Una tomba per le lucciole

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Una tomba per le lucciole

Un ragazzino muore di inedia appoggiato ad una colonna della stazione centrale di Kobe, sotto gli occhi indifferenti dei passanti; tutti i suoi averi consistono in una scatoletta di latta che l'inserviente della stazione butta via e che, cadendo a terra, si apre lasciando fuoriuscire dei frammenti di ossa e attirando come per magia lo spettro di una bambina: è la piccola Setsuko, che sta aspettando suo fratello Seita per poterci raccontare la loro triste storia. Tratto dall'omonimo racconto semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: 火垂るの墓
Attori principali: Tsutomu TatsumiAyano ShiraishiYoshiko ShinoharaAkemi YamaguchiRegia: Isao Takahata
Sceneggiatura/Autore: Isao Takahata
Colonna sonora: Michio Mamiya
Fotografia: Nobuo Koyama
Produttore: Tooru Hara
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Drammatico, Storia, Animazione
Durata: 89 minuti

Gli ingredienti del capolavoro / 17 Marzo 2016 in Una tomba per le lucciole

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sensazioni, ricordi e immagini si mescolano nei momenti finali della vita e immediatamente successivi alla morte di Seita. I bombardamenti, la guerra e la fuga verso il rifugio vengono mostrati come azioni di ordinaria quotidianità, la spiaggia da gioco diventa ricettacolo di amari ricordi, la mente vaga al legame con l’amata sorella e la morte è il protagonista stesso di questo agglomerato di emozioni.
Lo sguardo finale alla Kobe odierna è un inno alla speranza e alla vita, che abbandona la distruttiva esperienza tanto colpevole quanto vittima dell’ostinato patriottismo nipponico del secondo conflitto mondiale.
Al di là della splendida resa visiva e una colonna sonora di primo ordine, Una tomba per le lucciole è il film pacifista per eccellenza.
Se prima era un’idea, ora è una certezza: il vero maestro di animazione giapponese per me si chiama Isao Takahata, non me ne voglia Miyazaki e i suoi estimatori.
Inedito in Italia con colpevole ritardo, grazie però ad uno sdoganamento del cinema d’animazione e d’autore giapponese c’è stato un ridoppiaggio (e questo io consiglio di recuperare).
Dolorosissimo ed imperdibile.

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E poi c’è chi ha il coraggio di dire che i film d’animazione sono “roba da bambini” / 17 Maggio 2014 in Una tomba per le lucciole

Forte e doloroso come un pugno nello stomaco, ma allo stesso tempo dolce e poetico. Ammetto che non avevo mai visto prima d’ora questo film e forse avrei fatto bene a non vederlo mai, per il semplice fatto che mi è sceso un numero impressionante di lacrime dagli occhi ( e io sono il tipo che piange quasi mai).

E’ una delle poche opere animate a descrivere con un crudo realismo (oserei dire anche “di impronta neorealista”) gli orrori bellici di un giappone sommerso dalle macerie delle città bombardate e dai cadaveri in putrefazione. In questo contesto si inserisce la storia di un fratello e di una sorella che fanno di tutto per sopravvivere in mezzo a questo inferno, aggrappandosi alle piccole e semplici cose che possono regalare un pò di serenità nonostante lo spettro della morte li insegua da ogni parte.

Se volete guardarlo, preparatevi una bella scorta di fazzoletti. Vi serviranno.

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28 Aprile 2014 in Una tomba per le lucciole

Ufficialmente il film d’animazione più triste che abbia mai visto. Lo vidi anni fa, ma ricordo di aver provato, come i protagonisti, una certa meraviglia nel trovare le lucciole. Piccoli esseri dall’esistenza breve che però in tutto quel dolore sono l’unico barlume di allegria. E’ dannatamente realistico e pur non avendo mai vissuto la guerra in prima persona mi ci sono ritrovata dentro. E’ una storia che non parla di eroi, soldati… racconta una situazione molto terra-terra, in cui due fratelli cercano di sopravvivere pur avendo perso tutto. Loro due sono la tenerezza t.t

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Thank you for smiles, Studio Ghi…What? Wait a moment / 12 Dicembre 2013 in Una tomba per le lucciole

Diciamocelo, lo Studio Ghibli ha quasi sempre abituato la sua cerchia di fan a pellicole colme di colori sgargianti, animazioni artisticamente valide, trame simil-fiabesche, personaggi determinati e che spesso prendevano in mano le redini della vicenda narrata. Il tutto pur non tralasciando una critica nascosta alla società civile, vittima della modernità, del consumismo e improntata sull’egoismo e l’avidità che portano danni sostanziosi alla natura e alla bellezza del nostro pianeta.
Eppure nel 1988, insieme a Il Mio Vicino Totoro, una pellicola che manco a farlo apposta rispetta quasi tutti i canoni sopracitati al punto da essere diventato il simbolo ufficiale dell’ormai noto studio nipponico, lo Studio Ghibli dà alla luce Una Tomba Per Le Lucciole, film drammatico ambientato in una Kobe schiacciata dalla seconda guerra mondiale e affidato alla regia dell’allora debuttante Isao Takahata.
Una voce fuori dal coro delle animazioni ghibliane: tonalità tendenti al grigio ed estremamente cupe si sostituiscono a quelle vere e proprie esplosioni di colore a cui eravamo abituati. La storia non ha affatto il sapore che può fuoriuscire da un libro di fiabe, ma anzi è terribilmente vicina alla realtà. La critica all’uomo, alla cattiveria di cui egli può essere capace non si nasconde sotto metafore o simili. Essa colpisce lo spettatore con una violenza che abbatte lentamente ogni speranza, lasciando solo un senso di malinconia struggente.
Seita e Setsuko, due personaggi fanciulleschi, una caratteristica tipica dell’universo ghibliano, non hanno quasi più una natura da difendere, non incontrano creature incantate che possano aiutarli e non giungono a nessuna isola nel cielo a cui legare i loro sogni. Qui vengono trascinati in un destino ingiusto quanto inevitabile, in cui i due fratelli vengono spogliati della loro infanzia e della loro innocenza, violentati da un mondo senza pietà e che è disposto a sacrificare chiunque e a qualunque costo.
Le lucciole citate nel titolo, sono l’unico piccolissimo e metaforico spiraglio di luce in una Kobe devastata dalla guerra, dalla fame e dalla siccità.
Solitamente, quando si effettua un’inversione di tendenza, il risultato molte volte può essere poco soddisfacente. Lo Studio Ghibli ha sempre voluto trasmettere critiche e morali degne di riflessione nelle sue pellicole, mantenendo però un certo modo “colorato” di esporre i suoi temi. Qui quest’aspetto viene messo da parte per colpire maggiormente lo spettatore. La guerra è un orrore ed un dramma, pertanto come tale deve essere percepita da chi non l’ha vissuta.
Premio quindi appieno il lavoro di Takahata e compagnia. Una Tomba Per Le Lucciole è l’ennesima prova (non che ce ne fosse bisogno, spero) che l’animazione nipponica o comunque l’animazione in generale è perfettamente in grado di trattare temi di natura scomoda e dotati di grandissima maturità, senza essere ingiustamente relegati a prodotti esclusivamente destinati ai bambini. Una delle pellicole più crude e tristi dell’animazione.

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Quello che rimane / 23 Ottobre 2013 in Una tomba per le lucciole

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una tomba per le lucciole è l’eco di un boato silenzioso. Non quello duro, assordante, lasciato dalle bombe e dai missili sganciati per distruggere ogni cosa ; ma quello crudo, indifferente, che rimane quando tutto per un momento sembra finire, quando il rumore degli aeroplani appare lontano. Quell’eco che non ti restituisce nient’altro che terrore e angoscia per il futuro.
In questa crisalide di dolore, ambientata durante lo scoppio della seconda guerra mondiale, i due protagonisti ( Seita, giovane ragazzo, e Setsuko, la sua piccola sorellina) rimasti orfani, e lasciati in balia dei propri destini, trovano il coraggio di andare avanti, nonostante l’orrore che si consuma in quel periodo, e che lentamente li divora. Trovano, appunto, la forza di costruirsi un piccolo giaciglio di felicità, anche se in questo caso si tratta di una fredda caverna, riscaldata soltanto dal calore emanato dalle luci di tante piccole lucciole, e dall’indissolubile legame che li tiene uniti.
In questo piccolo capolavoro dello studio Ghibli , è da notare, oltre alla drammaticità dei contenuti, forse all’apparenza amplificata, ma tremendamente reale, la semplicità dei gesti, delle parole, quasi essenziali, ma che trovano proprio nella loro genuinità, una delicata e confortante certezza, quella che oltre il buio si può scorgere sempre una piccola luce.
Questa luce è pero destinata a spegnersi, e in questo epilogo lo spettatore si sente impotente, distrutto emotivamente dall’evolversi della vicenda.
Il momento in cui il regista, nonché sceneggiatore ed autore, Takahata evoca il dolce ricordo della piccola Setsuko, intenta a crearsi un mondo artificiale, decontestualizzato dall’ambiente in cui invece sopravvive, è qualcosa di assolutamente poetico.
Rimanere indifferenti a tutto ciò è impossibile, come impossibile è cancellarlo dal cuore.

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