Valzer con Bashir

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Valzer con Bashir

Ari, israeliano di professione regista, si ritrova al bancone di un bar a farsi raccontare l'incubo ricorrente del suo vecchio amico Boaz, incubo nel quale ventisei cani inferociti lo braccano: si tratta degli onirici fantasmi di quei cani che Boaz, da soldato durante la prima guerra del Libano, uccise per evitare che con i loro latrati avvertissero i rifugiati nei campi profughi dell'arrivo delle milizie. Discorrendo con l'amico Ari si rende conto di non avere nessun ricordo di quel conflitto, nonostante all'epoca fosse soldato di stanza a Beirut; quella notte però qualcosa nella sua mente fa capolino, un flash, un'immagine breve ma vivida della notte del terribile massacro di Sabra e Shatila: per Ari è arrivato il momento di prendere in mano il filo di Arianna della sua memoria e, dopo vent'anni, affrontare il ricordo di quel tragico settembre del 1982. Vincitore di un Golden Globe 2009 per il Miglior film straniero.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: Vals Im Bashir
Attori principali: Ari FolmanRon Ben-YishaiDror HaraziRonny DayagRegia: Ari Folman
Sceneggiatura/Autore: Ari Folman
Colonna sonora: Max Richter
Produttore: Serge Lalou, Roman Paul, Yael Nahlieli, Gerhard Meixner
Produzione: Israele, Francia, Germania
Genere: Drammatico, Storia, Animazione, Biografico
Durata: 90 minuti

24 Marzo 2013 in Valzer con Bashir

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film è un documentario animato doverosissimo, la mia amica di rifonda (yo yo rifonda) –come dicono loro- che non ci è voluta venire perché troppo israeliano ha preso una toppa grossa come il Nebraska; è il percorso autobiografico del regista che ha scordato cosa ne fosse di se stesso ai tempi di Sabra e Chatila. In soldoni funzionò press’a poco così:
Israele aveva conquistato Beirut e accerchiato i campi profughi. Bashir era il presidente (cristiano maronita) che stava per entrare in carica in Libano (appoggiato da Israele e Usa).
Bashir muore, in un attentato organizzato, sembra, dalla Siria.
I cristiani maroniti si incazzano come iene (così, a occhio, sembran gente vendicativa, ‘sti cristianazzi. Birbanti!).
I cristiani maroniti entrano nei campi profughi e ammazzano a suon di mitraglia un numero variabile ed imprecisato, tra le 450 e le 3500 persone (a seconda delle fonti).
L’esercito israeliano, regista compreso, se ne sta a guardare dalle alture circostanti.
Non dico che prendessero anche il sole ma quasi, stiamo parlando di distanze tra i carri armati israeliani e i luoghi del massacro nell’ordine delle poche centinaia di metri.
Perché il governo israeliano (leggasi quell’ormai vegetale di Ariel Sharon) ordina di non intervenire.
Se sbaglio qualcosa correggetemi.
Gente che perde la memoria, gente che muore a pile di 3500 (beh, certo, o 450).
Film da vedere a scuola?
Yeah.

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Fragilità della memoria / 8 Febbraio 2012 in Valzer con Bashir

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Valzer con Bashir è un film “documentario” d’animazione di Ari Folman (che ha realmente vissuto quei giorni) del 2008

e che attraverso il racconto orale, i ricordi dei protagonisti che incontrerà durante il film,

il meccanismo della memoria e della sua gestione da parte della mente umana, il ripercorrere ricordi ed eventi attravarso la condivisione

delle esperienze vuole far ripercorrere (per chi conosce l’argomento) e scoprire (per chi non sappia nemmeno di cosa si stia parlando)

i giorni del massacro di Sabra e Chatila.

Ora il film non trae conclusioni ma di certo fa riflettere e almeno personalmene fa riflettere ancora una volta (forse non se ne sente il bisogno

ma credo che dimenticare, sorvolare, far finta di niente, di non capire sia peggio che correre il rischio di rivivere sensazioni spiacevoli)

su cosa voglia dire vivere e vedere una guerra.. non lo si potrà mai capire se non con esperienza diretta (e spero di farne a meno per tutta la vita)

però certo se si riuscisse ad immedesimarsi nella testa di chi la guerra la vive da soldato forse si capirebbe di quanto sia una cosa senza senso

e di quanto sia un insulto per l’intelligenza umana parteciparvi.

Questa volta sensazioni ed emozioni che il film mi ha trasmesso sono sintetizzabili con molte meno parole e meno “piroette mentali” rispetto

ai film precedentemente “recensiti” come “ogni cosa è illuminata” o “departures”… diciamo che l’immagine riccorrente che mi sentirei di descrivere

come quella che meglio parla delle mie sensazioni dopo la sua visione è quella di un essere umano (meglio se in penombra in modo da non capire

se uomo o donna) seduto sotto un grande albero, in una distesa pianura fiorita in un tiepido giorno di primavera,

oppure sopra la cima di una grande montagna al tramonto o ancora accovaciato in una spiaggia deserta all’alba del mattino (scegliete quella che vi piace di più)

che fissa l’orizzonte in silenzio e ascolta il rumore del mondo e il rumore dei suoi pensieri…

Credo che in questo caso sia giusto lasciare più che mai ad ogni persona il suono del suo silenzio.

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11 Marzo 2011 in Valzer con Bashir

Il film è bello non c’è che dire. Non lo trovo furbo, deve molto al cinema americano sul vietnam proprio perchè quella guerra in Libano viene rappresentato come il vietnam di quella generazione, il punto di vista è tutto ad altezza soldato, i motivi del conflitto sono ignoti, c’è solo l’evidenza della guerra, il fatto in sè che si mangia persone, vite, memoria, cervelli. Anche il ritorno di Ari a casa è tipico del ritorno del reduce lì dove la vita continua imperturbabile, senza pensare ai debiti con coppola etc per le incursioni degli elicotteri, le scene pure di guerra.
In questo tema che è bello in sè (tace sui perchè, gli interessi, la politica e la vita dei libanesi, è vero, ma non è un taglio che definirei tale da falsare il contesto, è un film sulla colpa, non sulla responsabilità) poi si innesta la cronaca, il documentario della strage, già l’azione del recuperare la memoria sul conflitto è un’inchiesta. E anche qui si impatta con la percezione del soldato, i meccanismi tipici delle gerarchie per cui si attua una deresponsabilizzazione a scalare, la confusione, l’incredulità che possono sfociare solo sulle immagini vere, non mediate, quelle che sono non discutibili.
Ho trovato molto belle le scelte dei colori, l’inizio in cui i tre soldati sembrano morti che si alzano dalle tombe, i sogni di una età perduta.

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28 Febbraio 2011 in Valzer con Bashir

Il misto film d’animazione e documentario è fenomenale.
Bellissimo il momento in cui entra in scena la canzone Enola gay.
Consiglio di vederlo soprattutto a chi non conosce bene ciò che è successo in Libano nei primi anni ottanta.
Un pò deludente la fine, stacca dal cartone a un filmato reale troppo in fretta. Ma credo che questo sia stato fatto apposta dagli sceneggiatori per evidenziare quanto è brutta e reale la guerra a differenza di un cartone che non rende abbastanza bene l’immagine.

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