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La vita di Adele

/ 20137.1492 voti

La vita di Adele / 27 Giugno 2020 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Se non il miglior film del decennio appena passato, uno dei migliori. Un film durissimo, che si presta a numerose spunti d’analisi. Il primo è sicuramente la splendida regia di Kechiche, mai così perfetto nella geometria delle inquadrature. Il secondo spunto che lancio è ciò che vedo in questo film, una deliberata provocazione a noi, uomini occidentali: abbiamo potuto vedere scene di sesso estremamente esplicite in questo film, quasi al limite della pornografia. Ma Kechiche ci sfida: siamo in grado di percepire il dolore nel lacerante dialogo tra Adele e Emma? E’ in grado il nostro sguardo di reggere quel momento di raggelante dolore, come è stato in grado prima di essere attratto dall’estasi del piacere?
Un terzo spunto di riflessione nasce invece dalla sceneggiatura, che vuole perfettamente rappresentare l’alienazione insita in ogni personaggio: Adele, lesbica e contemporaneamente proveniente da un mondo proletario e quindi non accetta dall’ambiente culturale di Emma. Emma, che vuole crearsi una famiglia in un ambiente a lei congeniale ma perde l’amore(un amore tanto corporale quanto spirituale come è quello dell’innocente Adele). Di mezzo tutta una serie di personaggi condannati ad un alienante mediocità. E’ davvero possibile fuggire a questa alienazione? A tale domanda, io non ho risposte

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Combattuta sul giudizio / 30 Settembre 2018 in La vita di Adele

Personalmente sono rimasta abbastanza delusa da questo film, per tutte le impressioni positive sentite precedentemente, che per me non sono state realizzate. Da una parte ho apprezzato il modo in cui entrasse nell’intimo, quasi da smuovere e suscitare volutamente emozioni forti, anche se forse fin troppo. Dall’altra l’ho trovato poco scorrevole, la trama non mi ha sorpreso, non era nulla di speciale, si concentrava per l’appunto sulla sfera sessuale, piuttosto che altre. Il finale mi ha un po’ delusa e annoiata cosi come da metà film in poi, anche se comunque l’ho guardato piacevolmente. Sinceramente sono riuscita ad apprezzare molti particolari, che denoterebbero comunque che sia un bel lavoro, ma guardandolo a posteriori e nel complesso non mi sento di giudicarlo tale; anche se comunque qualcosa mi ha lasciato, ma non quanto avrei voluto.
Per quanto riguarda il cast, l’attrice che interpreta Emma (Léa Seydoux) la trovo molto brava ed espressiva, mentre Adele (Adèle Exarchopoulos) abbastanza piatta, anche se nella parte finale questa piattezza espressiva può anche giocare a vantaggio del personaggio.

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Non ci siamo. / 16 Ottobre 2017 in La vita di Adele

Questo film mi ha delusa. Troppo lungo, troppo lento, troppo poco privo di contenuti. Essenzialmente in questa pellicola due cose soltanto si fanno: mangiare e fare sesso. Quest’ultimo aspetto in particolare credo sia stato gestito davvero male dal regista, ci ho visto un voyeurismo e una morbosità di cui non si sentiva proprio il bisogno. La prima scena di sesso tra Adele ed Emma, per dire, non finisce più. Perché? Che motivo c’era di indugiare così a lungo su quel momento? Io a un certo punto ho cominciato a sentirmi a disagio, ma non perché abbia un problema a vedere due persone dello stesso sesso che fanno l’amore, assolutamente: è che non capivo più se stavo guardando un film “normale” o un porno, ecco. Le due attrici protagoniste sono state anche brave, pur se l’interprete di Adele l’ho trovata un po’ poco espressiva, ma questo è davvero poco per salvare il film. Mi spiace ma per me è bocciato.
Ultima cosa, se non l’avete ancora fatto leggete “Il blu è un colore caldo”, la graphic novel che ha ispirato il film: merita, veramente.

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Mi aspettavo di più / 16 Febbraio 2017 in La vita di Adele

Probabilmente sono partita con aspettative troppo alte. Me ne avevano parlato tutti splendidamente ma non mi ha entusiasmato. Per i miei gusti, è fin troppo lento e lungo. Troppe scene di sesso. Molte scene durano eccessivamente. Tuttavia, le attrici sono molto brave ed è tutto molto realistico. Finale piatto.

L’empatia prima di tutto / 13 Novembre 2016 in La vita di Adele

“Un film noioso”, tu sei noiosa, CAPRA!

Guardare dal buco della serratura / 29 Ottobre 2016 in La vita di Adele

Proclamato e sbandierato da più parti non solo come il film dell’anno, ma anche come vero e proprio capolavoro della storia del cinema, “La vita di Adele” di Abdellatif Kechiche, vincitore all’ultimo festival di Cannes, si proponeva a me come film dalle grandissime aspettative. Purtroppo deluse. Perché l’opera del regista franco tunisino è sì un buon film sotto molti aspetti, e altrettanto può considerarsi un capolavoro qua e là, in dei frammenti, alcuni pezzi, piccoli e significativi dettagli: ma guardandolo nel suo complesso, “a campo lungo” per usare un lessico proprio del cinema, resta un prodotto incompleto, dove alcune scelte infelici e inadeguate avvelenano tutto il buono seminato qua e là, appunto. È un film “spinto” oserei dire, aggettivo che non solo è un chiaro riferimento alle molteplici e lunghe scene di sesso presenti nella pellicola, ma anche adeguato per descrivere l’approccio di Kechiche, spesso esagerato, esasperando e annoiando, ma soprattutto, ancor più grave, sfigurando la realtà, della quale lo stesso regista è uno dei massimi narratori del cinema.
Nella trama c’è poco da raccontare: è la vita di Adele, giovane adolescente che vive i momenti tipici di questa età, tra scuola e passioni letterarie, amici e divertimenti, ma soprattutto le pulsioni ormonali, affettive, che la fanno scoprire attratta non dall’altro sesso, ma dal suo stesso: si innamora di una ragazza più grande di lei, enigmatica e misteriosa, apparentemente più navigata e matura. È innegabile che l’autore riesca a raccontare tutto parlando un linguaggio cinematografico pressoché perfetto e confezionando sequenze di altissimo spessore. Adele è seguita in modo mai invadente in ogni momento della sua giornata, e di conseguenza in ogni grande passo della sua crescita personale da ragazza a donna, nei salti temporali che, sebbene evidenziati anche da un montaggio netto, che disseziona, che taglia un “prima” e un “dopo”, sono paradossalmente impercettibili, aiutando lo spettatore a muoversi con disinvoltura nella vita della giovane. Adele che, grazie alla premura, alla delicatezza cui le riserva Kechiche nel raffigurarla nei quadri più intimi e “banali” della sua esistenza, e grazie alla prova d’attrice mostruosa della sua interprete (l’esordiente Adele Exarchopoulos), diventa nostra amica e quasi amante: ci affezioniamo profondamente a questo personaggio, quasi che, a fine film, ci dispiace abbandonarlo, vedendolo allontanarsi nell’inquadratura verso il suo futuro per noi incerto, quanto per lei. Ma non si ferma a questo il lavoro del regista. Perché esagera. Non solo nella lunghezza esasperante della trama che, ripetendosi, non aggiunge, arricchendo, ma toglie, annoiando. Ma soprattutto diventa invadente proprio nel momento in cui è la stessa realtà, la vita, che ti chiede di farti da parte e chiudere la porta, per non vedere. La scelta infelice di mostrare a grande schermo i corpi nudi di Adele e la compagna nell’atto sessuale, tale e quale, senza filtri, è assurda, ingiusta. Perciò inutile. Perché sono queste scene che come mostri si “divorano” – perché è nella loro natura – tutto il resto del film. “L’amore è proiettato su schermo gigante, primo piano sul sesso, emozione permanente per maniaci”: queste parole di Michel Quoist trovano una relazione pienamente adeguata in questo caso. Il sesso non è un tabù: può essere narrato. Ma è il più personale e intimo tra tutti i temi, e anche il più pericoloso: perché riguarda l’amore, che invece tra tutti i temi è il più importante. Sempre sarà così. Saperlo narrare, però, è un’altra cosa. Perché il grande cinema mostra senza mostrare; e narra, ma come se spiasse dal buco di una serratura, come Degas, uno dei suoi precursori nella pittura, amava affermare riguardo la logica di composizione dei suoi quadri. Ma soprattutto insegna, con la discrezione e con la saggezza del suo autore.
Kechiche si è “spinto” troppo oltre. E questa “Vita di Adele” alla vita dello spettatore (ahimè più importante) lascia molto poco.

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Emozionante / 27 Settembre 2016 in La vita di Adele

Non sono un’esperta ma penso che un film che ti fa emozionare sia comunque ben riuscito, al di là dei piccoli o grandi difetti che può avere da un punto di vista tecnico. Penso inoltre che il regista sia stato molto bravo a far esprimere concetti alle due attrici attraverso sguardi e gesti, che dicono molto più di mille parole.

? / 8 Aprile 2016 in La vita di Adele

La vita di Adele
O anche detto
Adele magna tutto
Le nefandezze di Adele
Mai una gioia Adele

Adele magna tutto : 3 ore della mia vita a guardare una tipa che magna in continuazione , ok sei insoddisfatta sessualmente ed emotivitamente e ti sfoghi sul cibo, ma continui a farlo anche dopo aver conosciuto la tua Emma.
Ok c hai problemi con la tipa , ma non puoi mangiarti tutti gli aperitivi della festa e andare via.

Le nefandezze di Adele : 3 ore della mia vita a vedere una tipa che si asciuga sulle mani dopo che finisce di mangiare , piange e si fa colare il moccio nella bocca , dorme e la bava gli arriva ai piedi , mangia con la bocca cosi aperta che le si vede pure la futura digestione.

Mai una gioia Adele : 3 ore della mia vita a vedere una tipa che sta con uno ed è depressa, sta con una ed è depressa, scopa ed è depressa. Era felice solo quando mangiava gli spaghetti.

Ora io non so se in giuria c erano degli attori dei registi o dei cuochi depressi , ma io non capisco come questo film abbia ricevuto un premio

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Pessimo / 9 Agosto 2015 in La vita di Adele

Tutti i personaggi, a parte le due protagoniste, non sono minimamente considerati. Le scene di sesso sono troppe. Non vengono ampliati i rapporti che Adele ed Emma hanno con le proprie famiglie e con i propri amici. Il finale è un disastro, di solito apprezzo i finali aperti ma questo è piattissimo.
Non mi sento di dare un 2 solamente perché le attrici principali sono brave, ma a parte questo il film è stato proprio deludente.

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12 Giugno 2015 in La vita di Adele

Mi piacerebbe misurare quanta parte del film è occupata dai primi e primissimi piani dedicati al bel viso di Adèle Exarchopoulos. È con questo mezzo – semplice ma efficace – che il regista costruisce la trama: prima mostrando l’accumularsi della tensione erotica fra le due protagoniste, poi spiando come le differenze di età, esperienza, cultura, classe sociale, abbandono sentimentale e fedeltà (ma l’infedele non è quella che a prima vista appare tale) minano pian piano quella tensione, sostituendola con l’incertezza e la solitudine. Una parabola perfetta, per una vicenda certo minimale ma ottimamente raccontata (anche se la durata è effettivamente un poco eccessiva). Uno sguardo, una smorfia, un’incertezza nella conversazione bastano a Kechiche per comunicare quello che accade alle due protagoniste.

Lo scandalo esagerato per le scene di sesso dimostra, mi pare, che la natura della La vita di Adèle non sia stata sempre compresa: questo è un film erotico – non nel senso dato solitamente all’espressione, ma nel senso che rappresenta il darsi e il sottrarsi dell’oggetto erotico. Erotismo che intossica persino lo spettatore, e che fa credere alla indifesa Adèle che il freddo blu sia davvero «il più caldo dei colori».

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8 Dicembre 2014 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Trovo che questo film riesca a conciliare la dolcezza e la crudezza delle relazioni.
Capisco tutti quelli che lamentano l’eccessiva durata, ma credo che visti tutti i temi messi sul piatto spesso tutti quei tempi apparentemente morti fossero necessari a caratterizzare meglio i personaggi.
La storia non parla unicamente di crescita o della scoperta della sessualità, ma anche del peso che questa ha in una relazione, soprattutto giovanile. Infatti il secondo grosso tema del film è secondo me la differenza nell’approccio alla cultura delle due protagoniste che col procedere del film si fa sempre più pesante.
Le due interpretazioni sono più che lodevoli, sono curiosa di vedere la protagonista in un altro film a questo punto!

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7,5 / 29 Settembre 2014 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film interessante, forse un pò troppo lungo, avrei apprezzato più espressività dal personaggio di Adele che mi è parsa infelice in molte parti del film (anche se alla fine fra le due era quella che preferivo) e diciamo che anche le parti di sesso sono eccessivamente lunghette, ma in sostanza mi è rimasto impresso, forse anche per il finale che ti lascia un senso di vuoto e un pò di tristezza

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2 Settembre 2014 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bella storia di amore / 19 Maggio 2014 in La vita di Adele

Il film descrivere una bellissima storia di amore .. con tutte le sue fasi dalla passione iniziale .. alla routine .. ai litigi … alla separazione …

16 Marzo 2014 in La vita di Adele

La Palma d’Oro all’ultimo Cannes è un film piuttosto semplice nella sua narrazione, molto vicino alle sue protagoniste (magari un filo troppo) e gradevole nel suo volere rappresentare al massimo del realismo la crescita umana e sentimentale di Adèle, liceale all’inizio e donna autonoma nel finale. Il piglio, soprattutto nella prima parte, mi è apparso molto documentaristico e il film è farcito di primi piani espressivi e intensi, molto utili nel coadiuvare quel lavoro di immersione richiesto allo spettatore; chi guarda vive la giornata di Adèle e la sua relazione con Emma, pittrice colta e ambiziosa da un punto di vista davvero vicino, quasi esagerato nel mostrare, dettaglio specifico dopo l’altro, il percorso delle protagoniste. Le due funzionano abbastanza bene, sono vitali e fresche, moltissimo sul piano fisico, e il rapporto che si crea, almeno per il tempo di una parentesi idilliaca, è molto bello e curato. In gran parte il merito è delle due attrici, Adèle Exarchopoulos e Lèa Seydoux, tanto belle e naturali, completamente al servizio dei personaggi e coinvolte in quelle famose scene di sesso che credo abbiano interpretato al massimo delle loro possibilità. Ciò però non mi distrae dal fatto che innanzitutto suddette scene pecchino a parer mio di un certo voyeurismo crudo e compiaciuto, cosa che si ripresenta più in avanti con inopportune inquadrature insistenti sulla fisicità di Adèle ( la doccia finale è da questo punto di vista totalmente ingiustificata) e che, in secondo luogo, la netta sensazione sia quella che la lunga scena di sesso appaia come un dirupo in cui salta il film per un attimo per poi ritornare al suo precedenti splendore. In particolare ho trovato sempre molto carina la fotografia, eccetto che nelle scene di sesso, che avevano un certa aria amatoriale, un che di spento e poco piacevole; spento lo è anche il secondo atto del film, molto convenzionale rispetto al primo, non noioso, ma semplicemente da tagliare qua e là per permettere allo spettatore di arrivare al finale con più vitalità. Finale che ritengo giusto ed equilibrato, non eccessivamente supponente, adeguato a quello che è La Vie D’Adèle: bel film senza sospetti di capolavoro.

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4 Marzo 2014 in La vita di Adele

neorealismo in blu.

21 Febbraio 2014 in La vita di Adele

Ho deciso di non degnare neppure di uno sguardo Sanremo e mi sono ritrovato ieri sera a vedere La vita di Adele che aspettavo da tanto tempo…Non sopporto il buonismo di Fazio per cui mi chiedo dove sia il pregio di un film come questo. L’esaltazione della storia d’amore tra Adele ed Emma, la sua assunzione a prototipo di storia d’amore ideale non mi sembra particolarmente innovativa, e quel che è peggio è che il regista non cerca di dare una tridimensionalità ai personaggi, si limita a fare un lungo pastiche cinematografico (quasi 3 ore che potevano essere benissimo 2 scarse), buttando lì i soliti personaggi adolescenziali che parlottano di filosofia spiccia, arte e letteratura, giusto per dire “non siamo stupidi viziati senza ideali in testa e abbiamo anche un cuore” e soffermandosi fino all’impossibile in situazioni che potrebbero essere liquidate velocemente. E non parlo neanche delle tanto chiacchierate scene di sesso, dove l’occhio della videocamera e di chi c’è dietro si insinua tra i corpi anche in maniera fin troppo morbosa (siamo a livello del porno) ma di sequenze di feste e balli che non servono a nulla, sono trascinate per i capelli, non aiutano neppure a cercare un significato allo sconvolgimento ormonale ed adolescenziale di Adele.
Anche in film come La moglie del soldato o perfino in Shame le contraddizioni ed i dubbi dei protagonisti venivano messe in risalto e indagate con uno spirito più arguto e profondo. Perfino la storia d’amore tra i due bambini di Moonrise Kingdom sembra più tormentata di questa. Il fatto che Emma cresca, lasci la scuola inizi ad essere indipendente, incontri altri ragazzi, non è supportato da un persone concreto e credibile ma è intriso da un senso di artefatto, di montato ad arte.
Sembra un film molto banale ed estremamente propagandistico, ma poco introspettivo…

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7 Dicembre 2013 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ma come faceva a resistere alla tentazione di non chiamarla Ramona Flowers? Una vita, o meglio alcuni anni, e i più divertenti, della vita di Adéle, che parte ragazzetta di liceo, tra sentiti omaggi alla letteratura francese e storielle da adò, e termina insegnante. Nel mezzo c’è il vortice, la scoperta dell’amore con dicevamo Ramona Flowers, i suoi capelli blu, i corpi intrecciati, gioie e lacrime e bla e poi ancora blu. Troppo si è parlato delle scene di lesbosesso, a proposito di questo film, e troppo poco delle qualità del film, tanto più che saranno poco più di 10 minuti su 3 ore. Mentre la forza sta nell’insieme, e nella composizione, nella scoperta dei sentimenti e nei sorrisi timidi dei due personaggi quando si conoscono. Molto più di amore che di sesso, con una miriade di piccoli particolari e gesti e atteggiamenti che punteggiano l’evoluzione delle relazioni tra persone, e il tentativo di far combaciare i caratteri così come i suddetti corpi. Appuntato anche che entrambe hanno delle tette enormi, e che Emma è più vecchia ma tappissima, Adéle è viva e piena e gnocca nei suoi occhi ingenui e il ciuffo che scappa sul viso, è viva e piange e soffia e soffre e perde liquindi organici vari ed eventuali in continuazione, e dorme e mangia e tutti i dettagli e particolari sono quelli che ricostruiscono una vita, justement.
A me hanno fatto morire i bambinetti della scuola materna alle prese con il dettato, il tipo che cerca di copiare e non riesce vince.

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La vita di Adele / 12 Novembre 2013 in La vita di Adele

Recensione film: “la vita di Adele” 3,5 stelle

Il film racconta il percorso di crescita di un’adolescente francese attraverso la scoperta della propria sessualità, delle diverse esperienze sociali che si sviluppano a scuola, di sera, nei locali e nelle relazioni affettive.

Lo spettatore, attraverso una continua ripresa di primi piani e visi, vive insieme tutte le emozioni di Adele, ne prova lo stordimento, ne percepisce l’odore, la naturalezza e innocenza che via via andrà perdendosi per lasciar tutto l’ingombrante spazio all’adulto che si sta formando in lei.

La violenza e necessarietà di questa trasformazione è amplificata dal disagio, la disillusione che proviamo noi stessi nel riconoscere ciò che il tempo ha già compiuto dentro di noi.

La bellezza “semplice” della protagonista e la sensualità delle scene di sesso lesbo, a volte un po’ troppo allungate, non travalicano mai la volgarità e danno profondità e veridicità alla trama.

Da vedere.

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4 Novembre 2013 in La vita di Adele

La vita di Adele diretto da Abdellatif Kechiche ispirato al romanzo grafico” Il blu è un colore caldo” di Julie Maro si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes di 2013. La pellicola mi ha molto impressionato, è molto interessante non solo per il tema che tratta ma per come viene affrontato dal regista. Il lungometraggio è costruito tutto su primi piani, viene data rilevanza soprattutto all’aspetto emozionale focalizzando il volto di Adele per tutta la durata del film. Mi ha colpito la cura del dettaglio da parte della regia, vengono infatti analizzati attraverso le sue gestualità (ad esempio il suo modo di toccarsi continuamente i capelli sempre in disordine o anche il modo di mangiare) tutte le sfaccettature del personaggio. L’attrice fa un ‘interpretazione magistrale che lascia incollati allo schermo, il film infatti scorre via veloce prendendoti dritta al cuore. La storia tra Adele e Emma presenta moltissime sfumature, la liceale protagonista del film è a prima vista attratta dal personaggio di Emma, si sente protetta da lei, il personaggio di Adele infatti è fragile, inciampa continuamente nella sua vita e nella relazione con Emma. La nota stonata del film sono le scene di sesso lesbo che destano scandalo, probabilmente il regista ha ritenuto necessario soffermarsi anche sull’intimità della coppia omosessuale e sfatare così un tabù ma poteva evitarne sicuramente alcune esageratamente lunghe. Il film è fatto molto bene, ben costruito a partire dall’analisi del personaggio fino alla società in cui vive,dal contesto scolastico prima e quello lavorativo poi. Adele è la regina del film, penso che mi porterò nel cuore questo personaggio perchè è reale, Adele non esiste solo nella pellicola ma vive nella nostra vita, nella nostra società.

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Un film che aspettavo da anni / 2 Novembre 2013 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dato che sono presenti solo recensioni nelle quali non mi riconosco per niente – anzi, che reputo addirittura agghiaccianti (quella di Tiresia esclusa), più per gli stereotipi e i pregiudizi di cui sono infarcite che per il giudizio estetico – copio incollo la mia dal blog.

A parte i contenuti, sicuramente molto coinvolgenti, ciò che colpisce di questa pellicola è anche la maestria tecnica con cui il regista Kechiche ha rappresentato una storia d’amore totalizzante, a cominciare proprio dalla scena del primo incontro tra Adèle ed Emma, ambientata in mezzo al traffico di Lille. Una panoramica in soggettiva il cui intenso realismo è accentuato dalla macchina a mano descrive alla perfezione lo stato di trance in cui Adèle precipita non appena incrocia con lo sguardo la ragazza dai capelli blu. Quanta verità è racchiusa in quella scena! Il mondo si ferma, il tempo è sospeso e diventa palpabile, Adèle è confusa, spaesata, già innamorata. Sola nel suo letto, i suoi sogni sono occupati dalla presenza di Emma, che la sfiora, la desidera, la possiede. Adèle finalmente trova il modo di riempire quello che Marivaux descrive come “un vuoto nel cuore” che necessita di essere colmato, sensazione che pervade Adèle fin dall’inizio del film e che rimane profondamente impressa sul suo viso in seguito al distacco da Emma. Credo stia soprattutto in questo la bravura dell’attrice protagonista Adèle Exarchopoulos, nel magnetismo del suo sguardo triste, malinconico, delicatamente sofferente amplificato dai primi e primissimi piani di Kechiche, che incolla la macchina da presa agli sguardi, alla pelle e ai capelli sfatti della sua protagonista. Come la sua Venere nera ballava una danza infinita del corpo, Adèle ed Emma sono ritratte in un ballo sensuale, nell’unione fisica dei loro corpi, nel piacere dell’orgasmo, per la prima volta rappresentato in modo naturale ed esplicito, e dalla durata più reale che cinematografica delle scene di sesso, finalmente anti-voyeuristiche, finalmente sincere e molto lontane dal triste immaginario pornografico maschile. La vie d’Adèle è un film che ti tiene incollato alla sedia dal primo all’ultimo fotogramma, nonostante la sua durata, che sfiora le tre ore, sia interamente costruita su primissimi piani e poca azione e nonostante l’insistenza di Kechiche sulla muta indagine emotiva e psicologica della sua protagonista, che trapela dalla profondità degli occhi di Adèle, dal contatto diretto con la sua pelle e la sua intimità, dall’angolazione della luce che sfiora il suo volto risaltandone il rossore e dal ritorno continuo e ossessivo del colore blu – fantastica, a questo proposito, la scena del bar, in cui Emma incede immersa in una luce blu che riporta automaticamente la memoria filmica dello spettatore all’inizio della pellicola, rendendola ciclicamente inconclusa con un’abilità registica unica. La scena in cui Adèle balla sulle note di I Follow Rivers durante la sua festa di compleanno, vestita di blu, è un colpo che arriva dritto al cuore: il suo fascino malinconico ricorda quello delle donne di Bertolucci quando danzano seguendo un flusso magico, ancestrale e primordiale ed è possibile afferrare, per la prima volta, un frammento della vita di Adèle, entrando con delicatezza nella sua sofferenza silenziosa, nel suo incessante bisogno di riempire quel vuoto del cuore con Emma. La continua presenza del cibo, di questi spaghetti oleosi che vengono filmati nell’istante in cui vengono divorati da una bocca in cerca di piacere, o delle ostriche dalla consistenza simile a quella che si può gustare tra le gambe di una donna – tutti elementi che mi hanno ricordato il precedente Cous cous, in cui il rapporto sensuale che intercorre tra cibo e corporalità è poeticamente suggerito – l’insistenza sui gesti quotidiani di Adèle, sul suo respiro quando dorme o quando ansima avvolta dalle mani e dalle labbra di Emma, sulla passionalità dei suoi baci e sull’intensa corporeità dei suoi rapporti sessuali con la ragazza dai capelli blu sono specchio della sua fame travolgente di vita, di amore, di emozioni assolute, di liberazione, una fame che Kechiche riesce a rappresentare pienamente attraverso uno stile incantevole, una sceneggiatura ben scritta e una fotografia eccellente (magnifico il bacio inglobato dalla luce diretta del sole, acquisisce una nota quasi surreale).
Un film che indubbiamente non andava doppiato, soprattutto durante i rapporti sessuali tra le due ragazze e nei momenti di disperazione di Adèle, talvolta ridicolizzati dalla traduzione dei suoi gemiti, dei singhiozzi e delle sue lacrime, ma che lascia addosso la sensazione di aver visto qualcosa di molto bello, anche – cosa ormai rara – a livello cinematografico.

A mio avviso, meritatissima la Palma d’Oro a Cennes. Il primo film a tematica in cui finalmente mi riconosco e in cui c’è tutto, soprattutto quella maestria tecnica che manca a tutti gli altri.

No so se è possibile farlo, i moderatori mi avviseranno nel caso, ma posto anche il link a un’apologia che ho scritto sul film, che risulta un po’ troppo lunga da copia-incollare: http://bergamocontrolomofobia.wordpress.com/2013/10/29/decostruzione-della-critica-apologia-di-adele/

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29 Ottobre 2013 in La vita di Adele

E comunque io volevo andare a vedere Escape Plan- Fuga dall’ospizio.

Non fatevi ingannare dalle stelline che vedete nella locandina italiana, questo film è a mio avviso terribile.
Mettetevi una mano ad altezza fronte e l’altra leggermente sotto il mento. Fatto ? Bene, un terzo del film (e sono buono) è tutto così.
Adele cammina ? la telecamera traballante segue il suo volto. Il regista Abdellatif Kechiche detto Ajeje Brazorv predilige il primo piano sui volti o il mezzo busto (abusato abbastanza anche questo) alla telefilm. E la telecamera gli si muove pure, sembra abbia il Parkinson.
Palma d’oro a Cannes.

La trama ruota attorno a “la vita di Adele”. E’ proprio la vita di Adele, è la storia infinita. Mi chiedevo se il film arrivasse alla vecchiaia della tipa.
Adele è una liceale, ha le sue passioni, ha i suoi sogni, è giovane ed ha una relazione con un ragazzo. Dopo una breve, e neppure troppo intensa, relazione con lo stesso decide di chiuderla. Piange anche se l’ha lasciato lei ma non è questo il punto. Adele capisce che ha un debole per il gentil sesso, lo scopre a scuola grazie ad una sua compagna di classe prima, andando in un locale lesbo/gay poi. L’iniziazione a un mondo, ad una nuova vita. La prima fase del film, l’inquietudini della protagonista, le domande che si pone, è interessante non lo nego ma tre ore di film fatte in questo modo NO. Nel locale le si avvicina Emma, più grandicella di lei, un ragazza dai capelli blu che studia alle belle arti.

Emma è una etichetta.
L’alternativa per forza, quella con il taglio matto, la donna con i pantaloni, il maschilismo fatto donna ( sarà Adele a lavare i piatti a casa, Emma è l’uomo, anzi è peggio). Viene mostrato questo tipo di lesbica come se per essere lesbica si debbano avere questi requisiti.

Le compagne di classe scoprono la loro amicizia, all’inizio è solo questo, e non digeriscono la cosa. L’avere una lecca-fica nel gruppo non le fa impazzire. La conoscenza fra le due si sviluppa meglio e sboccia l’amore: lunghi amplessi, cunnilingus, sforbiciate ce n’è per tutti i gusti. Il pubblico vedendo le scene potrebbe ammirare l’audacia, il coraggio nella scelta
del trema trattato ma personalmente in questa parte ho visto il tentativo mal riuscito di sconvolgere. E’ pornografia.
Per di più è in hd e sul grande schermo. Voglio dire non sono un moralista se voglio vedermi un porno me lo vedo ad ogni modo se l’obiettivo era un porno, il buon Ajeje poteva evitare tre ore di trama.
Palma d’oro a Cannes.

Andando avanti con la trama, la coppia dura negli anni ma Adele non capisce ancora bene se le piaccia essere sforbiciata oppure se non le farebbe bene una bella insilifonata di tanto in tanto.
La protagonista si concede ad un uomo.

Capite ?
Ma che siamo in una canzone di Povia ?

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sette e mezzo / 28 Ottobre 2013 in La vita di Adele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

no, capolavoro no. Mi aspettavo comunque qualcosa di più rispetto al Primo piano e dettaglio sempre dettaglio. Eppure è un buon film proprio perchè l’estetica del primo piano è funzionale. Elementi secondo me basilari: il gap culturale è quasi sempre incolmabile in una relazione, lì dove manca la curiosità per il mondo dell’altra, Emma è snobisticamente indifferente alla passione fortissima di Adele per il suo mestire, Adele, benchè musa, è indifferente al mondo di Emma anche se per tutta la prima parte viene ritratta come una ragazza avida di stimoli, ovviamente la noia, la solitudine negli anni crescono, le due ragazze non riescono a condividere nulla; la scuola è un mondo fecondo, un luogo in cui si ama studiare, un mondo pieno di vita, di esperienze, dalla sua esperienza scolatica Adele trae il suo amore incondizionato per un sistema che l’ha cresciuta e l’ha resa persona. Kechiche è sempre odori, cibo, ballo come liberazione dei sensi, carnalità,qui aggiunge l’onirismo, la cinepresa scivola spesso sul corpo di Adele addormentata.
E’ la storia di un colpo di fulmine (al centro della vita di una adolescente che si cerca) e di una passione fisica irresistibile (le scene di sesso sono lunghe, la prima lunghissima, abbastanza veritiere anche se tutti quegli schiaffi sulle natiche sono più da porno etero) che resiste a tutto, svicola al problema di genere (la famiglia di Adele non sospetta, un po’ ottusa, lei non riesce mai a viversi appieno, il gruppo dei pari accetta/rifiuta un po’ come ovunque e come sempre, Adele vivrà la sua storia con Emma come vive la sua prima “denuncia pubblica” ossia rifiutandosi), ma non alla normalità dell’usura della noia qui secondo me imperniata appunto sul gap culturale.
Emma vive le relazioni e la vita come elemento del suo essere artista (dopo Adele la musa e ispiratrice è la seconda compagna), Kechiche gioca con i colori, sono blu le unghie della prima ragazza che bacia Adele, di lapislazzuoli i suoi anelli, blu la macchia dei ragazzi che manifestano, così come la sciarpa e il maglione di Adele e così via; gioca con l’arte, abbiamo una vera “origine del mondo” di Adele prima che gli amici di Emma ne discutano e ne parlino; la Brooks è Adele, la sensualità e la purezza, ma ne è anche l’opposto, tutto è meno che una donna fatale.
Splendido il sonoro (l’ho visto in lingua originale) nella scena del sogno, nelle scene di sesso e nella litigata, violenta, forte e sì, forzata, Emma è in cerca di una scusa per rompere la relazione. Belle le scene della disperazione di Adele: raramente la rottura di un amore è resa in maniera così asciutta e così realistica, le lacrime che non si fermano perchè non si possono fermare, il disorientamento, il sentirsi totalmente persi. Parimenti molto ben girate sono le scene che denunciano lo sfaldarsi della relazione, la telefonata, la sera in cui Emma si nega ad Adele e l’innamorarsi dell’inizio, qui Kechiche è straordinariamente realistico. Bello il bacio al parco in controluce.
Notazione: difficilmente una lesbica tradisce con un uomo.

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12 Giugno 2013 in La vita di Adele

In barba a Cannes,non lo definirei un capolavoro. Ma è un film interessante, che è riuscito a non annoiarmi nonostante la durata spropositata (si pensi alle lunghissime scene di sesso, non però gratuite, anzi attorno alle quali l’intero film trova il proprio senso di liberazione) e lo stile che vuole farsi a tutti i costi puro narratore della vita, senza spettacolarizzazione. Kechiche entra nella vita della protagonista, con dei primissimi piani che ne accarezzano la pelle durante gli amplessi e si insinuano nella bocca che mastica. Il potere della parola – le parole astratte e inutili della filosofia o delle “belle arti” – è umiliato da quello degli sguardi e dei respiri: i dialoghi sembrano improvvisati, vogliono essere opprimentemente quotidiani, sono l’attimo soffocante che precede la liberazione dell’amplesso.

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