film mediocre tratto da un libro infilmabile), che vista la complessità della realizzazione del film molto spesso ha lavorato in parallelo con i due fratelli, con due unità di ripresa distinte. Il film è formato da diversi episodi ed è retto dagli attori, che interpretano più ruoli nelle varie sezioni; tra questi abbiamo Tom Hanks, probabilmente uno dei migliori del gruppo, data anche la profonda diversità delle figure che interpreta, Hugh Grant, Hugo Weaving (questi ultimi i più truccati), la splendida quarantaseienne Halle Berry (bentornata al cinema dopo film di rara idiozia), l’esperto Jim Broadbent più tanti altri, che aumentano la complessità dell’aspetto corale del film. Un altro aspetto positivo è che per ogni episodio cambia il registro a livello di genere: si passa infatti dal fantasy, alla commedia, al thriller, al dramma con alternanza di situazioni e personaggi; prendendo ogni episodio e considerandolo a se stante, per la maggior parte sono abbastanza curati, pur senza eccellere. Nonostante questi notevoli pregi, il grandissimo difetto del film è che spesso si trasforma in uno sterile esercizio di stile fine a se stesso, come un falegname che realizza una sedia intarsiata e bellissima agli occhi, ma che è troppo fragile per reggere il peso di una persona. Bellissime le scenografie e la fotografia (di John Toll, vincitore di 2 Oscar), ottimi effetti speciali, notevole trucco e bravi attori, ma il risultato non è un capolavoro né un ottimo film, ma solo un film carino; la forma c’è, ed è esteticamente da lasciare a bocca aperta, ma la sostanza cinematografica latita. Non si può realizzare un film che sfiori le tre ore di durata con un budget dichiarato di 100 milioni di dollari e ottenere un risultato “carino”: era logico, lecito e doveroso aspettarsi di più, e purtroppo questo film (comunque abbondantemente sufficiente) rischia di essere inserito nella categoria dei “belli senz’anima”, film che puntano più agli occhi che all’arte. Gli aeroplani devono essere fabbricati per far volare le persone, non per mostrare agli altri quanto si è bravi a costruirli.

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13 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

L’inizio del film è involontariamente comico , dovuto ai trucchi eccessivi su attori che siamo abituati a vedere “normali” vedi Tom Hanks, Susan sarandon , Hugh Grant…inoltre il linguaggio inventato , doppiato in stile Melevisione fa sbuffare e rende poco credibile il tessuto narrativo… il film si riscatta dalla seconda parte in poi, quando arrivano i giusti effetti speciali, giustamente attesi e pretesi dal regista del mitico Matrix!!! A questo punto tutti i personaggi diventano più credibili, l’ingarbugliato filo spazio-temporale prende forma e tutto diventa comprensibile, banalmente comprensibile, direi…

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3 Gennaio 2013 in Cloud Atlas

Una favola fantascientifica a metà tra la spiritualità e la tecnologia, degna dei creatori di matrix e degnamente portata in scena da Tom Hanxs e compagni, che interpretano svariati ruoli a cavallo del tempo e dello spazio, a dimostrare che ogni vita è una porta e che ogni azione porta a una rinascita nel futuro.
Girato magistralmente, non stanca nonostante la lughezza.

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