“Anomalisa”, il cinema d’animazione non è un gioco da ragazzi: 3 film esemplari

Approfittando dell'uscita nelle sale italiane del film in stop-motion firmato da Duke Johnson e Charlie Kaufman, parliamo di cinema d'animazione destinato non espressamente ai bambini, portando ad esempio tre lungometraggi molto interessanti.

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“ANOMALISA”: QUANDO IL CINEMA D’ANIMAZIONE NON È DIRETTO AI BAMBINI

Ad un pelo dalla cerimonia di premiazione degli Oscar 2016 (28 febbraio), dove è candidato come Miglior Film d’Animazione, il 25 febbraio arriva anche nelle sale italiane ANOMALISA, il lungometraggio in stop-motion diretto da Duke Johnson e dal suo mentore Charlie Kaufman.
Definito “il film più umano dell’anno” a dispetto del fatto che in scena non compare alcun attore in carne ed ossa, ANOMALISA ha incantato la critica e il pubblico dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, aggiudicandosi il Gran Premio della Giuria e il Future Film Festival Digital Award.
Incentrato sulla crisi esistenziale di un uomo, ANOMALISA è la dimostrazione, se mai ve ne fosse ancora bisogno, che il cinema di animazione non è necessariamente caratterizzato da pura spensieratezza e divertimento, né è diretto pressoché esclusivamente ad un pubblico di giovanissimi.
Se il lavoro di Ralph Bakshi e gli inquietanti cortometraggi a passo uno di artisti come i Quay Brothers non fossero stati sufficientemente esaurienti, negli ultimi anni, prodotti come VALZER CON BASHIR (2008) e THE CONGRESS (2013) di Ari Folman hanno ampiamente dimostrato come l’animazione si presti efficacemente alla trattazione di temi drammatici con risultati formali particolarmente interessanti. Anche il recente INSIDE OUT (2015) della Disney Pixar (favoritissimo proprio agli Oscar di quest’anno, dopo la vittoria del Golden Globe e del Bafta) dimostra come e quanto un prodotto di animazione destinato espressamente ad un pubblico di bambini possa essere strutturato in maniera tale da interessare e coinvolgere emotivamente una platea decisamente più matura.

3 FILM D’ANIMAZIONE CHE CONIUGANO LA RICERCA TECNICA ED ESTETICA CON LA COMPLESSITÀ NARRATIVA

Prendendo a pretesto l’arrivo nei nostri cinema di ANOMALISA e avvalendoci di un interessante articolo pubblicato sul sito Indiewire.com, vi illustriamo altri 3 film di animazione caratterizzati da un’altissima qualità tecnica e narrativa, in grado di coinvolgere ed affascinare per motivi profondamente diversi grandi e piccini.

  • The Prophet
    7.7/10 3 voti

    THE PROPHET

    Roger Allers proviene dalla scuderia Disney: oltre ad aver partecipato in qualità di disegnatore a film come TRON (1982) e LA SIRENETTA (1989), Allers ha diretto insieme a Rob Minkoff uno dei massimi successi del cinema di animazione degli ultimi venticinque anni, IL RE LEONE (1994).
    Nel 2014, Allers ha dato alla luce un nuovo lungometraggio animato, THE PROPHET, che trae ispirazione dalla raccolta di poesie Il profeta di Kahlil Gibran, pubblicata nel 1923. Il film è stato co-prodotto dall’attrice Salma Hayek, qui anche doppiatrice, insieme ai colleghi Liam Neeson, John Krasinski, Frank Langella, Alfred Molina e la piccola Quvenzhané Wallis.
    Il cast tecnico è stupefacente: tra i disegnatori, figurano nomi come Bill Plympton (CHEATIN’, 2013), Tomm Moore (THE SECRET OF KELLS, 2009) e Joann Sfar (LE CHAT DU RABBIN, 2012). Avvalendosi di tecnologie tali da coniugare abilmente tecniche tradizionali come il disegno a matita e le colorazioni a pastello e ad acquerello con le potenzialità offerte dagli strumenti digitali, il film di Allers è un profluvio di immagini emozionanti sorrette da una colonna sonora coinvolgente: Indiewire lo definisce una stupefacente festa visiva in grado di rappresentare con efficacia tutti gli eclettici argomenti affrontati da Gibran, dal matrimonio alla libertà, dall’amicizia alla bellezza.
    La struttura narrativa del film è rappresentata dalla storia di Almitra, una bambina orfana di padre capace di comunicare con i gabbiani, che tenta di aiutare un poeta, Mustafa, a fare ritorno nel suo paese d’origine, dopo che l’uomo è stato arrestato con l’accusa di sobillare gli animi con i suoi discorsi sull’amore e sulla vita.
    L’abbinamento delle parole di Gibran alla narrazione animata conferisce agli argomenti un valore universale pervaso da un senso di purificazione spirituale. Queste “vignette” possono essere considerate come delle estensioni colorate della trama utili alla comprensione della vicenda da parte dei bambini, ma un pubblico adulto può ravvisare in essi lo scopo di educare filosoficamente, forse l’unico modo possibile per adattare il lavoro di Gibran per il grande schermo.

  • SITA SINGS THE BLUES

    Il lavoro su un testo non originale operato da Allers e dal suo staff ricorda quello di un’altra opera a cartoni animati, SITA SINGS THE BLUES (2008) di Nina Paley, che ha collaborato anche al film di Allers, realizzando uno degli inserti tematici.
    Il lungometraggio dell’animatrice statunitense si basa su una felice intuizione: adattare per il grande schermo il Ramayana, uno dei due grandi poemi epici dell’induismo, scritto in sanscrito, accompagnandolo a musiche jazz degli anni Venti cantate da Annette Hanshaw, una delle prime interpreti del genere.
    Avvalendosi di due ambientazioni differenti caratterizzate da altrettanti stili di rappresentazione, il film racconta la storia di Rama, un principe in esilio, e di Sita, la moglie rapita: in una delle due situazioni, un coro greco illustra ed arricchisce la vicenda, esponendo le proprie impressioni su ciò che accade in scena, disquisendo sui problemi che i protagonisti devono affrontare, mentre, nell’altra, la stessa storia viene immersa in un contesto contemporaneo, per confermarne l’atemporalità e l’universalità.
    Il risultato è stupefacente: benché, dal punto di vista estetico, le figure in scena siano apparentemente così elementari da sembrare studiate appositamente per catturare l’attenzione dei bambini, a livello narrativo il lavoro della Paley è particolarmente ambizioso, soprattutto se rapportato alla media dei prodotti di animazione destinati alla grande distribuzione, perché resta aperto all’interpretazione del pubblico, lo invita a riflettere e, infine, lo sfida. Come accade con THE PROPHET di Allers, un pubblico più maturo, non solo dal punto di vista anagrafico, è in grado di sfruttare la forza riflessiva e spirituale delle varie sequenze del film, permettendo ad un testo così antico di confermare la propria attualità.

  • IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO

    Una simile rielaborazione è presente anche nel film IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO (O Menino e o Mundo, 2015), altro film candidato agli Oscar 2016 tra i lungometraggi animati. Diretto dal brasiliano Alê Abreu (GAROTO CÓSMICO, 2007), IL BAMBINO… utilizza un pretesto culturale, la dittatura in Brasile tra gli anni Settanta e Ottanta, per indagare quali e quante tracce restano ancora di quel periodo nella società contemporanea. Per raggiungere tale obiettivo, Abreu sfrutta un’estetica quasi espressionista, nella quale l’emotività del protagonista coinvolge il contesto al punto da trasfigurarlo.
    Il racconto è incentrato su un bambino cresciuto nella spensieratezza della vita in campagna che, improvvisamente, deve scontrarsi con un mondo industrializzato a lui sconosciuto. Così, il film di Abreu si inserisce nel solco disegnato dallo Studio Ghibli e da film come UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE (1988) di Takahata Isao e SI ALZA IL VENTO (2013) di Miyazaki Hayao: non vuole solo raccontare una parte importante della storia e della cultura del suo Paese, ma vuole anche analizzare gli effetti durevoli di un certo avvenimento, affinché, all’estremo, possano proporsi come soluzioni a problemi specifici.
    La fantasia protegge il bambino protagonista del film dalle tenebre del mondo: solo un adulto può afferrare appieno il messaggio lanciato da Abreu, ovvero che l’espressione di sé può sopravvivere all’oppressione, ma ciò non esclude che i bambini non possano apprezzare questo lungometraggio: infatti, lo stile particolarmente originale della rappresentazione e i paesaggi fantasiosi sono oltremodo attraenti e l’avventura vissuta dal protagonista è appassionante. Resta il fatto che l’intenzione di Abreu di esplorare precisi temi socio-politici sono appannaggio di un pubblico che ha già superato l’infanzia ed è in possesso di un bagaglio di esperienze specifico.

[Nella foto, mani al lavoro sul set di ANOMALISA]

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