Holy Motors

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Holy Motors

Monsieur Oscar è un trasformista: vive le sue giornate cambiando continuamente sesso, età e professione, scortato costantemente da una limousine bianca e dalla choiffeuse Céline.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Holy Motors
Attori principali: Denis LavantDenis LavantEva MendesEva MendesKylie MinogueKylie MinogueMichel PiccoliMichel PiccoliEdith ScobEdith ScobBig John, Élise Lhomeau, Jeanne Disson, Leos Carax, Nastya Golubeva Carax, Reda Oumouzoune, Zlata, Geoffrey Carey, Annabelle Dexter-Jones, Elise Caron, Corinne Yam, Camille Rutherford, Katarzyna Glinka, Reda Oumouzoune, Mostra tutti
Regia: Leos CaraxLeos Carax
Sceneggiatura/Autore: Leos Carax
Colonna sonora: Akira Ifukube
Fotografia: Caroline Champetier, Yves Cape
Costumi: Anaïs Romand
Produttore: Martine Marignac, Maurice Tinchant
Produzione: Francia
Genere: Drammatico
Durata: 115 minuti

Dove vedere in streaming Holy Motors

Pirandello? Po’ esse? / 2 Marzo 2020 in Holy Motors

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo film mi è chiaro come è chiaro ad un guidatore con gli occhiali da sole, di notte, un cartello stradale di Stop coperto da un cespuglio. Non riesco proprio a decifrarlo, cioè… Non ci ho capito un ca**o.

Mi ha lasciato abbastanza interdetto il personaggio vestito di verde che entra nelle fogne, mangia i fiori dei cimiteri e poi lecca l’ascella di Eva Mendes con la bocca sporca di sangue. Che poi perché ha un’erezione (non so perché ho notato questo particolare)?
Idem per l’episodio del combattimento/allenamento con quella specie di tuta che sebra quella delle Motion Capture.

Buio totale.

Non capisco se sia una sorta di rivisitazione di Uno, nessuno e centomila. Devo dire che per la prima volta in vita mia non ho compreso neanche un frame del film. Più che una recensione è una richiesta d’aiuto, qualcuno me lo spiega? ?

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Metafora sul cinema / 20 Agosto 2015 in Holy Motors

Un film che, per la sua struttura ad “episodi”, mi ha regalato una sorpresa dietro l’altra.
Una metafora del ruolo di regista e di attore e del cinema in generale.
Curiosa la figura dell’autista, l’unica persona che per tutto il film sembra se stessa, quando finisce il suo “lavoro” indossa una maschera.

L’amaro in bocca / 25 Novembre 2013 in Holy Motors

Alcune scene del film sono molto pregnanti ed efficaci. Restano impresse.
Anche le location e le scenografie sono veramente degne di nota.
Il protagonista aveva una parte veramente difficile, ma l’ha recitata egregiamente.
Senza di lui il film non sarebbe stato lo stesso.
I contenuti del film sono interessanti…
il problema è che per afferrarli sono necessarie più visoni e molto lavoro di interpretazione.
Parafrasando Clint, direi che le interpretazioni sono come le opinioni, le quali sono come altro di cui ognuno ha le sue.
Questo per dire che per me non è piacevole muoversi sul terreno dell’effimero
e ritengo che gli stessi contenuti si potevano tranquillamente esprimere in modo molto più chiaro.
Comunque, tolta la precisa scelta autoriale di rivolgersi quasi esclusivamente ad un pubblico al quale piace “vederlo strano” (parafrasando Verdone), mi sento di poter dire che questo sia davvero un film valido.

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4 Settembre 2013 in Holy Motors

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sullo sfondo di una società con caratteri vaghi e accennati di distopismo, forzatamente si segue il tran tran di questo tipo, Monsieur Oscar, ma solo perché tutti lo chiamano così, lequel passa la giornata a interpretare parti scritte su appositi fascicoli da studiare ogni volta, a bordo di una white limo/camerino di ArturoBrachetti, dove una signora autista/segretaria lo attende, ciba, sposta come un pacco, consola, preoccupa, qua e là per Parigi. Nove sono gli “appuntamenti” della giornata, durante i quali recita n’importe quoi, nove personaggi che non avranno mai un autore, dalla mendicante (che è l’unica che si ricordano tutti perché è la prima e non dura un ca**o) al padre di famiglia al killer al simulatore virtuale di dragoni che scopano senza condom ecc.
Cosa manca: il senso, quello frammentato, nei singoli quadri della collezione di personaggi, sia e generale – e qui volendo è un po’ più grave. L’attore protagonista, Denis Lavant, è un mostro, e non solo quando da mostro si traveste, di trasformismo e bravura. Alcuni dei suoi personaggi richiamano tradizioni miscellanee di letteratura e cinema, soprattutto francesi, e restano letteralmente negli occhi, come il disgusting Monsieur Merde, il sottomondo cortedeimiracolesco in cui si muove nelle fogne e condutture di Parigi, e il suo sberleffo matto all’ordine costituito.
Eppure anche Oscar, oltre a non dare mai spiegazioni, che vengono lasciate in toto a chi guarda (più che lasciate la loro mancanza è scagliata in faccia, del tipo “toh, arrangiati e bam!”, e con una certa forzatura) fa anch’egli parte di un sistema, e nonostante la frasetta contraddittoria della “bellezza del gesto”, con cui giustifica la sua vita, è perfettamente incasellato in una tabella, felice quanto il più medioman degli impiegati depressi, tout court, beve, ritrova e rimpiange una storia che non c’è stata, è supersolo nella folla dei tanti se stesso impersonati al giorno. E quindi?
C’è però una scena finale con le limos, perché se ne deduce che ce ne siano tanti, scarrozzati e metamofici come lui, le limos di notte nel parcheggio della Holy Motors, che non si sa cosa sia ma è una fabbrica di personaggi/storie, che tutt’a un tratto si mettono a parlare, e non dicono alcunché di geniale ma lo scarto tra loro e il mondo di Oscar per me è sì.
Lui invece muore pure tre volte, tra una balla e l’altra, ma tanto poi sta sempre benissimo. Non vale, fallo!, diventa un gesto fine a se stesso, se muore un personaggio a me spettatore spiace, se muore ma non muore no, diventa uguale, e non basta metacinematograficizzare (?) a manca e a destra, far vedere lui che si sveglia e squarcia una porta del sogno e si trova al cinema, occhieggiare al potenziale infinito di ripetizione dei sogni e credersi Borges e mettere tante immagini cool ed estetiche, eccetera, senza nemmeno far spogliare Eva Mendes, perché diventa anemozionale; diventa questo film.

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Film molto difficile… / 1 Agosto 2013 in Holy Motors

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Carax ci regala la storia di Oscar il cui lavoro quotidiano è quello di passare da una vita ad un’altra.
Ogni volta un ruolo che gli viene indicato dalla sua segretaria/autista come un elenco di appuntamenti.
E ogni giorno deve sempre inventare qualche cosa per poter completare il suo compito.
Quindi assistiamo ad un trasformista che (da come ho visto io…) interpreta quasi sempre figure negative, anche sgradevoli (su tutte ovviamente il barbone violento, e complimenti per l’erezione tenuta in quel modo… non facile direi…) ma anche quando si immedesima nel padre che va a prendere la figlia alla festa non esce fuori nulla di buono, un padre negativo, una figura non comprensiva verso la figlia, anzi punitiva e quasi inutile tanto che la lascia a casa e se ne va via…
Molto intenso il ruolo dell’assassino di se stesso… (direi incredibile)
Ma anche negli altri ruoli non spicca mai come un eroe, un buono, un positivo…
Qualcuno deve pur farlo e il suo lavoro consiste proprio in questo.
In ogni ruolo ci si chiede spesso il perché ma si rimane sempre senza risposta (.
E pensare che dovevo andare a vederlo al cinema e poi ho scelto Una Notte Da Leoni 3 (sembra in un altra vita ormai…). Mai scelta fu più infelice…
Forse il senso del film è la ormai piatta vita che lo spettatore assiste e vive e anche nel orrido, nel violento, nell’assurdo, la gente non trova più stimoli e continua come se nulla fosse accaduto (l’attentato è la prova evidente…). Il publico al cinema infatti, come si vede all’inizio, è completamente immobile, ormai insensibile ad ogni cosa…
Lo consiglio ma non è facile da capire (non nego che ho letto diverse recensioni per avere le idee leggermente più chiare in merito…)
Ad maiora!

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