Recensione su La vita di Adele

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21 Febbraio 2014

Ho deciso di non degnare neppure di uno sguardo Sanremo e mi sono ritrovato ieri sera a vedere La vita di Adele che aspettavo da tanto tempo…Non sopporto il buonismo di Fazio per cui mi chiedo dove sia il pregio di un film come questo. L’esaltazione della storia d’amore tra Adele ed Emma, la sua assunzione a prototipo di storia d’amore ideale non mi sembra particolarmente innovativa, e quel che è peggio è che il regista non cerca di dare una tridimensionalità ai personaggi, si limita a fare un lungo pastiche cinematografico (quasi 3 ore che potevano essere benissimo 2 scarse), buttando lì i soliti personaggi adolescenziali che parlottano di filosofia spiccia, arte e letteratura, giusto per dire “non siamo stupidi viziati senza ideali in testa e abbiamo anche un cuore” e soffermandosi fino all’impossibile in situazioni che potrebbero essere liquidate velocemente. E non parlo neanche delle tanto chiacchierate scene di sesso, dove l’occhio della videocamera e di chi c’è dietro si insinua tra i corpi anche in maniera fin troppo morbosa (siamo a livello del porno) ma di sequenze di feste e balli che non servono a nulla, sono trascinate per i capelli, non aiutano neppure a cercare un significato allo sconvolgimento ormonale ed adolescenziale di Adele.
Anche in film come La moglie del soldato o perfino in Shame le contraddizioni ed i dubbi dei protagonisti venivano messe in risalto e indagate con uno spirito più arguto e profondo. Perfino la storia d’amore tra i due bambini di Moonrise Kingdom sembra più tormentata di questa. Il fatto che Emma cresca, lasci la scuola inizi ad essere indipendente, incontri altri ragazzi, non è supportato da un persone concreto e credibile ma è intriso da un senso di artefatto, di montato ad arte.
Sembra un film molto banale ed estremamente propagandistico, ma poco introspettivo…

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