2013

Si alza il vento

/ 20137.6253 voti
Si alza il vento
Si alza il vento

Da un manga di Miyazaki Hayao. Jirô immagina fin da bambino di progettare aeroplani e nei suoi sogni incontra perfino il proprio idolo, il conte Caproni, grande ingegnere italiano. Cresciuto, Jirô inizia a lavorare presso una grande ditta aeronautica.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 風立ちぬ
Attori principali: Hideaki AnnoMiori TakimotoHidetoshi NishijimaMasahiko NishimuraStephen AlpertMorio Kazama, Keiko Takeshita, Mirai Shida, Jun Kunimura, Shinobu Ōtake, Mansai Nomura, Kaichi Kaburagi, Maki Shinta, Mayu Iino
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura/Autore: Hayao Miyazaki
Colonna sonora: Joe Hisaishi
Produttore: Toshio Suzuki, Naoya Fujimaki, Ryoichi Fukuyama, Kôji Hoshino, Seiji Okuda
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Drammatico, Guerra, Fantasy, Famiglia, Animazione, Biografico
Durata: 126 minuti

Perchè piace così tanto?? / 25 Settembre 2018 in Si alza il vento

Ma che peso…. non me ne vogliate, ma… che peso!
tutte le volte mi impongo di non guardare più miyazaki visto che non mi piace, ma c’è sempre qualcuno che mi convince che “il prossimo è più bello”.
Boh.
L’animazione sarà pure bella, ma non si può ridurre tutto a questo. Il design dei personaggi è sempre quello, ormai è diventato segno identificativo.. è un bene o un male non discostarsene mai?
In ogni caso, la storia è lenta sebbene piena di sogni e susseguirsi di progetti di aeroplani e amore struggente… mi ero già stufata a vedere sogni (nota bene, SOGNI, non aeroplani.. forse l’unica cosa interessante del film) dopo 20 minuti.
Finale ovviamente reale, di certo non un lieto fine.
Mi ha lasciato soltanto l’amaro in bocca.
Stavolta basta davvero con miyazaki. Lo lascio a chi piace e a chi ha le capacità per capirlo e apprezzarlo. Evidentemente non è per tutti. Io non sono tra quelli.

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Sogni liquidi / 11 Giugno 2017 in Si alza il vento

(Riflessioni sparse)

Un film liquido, come i sogni del protagonista.
Lungo, dilatato, a suo modo angosciante, benché parli d’amore.
Credo che questa sua strana (non) forma derivi dal fatto che, all’atto della sua realizzazione, Miyazaki fosse convinto che si sarebbe trattato del suo ultimo lavoro. Ma, a differenza di quanto accaduto con Mononoke (altro titolo a cui legò un paventato addio dalle scene), dove la solidità narrativa e formale restavano evidenti, Kaze tachinu non sembra assolvere nessun obbligo specifico nei confronti del pubblico: piuttosto, sembra la pura soddisfazione dei desideri più profondi del regista e la rappresentazione di sentimenti che, probabilmente, egli ha vissuto personalmente.
Tra l’altro, non credo sia un caso che Jirô gli somigli particolarmente, dal punto di vista fisico.

La passione di Miyazaki per il volo e la tecnologia aeronautica è risaputa, quindi ha acchiappato al volo (oh oh oh) la possibilità di dedicare un altro film “onirico” (dopo Porco Rosso) a questo suo grande amore, dilatandolo fino allo spasimo, in qualità di intimo epitaffio artistico.

Si alza il vento è la solita ma ugualmente inaspettata gioia per gli occhi, ricchissima di strabilianti dettagli certosini, ma, per quel che mi riguarda, asseconda poco la mia voglia di magia e avventura, proprio per via della sua natura intimistica: guardare questo film significa sbirciare nel cuore di Miyazaki e, posto che non tutto, quindi, risulti lineare ma umorale, a non apprezzarlo pare di compiere un piccolo vilipendio.

Tra le cose più compiute, annovero la lunga sequenza del terremoto e dell’incendio di Tokyo: dopo lo tsunami di Ponyo, Miyazaki-san ha messo in scena con sconcertante bellezza un altro fenomeno naturale distruttivo tipico del Giappone. Come in quel caso, in cui era la piccola creatura marina a generare sconquasso in maniera inconsapevole, quasi per gioco, qui è la Terra a muoversi come se si trattasse di un gigante addormentato che si rivolta incosciente nel letto: in modo inquietante, i gemiti che accompagnano le scosse non sono effetti sonori “artificiali”, ma suoni vocali generati da una persona.
La stessa accortezza è stata adottata in altre parti del film: taluni rumori degli aerei, specie in fase di partenza, sono sbuffi e borbottii prodotti da persone, usati forse per sottolineare l’affezione per l’oggetto stesso, concepito come vivo e palpitante a dispetto della sua natura meccanica, nato dall’amore/dalla dedizione dei suoi indefessi progettisti.

Per la prima volta dopo Howl, Miyazaki concede ai suoi protagonisti adulti effusioni delicate, un elemento non troppo comune alla cultura nipponica che, pur non escludendo il romanticismo (anzi…), stenta per motivi “culturali” a mettere in scena effusioni che risultino naturalmente affettuose (generalmente, i poli entro cui si muove la rappresentazione amorosa giapponese va dal bacio/abbraccio urgente, appassionato e improvviso a un pressoché totale distacco fisico moderato da piccole carezze): Jirô e Naoko si baciano più volte, a beneficio del pubblico, ma quel che mi ha colpito di più, a sottolineare la “maturità” del film,è che, nel film, viene suggerita una celebrazione dei sensi altrimenti sconosciuta alla cinematografia di Miyazaki (la prima notte di nozze, benché provata, Naoko invita Jirô nel suo letto: la sequenza in cui scosta la trapunta del futon, mostrandosi al neo-marito vestita solo del pur ampio e morbido yukata, è il preludio a una notte d’amore da cui il sesso non è bandito).

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L’aeronautica non porta fortuna a Miyazaki / 2 Novembre 2015 in Si alza il vento

A mio parere, l’aeronautica non porta fortuna a Miyazaki. Dopo la parziale delusione di Porco rosso, un altro film che non mi sembra all’altezza della fama del maestro. La trama scorre monotona, senza il minimo guizzo, complice anche l’imperturbabilità davvero eccessiva del protagonista. Ci sono tratti in cui subentra la noia – e la durata non aiuta. La vicenda amorosa, che teoricamente avrebbe dovuto vivacizzare quello che altrimenti sarebbe rimasto un capitolo di storia dell’ingegneria, è di un patetismo ottocentesco piuttosto scontato. Dei problemi etici del film si è parlato a lungo. Non c’è infine quasi nulla della visionarietà che siamo abituati ad associare ai film di Miyazaki, a parte forse i sogni frequenti di Jiro. Restano solo gli effetti visuali, spesso originalissimi, a ricordare che questa è l’opera – l’ultima, purtroppo, a quanto pare – di un maestro. E sospetto che sia per omaggiare il ritiro del maestro che la critica si è mostrata un po’ troppo generosa nei confronti di Si alza il vento.

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. / 27 Settembre 2015 in Si alza il vento

Visto quanto si è parlato bene di questo film e si è urlato allo scandalo perché non ha vinto l’Oscar, mi aspettavo di più da questo film. Non dico che sia brutto, ma ci sono film di Miyazaki decisamente migliori di questo. A partire da Porco Rosso, che tratta lo stesso tema degli aerei.

8 Aprile 2015 in Si alza il vento

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ci sono film che serve del tempo per parlarne: Si alza il vento, uscito nel settembre 2014, per me è stato uno di quelli. Mi è servita una seconda visione, a distanza di mesi, per mettere insieme qualcosa di coerente.

Si alza il vento è la fine di un’epoca: è l’ultimo film del maestro Hayao Miyazaki, riconosciuto all’unanimità come il più grande regista d’animazione vivente e uno dei più influenti animatori della storia del cinema, e probabilmente terzultimo film dello Studio Ghibli. Non avendo trovato nuove leve in grado di mantenere lo standard qualitativo, pare proprio che lo studio smetterà di produrre nuovi film limitandosi alla distribuzione dei vecchi.
Ed è impossibile parlare di questo film senza tenere conto del fatto che si tratta di un’ultima opera, della chiusura di una carriera. Del fatto che Miyazaki è uscito di scena con – probabilmente – il più importante film di animazione moderno.
Si tratta di un film molto particolare: così come ci sono adattamenti di libri, questo è l’adattamento cinematografico di una vita. Non è una biografia, è troppo romanzato per esserlo, ma è prendere la vita di qualcuno e usarla per parlare di qualcosa: prendere l’essenza e trasmetterla.
Si alza il vento è la storia di Jiro Horikoshi, l’ingegnere aeronautico che creò il Mitsubishi A6M, meglio conosciuto come Zero. Meglio conosciuto come il più letale dei caccia usati durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che usarono a Pearl Harbor.
Ma il film non parla proprio di questo. Il film parla di sogni che vengono deviati e snaturati dalla realtà.
Cosa puoi fare quando sei un visionario, un inventore… e il periodo storico in cui sei nato è quello sbagliato? Quello che porterà il tuo sogno di progettare, di volare, a creare strumenti di morte? Senza poterci fare niente, perchè quello è ciò che vuole il committente, la tua nazione?
Quando vedi l’arretratezza del tuo paese, e il solo modo per raggiungere gli altri è nello sviluppo bellico?
È una domanda che il film pone, senza retorica e senza calcarci la mano, ma la risposta non viene data. La risposta è nella storia, ma sul perchè siamo noi a doverci ragionare: Jiro sceglie. Sceglie il mondo con le piramidi, per citare il film, perchè quello è il suo sogno e lui vuole creare splendidi aerei, e come loro non è responsabile dell’uso che ne viene fatto.
Si alza il vento parla della vita, in generale, come l’amore per Nahoko, la ragazza incontrata appena adolescente durante il terribile terremoto del 1923 e poi anni dopo. È lei a portare la frase che sarà ricorrente per tutto il film: “Si alza il vento, bisogna tentare di vivere”, versi francesi che imho influiscono sulla colonna sonora che sembra francese.
Nahoko è il vento: fresca e potente. Ma malata, tanto… eppure non sembra la foglia destinata ad essere strappata dal ramo, ma la folata di vento che ti scompiglia e poi scompare. Lei che non piange, se non da sola. Lei che vuole vivere come le altre, ma solo finchè avrà una qualità di vita accettabile, per non farsi vedere morente dall’amato. Lei che vive letteralmente alla giornata.

Ma può un film di Miyazaki concentrarsi solo sulla cruda realtà? Certo che no, ed ecco quindi le conversazioni tra Jiro e il conte Caproni, tutte nel piano dei sogni che forse è vero e forse no, sugli ideali, sui desideri, sul realizzare i propri sogni e il prezzo da pagare.
E in effetti il film per tutta la durata oscilla tra la realtà e il modo in cui Jiro vede il mondo: progetti che si animano, aerei di cui vediamo i componenti, aspetti della vita comune che portano ispirazione… e Jiro, sempre a metà tra le sue idee e il qui.
Insomma, questo è un film molto complesso, che mi sono servite due visioni per apprezzarlo del tutto. Ma perchè due?
Beh, è che questo non è un classico film della Ghibli: anche l’altra pellicola più realistica e cruda (lo splendido Una tomba per le lucciole) seguiva il classico ritmo delle storie. Inizio, problema, picco, soluzione, fine.
Questo, invece, racconta una vita quindi il ritmo resta più o meno costante per tutta la durata del film: morale della favola, al cinema ho passato tre quarti di film ad aspettare che cominciasse la trama prima di rendermi conto che quella era la trama e che avrei dovuto – semplicemente – godermi il viaggio. La seconda volta, sapendo a cosa andavo incontro, mi sono perdutamente innamorata: le chiavi di lettura, gli innumerevoli piani della narrazione, la citazione a Porco Rosso… l’unico appunto che posso fare è la poca chiarezza temporale: ci sono salti di svariati anni, ma non te lo dicono mai.

Adesso non posso fare altro che dire per quale motivo questo è il film d’animazione più importante del mondo, e perchè – con buona pace di Frozen e dei suoi fan – che non abbia vinto l’Oscar è una delle prove che all’Academy spesso non capiscono un ciufolo.
Tanto per cominciare è disegnato a mano. Tutto. Per il suo ultimo film il Maestro non ha usato la CG in niente, tornando alle origini.
Questo potrebbe essere l’ultimo grande film d’animazione fatto nel modo in cui l’animazione è stata concepita, ed è l’ultimo grande film del più grande regista d’animazione al mondo. Solo per questo, secondo me, meritava il premio a tavolino.
Ma soprattutto questo film sdogana l’animazione come sottocategoria: guardando Si alza il vento non si ha l’impressione di guardare un film animato perchè si sta guardando un film. Che solo per caso è un cartone. Ed è questo a renderlo uno dei più grandi ed ambiziosi film d’animazione mai creati: la nomination Miglior Film d’Animazione gli sta stretta perchè potrebbe essere candidato a Miglior Film punto.
Più la faccenda che se fosse stato girato con attori in carne ed ossa sarebbero serviti un sacco di effetti speciali, di computer graphic, di green screen… ma così vede la luce nella forma più semplice e “pura” dell’animazione.
L’ultimo film di Miyazaki è un capolavoro.

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