“Green Book”: il film premio Oscar è fedele alla storia vera di Tony Lip e Don Shirley?

Il film 'Green Book', 3 premi Oscar 2019, si basa su alcuni fatti realmente accaduti. Cosa c'è di vero, nel film con Viggo Mortensen e Mahershala Ali?

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“Green Book”: il film premio Oscar è fedele alla storia vera di Tony Lip e Don Shirley?

Quanto c’è di vero, nel film “Green Book”?

Il film GREEN BOOK (2018) si basa su una storia vera e cita una serie di fatti storicamente accertati.
Diretto da Peter Farrelly e vincitore di 3 Oscar 2019 (miglior film, sceneggiatura e attore non protagonista), GREEN BOOK è ambientato negli Stati Uniti dei primi anni Sessanta del Novecento, in pieno segregazionismo, e si ispira ai fatti che hanno unito le vite di due uomini, l’italoamericano Tony Lip (Viggo Mortensen) e l’afroamericano Donald Shirley (Mahershala Ali).
Ma Tony e il Dottor Shirley sono stati davvero amici, come racconta il film? E, precisamente, cos’era un Green Book?

Cos’è il Green Book del titolo?

Pubblicato dal 1936 al 1966, il Green Book del titolo era un libretto, non sempre dalla copertina verde come quello che viene mostrato nel film. Sul sito della The New York Public Library, potete vederle quasi tutte.
Il nome del libriccino derivava dal cognome del suo creatore, Victor Hugo Green, un impiegato delle Poste di Harlem, a New York.
Apparentemente, il Green Book era una tradizionale guida a hotel, motel, resort e ristoranti degli USA. Nelle ultime edizioni, contemplava anche Canada, Messico e Caraibi. Alla fine, era arrivato a contenere oltre un centinaio di pagine. Nei primi anni, non superava le 16.
Ma le sue finalità erano molto più che turistiche. Per anni, infatti, il Green Book è stato uno strumento utile all’incolumità delle persone afroamericane.
Infatti, il Green Book era una guida che elencava le strutture ricettive che, negli Stati Uniti, accettavano tra i propri clienti le persone con la pelle nera. Non a caso, nelle prime edizioni, il titolo completo del Green Book era “The Negro Motorist Green-Book” (letteralmente: Il Green-Book per l’automobilista negro). In seguito, divenne, più semplicemente, una “guida per viaggi e vacanze”. Di questa lista, per esempio, faceva parte anche il motel Hampton’s House di Miami in cui, come viene raccontato nel film QUELLA NOTTE A MIAMI… (2020) di Regina King, nel febbraio 1964, si riunirono il pugile Cassius Clay, il giocatore di football e attore Jim Brown, il cantante Sam Cooke e il politico e attivista Malcolm X.
Fino all’emanazione dei Civil Rights Acts del luglio 1964 che, formalmente, hanno dichiarato la fine del segregazionismo negli USA, qualsiasi persona di pelle nera che venisse trovata al di fuori della propria residenza o a circolare dopo una certa ora della sera poteva essere picchiata e arrestata senza particolare motivo.

Chi erano Tony Lip e Don Shirley?

Il film GREEN BOOK si svolge nel 1962 e la guida cartacea a hotel e ristoranti edita da Victor Hugo Green si rivela fondamentale, per trarre d’impaccio la coppia di protagonisti.
In quel periodo, Tony Lip, che, in realtà, si chiama Frank Anthony Vallelonga (1930-2013), è un buttafuori di New York che ha appena perduto il lavoro. Il Dottor Don Shirley, all’anagrafe Donald Walbridge Shirley (1927-2013), era un famoso pianista e musicista cresciuto a Pensacola, Florida (e non in Giamaica, come teneva a ribadire il suo agente). Benché non si sia mai laureato, è probabile che il titolo di “dottore” che gli veniva attribuito fosse dovuto a due dottorati onorari ricevuti nel corso della sua carriera. Per oltre 50 anni, Shirley ha vissuto negli sfarzosi appartamenti riservati agli artisti presso il celebre teatro Carnegie Hall di Manhattan, dove, nel 1958, si è esibito anche l’italiano Renato Carosone.
È proprio nei raffinati alloggi di Shirley che avviene il primo incontro tra il musicista e Tony, disposto a lavorare come autista, tuttofare e guardia del corpo, per portare soldi a casa, da moglie e figli. Shirley, infatti, è in procinto di partire per una tournée nel Sud degli Stati Uniti con gli altri membri del suo trio musicale.
Il pianista famoso in tutto il mondo è consapevole del fatto che le sue doti artistiche e la sua notorietà non gli assicureranno trattamenti di favore o magnanimità, negli Stati apertamente più razzisti del Paese. Nonostante questo, accetta di partire e di esibirsi. Ma il viaggio si svolgerà in automobile e Lip, con la sua stazza e il suo senso pratico, potrebbe assicurargli i servizi di cui ha bisogno.
La casa discografica impone a Shirley un calendario di esibizioni serrate da cui non può sgarrare e gli consegna un Green Book, per alloggiare senza problemi (in teoria) anche negli Stati dell’ex Confederazione.

Nota: da qui in poi, occhio agli spoiler!

L’amicizia tra Tony e Don: è andata proprio così?

Nel corso del film GREEN BOOK, il rapporto tra Tony e Shirley si evolve.
Da subito, Lip viene rappresentato come un uomo di scarsa cultura, loquace e gioviale, con pochi peli sulla lingua, poco incline alla diplomazia e vagamente razzista. Dal canto suo, Shirley è un uomo raffinato che non mostra particolare simpatia per Tony e per i suoi modi rozzi.
La convivenza forzata che si prolunga per settimane spinge i due uomini ad approfondire la conoscenza reciproca e a mettere in discussione le proprie convinzioni.
Alla fine del film, Tony e Don sono diventati grandi amici, ormai insensibili alle rispettive differenze culturali.
Ma pare che le cose non siano andate proprio così.

“Green Book” è “una sinfonia di bugie”: parola del fratello di Don

GREEN BOOK si basa su una sceneggiatura scritta dal regista Peter Farrelly con Brian Hayes Currie e Nick Vallelonga, uno dei figli di Tony Lip.
La famiglia di Don Shirley, però, non si è dichiarata affatto soddisfatta del film. In particolare, il fratello di Don, il Dottor Maurice Shirley, ha definito GREEN BOOK “una sinfonia di bugie”. In sostanza, l’amicizia tra Tony e Don non è mai esistita.
In un’intervista del 2018, Maurice Shirley ha dichiarato: “Che tipo di rapporto [Don] aveva con Tony? Lo ha licenziato. Il che è coerente con i numerosi licenziamenti che, nel tempo, ha fatto con tutti i suoi autisti”.
Pare che nessun famigliare di Don Shirley sia stato consultato prima o durante la lavorazione del film. I parenti del musicista non sapevano neppure che GREEN BOOK fosse stato realizzato, finché non l’hanno scoperto grazie a un post di Mahershala Ali su Instagram, nel gennaio 2018.
La famiglia Shirley ha riferito che, per anni, Nick Vallelonga aveva chiesto a Don il permesso di fare un film su di lui. Ma Shirley aveva sempre rifiutato. Quando i Shirley hanno contattato i produttori del film, gli è stato risposto che Vallelonga aveva ricevuto il nullaosta proprio da Shirley.
Edwin Shirley III, nipote di Don, ha riferito di aver incontrato per la prima volta Nick alla premiere di GREEN BOOK, nel 2018. In quell’occasione, riferisce di avergli detto: “Devo darti atto per la tenacia, perché hai cercato di fare questa cosa per 30 anni”. Pare che Vallelonga gli abbia risposto: “Io e mio padre siamo andati a trovare Don e ci ha dato la sua benedizione. Ma Edwin ha ammesso di nutrire forti dubbi a riguardo.
Dopo aver visto il film, il nipote di Shirley ha dichiarato che il ritratto cinematografico dello zio l’aveva addolorato. In particolare, c’è un passaggio di GREEN BOOK in cui, parlando con Tony, Shirley dice di essersi allontanato dalla propria famiglia. Edwin ha affermato che questo dettaglio è “sbagliato al 100%”. Il film sembra suggerire che Shirley abbia lottato per essere afroamericano e che si sia sentito slegato dalla sua cultura di origine. Ma la famiglia lo nega categoricamente.

Le scuse di Mahershala Ali alla famiglia Shirley

Dopo aver visto il film, Edwyn Shirley III ha ricevuto una telefonata da Mahershala Ali. Come riferito da varie fonti, il nipote di Don ha rivelato che l’attore ha contattato sia lui che lo zio Maurice. Si scusava per non aver consultato la famiglia prima di allora.
Pare che Ali abbia detto: “Se vi ho offeso, sono terribilmente dispiaciuto. Ho fatto del mio meglio con il materiale che avevo. Non sapevo che ci fossero parenti stretti con cui avrei potuto consultarmi per aggiungere qualche sfumatura al personaggio”.
Dal canto suo, in un’intervista al magazine Newsweek, il regista Peter Farrelly ha detto di aver avuto l’impressione che, all’epoca della lavorazione del film, non ci fossero in vita molti membri della famiglia di Don Shirley e che solo successivamente ha scoperto l’esistenza dei parenti del pianista. “Mi dispiace”, ha dichiarato Farrelly. “Avrei voluto fare di più. A essere onesti, le persone che si sono occupate delle ricerche non li hanno trovati: hanno sbagliato. Ma, ora, stiamo cercando di restare in contatto con loro il più possibile. Sono venuti a una proiezione riservata ad amici e famigliari e a tutte le persone che vivevano con Shirley al Carnegie Hall”.

Il regista Peter Farrelly spiega cosa c’è di vero nel film “Green Book”

A proposito della veridicità dei fatti raccontati nel film, Farrelly ha spiegato quali dettagli mostrati in GREEN BOOK sono veri.
“La verità è che la storia è raccontata dal punto di vista di Tony Lip. Non voglio indurre le persone a credere che ogni parola sia vera, perché non lo è. Ma le cose importanti, come Shirley che chiama al telefono Robert F. Kennedy, sono vere. La scena al YMCA: è vera. Tutte le lettere: sono vere. Carnegie Hall: vero. La scena del pollo: vero, o almeno è come Tony Lip ha raccontato la storia. In seguito, abbiamo ricevuto delle audiocassette di Don Shirley in cui raccontava la sua versione della vicenda ed è stato fantastico”.

Dopo “Green Book”: cosa è successo ai protagonisti del film?

Dopo la tournée con Shirley, Tony Lip ha lavorato spesso come attore, al cinema e in televisione, usando il suo vero nome, Frank Vallelonga. Potreste averlo visto in film come IL PADRINO (1972) di Coppola e QUEI BRAVI RAGAZZI (1990) di Scorsese. Dal 2001 al 2007, nella serie tv I SOPRANO (1999-2007),Vallelonga ha interpretato il boss Carmine Lupertazzi.
Dal canto suo, Donald Shirley ha continuato a comporre ed esibirsi con il suo pianoforte, per anni.
Ironia del destino, che la loro amicizia sia stata reale o meno, Tony e Don sono morti entrambi nel 2013, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro.
Vallelonga è morto il 4 gennaio, a Teaneck, nel New Jersey. Shirley si è spento a New York, il 6 aprile.

Fonti

Book Ciak Magazine.
New York Times.
Vulture.
nj.com.

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