Recensione su La vita di Adele

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16 Marzo 2014

La Palma d’Oro all’ultimo Cannes è un film piuttosto semplice nella sua narrazione, molto vicino alle sue protagoniste (magari un filo troppo) e gradevole nel suo volere rappresentare al massimo del realismo la crescita umana e sentimentale di Adèle, liceale all’inizio e donna autonoma nel finale. Il piglio, soprattutto nella prima parte, mi è apparso molto documentaristico e il film è farcito di primi piani espressivi e intensi, molto utili nel coadiuvare quel lavoro di immersione richiesto allo spettatore; chi guarda vive la giornata di Adèle e la sua relazione con Emma, pittrice colta e ambiziosa da un punto di vista davvero vicino, quasi esagerato nel mostrare, dettaglio specifico dopo l’altro, il percorso delle protagoniste. Le due funzionano abbastanza bene, sono vitali e fresche, moltissimo sul piano fisico, e il rapporto che si crea, almeno per il tempo di una parentesi idilliaca, è molto bello e curato. In gran parte il merito è delle due attrici, Adèle Exarchopoulos e Lèa Seydoux, tanto belle e naturali, completamente al servizio dei personaggi e coinvolte in quelle famose scene di sesso che credo abbiano interpretato al massimo delle loro possibilità. Ciò però non mi distrae dal fatto che innanzitutto suddette scene pecchino a parer mio di un certo voyeurismo crudo e compiaciuto, cosa che si ripresenta più in avanti con inopportune inquadrature insistenti sulla fisicità di Adèle ( la doccia finale è da questo punto di vista totalmente ingiustificata) e che, in secondo luogo, la netta sensazione sia quella che la lunga scena di sesso appaia come un dirupo in cui salta il film per un attimo per poi ritornare al suo precedenti splendore. In particolare ho trovato sempre molto carina la fotografia, eccetto che nelle scene di sesso, che avevano un certa aria amatoriale, un che di spento e poco piacevole; spento lo è anche il secondo atto del film, molto convenzionale rispetto al primo, non noioso, ma semplicemente da tagliare qua e là per permettere allo spettatore di arrivare al finale con più vitalità. Finale che ritengo giusto ed equilibrato, non eccessivamente supponente, adeguato a quello che è La Vie D’Adèle: bel film senza sospetti di capolavoro.

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