Recensione su Il Petroliere

/ 20077.7277 voti

15 marzo 2011

Dio, famiglia, denaro. E vince il denaro, sempre che se ne sia mai avuto un dubbio.
Plainview ha sete di potere e denaro e in ambito pionieristico fa di tutto per averli. Senza problemi. E’ una storia di solitudine in cui i simboli sono evidenti e ampiamente mostrati, un inizio folgorante in cui c’è un uomo ed un fucile, il dna americano, le persone che arriveranno dopo quindi sono solo strumentali a quella solitudine e alla costruzione del suo potere.

La famiglia: la famiglia è un mezzo, Plainview se la crea perchè gli serve e come il petrolio gli regalerà un figlio a causa di un incidente, questi glielo toglierà sempre per un incidente. La famiglia viene subito reintegrata con il fratello, ma, come il figlio, è un falso parente, il problema è che la sostituzione non è operata da Pleinview stesso, che non può convivere con i diversi da sè e non trova chi ha in se stesso quella rabbia, quel disprezzo, quell’invidia, quell’egoismo che egli possiede e coltiva. (fratello e figlio sono speculari)
La famiglia Sunday: arcaica, mistica, un cuore di malessere, è qui che si origina la storia, due fratelli uguali, gemelli e così diversi da generare per interposta persona un fratricidio.

La religione: c’è l’ateo/laico Plainview che fiuta il potere religioso e non lo tollera, non ama competitori. E’ bellissima la richiesta da parte di Eli della benedizione al pozzo di petrolio e poi la benedizione imposta dallo stesso Plainview che regala la ribalta alla sorella minore del pastore. Qui Eli è già pienamente l’antagonista (chiede un palcoscenico per se stesso), anch’egli egocentrico, affamato di potere, subdolo, teatrale, bugiardo (come Plainview che non mantiene mai la parola, religione e denaro mentono alla stessa maniera).

Il denaro: denaro e potere, che sono una costruzione di identità, sono la religione di Plainview, si piega a tutto, all’umiliazione grottesca di fronte ad Eli, alla conversione falsa, all’allontanamento del figlio, alla sfida contro i potentati economici dell’epoca, qui è la mistica americana dell’uomo solo che sfida tutto e vince con le sue sole forze.
Ma il potere e il denaro sono anche il demone di Eli che abiura, ovviamente, per averli e la religione è anche per lui solo un mezzo, anzi il mezzo per il suo posto al sole.

E’ un gran film, bellissima la prima parte,grande fotografia, grande uso delle inquadrature, movimenti di macchina davvero belli, mi cade nel finale, soprattutto per aver poco sviluppato il rapporto con il figlio, della cui diversità si accenna a parole, della cui lotta con il padre si sa a cose fatte.

3 commenti

  1. Stefania / 15 marzo 2011

    Condivido tutto tutto tutto.
    Anche la caduta di tono del finale che mi deluse un po’.
    Nel complesso, però, un film potentissimo, sia dal punto di vista visivo che musicale.
    Ciò che mi “scosse” di più fu il furore di Plainview, l’odio sordo che cova contro chiunque, senza apparente motivo. Squassante.

  2. artefice / 4 aprile 2011

    Daniel Day Lewis superlativo, fotografia ineguagliabile, un film da rivedere a schermo gigante e in una stanza ovattata, a tutto volume..

Lascia un commento

jfb_p_buttontext