Recensione su La vita di Adele

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7 Dicembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ma come faceva a resistere alla tentazione di non chiamarla Ramona Flowers? Una vita, o meglio alcuni anni, e i più divertenti, della vita di Adéle, che parte ragazzetta di liceo, tra sentiti omaggi alla letteratura francese e storielle da adò, e termina insegnante. Nel mezzo c’è il vortice, la scoperta dell’amore con dicevamo Ramona Flowers, i suoi capelli blu, i corpi intrecciati, gioie e lacrime e bla e poi ancora blu. Troppo si è parlato delle scene di lesbosesso, a proposito di questo film, e troppo poco delle qualità del film, tanto più che saranno poco più di 10 minuti su 3 ore. Mentre la forza sta nell’insieme, e nella composizione, nella scoperta dei sentimenti e nei sorrisi timidi dei due personaggi quando si conoscono. Molto più di amore che di sesso, con una miriade di piccoli particolari e gesti e atteggiamenti che punteggiano l’evoluzione delle relazioni tra persone, e il tentativo di far combaciare i caratteri così come i suddetti corpi. Appuntato anche che entrambe hanno delle tette enormi, e che Emma è più vecchia ma tappissima, Adéle è viva e piena e gnocca nei suoi occhi ingenui e il ciuffo che scappa sul viso, è viva e piange e soffia e soffre e perde liquindi organici vari ed eventuali in continuazione, e dorme e mangia e tutti i dettagli e particolari sono quelli che ricostruiscono una vita, justement.
A me hanno fatto morire i bambinetti della scuola materna alle prese con il dettato, il tipo che cerca di copiare e non riesce vince.

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