27 Recensioni su

Hugo Cabret

/ 20117.3742 voti

Un maestro del cinema che omaggia un altro maestro del cinema / 7 Settembre 2018 in Hugo Cabret

Hugo Cabret è un intenso omaggio a George Méliès ed al cinema degli albori, attraverso una storia fiabesca e commovente.
Qualcosa di diverso dal solito cinema di Scorsese, che però, anche stavolta, fa centro.
A me non frega nulla dei pionieri del cinema, o almeno non me ne fregava nulla prima di vedere questo film, che invece mi ha coinvolto molto, anche perché dà allo spettatore qualcosa di più, che una semplice e sterile celebrazione.
Visivamente ed esteticamente è bellissimo ed immersivo.
La trama è semplice ed è incentrata sui “buoni sentimenti” tipici dei film per ragazzi, ma con equilibrio e senso della misura, senza sfociare nel melenso.
Insomma, l’ennesimo grande film di Scorsese.

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Affascinante…. 7 / 2 Marzo 2017 in Hugo Cabret

Finalmente l’ho visto! Un film che parla di cinema, di tempo, di vita, d’amore.
Scorsese elabora un film fuori dal suo genere e confeziona una favola per grandi e piccini.
Da non perdere, davvero fiabesco e poetico…
7.

Bellissimo / 18 Agosto 2016 in Hugo Cabret

Avendo già letto il libro mi sono un po’ rovinato la sorpresa di scoprire man mano i segreti che giravano attorno al macchinario, ma sono riuscito comunque ad apprezzare tantissimo questo film. Il cast, la fotografia, la colonna sonora, tutto meraviglioso. Una poesia!

Il grande cinema / 16 Agosto 2015 in Hugo Cabret

Hugo Cabret è il primo film che ho visto di Scorsese. Visto al cinema devo dire che è meraviglioso, e credo che in 3d sia ancora più vivo e spettacolare.
Forse è il primo film che ho guardato con un occhio più critico e attento. Ma nonostante il mio atteggiamento superbo sono solo riuscita a dare un giudizio del tutto infantile.
E’ semplicemente meraviglioso. Profondo, intrigante, commovente, ironico.
Non so cosa altro dire. E’ come una scatola cinese. Meliès che guarda il primo film della storia e ne rimane così affascinato da esserne legato per sempre. E Hugo guarda il missile che vola nell’occhio della luna né rimane legato per sempre. E’ come se dietro a tutto ciò ci fosse l’occhio di Scorsese, e al film o ai numerosi film che lo hanno legato al cinema. E’ come se questo film portasse con sé la speranza di affascinare a sua volta.
Perché non c’è niente di più puro del desiderio di portare un po’ di stupore. Di sostenere un’illusione. E quegli orologi che Hugo si rifiuta di lasciar fermare, forse lasciano intravedere una ricerca per la continua lotta contro l’indifferenza che intacca la bellezza del cinema. Non posso non amare questo film perché mi ha insegnato ad amare il cinema.
E’ come se il mondo che è stato lasciato a Hugo fosse rotto, come se ogni personaggio avesse qualcosa fuori posto, qualcosa che andava aggiustato. E lui ci riesce, lui che era piccolo come me riesce a cambiare ciò che lo circonda. SI rifiuta di essere qualcosa di rotto, qualcosa in più.
Trovo che tutto ciò sia semplicemente meraviglioso.

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Bella fiaba sull’origine del cinema / 13 Novembre 2013 in Hugo Cabret

Tutto ben fatto dalla scenografia, alla regia ed agli attori.

Un ottimo tributo. / 5 Settembre 2013 in Hugo Cabret

In quest’epoca in cui gran parte dei film che ci propinano sono volti a “stupire” a farci distaccare per qualche ora dalla realtà , penso che Hugo Cabret si collochi a metà strada dalla oramai nota storiella che ci racconta il cinema e un’originale ed emozionante modo di far approcciare chi ancora ne è lontano dal grande cinema delle origini. Per chi porta con sè il bagaglio di film che bisognerebbe conoscere per apprezzare fino e in fondo quest’opera , è impossibile non emozionarsi e non sorridere quando si riconoscono le innumerevoli citazioni che in rari casi vengono utilizzate in modo corretto. Credo che Hugo Cabret sia uno di quei film che ti faccia pensare , che ti sproni ad informarti e che riesca ad emozionarti .Il motivo per cui la verità sia abbastanza storpiata dipende probabilmente dal fatto che gli amanti del cinema non sono i soli che pagano il biglietto per vedere il film e che gli spettatori da che mondo e mondo vogliono “il grande colpo di scena” .

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6 Marzo 2013 in Hugo Cabret

bellissima fotografia e bravi attori. Ma detto questo, il film mi ha deluso abbastanza… il libro era molto bello, ma le aggiunte di storie d’amori e cambiamenti di trama ingiustificati l’hanno appiattito. Non è un brutto film e forse se non avessi libro avrebbe ottenuto un voto superiore… Secondo me hanno rovinato anche qualche personaggio…

18 Febbraio 2013 in Hugo Cabret

Convenzionale e ruffiana fatica ultima di Scorsese, un pot-pourri che maldestramente tenta di convincere tutti, ma che non convince nessuno, troppo lezioso per ammaliare i palati più fini e troppo prevedibile per divertire il grande pubblico, pur concedendo qualche momento di discreto fascino. Anche il più navigato degli illusionisti inciampa al cospetto dell’Accademy.

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14 Febbraio 2013 in Hugo Cabret

Fotografia meravigliosa ma la trama del film non è niente di che mi aspettavo molto molto di più.

6 Febbraio 2013 in Hugo Cabret

Un bell’omaggio al mondo del cinema con la riscoperta di Georges Melies e dei suoi film. Un pò intricata la prima parte, con l’ingresso in scena di Hugo Cabret di cui però si sa poco o niente; poi il film diventa molto interessante e avvincente con il passare dei minuti. L’amicizia tra due ragazzi orfani, Hugo (un bravissimo Asa Butterfield, già visto in “Il bambino con il pigiama a righe”) e Isabelle (la brava Chloe Grace Moretz, vista in Kick-ass ma anche altri film) con sullo sfondo varie storie d’amore. Si va dal tormentatore di Hugo, il poliziotto ferroviario Sacha Baron Cohen (in un personaggio quasi comico) innamorato della fioraia; al giornalaio con la signora con il cane e poi papà George (un bravo Ben Kingsley, abbastanza indisponente all’inizio) e mama Jeanne. L’automa è fantastico nei suoi meccanismi e nelle sue espressioni; Jude Law appare come il padre di Hugo.
Un buon film dai toni leggeri; sarei curioso di poterlo rivedere in 3d, in qualche scena deve essere fantastico.

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27 Gennaio 2013 in Hugo Cabret

Sono entrata in sala senza aspettative. Sapevo già che il libro da cui è tratto il film non è la solita roba alla Scorsese, tutt’altro semmai, un libro e un film per famiglie.
Detto questo , Scorsese fa il suo lavoro, ma manca la scintilla. Il comparto tecnico è eccellente ( la candidatura alla scenografia a Dante Ferretti è meritata), il 3D non è la solita presa per i fondelli ( anche se odio l’effetto che ha sui colori della pellicola) e gli attori fanno un buon lavoro. Pecca un po’ la sceneggiatura, nei dialoghi sempliciotti e nella storia pretestuosa. Se fosse stata concentrata di più su George Melies mi sarebbe piaciuto molto di più, perchè l’invenzione del cinema fantastico e degli effetti speciali è davvero sorprendente.

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13 Gennaio 2013 in Hugo Cabret

Scorsese si rinnova avventurandosi in una dolce favola retrò-fantasy per omaggiare il grande cineasta Georges Méliès, pionere della tecnica cinematografrica, ottenendo un film piacevole e ricco di gusto, capace di immergerci nella magia del cinema di ieri e di oggi.

17 Dicembre 2012 in Hugo Cabret

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non ci posso far niente, a me Scorsese piace abbestia, e ancora mi martello i coglioni per non essere andato al cinema a vedere Gangs of New York, per cui ho preso e sono andato a vedermi questo nuovo film di cui sapevo poco niente, addirittura in 3D, in prima fila con lo schermo enorme. Sbavavavavavav.
Dunque. Dico subito sia che io alla fine piangevo come un vitello, sia che il mio giudizio non era affatto obiettivo, in quanto ero ormai stato travolto dalla montante ondata cinefila.
Hugo Cabret è un orfano che vive da solo nella stazione ferroviaria di Parigi, di famiglia orologiaia, e infatti si occupa di far funzionare tutti gli orologi. E cerca di far funzionare un automa. Per cui gli servono degli ingranaggi, che ruba da un vendigiocattoli vecchio e triste. Altre storie varie e serie e meno, e personaggi buffi, popolano la stazione.
Per farla breve e non raccontar la storia, il vendigiocattoli è Georges Melies, praticamente il padre degli effetti speciali cinematografici ai primissimi nel 900, e il film si trasforma da semplice americanata a una vera e propria lezione di storia del cinema come il pubblico dei blockbusters americani non ne aveva mai avute prima. Tutto, ci mostra tutto Scorsese, tanto Melies, i Lumiere, Buster Keaton, Cabiria, non lo so, qualsiasi cosa, nemmeno mi vengono in mente. E lì io ho collassato, mi spiace ma non potevo rimanere insensibile a tutto ciò, è una specie di inno incantato alla settima arte, venite e meravigliatevi, con dentro del didascalismo che passa senza nemmeno accorgersene. E per fortuna che passa!
O forse lo era per me, che sapevo di che si parlava, e non lo sarebbe per chi non ha mai dato un esame di storia del cinema, non lo so, mi ha confuso, mi sono perso tra i fui del vapore della stazione, gli ingranaggi degli orologi e delle macchine (anche da presa) e le luci dei proiettori:) non lo so se sia stato bello, per me è stato bellissimo. Da notare che ci sono anche Ben “Gandhi” Kingsley, Chloe “Kickass” Moretz e pure Sacha “Borat” Baron Cohen a dettare la linea comica del film. Da notare anche che esci da lì ed è quasi come se avessi dato Cinema 1 all’università *_* my gosh.

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Senza infamia e senza lode… / 17 Settembre 2012 in Hugo Cabret

Tanto declamato, tanto pubblicizzato, tanto… tanto… tanto… ma a me è rimasto molto poco. Come prima cosa Hugo è l’ennesimo orfano di genitori che deve affrontare la sua storia da solo e per fortuna, e non sempre accade, riesce a trovare la felicità in qualche modo (e prima Spiderman, poi Batman, Harry Potter e ora Hugo Cabret… ma una storia dove il bambino/a ha i genitori separati MA VIVI??? Potrei far vedere ai miei figli “Kramer contro Kramer” ma forse non sono ancora pronti… troppo piccoli…).
Il film?
Non prende mai quota, rimane sempre molto noioso anche quando entra nel mondo cinematografico è sempre lento e mai uno spicco di nota. Non che ormai ci debbano essere solo effetti speciali ma è proprio la storia che annoia.
Bello? Certo che no…
Brutto? Neanche…
Rimane in quel limbo che t’invoglia a vederlo fino alla fine ma che poi una volta terminato chiudi il capitolo e buonanotte.
Sarebbe ingiudicabile.
La sufficienza è molto risicata e generosa, molto generosa.

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La macchina dei sogni / 4 Settembre 2012 in Hugo Cabret

Bel lavoro, nonostante un certo mio pregiudizio (infondato) di paradisneyata. C’è Scorsese dietro, e si vede!
Un atto d’amore verso il cinema degli albori, per quel George Méliès che ha regalato al mondo la capacità di sognare guardando uno schermo.
Sacha Baron Cohen riesce quasi a rovinare l’incanto fiabesco, sono allergico a quell’uomo, ma Ben Kingsley è da applausi.

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14 Agosto 2012 in Hugo Cabret

Bello, soprattutto la scenografia e la fotografia.

I miei occhi hanno rischiato l’orgasmo. / 10 Agosto 2012 in Hugo Cabret

Film molto strano,sopratutto per la firma di Scorsese,ma storia godibile,cast fantastico,fotografia da applaudire per tutta la durata del film. Buonissima anche la regia,il piano sequenza iniziale è forse tra i migliori che io abbia mai visto.
è un 7 e mezzo,volendo.

28 Maggio 2012 in Hugo Cabret

Candidato alla bellezza di undici premi oscar (e, d’altronde, da Scorzese non ci si poteva aspettare nulla di diverso) questo film ha subito attirato la mia attenzione, appena visto il trailer: sembrava il giusto misto di avventura e mistero capace di farmi venire i brividi.
E così, appena è stato reso possibile dalla febbre incessante che non ci lasciava pace, siamo corsi a vederlo.

Cosa dire?
Mi aspettavo una cosa davvero diversa.
Sia chiaro, non sono rimasta delusa e il film mi è piaciuto veramente tanto… ma non era quello che mi aspettavo.
Forse complice delle recensioni che lo catalogavano come un fantasy, mi ero immaginata un film incentrato sulla vita del bambino che si vede nel trailer e del suo automa, capace di compiere mirabolanti prodigi.
Beh, nulla di più sbagliato!
In realtà, sia bambino che automa sono più che altro un contorto alla storia, incentrata sulla vita del regista cinematografico Georges Méliès, quasi una biografia (e una filmografia) più che un’avventura vera e propria.

Come ho detto, comunque, nonostante questa “sorpresa” il film non mi ha minimamente delusa, anzi!
Le undici nomination all’oscar sono una più meritata dell’altra, in particolare quelle alla fotografia: non mi era mai capitato, infatti, di vedere una realizzazione 3D così accurata e costante, soprattutto in un film con attori veri. Certo, questo ha anche i suoi lati negativi, visto che due ore di 3D senza sosta appesantiscono molto gli occhi, ma credo che ne sia valsa davvero la pena!

Secondo me, però, ci sono molti punti che vengono lasciati in sospeso, rispetto alla graphic novel da cui è tratto… non voglio nemmeno immaginare i tagli che sono stati fatti per cercare di non esagerare con la durata!!
In ogni caso, un film da vedere secondo me!

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Che bella fiaba / 28 Marzo 2012 in Hugo Cabret

Ho scoperto dopo aver visto il film che Georges Méliès è esistito davvero. Mi ha sorpreso molto, come scoprire un fondo di verità in una bella favola hollywoodiana.

11 Marzo 2012 in Hugo Cabret

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Avrei giurato che fosse un film costruito a tavolino, invece scopro che è basato su un libro e che il libro a sua volta si ispira a un regista realmente esistito (conoscevo il cortometraggio del razzo sulla luna, ma non andavo oltre quello).
Il film è prevedibile (ci sono le coppie adorabili per essere adorabili, i cattivi che in realtà non sono cattivi, i dialoghi non sempre brillanti e il mistero poi non così misterioso) e lento (scene immense solo per inserire inquadrature su inquadrature di scenografie ricoperte di effetti speciali — quasi ironico in un film nostalgico di un’epoca in cui si faceva tutto manualmente —, musiche fin troppo presenti e quel sapore steampunk che va tanto di moda adesso, cosicché tutto è ingranaggi e vapore anche se non sembra abbiano sempre un’utilità).
La trama ha qualche buco qua e là (mi viene in mente l’appassionato di cinema che spunta alle spalle dei bambini proprio mentre leggevano il suo libro e nessuno che batte ciglio) e dei momenti what the fuck (come i doppi sogni, a che pro?). C’è da chiedersi quale fosse l’intento dell’autore del libro: voleva solo omaggiare George Méliès con una cornice molto flebile? O doveva arrivarmi qualcos’altro? Alla fin fine più che la storia di Hugo — che all’inizio era orfano e triste e alla fine viene adottato ed è felice — è la storia di George — che non-si-capisce-bene-come prima ripudiava il cinema perché i suoi film avevano perso successo e poi improvvisamente ritorna sui suoi passi ed è pronto a spargere ovunque amore e buoni sentimenti.
Insomma, fin qui mah, ma in fondo ho dato sette stelline e così schifo non mi ha fatto. Chiudendo un occhio è un film carino adatto per le famiglie — il che significa che se non hai meno di dieci anni o non sei il genitore di un bambino devi mettere da parte lo spirito critico per saperlo apprezzare.
Gli attori, poi, sono fantastici, e nonostante abbia parlato di film costruito a tavolino i personaggi (gli orfani, i finti cattivi e le coppie) riescono davvero a essere adorabili.

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4 Marzo 2012 in Hugo Cabret

La magia degli albori del cinema viene qui celebrata con intento sincero, ma non ripagato da un trasporto che, per i miei gusti, è troppo artefatto.

La rigidità che pervade il film è fortemente sottolineata dalla lentezza e dalla superficialità dei dialoghi, dalla sovrabbondanza di personaggi e di situazioni di contorno abbastanza inutili, da un’evidente artificiosità della ricostruzione (benché le scenografie di Ferretti siano, di per sé, una gioia per gli occhi, dettagliate fino all’inverosimile).

La storia ha poco nerbo e suggerisce più volte promesse che poi non mantiene, senza far mai deflagrare davvero il fascino del sogno cinematografico.
Il 3D è qui abbastanza utile, ma non indispensabile. In maniera poco coerente, a parer mio, un racconto -un racconto, lo sottolineo- sull’incanto del cinema non dovrebbe appoggiarsi in maniera così spudorata ad un artificio estetico tanto totalizzante.

E’ curioso che l’ambientazione, tra Belle Époque e anni Venti del Novecento, sia la stessa di Midnight in Paris, altro rivale nella corsa agli Oscar che riecheggia i sapori perduti di una specie di Età dell’Oro.

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La magia e l’attrazione / 1 Marzo 2012 in Hugo Cabret

La sufficienza è doverosa, perchè non si può negare un 6 politico a un film che omaggia il poliedrico genio artistico di Méliès. Ma questa è l’unica ragione: la nostalgia per un mondo magico, condensato in pochi tableaux, ora soppiantato da un montaggio frenetico che raramente riesce a raccontarci qualcosa di nuovo, nonostante i potenti mezzi. Perché il cinema è magia, ci insegna Méliès, ma soprattutto attrazione; e se gli effetti speciali e il 3D possono forse, in parte, sopperire all’ingegno del prestigiatore, pittore, regista, attore, inventore e poeta dell’immagine Méliès, all’assenza di attrazione difficilmente possono porre rimedio.
Indubbiamente affascinante il sogno nel sogno nella realtà di Hugo, dove l’incombere del treno sembra così reale da farci dimenticare l’artificio cinematografico, giustificando chi di fronte al treno dei Lumiere o allo sguardo e alla pistola di Porter rabbrividiva per davvero. Ottima interpretazione di Ben Kingsley, con quegli occhietti psicotici e visionari.

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Scorsese non è proprio la mia passione, una volta di più / 26 Febbraio 2012 in Hugo Cabret

Se non fosse per qualche passaggio nostalgico sugli albori del cinema (ma malgrado tutta la passione del caso, darei il mio sostegno a quei padri dell’analisi e dello studio della psiche che dovessero rivoltarsi nella tomba nel sentir dire che “i sogni vengono da qui”!)…

se non fosse per la seduzione romantica e senza antidoti a cui vado soggetta in caso di stazioni ferroviarie, vecchi treni a vapore, orologi – meglio se giganti, meccanismi, rotelle, incastri e per una discreta indole ad “aggiustare ciò che è rotto”…

se non fosse per un vago ricordo (ma vago… va beh, però c’è) della ricostruzione di Parigi, come quella di New York ai tempi delle Gang (malgrado il 3D – sigh 🙁 che disgrazia tutti quei troppo evidenti “teatrini finti”, anche se sospetto che, visto Méliès, fosse decisamente voluto)
se non fosse per qualche buona trovata (il poliziotto, canidi vari, folla che non si vede nemmeno nelle stazioni cinesi, corse mirabolanti con prospettive più che azzardate, e giù di lì)…

ecco, allora, boccerei questo film senza mezzi termini.

Perché:
– la storia è inconsistente. Un mero espediente per dire qualcosa che a un certo punto si presenta lì e bisognava mettergli un inizio e una fine… ma che c’entra il ragazzino, la vicenda in odore dickensiano, ecc., con la rievocazione degli albori cinematografici?

– e questo “Frodo 2”, occhioni azzurri-capelli neri-faccia bianca a luna troppo perfetta pressoché sempre identica?

– e questa “Ermione 2” con il “solito” stupido ma performante compagno di avventure quasi-harry?

– se poi mi soffermo a riflettere sulla questione “guarda come ti inganno con i trailer” (tendenza che da qualche tempo è troppo diffusa per i miei gusti) nel qual caso mi si attorciglia lo stomaco e mi arrabbio davvero: povero bistrattato spettatore, dato totalmente in pasto al movie-biz, e chissenefrega se si aspetta film, esperienza, significato, magari facciamo anche arte, va’… e non promesse da marinaio (ops, che scema, da illusionista, no Martin?)

– e poi, sarà che i fortunati – una volta tanto – siamo noi, con una città chiamata Torino a un tiro di schioppo in cui andare a visitare uno splendido, creativo, innovativo, godibilissimo, suggestivo e per di più completo Museo del Cinema, in cui ogni passo della nascita di questa meravigliosa invenzione è così ben testimoniato…

Insomma, Martin, ti perdono perché mi hai ricostruito l’incidente ferroviario del 1895 a Montparnasse il cui poster campeggiava sui muri della mia stanza di giovane studentessa (il doppio incubo di Hugo è un bel passaggio), ma non credi che si possa fare un po’ di più e soprattutto un po’ meglio?

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Nostalgia canaglia / 17 Febbraio 2012 in Hugo Cabret

Film ultra nostalgico per i bei tempi andati dove il cinema era passione, impegno, voglia e fantasia, e non solo un’enormità di effetti speciali costosissimi con una storia scopiazzata di qua e di là (vero “Avatar”?). Molto gradevoli i due piccoli protagonisti, Butterfield e Moretz (splendida Hit-Girl nella piccola perla “Kick-Ass”). Per quanto riguarda gli adulti Ben Kingsley dolente e burbero, Baron Cohen con una comicità molto fisica alla Buster Keaton e brevi (gradite) apparizioni di Jude Law e Christopher Lee. Splendida la ricostruzione della Gare de Lyon di un ottimo Dante Ferretti, carino il tema sonoro del film.

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Elogiare il passato è sempre un passo sicuro / 14 Febbraio 2012 in Hugo Cabret

Forse questo gusto retrò così ostentato potrà appassionare e mandare in visibilio un animo romantico come il mio, ma sicuramente qualcuno storcerà il naso davanti a manifestazioni di questo genere.
Ma pensateci, un film così non dà forse a tutti uno spunto per un tuffo nel passato che altrimenti mai si sognerebbe?
Le cose belle sono per tutti.
E’ splendido trovare una parte di se stessi in ciò che si vede, in ciò che è stato concepito da altri. Non è un entusiasmo contagioso?
Lasciando da parte i difetti che inevitabilmente sono evidenti, non credo vada giudicato come un film che pretende di essere un capolavoro, ma piuttosto come qualcosa che rievochi il passato, a cui siamo tanto attaccati.

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Croissant in 3d / 12 Febbraio 2012 in Hugo Cabret

La visione di questo film è una vera gioia per gli occhi e, per una volta, il 3d ne esalta la bellezza.
Riuscito l’omaggio al cinema visionario e pionieristico di Méliès.
Ma, forse, quello che manca è una sceneggiatura convincente: i personaggi sono piatti, monocordi (alcuni assolutamente inutili, solo di contorno). La storia non decolla mai e solo dopo poche ore non ti rimane niente, tranne qualche bella immagine o la voglia di bere un caffè o sbocconcellare un croissant alla Gare du Nord.

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11 Febbraio 2012 in Hugo Cabret

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

cosa mi è piaciuto e cosa no del film: della storia dell’orfano zero, poco interessante, molto ovvia, insomma è un canovaccio che serve solo a tutto il resto, serve ad aprire le mille anime del film; dell’inizio tutto, lì capisci che il vecchio Martin dica a squarciagola che la tecnica è nulla in mano a chiunque, tipo Cameron guarda e impara. Perchè il 3d (io non sono esperta, ne ho visti pochi data l’inutilità della cosa in sè per la maggior parte delle volte) qui è strardinariamnete sensato, perchè se ti inoltri dentro l’affollato ambiente della stazione a serpentina fino a incastrare Hugo ecco che davvero sei dentro alla stazione. E’ ancora un film nostalgico e siccome ha incassato tante nomination all’oscar come the Artists e gli oscar dicono comunque qualcosa (nel bene e nel male) sulla contemporaneità pensiamo al fatto che guardiamo indietro ammirando un passato bellissimo.
Scorsese è un nostalgico innamorato del cinema e ne schiude la scatola magica, il cinema è magia (anche Nolan aveva utilizzato la stessa chiave di lettura), è lo strumento che potenzia l’arte del prestigiatore, il suo premio è lo stupore del pubblico; il cinema è ripetizione, io tutte quelle giornate uguali alla stazione le ho amate, il cinefilo guarda e riguarda sempre gli stessi film, la vita quindi si ripete sempre (senza contare che il cinema è ripetizione anche dietro la macchina da presa, quanti ciak si devono fare per avere quello giusto?); il cinema è eternità, ecco dunque incastrarsi il discorso del tempo (che si innesta sulla nostalgia), dentro la pellicola il tempo si ferma, si dilata, accelera, il cinema organizza il tempo come un demiurgo che crea letteralmente la dimensione temporale; il cinema è sogno, è la possibilità di sospendere la vita vera e vederne un’altra, è sogno dentro un sogno, perchè Scorsese non si ferma all’ovvio, anche la vita reale è sogno in una certa prospettiva, quanti risvegli ha Hugo? Almeno uno di troppo, forse uno di meno: il cinema è finzione in senso lato, perfetta, ma finta. Tutto ciò è quindi bellissimo e il film non è mai banale, sai che il giocattolaio sarà centrale nel film, che è lui il demiurgo (regista) perchè il suo occhio è la misura del tempo; sai che si scontrerà con Hugo perchè lui è dentro la macchina che misura il tempo, è lui che governa i meccanismi del palcoscenico/stazione. In fondo la storia del piccolo Hugo è la storia di un tecnico che incrociando la fantasia della narrazione (la ragazzina lettrice e il libraio) deve impossessarsi dei segreti dell’illusione (all’inizio guarda stupito i giochi di melies e cerca di impararli, alla fine intrattien eil pubblico giocando con le stesse carte).
SE c’è un discorso nostalgia questo è anche molto grande, ricomprende tutto il fare umano, perchè racconta di come si aggiustano le cose, di come le avventure ( e la consocenza) siano legate alla materialità dei libri, di come l’estasi dell’infanzia e dell’adolescenza possa forgiare le persone (tutti raccontano emozioni avute da ragazzi, dal padre di Hugo a Tabard, allo stesso Melies, a Gustav).
E’ vero che abbiamo atteso il treno, io sono andata a vedere il treno, è come andare a visitare le fonti di un fiume e Scorsese non delude, il treno c’è, in originale e quindi piatto, c’è in forma onirica e che cambia la trama del primo film, c’è nella vita vera (oops raccontata nel film): i piani si mescolano all’infinito e con solo questa sequenza manipolata abbiamo tre storie diverse e molti personaggi/attori.
Piccola notazione per l’omaggio alla lanterna magica e agli albori del movimento: il taccuino segreto è già custode del senso del cinema con il movimento dell’automa disegnato, i fogli di melies che volano per aria sono l’idea fantastica del movimento anche perchè contengono scene di film veri.

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