14 Recensioni su

Operazione Zero Dark Thirty

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A caccia di Bin Laden / 29 Agosto 2019 in Operazione Zero Dark Thirty

Film sulla caccia e uccisione di Osama Bin Laden diretto da Kathryn Bigelow.
Il film copre un arco di tempo di 10 anni, dal post 11 settembre 2001 fino al 2 maggio 2011 data dell’uccisione di Bin Laden, e segue le vicende dal punto di vista di Maya Lambert (l’ottima Jessica Chastain), agente della Cia sul campo.
Per due terzi il film si occupa delle torture e dello strappare informazioni ai detenuti, fatto soprattutto da Dan (Jason Clarke) per cercare di stringere la rete attorno al capo di Al Quaida; nell’ultimo terzo del film è l’azione a predominare con l’incursione dei Navy Seals nel nascondiglio di Bin Laden.
Maya all’inizio è disgustata dalle torture ma si rende conto pian piano che è un modo indispensabile per ottenere informazioni utili a trovare Osama.
Film duro, a tratti un po’ lento e con la sfilza di nomi (tra quelli di battaglia e quelli di famiglia) si rischia di perdere il filo; riacquista vigore e forza nel finale con le scene dell’uccisione del “terrorista”. Splendida e piena di tensione la scena con Jessica (Jennifer Ehle), collega e amica di Maya, che aspetta l’informatore.
Ottimo cast, troviamo Joel Edgerton e Chris Pratt nei Navy Seals dell’assalto finale; tra gli altri attori cito Kyle Chandler e Mark Strong.

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Tra estetica ed etica / 16 Agosto 2015 in Operazione Zero Dark Thirty

Asciutto, mai retorico, realistico: film come questo ci mostrano, per contrasto, quanto siano lontane dalla realtà le usuali drammatizzazioni hollywoodiane (e quanto, forse, la nostra percezione della realtà sia talvolta condizionata da quelle stesse drammatizzazioni).
La trama è essenziale, procede diretta e sistematica verso lo scioglimento finale senza distrazioni e sottotrame, rispecchiando l’ossessione della protagonista («Non ho fatto nient’altro», ammette con imbarazzo alla domanda di un superiore). La tensione della caccia monta anche nello spettatore, e le scene dell’assalto tengono col fiato sospeso, pur conoscendo benissimo quale sia stato l’esito della vicenda.
Le interpretazioni: Jessica Chastain non mi convince del tutto come attrice – un’impressione rafforzatasi dopo averla (ri)vista in Interstellar e in The Help. Mi pare che tenda sistematicamente a calcare troppo la mano, e che una maggiore sobrietà servirebbe meglio i suoi ruoli. Detto ciò, ammetto però volentieri che regge benissimo sulle sue spalle quasi l’intero film, con un carisma indiscutibile. Jason Clarke è invece senza macchia nel ruolo inquietante di un torturatore che si muove a zig-zag sul confine tra sadismo e umanità.
Poco simpatica la sottovalutazione dell’importanza dell’amministrazione Obama nella vicenda. Tutti gli ordini, ovviamente, venivano dal Presidente, e penso che ciascuno ricordi la scena del governo che segue su un monitor l’assalto alla casa di Bin Laden. Ma l’uscita del film coincideva più o meno con le elezioni presidenziali del 2012, ed è comprensibile che gli autori abbiano voluto evitare di vedersi appiccicata l’etichetta di propagandisti.
Un’ultima parola a proposito delle torture. La regista e lo sceneggiatore sono stati giustamente criticati per aver attribuito (più o meno direttamente) all’uso della tortura il successo nella caccia a Bin Laden, mentre nella testimonianza quasi unanime dei protagonisti questo genere di interrogatori sarebbe stato invece inutile. Questo rappresenta un’ombra morale sul film; qualcuno ha paragonato la Bigelow a Leni Riefenstahl – un’esagerazione, ma non del tutto gratuita. Quello che posso dire è che la regista, nelle sue dichiarazioni, sembra sincera nel ritenere essenziale il contributo della tortura, e che è forse troppo facile evitare di prendere posizione sul problema morale trincerandosi dietro il semplice «la tortura non funziona»: gli autori del film, se non altro, non hanno eluso la domanda. E la loro rappresentazione degli interrogatori non disumanizza i prigionieri, non li trasforma in mezzi per un fine loro estraneo; tutt’altro. Almeno in questo, l’estetica e l’etica del film si danno la mano.

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Ipotesi (non) dimostrate. / 1 Febbraio 2015 in Operazione Zero Dark Thirty

Spettatori soggiogati da un soggetto senza dubbio affascinante e avvincente, ma alla Bigelow stavolta interessa più mostrare presunti fatti che far riflettere, cercando facili consensi con tanto di pianto finale “liberatorio” della bella Chastain.

29 Novembre 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Nel descrivere la storia della caccia a Osama Bin Laden, ormai arcinota, quanto meno nella sua vicenda conclusiva dell’assalto al compound di Abbottabad, la Bigelow adotta un apprezzabile taglio documentaristico, cercando di essere il più possibile aderente ai fatti, soprattutto nella seconda parte (addirittura l’ho trovato più verosimile, come aderenza alla realtà, del documentario del National Geographic Code Name: Geronimo, in cui si vedono i Navy Seals in irrealistici atteggiamenti paterni nei confronti dei bambini ospiti del compound).
Della prima parte, invece, apprezzabile la schiettezza nel narrare i metodi non esattamente ortodossi della CIA per risalire ai vertici di Al Qaeda (tra cui l’ormai famigerato waterboarding).
Peccato però che ci sia il classico atteggiamento da “uno contro tutti”, dell’agente solo contro il resto del mondo, come se volessero farci credere che il tanto decantato gioco di squadra non vada bene per le cose di concetto (l’intelligence) ma solo quando è ora di usare la forza bruta (e infatti i navy seals paiono invece affiatatissimi).
Altro difetto, la Bigelow sembra preoccupata di non scontentare nessuno, strizzando l’occhio a democratici e repubblicani, o quanto meno biasimandoli entrambi ma senza esagerare (le false prove in Iraq di Bush vs. la critica di Obama ai metodi di Guantanamo in assenza dei quali però non ci sarebbero progressi nelle ricerche).
La pellicola poteva forse essere ridotta di qualche decina di minuti, ma tutto sommato non l’ho trovata eccessivamente lunga.
L’interpretazione della Chastain non mi ha convinto del tutto, ma qui cadiamo nel soggettivo.
Nel complesso, tuttavia, è un gran bel film, che tiene incollato allo schermo con la giusta dose di tensione e senza mai strafare, nè esagerare a fini di spettacolarizzazione.

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Che noia che barba / 11 Luglio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Solito film che punta dritto al cuore degli americani patriottisti, nulla da dire a riguardo, ma è talmente noioso che si guarda veramente a fatica, considerato anche la lunghezza di oltre due ore e mezzo.

25 Giugno 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Gli Spietati.
La roscia prima si indigna ,caracolla nell’incertezza ma poi soccombe alle “logiche” della guerra che non ammette carinerie ,infatti non si ha neanche il tempo di una sveltina.
Tutto è al limite,siamo fatti di carne e sangue,siamo ligi alle regole, avendo un obiettivo miriamo al punto e facciamo centro,c’è ne freghiamo delle conseguenze…vendetta deve essere e vendetta sarà.
Siamo i nuovi barbari.

I nostri morti ancora urlano,anche adesso sembra di sentirli chiedere aiuto,è una condanna la nostra con cui dobbiamo convivere,fare i conti col passato cancellando l’immagine del mostro così da avere ( forse ) un po’di pace…questa è la nostra speranza,per favore,non toglieteci pure quella.

e così finalmente potremo piangere.

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14 Marzo 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Resta il fatto che io preferivo la Bigelow quando si cimentava nelle psicodroghe sci-fi alla Strange days. Qui dare un giudizio obiettivo diventa difficile, perché la suddetta, come e più che in The hurt locker, si conferma ormai regista embedded, con il cuore più che con il corpo, nella guerra americana al terrorismo. Della storia ha blablato chiunque, si tratta di questa tipa che si chiama Maya, e che è tutta diversa da quella Maya cicciona che faceva ginnastica artistica in un posto dove andavo da piccolo, e col tutù era piuttosto buffa, comunque, questa Maya è un chiodino gracile e fragile, e lavora nella Cia e di mestiere cerca Bin Laden. Vengono mostrate inizialmente le torture psico-fisiche cui vengono sottoposti i prigionieri per carpire info, poi qualche collega che esplode bumbum perché ha camminato sulla pista sbagliata (ça arrive), poi la traccia che Maya trova, e di cui si convince che sia quella giusta, nonostante tutti la scherzino, e la segue cocciuta. E ovviamente aveva ragione lei, perché, in seguito a una estenuante caccia al pagliaio in quel mare di aghi, porta la Cia a trovare il nascondiglio di Osama Bin. Il bello è che lei è la mente e le braccia si fanno il lavoro sudato e sporco, per torturare i tipi lei da un buffetto sulla spalla a un soldato che molla uno sganassone al prigioniero, and so on. Si chiude con una avvincente parte finale, dove una squadra di enormi soldati va in elicottero a far fuori Osama Bin, e ca**o se non fanno un buon lavoro.
C’è, e non si può negare, l’esplicita rappresentazione delle violenze made in USA sui detenuti, insieme a una visione machiavellica della vicenda e della guerra nel suo insieme, dove il fine giustifica necessariamentei mezzi. Questa è la consapevolezza che muove Maya & Co, e non importa se Obama alla tv dice che la moralità vale pur sempre due spicci, perché loro sanno che sul campo non è così. Manca però un sacco d’altra roba, un minimo di dispiacere per le violenze non vien nemmeno dissimulato, giusto l’aria schifata che si potrebbe avere dopo aver investito un cinghiale con la macchina; questi agenti sembrano più robot che altro, e vanno dritti come fusi (verosimilmente, anche in macchina). Il problema è che vanno dritti come fusi sia che abbiano ragione sia che abbiano torto.
La luce, che illumina la storia, è prettamente, fastidiosamente americana, e unidirezionale. A me è venuto in mente il doppio film di Clint sulla battaglia di Iwo Jima, che era un buon primo e meritevole tentativo di andare salmonescamente controcorrente rispetto a questa rappresentazione classica dei conflitti, e non sarà l’unico. Qui il punto di vista dell’altro è negato/cancellato/ciao, come la sua personalità, e anche i protagonisti, “buoni”, non sono qualcuno con cui si vorrebbe andare a prendere una birra. I più simpatici sono i soldatoni, ma dubito che tutti i soldati siano davvero così tanto orsacchiottoni e killer mixati, mentre Maya è talmente cazzuta che i suoi capi concordano sul fatto che rinunciare a discutere con lei e darle ragione è la cosa migliore da fare. Ad ogni modo, storiografia dura e pura, molto più che documento storico, come si è preteso da parte della B e della produzione, cioè la storia vista dalle lenti ottiche dei vincenti, perché i perdenti di solito alla notte dell’oscar non ci vanno mai.
E poi viene in mente Leni Riefenstahl, ed è pure facile farsela venire in mente, altra donna regista, nell’ennesimo mondo quasi solo maschile che è il cinema, che aveva saputo e scelto di mettere il proprio cinema al servizio di un’ideologia, con risultati artistici ancora più eccezionali di questi, ma aveva scelto il cavallo sbagliato. Ecco, come fai, con tutta questa sicumera e spocchia poi, a pretendere che il tuo sia il cavallo giusto? Cinema per chi guarda coi paraocchi, e sa già cosa vuole vedere. Ecco, è questo, ma il mondo è più complesso di così. Quindi la forma c’è ed è di assoluto livello, sulla sostanza credo si potrebbe discutere mille ore e no, niente, gli americani ancora sarebbero convinti di aver solo tanta ragione loro.
Cercasi dubbi :/

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Ti faccio male / 25 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Gli episodi più significativi degli ultimi dieci anni dopo l’attentato alle torri gemelle che hanno portato all’uccisione di Bin Laden in una ricostruzione dal taglio documentaristico ispirata da fatti realmente accaduti.
Evidentemente i film ad ambientazione bellica sono particolarmente nelle corde di Kathryn Bigelow che ancora una volta si dimostra all’altezza della situazione realizzando un ottimo film , asciutto , calibrato anche nelle scene più crude , di grande ritmo , e con un finale altamente spettacolare. Eccellente Jessica Chastain , dal viso intensamente espressivo che mi ha ricordato in parte Geena Davis ed in parte Kate Blanchet , nel personaggio di Maya ma anche notevole l’interpretazione del personaggio di Dan offerta da Jason Clarke .
La durata è sicuramente eccessiva e la parte dedicata all’analisi dei personaggi poteva essere accorciata , ma la tensione si mantiene buona cosicché quasi non te ne accorgi .

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“L’America non tortura i prigionieri” (B. Obama) / 20 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Obiettivo: uccidere Bin Laden…
L’ossessione americana vista dagli occhi questa volta femminili di Maya, agente della CIA alla sua prima missione.
Chi è Maya?
Qual’è il suo passato?
Perchè angosciata e ossessionata da questa operazione?
Risposte che non avremo mai.
L’America dall’11 settembre è decisamente scossa e rimarrà per sempre una ferita aperta e la vendetta di quel gesto rimarrà sempre nei loro animi. Ma di Maya non si sa nulla. Vuole arrivare ad uccidere Bin Laden e ovviamente ci riesce (scontato direi, questa è la parte storica reale). Quindi si cala negli orrori delle torture (non poi così cruente come si dice… C’è molto di peggio sia nella realtà purtroppo che nei film…) per ottenere il risultato. Ma la fine del film è illuminante. Ottenendo questo risultato: rispondere alla violenza con una violenza maggiore. Il volto di Maya fa capire che non c’è giustizia violenta che possa gratificare. Le sue lacrime fanno intendere che la risposta alla violenza non è questa. Almeno questa la mia interpretazione e comunque il mio modo di vivere.
Un Stato non deve rispondere con la violenza.
Ma la mia è utopia purtroppo.
Nessuno tocchi Caino è solo utopia.
Ad maiora!

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20 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

La caccia e la cattura dell’uomo più odiato d’America e in tutto il mondo occidente.
Inteso, vero e molto interessante.
Un pezzo di storia contemporanea.
Davvero bello.

Jessica Chastain davvero molto brava.

16 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Dopo The Hurt Locker la Bigelow conferma di essere andata oltre Point Break (che tralaltro mi era pure piaciuto). Il suo è cinema d’azione forte, impegnato, provocatorio e accusatorio…Per dire, Act of Valor è Call of Duty trasposto al cinema..niente di più e anzi, quasi peggio..questo è un film che induce alla riflessione fin dalle prime scene. E’ abbastanza sciocco che qualcuno abbia ciritcato al pellicola solo per aver mostrato scene di tortura (psiologica ancor più che fisica) quando il cinema (e non solo quello di attualità) ci propone migliaia di sequenze fisicamente e moralmente ributtanti (Saw vanno a vederlo tutti). Il problema è che molti non vogliono affrontare la realtà dei fatti e questo è un filmc he cerca di farlo, senza far sconti a nessuno, senza buonismi, ma con uno stile che strizza l’occhio al genere action.
Il cinema che si occupa di realtà storiche senza profondersi in retorica, di probelmatiche sociali o del lato oscuro della psiche, avendo il coraggio di mostrare le cose così come sono merita di essere visto.
Bravia anche jessica Chastain. E’ davvero una perfetta protaginista.

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14 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Bello, reale, documentaristico eppure cinematografico, capace di intrattenere ed informare per due ore e mezza, non oltrepassando mai la sottile linea che separa il docu-thriller di più ampio respiro dalla mera trattazione asettica e distaccata. Katherine Bigelow è perfetta con la macchina da presa in mano, non sbava mai e certe scene sono da manuale per quanto eccellenti. Il raid finale è un capolavoro di regia e montaggio, oltre a essere sostenuto da una scrittura mai eccessiva, equilibrata, intensa, con guizzi qua e là che permettono al personaggio -protagonista indiscusso- di Maya, e quindi a Jessica Chastain, di passare da un registro recitativo discreto e tutto costruito sullo sguardo, la gestualità e poche battute simbolo della sua tenacia, a scene dove la lacrima, la voce rotta o l’urlo, vengono inserite con naturalezza all’interno di un film basato perlopiù sul ragionamento analitico e silenzioso di una donna. Proprio per questo, Jessica Chastain è da premiare con l’Oscar; riesce a sorreggere sulle sue spalle due ore e 30,e lo fa senza risultare macchiettistica, lo fa con grazia e misura, senza sbatterti in faccia il personaggio. Tutto il resto funziona: fotografia, OST di Desplat molto bella, sonoro, scenografie che alternano ampi paesaggi a stanzette e uffici bui e claustrofobici, fino alla perfetta scena finale, forte e bella, che parla attraverso il silenzio e il volto espressivo della Chastain.

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11 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Prima parte un po’ pesante, poi però il film, e l’adrenalina, decollano, e la seconda parte è davvero potentissima; tutta la sezione dell’assalto al rifugio, di tratto quasi documentaristico, è al limite della perfezione.
Regia cruda, solida, essenziale.
La Chastain, che parte in sordina come il film, si erge anche lei nella seconda parte, ed è brava sia nei toni più trattenuti che in quelli più aggressivi.

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8 Febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Ogni anno esce un film che puntualmente viene subissato di statuette e nomination agli Oscar, non per il suo valore artistico, ma per quello commerciale o per essere tipicamente americano. Questa volta è toccato a Zero Dark Thirty.
Quando ho sentito che il nuovo film della Bigelow parlava della cattura di Bin Laden, una parte di me temeva un instant movie, un’altra era affascinata dalle potenzialità di un tema così interessante. Purtroppo quest’ultima è rimasta a bocca asciutta.
Il film che mi torna alla mente più facilmente dopo aver visto la pellicola della Bigelow è Syriana, non per la contorta trama fine a se stessa, ma per il ritmo strascicato e pesante come un elefante asmatico. Un argomento così stimolante e con una mole di materiale a cui attingere che copriva un intero decennio, avrebbe potuto essere affrontato in un’infinità di modi. Ma quello scelto dalla Bigelow implica il sottoporre lo spettatore a un paio d’ore di burocrazia paludosa degli uffici statunitensi, fra giochetti di potere, arrivismo e vicoli ciechi. Nell’ultima mezz’ora invece si entra nella fase videogame, con tanto di visuale soggettiva ai raggi infrarossi. Ma non preoccupatevi, anche in questo caso ogni possibile tensione viene sacrificata per un realismo sonnacchioso e talmente chirurgico che, più che a Call Of Duty, sembra di giocare a L’Allegro Chirurgo.
La protagonista del film è una burocrate senza un’ombra di psicologia e del tutto priva d’interesse. E’ vuota, frustrata e ossessiva, ma non sappiamo perché, non sappiamo nemmeno chi sia. Una persona isterica senza un minimo di spessore emotivo, morale e intellettuale potrà essere un’ottimo candidato per la CIA, ma come protagonista di un film vale poco. Personalmente le lacrimucce da coccodrillo del finale mi hanno colpito ben poco, soprattutto se piante da una donna che, di fronte a un moribondo che le chiede aiuto dopo essere stato torturato, non batte ciglio.
C’è stata molta discussione attorno alla scena iniziale della tortura, per alcuni troppo cruda, per altri resa dalla regista come un mezzo necessario. Io propenderei più per la seconda ipotesi, ma in ogni caso tutto l’interesse che una scena del genere poteva suscitare viene completamente annacquato dal seguito del film, dall’eccessiva durata del medesimo e dalla prospettiva attraverso cui sono visti gli islamici da quel momento in poi, ovvero come… bersagli. Sì, credo che questo termine renda bene l’idea. Restiamo ancora in attesa che gli Americani si accorgano della complessità della realtà e comincino a chiedersi cosa spinga i loro nemici ad avercela con loro, a parte the Freedom e le donnine nude. Chissà, forse un giorno accadrà il miracolo.
Nel frattempo dovremo accontentarci di film didascalici come questo, che non ha nulla a che vedere, ad esempio, con The Hurt Locker, il precedente e lodevole lavoro della stessa regista. Per ottenere lo stesso effetto di Zero Dark Thirty sarebbe bastato un reportage giornalistico nemmeno troppo approfondito. Il cinema, al contrario, dovrebbe aver ben altro da offrire.

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