L'isola dei cani

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L'isola dei cani

Giappone. Atari è un ragazzo di 12 anni alla ricerca di Spots, il suo fedele cane, finito su un'isola piena di rifiuti e abitata da altri cani esiliati laggiù perché hanno contratto una malattia contagiosa.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Isle of Dogs
Attori principali: Bryan CranstonKoyu RankinEdward NortonBob BalabanBill MurrayJeff Goldblum, Kunichi Nomura, Akira Takayama, Greta Gerwig, Ken Watanabe, Frances McDormand, Fisher Stevens, Nijiro Murakami, Harvey Keitel, Liev Schreiber, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Akira Ito, F. Murray Abraham, Courtney B. Vance, Yoko Ono, Mari Natsuki, Yojiro Noda, Frank Wood, Roman Coppola, Anjelica Huston, Kara Hayward, Satoshi Yamazaki, Gen Ueda, Ryuhei Matsuda, Jun Takahashi, Edward Bursch, Luli Shioi, Erica Dorn, Chinami Narikawa, Chris Benz, Alex Orman, J. Wurster, Jake Ryan, Takayuki Yamada, Kozue Akimoto, Shota Matsuda, Kiyotaka Mizukoshi, Elaiza Ikeda, Ryuhei Nakadai, Shin Mononobe, Ikunosuke, Taichi Kodama, Karin Okoso
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura/Autore: Wes Anderson
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Tristan Oliver
Produttore: Scott Rudin, Wes Anderson, Henning Molfenter, Charlie Woebcken, Jeremy Dawson, Steven M. Rales, Eli Bush, Christoph Fisser
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Commedia, Animazione
Durata: 101 minuti

L’Isola dei Cani / 13 Ottobre 2019 in L'isola dei cani

Non ci ho capito nulla a una prima visione, ma ora ho un urgente bisogno di adottare un cane pelo corto bianco a chiazze nere.

Piccola poesia…. / 5 Gennaio 2019 in L'isola dei cani

Eeeh… non c’è niente da fare: Anderson ci azzecca sempre!
Detto da un amanti di cani, potrebbe sembrare un’opinione di parte ma non credo lo sia, perché questa pellicola d’animazione trasuda poesia.
La storia, già molto bella di per sè, da spunto a molte riflessioni e le ambientazioni in questo stile nipponico rendono tutto migliore!
Toccante e commovente, un bel 7,5!

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Il migliore amico dell’uomo? / 2 Agosto 2018 in L'isola dei cani

Si sa che Anderson sa emozionare al punto da far pensare all’infinito lo spettatore, ma questa volta ci è riuscito in modo estremo. Il cane è il miglior amico dell’uomo, metafora filmica dettata da un’opera di avventura. Il senso è quello dell’intera pellicola: non denigrare coloro che sono determinati “diversi”. Il film nel complesso tratta tematiche/problematiche attuali. Da guardare assolutamente con interesse!

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STOP MOTION 2 per Wes… / 21 Maggio 2018 in L'isola dei cani

OPERAZIONE RIUSCITA!!!
Il secondo STOP MOTION di Wes Anderson è andata benissimo.
Una storia molto bella con la solita animazione già usata per FANTASTIC MR. FOX e decisamente riuscita.
Se dovessi scegliere tra i due sicuramente il primo lo preferisco ma di certo questo L’ISOLA DEI CANI al cinema è meraviglioso.
La deportazione dei cani come male estremo… Mi ricorda qualche cosa di estremamente tragico nella storia dell’umanità… Bah… Chissà se ci può stare qualche analogia.
Da far vedere anche ai più piccoli. Un’animazione diversa che può solo aiutare a far capire le varie diversità d’arte.
Bello!!!
Ad maiora!

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Wes Anderson il giapponese / 11 Maggio 2018 in L'isola dei cani

Wes Anderson fa un’incursione nella cultura giapponese, mostrando esplicitamente al pubblico quanto le tradizioni estetiche e narrative del Sol Levante siano radicate in lui e nella sua cinematografia. Qui come mai prima d’ora, forse, i tipici paradossi wesandersoniani, le situazioni estreme e surreali, il piacere per la composizione geometrica, la compostezza formale unita a un’ipertrofica sovrabbondanza di dettagli (e di dialoghi verbosi!) mostrano quanto, più o meno consciamente, il regista texano abbia subito nel tempo l’influenza della cultura nipponica e, ora, sia in grado di fornirne una personale versione.

In questo film, emerge l’amore contraddittorio di giapponesi e Anderson per la contaminazione (di tempi, di stili, di tradizioni, di elementi folkloristici e massmediali).
In sostanza, L’isola dei cani propone argomenti già trattati dal regista, però li pone all’interno di una nuova cornice estetica e (a)temporale. Come da tradizione, sono la separazione, l’incomprensione, la fuga, l’avventura e la risoluzione/il ricongiungimento. Dal punto di vista narrativo, di inedito rispetto al passato, c’è la proposizione di argomenti legati contemporaneamente alla storia e all’attualità. L’esilio e l’isolamento dei cani richiama altri episodi di segregazione realmente avvenuti o in corso nella società umana.
La sublimazione della tesi in un contesto animale e animato alleggerisce la drammaticità dell’argomento e, allo stesso tempo, consente in qualche modo di astrarre la violenza (fisica ed emotiva) presente nel film.

Ho ravvisato un elemento comune a mio avviso molto interessante con il precedente lungometraggio animato di Anderson, Fantastic Mr. Fox. Lì Mr. Fox e qui il cane Chief dicono chiaramente: “(Faccio quel che faccio, perché) sono un animale” (Mr. Fox, in realtà, rincara la dose specificando di essere un animale selvatico). Al di là dell’aspetto elegante (suo e delle sue opere), la natura animalesca e l’istinto ferino sembrano elementi imprescindibili della filosofia di vita di Wes Anderson, o, perlomeno, l’autore ne è quantomai affascinato e interessato. Dopotutto, i suoi personaggi sono perennemente in fuga, alla ricerca di se stessi e di una natura personale dimenticata, smarrita in mezzo alle imposizioni dettate dalla famiglia e dalla società. Tutto questo, però, si affida a un paradosso di natura artistica davvero imbarazzante: pupazzi (e attori/doppiatori) soggiaciono alla volontà del creatore/artefice e non fanno altro che raccontare quello che aggrada a lui, in una rappresentazione parziale (seppur positiva e nobile) della realtà/fantasia.

In sostanza, il film non mi ha colpito dal punto di vista del racconto, davvero sempre simile a se stesso. In particolare, a dispetto di lacrime diffuse a profusione dai personaggi, cosa che non ricordo in altri lavori di Anderson, ho trovato confermata l’asetticità della rappresentazione dei sentimenti. Non che questi non siano presenti, anzi. Si parla di affetto, amicizia, sacrificio in nome dei suddetti. Ma, come di consuetudine, Anderson ha un modo appassionato eppure impacciato di metterli in scena, risultando schematico, rigido.

Certamente, sono rimasta estremamente impressionata dalla resa tecnica del lungometraggio. Dire che l’animazione in stop motion di questo lavoro è sopraffina non è solo banale, ma superfluo. A un certo punto, durante la proiezione, mi sono trovata assurdamente a pensare che i pupazzi in scena fossero dotati di vita propria, tanto i loro movimenti e la capacità di diventare familiari in uno schioccare di dita fosse fluido e naturale.
La qualità generale della messinscena (e, quindi, la maestria registica di Anderson a cui si abbinano artigiani sopraffini, Desplat compreso, senza offesa) è incredibile e travalica qualsiasi metro di giudizio.

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