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Recensione su Cloud Atlas

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23 marzo 2014

Cloud Atlas, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di David Mitchell ad opera dei fratelli Andy e Lana Wachowski e di Tom Kyler, dovrebbe essere preso ad esempio da qualunque regista sul globo per la fondamentale lezione che insegna: se fai un film ambizioso che finanzi con tanti soldi vedi di farlo decente, altrimenti non passerà neanche un anno che finirà nel dimenticatoio. E (purtroppo) è successo questo: ma andiamo con ordine.

Il film è strutturato così: vengono narrate 6 storie ambientate in epoche e luoghi diversi (Stati uniti alla fine dell’ 800, Londra nel primo 900,Stati Uniti negli anni 70,Londra ai giorni nostri, Seoul nel 2116 e un’indefinita epoca post apocalittica). Tali storie non sono però narrate separatamente, ma vengono spezzettate e le scene che se ne ricavano vengono unite tra di loro, formando un solo film che da l’idea che le singole vicende narrate costituiscano un unicum narrativo. Proprio questo è, per come la vedo io, uno dei punti deboli del film perchè alcuni blocchi narrativi vengono tralasciati per un lasso di tempo in favore di altri e ciò costituisce una difficoltà per lo spettatore, che ha il cervello letteralmente esposto ad un bombardamento continuo di immagini e situazioni che a loro volta vengono tralasciate e poi ripescate in seguito, ma dopo un buon lasso di tempo.

E a questo punto non posso non analizzare le storie prese singolarmente. Premettendo il fatto che non ho mai letto il romanzo di David Mitchell devo dire che gli episodi narrati non mi sono piaciuti più di tanto. Fatta eccezione per i racconti ambientati nella londra 900esca, dove un musicista omosessuale aiuta un compositore in pensione a scrivere una nuova opera (dal titolo, guarda un pò, “l’atlante delle nuvole), e quello ambientato nella Londra contemporanea, che richiama scherzosamente a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e che ho trovato molto simpatico, le altre le ho trovate un pò scialbe, in particolar modo quelle ambientate nel futuro. Le ho trovate molto povere, monotone e alquanto scontate, incapaci di trascinare il mio animo.

Inolte il film si avvale di un cast non poco rilevante. Ci sono Tom Hanks, Halle Berry, un irriconoscibile Hugh Grant ,Hugo Weaving (attore a me sconosciuto, non so voi) e tanti altri che ad elencarli tutti finirei di scrivere il giorno di pasqua. E’ difficile dare un giudizio complessivo sulle loro interpretazioni, dato che interpretano diversi ruoli per ogni racconto. In alcuni panni se la cavano bene, in altri era meglio se avessero lasciato posto a qualcun altro, dico solo questo. Discorso a parte per i costumi e le scenografie, ben realizzati, e per le musiche, veramente belle e suggestive.

Insomma, Cloud Atlas poteva essere il “filmone dell’anno”, un’opera pronta per essere ricordata nel pantheon del cinema ma che ha miseramente mancato il bersaglio a causa della sua stessa struttura interna. Un vero peccato, davvero.

2 commenti

  1. Stefania / 23 marzo 2014

    Beh, Hugo Weaving è una specie di attore feticcio dei Fratelli Wachowski: è l’Agente Smith in Matrix e si nasconde dietro la celebre maschera di V for Vendetta. I tolkeniani, poi, lo hanno apprezzato nelle vesti di Elfrund nella trilogia de Il Signore degli Anelli e ne Lo Hobbit di Peter Jackson. E, poi, è una delle istrioniche drag queen di Priscilla, insieme a Terence Stamp e Guy Pearce, mica poco 😉

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