Perché è inutile confrontare “Bridgerton” e “Downton Abbey”?

Il conronto fra la serie tv Netflix 'Bridgerton' e il telefilm 'Downton Abbey' sembra inevitabile. Ma, fidatevi, è inutile: vi spieghiamo perché.

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Perché è inutile confrontare “Bridgerton” e “Downton Abbey”?

Il period drama “Bridgerton” è la nuova serie tv Netflix di successo

Disponibile sul catalogo Netflix Italia dal 25 dicembre, la prima stagione della nuova serie tv BRIDGERTON è il contenuto più visto su Netflix, in questo momento.
La serie in tv in costume prodotta dalla Shondaland di Shonda Rhimes (GREY’S ANATOMY, 2005-) e creata da Chris Van Dusen (SCANDAL, 2012-2018) è tratta dai romanzi che compongono la Saga dei Bridgerton pubblicati dalla scrittrice statunitense Julia Quinn, a partire dal 2000, e ambientati in Inghilterra, agli inizi del XIX secolo. In Italia, gli 8 libri dei Bridgerton sono editi da Mondadori.
C’è chi ha definito BRIDGERTON una specie di ibrido in cui GOSSIP GIRL incontra DOWNTON ABBEY. Oppure, come un romanzo di Jane Austen in cui sono inclusi personaggi con la pelle nera.
BRIDGERTON non è certo la prima serie tv storica a essere stata prodotta negli ultimi anni. Ma a cosa è dovuto il suo successo istantaneo? Ed è corretto paragonarla a un altro famoso telefilm in costume di ambientazione inglese come DOWNTON ABBEY?
Occhio agli spoiler!

Di cosa parla “Bridgerton”?

La prima stagione di BRIDGERTON, composta da 8 episodi, è un adattamento di Il duca e io, il primo romanzo della saga letteraria di successo mondiale scritta dalla Quinn.
La storia di BRIDGERTON si svolge in Inghilterra, negli anni della cosiddetta Età della Reggenza (Regency Era, in lingua inglese), intorno al 1813. Per intenderci, il periodo storico è lo stesso che fa da sfondo ai migliori romanzi di Jane Austen. Anche il contesto è simile a quello dei libri della famosa scrittrice inglese.
Come quelli della Austen, i personaggi di BRIDGERTON si muovono in una società complessa, organizzata secondo una gerarchia rigida e inamovibile. Ma, dietro una sfavillante facciata dominata da etichetta e buone maniere, l’alta società britannica dei primi anni dell’Ottocento nasconde intrighi machiavellici costruiti per assicurarsi l’ambito prestigio sociale, anche a costo di scatenare indicibili scandali.

  • Bridgerton
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    Trama e personaggi principali di “Bridgerton”

    La trama di BRIDGERTON prende il via con il debutto in società di Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor), la figlia maggiore della potente famiglia inglese. La ragazza, che sogna il vero amore, è in età da marito e la regina Charlotte, moglie di re Giorgio III, la sceglie come “diamante della stagione” (cioè, come protagonista femminile del periodo in cui si combinano i matrimoni). Presto, però, Daphne si rende conto di quanto sia competitivo il mercato matrimoniale inglese in cui si è affacciata.
    Il ribelle Simon Arthur Henry Fitzranulph Basset (Regé-Jean Page) è il nuovo duca di Hastings. Il suo è uno dei titoli nobiliari più antichi e prestigiosi d’Inghilterra. In virtù della sua posizione, il duca di Hastings è uno scapolo molto ambito e le madri delle giovani debuttanti inglesi farebbero carte false, per accasare con lui le proprie figlie.
    Mentre il fratello maggiore di Daphne, Anthony Bridgerton (Jonathan Bailey), è intento a scegliere i possibili corteggiatori ufficiali della sorella, la ragazza viene coinvolta in uno scandalo ordito dalla misteriosa Lady Whistledown (nella versione originale, la sua voce è quella di Julie Andrews), una sorta di gossip girl ante litteram, e, intanto, conosce il duca di Hastings. Tra i due, che pure ostentano inconciliabilità reciproca, scocca la proverbiale scintilla.

“Bridgerton” e “Downton Abbey” si somigliano?

cast bridgerton fratelli gruppo

Foto di gruppo per i Fratelli Bridgerton.

Ancora prima della pubblicazione di BRIDGERTON su Netflix, la nuova serie tv 2020 della famosa piattaforma streaming è stata paragonata a DOWNTON ABBEY (2010-2015), uno dei maggiori successi della tv britannica degli ultimi 10 anni.
Ma lo diciamo subito: DOWNTON ABBEY e BRIDGERTON sono serie tv decisamente diverse. Il che è un fattore positivo, no?
BRIDGERTON non imita DOWNTON ABBEY e questo è sicuramente uno dei punti a suo favore.
Se pure i due telefilm sono sovrapponibili per via del genere, le loro storie si svolgono in secoli diversi e in mondi completamente impermeabili l’uno all’altro.
Allora, perché c’è chi afferma che BRIDGERTON e DOWNTON ABBEY si somigliano?
Entrambi sono period drama, cioè telefilm in costume, e sono ambientati nell’alta società del Regno Unito, anche se in epoche diverse. Come accennavamo, BRIDGERTON si svolge nel primo ventennio del XIX secolo. Invece, la trama di DOWNTON ABBEY prende il via nel 1912, poco dopo la fine dall’Età Edoardiana (1901-1910).
Nelle due produzioni tv, la protagonista è una famiglia benestante (là, l’aristocratica famiglia Crawley; qui, i nobili Bridgerton). In tutti e due i casi, le figlie delle due famiglie sono divise tra il desiderio di vivere un amore romantico e l’obbligo di sottostare alla prassi dei matrimoni combinati in virtù di interessi sociali ed economici.
Ma, al di là della presenza di questi punti di contatto, il confronto tra BRIDGERTON e DOWNTON ABBEY è abbastanza improprio.

“Bridgerton” è una serie tv storicamente accurata?

Fin dal primo trailer di BRIDGERTON, distribuito ai primi di novembre 2020, è emerso un elemento non comune nelle rappresentazioni letterarie, televisive e cinematografiche dell’Inghilterra Regency, vittoriana ed edoardiana.
Ci riferiamo alla presenza nelle fila dell’alta società britannica dell’Ottocento di personaggi dalla pelle scura e/o di etnia diversa da quella che, tra il XIX e il XX secolo, veniva definita caucasica.
Si tratta di una inaccuratezza storica, o questo dettaglio di non poco conto nell’economia complessiva della serie tv è da considerarsi attendibile?

Black People tra i membri dell’aristocrazia britannica del XIX secolo: vero o falso?

daphne simon ballo

Daphne e Simon.

Nei romanzi originali della saga dei Bridgerton, non ci sono persone con la pelle nera. Nella serie tv, invece sono ben presenti nella storyline e non sono state relegate a ruoli secondari. Basti pensare al fondamentale personaggio del duca di Hastings dalla pelle nera intepretato dall’attore Regé-Jean Page, britannico con cittadinanza dello Zimbabwe.
Uno dei tratti distintivi delle serie tv prodotte da Shonda Rhimes è il cast multirazziale. Nei telefilm Shondaland, i protagonisti sono avvocati, dottori e professionisti di tutte le etnie.
Addirittura, in BRIDGERTON, le persone con la pelle nera sono membri dell’aristocrazia britannica del XIX secolo. Ovvero, di quella stessa classe sociale che prosperava grazie allo sfruttamento degli schiavi e delle colonie imperiali.
La rappresentazione di una nobiltà britannica che accetta che individui di origine extraeuropea siano in grado di occupare posizioni di rilievo nella scala gerarchica sociale è storicamente inaccurata. Ma è una imprecisione storica concepita di proposito.

Colonialismo, schiavismo e razzismo nella storia dell’Impero Britannico

A partire dall’inizio del XVII secolo, il Regno Unito era considerato una potenza coloniale, con dominion, colonie, protettorati, mandati e territori governati o amministrati in tutti i continenti. Tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVIII secolo, la Gran Bretagna costituiva il più grande Impero della Storia e mantenne  lo status di potenza globale almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. Perciò, la presenza di persone non bianche, provenienti da Africa, Asia, America Settentrionale e Oceania, in tutti i segmenti della società inglese era una cosa meno rara di quel che si può credere. Eppure, non se ne ha quasi traccia in romanzi o film famosi ambientati nella Gran Bretagna di epoca georgiana (1714-1830).

dev patel david copperfield cappello

Dev Patel nel film ‘La vita straordinaria di David Copperfield’ [Photo Credit: Film 4].

Ecco perché, per esempio, il film LA VITA STRAORDINARIA DI DAVID COPPERFIELD (The Personal History of David Copperfield, 2019) di Armando Iannucci, recente adattamento cinematografico del noto romanzo di Charles Dickens, che ha per protagonista l’attore britannico di origine indiana Dev Patel, ha suscitato qualche perplessità. Avreste mai immaginato che Dickens potesse raccontare di un David Copperfield con la pelle scura? Eppure, Dickens non specifica mai il colore della pelle di David Copperfield.
Al contrario, la scrittrice di romanzi storici rosa Vanessa Riley, documenta l’esistenza di individui di pelle scura negli alti ranghi della società e nella nobiltà europea, anche ben prima del XIX secolo. Tra di loro, per esempio, la Riley annovera Alessandro De’ Medici, detto il Moro (1510-1527), Duca di Penne e primo Duca di Firenze, figlio di una serva dalla pelle nera e del Cardinale Giulio de’ Medici (futuro Papa Clemente VII). E non dimentichiamo che, William Shakespeare, ispirandosi alle Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, affidava al moro Otello il comando dell’esercito veneziano a Cipro.

La condizione delle persone di colore nel Regno Unito in epoca georgiana

In qualità di superpotenza coloniale, per molto tempo, il Regno Unito ha approfittato della propria supremazia, per schiavizzare le popolazioni dei territori in cui esercitava il proprio controllo.
Per esempio, è ampiamente documentato l’arrivo di oltre 2000 schiavi, neri e meticci, nel porto di Portsmouth, nell’ottobre 1796.
Nelle zone rurali della Gran Bretagna, la presenza di persone provenienti dalle colonie era abbastanza rara, mentre era più comune sulle coste meridionali, in prossimità dei porti, come quello di Londra.
Gli schiavi e i servi salariati formavano la parte più consistente dei lavoratori neri britannici. Un servo dall’aspetto esotico, per esempio un giovane paggio o un’ancella, era visto come uno status symbol utile ad adornare le case delle famiglie più benestanti.
Ma esistevano anche delle eccezioni.

Emancipazione degli ex schiavi britannici

gugu mbatha raw la ragazza del dipinto poster

Gugu Mbatha-Raw nel film ‘La ragazza del dipinto’ [Photo Credit: Pinewood Studios].

Progressivamente e non senza grande fatica, le persone originarie delle colonie britanniche riuscirono ad affrancarsi dalle loro condizioni servili.
Talvolta con il supporto dei loro ex padroni, molti di loro riuscirono a emanciparsi e a vivere in maniera indipendente, affermandosi nella società del tempo. Tra di loro, vengono ricordati diversi ex schiavi africani: l’abolizionista, letterato e compositore Ignatius Sancho (1729-1780) di Westminster, il commerciante di carbone e proprietario immobiliare Cesar Picton (1755-1836) di Kingston-upon-Thames e George Africanus (1763-1834) di Nottingham, che si occupava del registro della servitù in città.
Di schiavitù e razzismo nella società del Regno Unito negli anni del colonialismo britannico, per esempio, parla il film LA RAGAZZA DEL DIPINTO (Belle, 2013) di Amma Asante, ispirato alla vera storia di Dido Elizabeth Belle Lindsay (Gugu Mbatha-Raw).
Figlia naturale del capitano della Marina britannica Sir John Lindsay e di una donna nera, Dido Belle nacque nella seconda metà del Settecento nei Caraibi. Portata dal padre in Gran Bretagna, Dido venne cresciuta come un’aristocratica inglese. Nonostante questo e benché Dido Belle fosse particolarmente ricca, il colore della sua pelle e le sue origini non le permettevano di essere considerata alla stregua delle altre gentildonne britanniche.

  • Downton Abbey
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    Il concetto di etnia, cultura e orientamento sessuale in “Downton Abbey”

    DOWNTON ABBEY, per esempio, ha offerto una versione whitewashed, cioè con soli personaggi di pelle bianca, dell’Inghilterra dell’inizio del XX secolo.
    Nel 2013, in occasione dell’annuncio dell’inserimento nel cast del primo attore di pelle scura (il britannico Gary Karr, chiamato a interpretare il musicista Jack Ross), uno dei produttori esecutivi del telefilm, Gareth Neame, dichiarò: “Diverse persone si sono domandate: ‘Perché [in DOWNTON ABBEY] non c’è più diversità?’ Affronteremmo l’argomento, se corrispondesse a quanto accadeva. Ma, nel 1920, il Regno Unito non era un Paese multiculturale”.
    Nella famosa serie tv, emergono temi come etnia e cultura, genere e orientamento sessuale, ma non ne viene offerta un’analisi particolarmente approfondita. Calati nel contesto sociale e politico degli anni Dieci e Venti del Novecento, molti personaggi di DOWNTON ABBEY possono essere considerati dei progressisti. Ma, nella nota serie tv, le posizioni avanguardiste e di integrazione sono perlopiù elementi narrativi, quasi dettagli d’ambiente.
    Su questo stesso terreno, BRIDGERTON dimostra di essere un period drama molto diverso da DOWNTON ABBEY.

“Bridgerton” è una ucronia che nasce da una serie di teorie sulla regina Charlotte

famiglia featherington giardino rinfresco penelope

Le ‘Featherington Girls’.

Per quanto rievochi un preciso periodo storico, ricostruendone riccamente usi e costumi, BRIDGERTON è un racconto ucronico, che stravolge con la fantasia un contesto sociale ben documentato dalle fonti scritte e iconografiche. Al contrario, DOWNTON ABBEY si attiene con maggiore fedeltà al momento storico scelto per la propria messinscena, senza modificare l’andamento comprovato degli eventi.
Il gioco narrativo emerge chiaramente nel quarto episodio di BRIDGERTON, quando Lady Danbury (Adjoa Andoh) parla con il duca di Hastings, suo figlioccio: “Guardate la nostra regina. Guardate il nostro re. Guardate il loro matrimonio. Guardate tutto quello che significa per noi, come ci permette di cambiare. Eravamo due società separate, divise per colore [della pelle], finché un re si innamorò di una di noi. L’amore, Vostra Grazia, vince tutto.
In sostanza, il Regno Unito del XIX secolo descritto in BRIDGERTON è fittizio. In questo mondo alternativo, qualsiasi persona di pelle nera, ha pari diritti e dignità rispetto ai bianchi, tanto da permettere che al trono britannico salga una regina nera, Charlotte (Golda Rosheuvel).
A dir la verità, a partire dagli anni Quaranta del Novecento, proprio sulle origini della regina Charlotte (1744-1818) si è sviluppata una nutrita congerie di teorie che attribuisce alla sovrana britannica, di nascita tedesca, ascendenze africane o nere.
In un’intervista a ScreenRant, il creatore di BRIDGERTON, Van Dusen ha rivelato di essere rimasto affascinato dal mistero nato intorno alle origini della regina: “C’era questo dettaglio affascinante (…): l’idea che [Charlotte] fosse davvero la prima regina d’Inghilterra di razza mista e che avesse origini africane. Molti storici sostengono che ci siano delle prove a riguardo (…). Perciò, mi sono chiesto: che aspetto avrebbe avuto e cosa avrebbe potuto fare?”.
In una dichiarazione riportata dal magazine oprahmag.com, sempre Van Dusen ha detto che questa nuova serie tv: “è una rappresentazione del mondo in cui viviamo oggi. Secondo Van Dusen, la serie tv Netflix non deve essere considerata un period drama canonico, ma come la versione moderna di un dramma storico in cui è entrata in gioco la fantasia.

Le principali critiche contro “Bridgerton”

Questa precisa scelta narrativa, simile a quella fatta da Sofia Coppola per il film MARIE ANTOINETTE (2006), che inseriva elementi contemporanei nella Versailles del XVIII secolo, investe molti aspetti della serie, compresa una colonna sonora che, oltre a brani originali composti da Kris Bowers, include cover strumentali di canzoni pop contemporanee, da Ariana Grande a Billie Eilish. Ma ha trovato sia consensi che critiche.
In particolare, soprattutto negli Stati Uniti, alcuni detrattori del telefilm Netflix fanno notare che è così difficile immaginare BIPOC (Black, Indigenous and People Of Colour) realmente ascoltati nel 2020, in pieno movimento Black Lives Matter, che risulta davvero complicato dare credito a una società utopistica come quella descritta in BRIDGERTON.
Nonostante le sue premesse multiculturali, inoltre, tolto il personaggio di Simon, al telefilm viene rimproverata la mancanza di protagonisti neri ben delineati e il coraggio di osare di più e con maggiore realismo sul tema delle relazioni interraziali e dell’identità culturale.
Soprattutto per via di questi motivi, le voci critiche nei confronti della serie tv suggeriscono che, più o meno volontariamente, BRIDGERTON sia stata concepita per accontentare più un pubblico bianco che un’audience nera.

Argomenti scabrosi: come sono stati affrontati in “Downton Abbey” e “Bridgerton”?

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Il cast di ‘Downton Abbey 3’ [Photo Credit: ITV/PBS].

Nonostante le critiche, però, BRIDGERTON può essere considerato un successo televisivo del 2020 che, in pochi giorni, ha appassionato spettatori di tutto il mondo. Oltre all’ambientazione “fantastica” e al contesto romantico che trova molti consensi soprattutto tra i fan delle serie tv Shondaland, qual è il punto di forza di BRIDGERTON?
Pur affrontando argomenti scabrosi come scandali e sessualità, DOWNTON ABBEY ha aggirato i temi più scottanti, mantenendoli in superficie, senza mostrarli in maniera troppo esplicita. In questo modo, la serie tv ha mantenuto anche il rating PG, cioè la possibilità di non essere vietata ai minori.
Al contrario, BRIDGERTON è molto meno pudica e, per via delle numerose scene hot, è una serie tv vietata ai minori di 14 anni.
Per esempio, i giovani protagonisti della serie tv Netflix tentano di comprendere cosa sia realmente il sesso, con le stesse difficoltà dei loro coetanei del XXI secolo che non faticano a ritrovarsi nei comportamenti, anche goffi, dei vari personaggi.
Ma, a proposito di sesso, la serie Netflix ha compiuto un passo falso che le ha attirato le critiche di una parte del pubblico che, soprattutto sui social, ha espresso il proprio disappunto.

Lo stupro in “Bridgerton” e “Downton Abbey”

Riprendendo un passaggio contenuto nel libro Il duca e io della saga dei Bridgerton, nell’episodio 6 della serie tv, Daphne costringe Simon ad avere con lei un rapporto sessuale completo. Proseguendo la messinscena, BRIDGERTON quasi sorvola sul fatto, semplificando quella che, a tutti gli effetti, è una violenza sessuale.
Assodato che il confronto fra le due serie tv è inutile, comunque, ci è venuto in mente che anche in DOWNTON ABBEY è stato affrontato il delicato argomento dello stupro. Nel terzo episodio della quarta stagione della serie tv, Anna Smith (Joanne Froggatt) subisce violenza e ne resta traumatizzata fino a considerarsi responsabile di ciò che è successo. Nella serie, diversi personaggi, tra cui Mr. Bates (Brendan Coyle), si prendono cura di Anna, assicurandole che quello che è accaduto non è dipeso da lei. Niente male, per una storia ambientata negli anni Venti del Novecento.

Fonti consultate

English Heritage.
OprahMag.com.
refinery29.
vocalcontext.

[Photo Credit: Shondaland/Netflix].

1 commento

  1. Giorgio Nesossi / 31 Gennaio 2021

    Sinceramente alcune affermazioni dell’articolo sono risibili “Dickens non specifica mai il colore della pelle di David Copperfield”; se è per questo Dickens non specifica nemmeno che David ha una testa sola e non due, o che quando se ne va in giro cammina sui piedi e non sulle mani. Dickens semplicemente tralascia ciò che è ovvio, perché è evidente che nell’Inghilterra di metà Ottocento se David fosse stato di origine indiana ben diverse sarebbero state le sue avventure.

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