?>Recensione | Operazione Zero Dark Thirty | Senza titolo

Recensione su Operazione Zero Dark Thirty

/ 20127.0160 voti

14 marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Resta il fatto che io preferivo la Bigelow quando si cimentava nelle psicodroghe sci-fi alla Strange days. Qui dare un giudizio obiettivo diventa difficile, perché la suddetta, come e più che in The hurt locker, si conferma ormai regista embedded, con il cuore più che con il corpo, nella guerra americana al terrorismo. Della storia ha blablato chiunque, si tratta di questa tipa che si chiama Maya, e che è tutta diversa da quella Maya cicciona che faceva ginnastica artistica in un posto dove andavo da piccolo, e col tutù era piuttosto buffa, comunque, questa Maya è un chiodino gracile e fragile, e lavora nella Cia e di mestiere cerca Bin Laden. Vengono mostrate inizialmente le torture psico-fisiche cui vengono sottoposti i prigionieri per carpire info, poi qualche collega che esplode bumbum perché ha camminato sulla pista sbagliata (ça arrive), poi la traccia che Maya trova, e di cui si convince che sia quella giusta, nonostante tutti la scherzino, e la segue cocciuta. E ovviamente aveva ragione lei, perché, in seguito a una estenuante caccia al pagliaio in quel mare di aghi, porta la Cia a trovare il nascondiglio di Osama Bin. Il bello è che lei è la mente e le braccia si fanno il lavoro sudato e sporco, per torturare i tipi lei da un buffetto sulla spalla a un soldato che molla uno sganassone al prigioniero, and so on. Si chiude con una avvincente parte finale, dove una squadra di enormi soldati va in elicottero a far fuori Osama Bin, e ca**o se non fanno un buon lavoro.
C’è, e non si può negare, l’esplicita rappresentazione delle violenze made in USA sui detenuti, insieme a una visione machiavellica della vicenda e della guerra nel suo insieme, dove il fine giustifica necessariamentei mezzi. Questa è la consapevolezza che muove Maya & Co, e non importa se Obama alla tv dice che la moralità vale pur sempre due spicci, perché loro sanno che sul campo non è così. Manca però un sacco d’altra roba, un minimo di dispiacere per le violenze non vien nemmeno dissimulato, giusto l’aria schifata che si potrebbe avere dopo aver investito un cinghiale con la macchina; questi agenti sembrano più robot che altro, e vanno dritti come fusi (verosimilmente, anche in macchina). Il problema è che vanno dritti come fusi sia che abbiano ragione sia che abbiano torto.
La luce, che illumina la storia, è prettamente, fastidiosamente americana, e unidirezionale. A me è venuto in mente il doppio film di Clint sulla battaglia di Iwo Jima, che era un buon primo e meritevole tentativo di andare salmonescamente controcorrente rispetto a questa rappresentazione classica dei conflitti, e non sarà l’unico. Qui il punto di vista dell’altro è negato/cancellato/ciao, come la sua personalità, e anche i protagonisti, “buoni”, non sono qualcuno con cui si vorrebbe andare a prendere una birra. I più simpatici sono i soldatoni, ma dubito che tutti i soldati siano davvero così tanto orsacchiottoni e killer mixati, mentre Maya è talmente cazzuta che i suoi capi concordano sul fatto che rinunciare a discutere con lei e darle ragione è la cosa migliore da fare. Ad ogni modo, storiografia dura e pura, molto più che documento storico, come si è preteso da parte della B e della produzione, cioè la storia vista dalle lenti ottiche dei vincenti, perché i perdenti di solito alla notte dell’oscar non ci vanno mai.
E poi viene in mente Leni Riefenstahl, ed è pure facile farsela venire in mente, altra donna regista, nell’ennesimo mondo quasi solo maschile che è il cinema, che aveva saputo e scelto di mettere il proprio cinema al servizio di un’ideologia, con risultati artistici ancora più eccezionali di questi, ma aveva scelto il cavallo sbagliato. Ecco, come fai, con tutta questa sicumera e spocchia poi, a pretendere che il tuo sia il cavallo giusto? Cinema per chi guarda coi paraocchi, e sa già cosa vuole vedere. Ecco, è questo, ma il mondo è più complesso di così. Quindi la forma c’è ed è di assoluto livello, sulla sostanza credo si potrebbe discutere mille ore e no, niente, gli americani ancora sarebbero convinti di aver solo tanta ragione loro.
Cercasi dubbi :/

Lascia un commento

jfb_p_buttontext