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Recensione su Cloud Atlas

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Capolavoro o boiata pazzesca? (Ciak si dovrebbe chiedere) / 23 gennaio 2013 in Cloud Atlas

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cloud Atlas è uno di quei film che il mio stomaco deve digerire: li vedo, rimango perplessa, spesso un po’ schifata ma euforica, e poi ci dormo su. La mattina dopo non ho ancora la risposta, è solo la sera che effettivamente so esprimere un giudizio.
Siamo alla “sera dopo” e il giudizio è sostanzialmente positivo. Non si discute la bravura degli interpreti e la grandiosità del montaggio, questo è ovvio. Geniale, a mio parere, il fatto che gli stessi attori recitassero tante parti differenti, in veste maschile e femminile, spesso senza che gli spettatori nemmeno se ne accorgessero. La sensazione era che chi ha scritto la sceneggiatura avesse raccolto tutti i problemi del nostro mondo (razzismo, maschilismo, inquinamento, omofobia, bullismo dei vecchi sui giovani, bullismo dei giovani sui vecchi, corruzione, per citarne pochissimi), li avesse messi in un pentolone da polenta e con un bel cucchiaio avesse mischiato con decisione. Che faccia pensare, nessuno lo mette in dubbio. Che vada visto a mente riposata, bisogna metterselo in testa. Forse un po’ troppi spunti su cui riflettere per una stessa sera, vero, ma a me è sembrato che la pellicola stessa se ne facesse un vanto, quasi dicesse: “Guarda quanta carne al fuoco, adesso vediamo se riesci a mangiarla tutta”. E’ una sfida, e accettarla è stato vantaggioso, per quanto mi riguarda.
Detto questo, devo ammettere che alcuni episodi mi hanno convinto più di altri.
-Quello ambientato nell’800 era un po’ insipido, la figura dello schiavo-marinaio ne alzava decisamente il livello.
-L’episodio del 1936 è stato forse il mio preferito, ma probabile che fossi un po’ ammaliata dal suo protagonista.
-Grandiosa l’Halle Berry del 1972, anche se confesso che, sebbene fosse piuttosto vicino a noi temporalmente, è probabilmente quello di cui mi sono rimasti più dubbi.
-Nel 2012 una banda di vecchietti forza la sicurezza di un’ospizio, la cosa fa già sorridere detta così. La mia impressione è che fosse un cuscinetto per farci scaricare la tensione accumulata negli altri, ma non lo considererei da buttare.
-Il nostro futuro più vicino è quello che mi ha inquietato di più, ma di certo il più profondo (o forse quello in cui questo carattere è più evidente, vista l’angoscia che ti mette addosso quella ragazza coi suoi occhi).
-Poi mi spiace, ma il futuro post-apocalittico mi ha fatto ridere. Certo, ansia, oddioliuccidono e tutto quanto, ma i dialoghi in quella sottospecie di linguaggio inventato in italiano fanno abbastanza pietà. Alla seconda volta che mi nominavano il “verovero” non mi sono più trattenuta e amen. Nota particolare: mio padre fa notare che Hugh Grant truccato come uno dei Kiss era imperdibile. Mi associo.
Quindi capisco chi non l’ha sopportato, come anche chi ne è stato folgorato. E mi affianco umilmente a questi ultimi, con qualche riserva, tuttavia.
(Perdonate l’incoerenza della recensione: sono semi.addormentata ma volevo scriverla proprio stasera.)

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