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Recensione su The Social Network

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il senso, sociale, dell’esistere / 1 marzo 2011 in The Social Network

Il dialogo iniziale è il film, per come è costruito (i due ad un certo punto hanno una sfasatura temporale come nelle chat, nei forum etc), per quello che contiene. Lui brucia per emergere da un anonimato che non sopporta, la sua ricerca di esclusività denota invidia, soprattutto per l’amico, l’unico, ma centra il punto in questione: che le conoscenze e le relazioni siano il senso del succcesso e dell’affermazione sociale. Lei gli consiglia di potenziare il meglio di sè, la sua abilità informatica, cosa che lui farà, lei gli dice di puntare non all’esclusività, ma all’inclusività (il club più facile da raggiungere, appunto), cosa che lui applicherà all’ennesima potenza. In più in quei minuti iniziali si delinea l’ambiente sociale, classismo, sessismo (lei in quanto donna potrebbe conoscere solo tramite lui certe persone, d’altronde solo se la da’, in quanto donna, esiste socialmente).

Più che Welles,anche se la struttura è un po’ quella (un puzzle che ricorda a ritroso con tutti che esprimono il loro punto di vista), mi sembra un’idea in piccolo del Petroliere, per la solitudine del protagonista (è l’unico che non ha famiglia), per la ferocia ferina del raggiungimento del successo, per il deserto sociale che si porta dietro, ma, essendo una storia ancorata a un dato biografico molto chiaro e leggibile, è anche una piccola storia, senza la potenza della metafora che gli altri film citati hanno (e soprattutto per mancanza di potenza visiva)

Mi è piaciuto, soprattutto la prima parte, la seconda, a Palo Alto per intenderci, mi è sembrata più debole, più approssimativa. E’ un film in cui primeggia la scrittura, la regia si nasconde, ma gli intrecci dei protagonisti che raccontano gli altri in un gioco di sentito dire, di riportato rende bene il senso della verità intangibile nell’era digitale, in cui tutto è rumore e chiacchiericcio, anche se, a volte, molto potente.

Mark è quasi un novello pinocchio che trova il suo Lucignolo e perde il suo grillo parlante: Parker è tentatore, ma ha la “visione”, ossia coglie il senso delle cose in grande; Eduardo è ingenuo, ma saggio, portatore dell’unica salda relazione di Mark, ma paga l’incapacità di vedere la novità finanziaria dell’economia contemporanea, Eduardo vede poco lontano. Non mancano ovviamente i due mondi economici che si scontrano, quello del denaro semiaristocratico che è stato non meno violento, ma ha coltivato sue regole (i gemelli) e quello nuovo che non conosce ancora suoi principi guida (uno poi lo avrà, la rispettabilità, anche se apparente, il buon nome)

Più che un film su Fb, come già detto, un film sulla sociologia economica del rinnovato sogno americano, qui non è importante una idea veramente innovativa (insomma lui l’ha proprio rubata), ma la capacità di applicarla rispondendo ai bisogni dei suoi utilizzatori (Mark aggiunge pezzi di fb ascoltando i suoi compagni). In verità il 50% di fb toccherebbe alla ragazza dell’inizio e non per aver causato tutto nella famosa serata di ubriachezza, ma per aver colto il significato di fb ossia l’inclusività totale.

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