I Magnifici 7 – I migliori film di Truffaut ispirati ad opere di narrativa.

La prima mini-classifica di Nientepopcorn.it è dedicata ai film di Truffaut ispirati a romanzi e racconti. Sette pellicole tratte da libri biografici, di fantascienza e gialli amati da uno dei padri della Nouvelle Vague, grande lettore.

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Trent’anni fa, il 21 ottobre 1984 se ne andava François Truffaut, cineasta francese tra i padri fondatori della Nouvelle Vague.
In occasione dell’anniversario della sua scomparsa, inauguriamo la rubrica I magnifici 7 di Nientepopcorn.it, le micro-classifiche a tema di NP.
In questo frangente, intendiamo ricordare François Truffaut proponendovi i migliori sette film della sua ricca filmografia basati sull’adattamento di romanzi e racconti.

TRUFFAUT: L’UOMO CHE AMAVA I LIBRI

Il rapporto tra Truffaut e la letteratura è sempre stato particolarmente stretto: anche quando le sue pellicole non erano tratte direttamente da opere di narrativa, egli, grande ed appassionato lettore, non rimaneva insensibile al fascino della parola scritta.
Basti pensare al film biografico ADELE H., UNA STORIA D’AMORE (1975), ispirato ai diari di Adéle, figlia primogenita dello scrittore parigino Victor Hugo, autore de I MISERABILI, e a IL RAGAZZO SELVAGGIO (1970), messinscena delle memorie del medico e pedagogista Jean M.C.Itard vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo, relative all’educazione di un bambino cresciuto in solitudine nei boschi francesi dell’Alvernia.
La nostra classifica è stata redatta considerando la media voti stabilita in base alle valutazioni dei nostri utenti: i “posti” disponibili erano solo sette e qualche titolo è stato, ahimé, sacrificato. Come si suol dire, à la guerre comme à la guerre!
Siete pronti a scoprire i primi Magnifici 7 di Nientepopcorn.it? Allora, via!

  • 7. LA MIA DROGA SI CHIAMA JULIE (1969)

    Ispirato a VERTIGINE SENZA FINE, un romanzo di Cornell Woolrich firmato con lo pseudonimo di William Irish e pubblicato nel 1947 sulla rivista Detective Novel, LA MIA DROGA SI CHIAMA JULIE viene considerato tra i titoli minori della filmografia di Truffaut: ebbe poco successo di critica e pubblico, benché il cineasta avesse desiderato fortemente realizzarlo.
    Truffaut dovette discutere a lungo con i produttori per assegnare il ruolo dei protagonisti a Catherine Deneuve e Jean-Paul Belmondo. Gli attori proposti dalla produzione, infatti, erano Brigitte Bardot per il ruolo femminile e Alan Bates o Alain Delon per quello maschile. Ma “io mi ero preso una cotta per Jean-Paul“, scrisse Truffaut all’amico e critico cinematografico Gilles Jacob, nell’autunno del ’69.

  • Le due inglesi
    7.1/10 28 voti

    6. LE DUE INGLESI (1971)

    Henri-Pierre Roché fu uno degli autori letterari più amati da François Truffaut che dalle sue opere, misconosciute mentre lo scrittore era in vita, trasse due lungometraggi, portando improvvisamente in auge gli scritti dell’autore, nato a Parigi nel 1879.
    LE DUE INGLESI, in particolare, si ispira a LE DUE INGLESI E IL CONTINENTE, pubblicato nel 1956.

  • Tirate sul pianista
    7.1/10 40 voti

    5. TIRATE SUL PIANISTA (1960)

    Il film che ha per protagonista Charles Aznavour è l’adattamento di un testo di David Goodis intitolato SPARATE SUL PIANISTA e dato alle stampe nel 1956.
    Goodis, scrittore statunitense noto per i suoi romanzi gialli, è stato tra le più prolifiche fonti letterarie per i noir cinematografici: tra i vari adattamenti dei suoi lavori, ricordiamo in particolare LA FUGA (1947), con la coppia Bogart-Bacall.

  • Finalmente domenica!
    7.3/10 35 voti

    4. FINALMENTE DOMENICA! (1983)

    FINALMENTE DOMENICA!,l’ultimo film realizzato da François Truffaut, è tratto dall’omonimo romanzo di Charles Williams, altro scrittore statunitense specializzato in romanzi polizieschi.
    Anche l’atmosfera generale della pellicola, fotografata in splendido b/n da Néstor Almendros, richiama certi prodotti cinematografici d’Oltreoceano, in particolare i frizzanti noir della gloriosa Hollywood degli anni Quaranta tanto amati da Truffaut.

  • La sposa in nero
    7.5/10 36 voti

    3. LA SPOSA IN NERO (1968)

    Anche se sotto pseudonimo (il solito Irish), Cornell Woolrich ricorre più volte nella filmografia di François Truffaut: il romanzo omonimo da cui trasse LA SPOSA IN NERO, il suo settimo lungometraggio, venne pubblicato nel 1940 su Detective Book Magazine, una rivista pulp americana, e fornì alcuni spunti anche per la sceneggiatura di KILL BILL di Quentin Tarantino.
    Dopo JULES E JIM, Truffaut voleva realizzare un altro film con Jeanne Moreau e, durante l’estate del 1964, iniziò a pensare seriamente ad un adattamento del romanzo di Woolrich, uno “di quei libri che conosce[va] da sempre”, sottratto alla madre e letto di nascosto nel periodo immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

  • Fahrenheit 451
    7.7/10 234 voti

    2. FAHRENHEIT 451 (1966)

    Il primo lungometraggio a colori di François Truffaut, FAHRENHEIT 451, girato nei dintorni di Londra, è l’adattamento dell’omonimo romanzo di fantascienza di Ray Bradbury ambientato in un futuro distopico.
    Truffaut acquistò i costosi diritti del libro nel 1960 e richiese la collaborazione dello stesso Bradbury per redigere la sceneggiatura, ma lo scrittore si rifiutò: il recente adattamento teatrale del testo l’aveva “spossato” e temette di non fare un buon lavoro.
    La lavorazione alla sceneggiatura richiese molto tempo, i fondi necessari per la produzione del film sforarono il preventivo iniziale e anche la scelta del cast si rivelò difficile: il protagonista maschile, infine interpretato da Oskar Werner, fu in ballottaggio tra Belmondo, Aznavour, Paul Newman, Montgomery Clift, Kirk Douglas, Peter O’Toole e Terence Stamp che, all’inizio del ’65, alla vigilia delle riprese, diede forfait.

  • Jules e Jim
    7.9/10 209 voti

    1. JULES E JIM (1961)

    JULES E JIM, uno dei film universalmente più amati di François Truffaut, è tratto da un altro romanzo, omonimo, di Henri-Pierre Roché, fortemente autobiografico.
    Truffaut ha raccontato in più occasioni di aver trovato casualmente il romanzo omonimo in mezzo ad una montagna di volumi in una libreria di Parigi, nel 1955: incuriosito dal fatto che fosse il romanzo d’esordio di un uomo di oltre settant’anni, lo acquistò e lo lesse. Gli sembrò l’esempio perfetto di ciò che, un giorno, avrebbe voluto portare al cinema.
    Entusiasta, ne scrisse una recensione e Roché la lesse: lo scrittore contattò il regista e, accomunati dall’amore per per la scrittura, i due iniziarono un proficuo rapporto epistolare, divenendo amici.
    Roché morì il 9 aprile 1959, senza potersi dedicare alla stesura dei dialoghi del film, come aveva promesso al giovane François. Uno dei due attori protagonisti, Henri Serre, impressionò Truffaut proprio per la sua somiglianza con l’amico Roché.
    “Ho voluto fare un film sovversivo, ma impregnato di una dolcezza assoluta“, dichiarò Truffaut.

[Fonti: Le Berre, Carole, François Truffaut al lavoro, ed. Rizzoli, 2005]

CATEGORIE: I Magnifici 7

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