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Recensione su Cloud Atlas

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Ok, e quindi? / 13 gennaio 2013 in Cloud Atlas

Andiamo con calma e partiamo dagli aspetti positivi. Tratto dall’omonimo romanzo “L’atlante delle nuvole” di David Mitchell, il film ha la regia di Andy e Lana (ex Larry) Wachowski, celebri per essere gli autori della saga di Matrix e di “Speed Racer”, film che rimarrà scolpito nella storia del cinema come “Dragostea Din Tei” in quella della musica; al loro fianco il tedesco Tom Tykwer (il buon “Lola corre” e il flop “Profumo”, film mediocre tratto da un libro infilmabile), che vista la complessità della realizzazione del film molto spesso ha lavorato in parallelo con i due fratelli, con due unità di ripresa distinte. Il film è formato da diversi episodi ed è retto dagli attori, che interpretano più ruoli nelle varie sezioni; tra questi abbiamo Tom Hanks, probabilmente uno dei migliori del gruppo, data anche la profonda diversità delle figure che interpreta, Hugh Grant, Hugo Weaving (questi ultimi i più truccati), la splendida quarantaseienne Halle Berry (bentornata al cinema dopo film di rara idiozia), l’esperto Jim Broadbent più tanti altri, che aumentano la complessità dell’aspetto corale del film. Un altro aspetto positivo è che per ogni episodio cambia il registro a livello di genere: si passa infatti dal fantasy, alla commedia, al thriller, al dramma con alternanza di situazioni e personaggi; prendendo ogni episodio e considerandolo a se stante, per la maggior parte sono abbastanza curati, pur senza eccellere. Nonostante questi notevoli pregi, il grandissimo difetto del film è che spesso si trasforma in uno sterile esercizio di stile fine a se stesso, come un falegname che realizza una sedia intarsiata e bellissima agli occhi, ma che è troppo fragile per reggere il peso di una persona. Bellissime le scenografie e la fotografia (di John Toll, vincitore di 2 Oscar), ottimi effetti speciali, notevole trucco e bravi attori, ma il risultato non è un capolavoro né un ottimo film, ma solo un film carino; la forma c’è, ed è esteticamente da lasciare a bocca aperta, ma la sostanza cinematografica latita. Non si può realizzare un film che sfiori le tre ore di durata con un budget dichiarato di 100 milioni di dollari e ottenere un risultato “carino”: era logico, lecito e doveroso aspettarsi di più, e purtroppo questo film (comunque abbondantemente sufficiente) rischia di essere inserito nella categoria dei “belli senz’anima”, film che puntano più agli occhi che all’arte. Gli aeroplani devono essere fabbricati per far volare le persone, non per mostrare agli altri quanto si è bravi a costruirli.

5 commenti

  1. verons / 13 gennaio 2013

    “E quindi?” é la stessa identica domanda che mi sono fatta io alla fine del film.

  2. mat91 / 13 gennaio 2013

    Un po’ troppo pretenzioso forse, o magari le mie aspettative erano troppo alte… se non altro è un ottimo pretesto di discussione 🙂

  3. Trava / 13 gennaio 2013

    Io ho intravisto anche una certa alegoria che rimanda al vangelo e all’uguaglianza e dell, amore e libertà espresso in esso.

  4. verons / 14 gennaio 2013

    Io non avevo aspettative non avendo letto il libro. Anche per questo all’inizio ho faticato un po’ a che capire cosa stessi guardando. Diciamo che il film ha delle qualità: la fotografia, il trucco, le performances degli attori, il fatto che non annoia nonostante la durata. Quindi la mia sufficienza é dovuta a questo e anche al fatto che, obiettivamente, un libro che racconta 6 storie diverse con 6 stili diversi è complicato da portare sullo schermo. Quello che mi chiedo é “era proprio necessario farlo”?Voglio dire, il messaggio che trasmette é banale e non credo che il libro in sé sia sto gran capolavoro.

  5. mat91 / 14 gennaio 2013

    Non ho letto il libro quindi non lo posso giudicare. Basandomi sul film concordo sulla non necessarietà… in America ha fatto un flop di incassi, probabilmente può risultare ottimo per gli addetti ai lavori

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