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Recensione su Operazione Zero Dark Thirty

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8 febbraio 2013

Ogni anno esce un film che puntualmente viene subissato di statuette e nomination agli Oscar, non per il suo valore artistico, ma per quello commerciale o per essere tipicamente americano. Questa volta è toccato a Zero Dark Thirty.
Quando ho sentito che il nuovo film della Bigelow parlava della cattura di Bin Laden, una parte di me temeva un instant movie, un’altra era affascinata dalle potenzialità di un tema così interessante. Purtroppo quest’ultima è rimasta a bocca asciutta.
Il film che mi torna alla mente più facilmente dopo aver visto la pellicola della Bigelow è Syriana, non per la contorta trama fine a se stessa, ma per il ritmo strascicato e pesante come un elefante asmatico. Un argomento così stimolante e con una mole di materiale a cui attingere che copriva un intero decennio, avrebbe potuto essere affrontato in un’infinità di modi. Ma quello scelto dalla Bigelow implica il sottoporre lo spettatore a un paio d’ore di burocrazia paludosa degli uffici statunitensi, fra giochetti di potere, arrivismo e vicoli ciechi. Nell’ultima mezz’ora invece si entra nella fase videogame, con tanto di visuale soggettiva ai raggi infrarossi. Ma non preoccupatevi, anche in questo caso ogni possibile tensione viene sacrificata per un realismo sonnacchioso e talmente chirurgico che, più che a Call Of Duty, sembra di giocare a L’Allegro Chirurgo.
La protagonista del film è una burocrate senza un’ombra di psicologia e del tutto priva d’interesse. E’ vuota, frustrata e ossessiva, ma non sappiamo perché, non sappiamo nemmeno chi sia. Una persona isterica senza un minimo di spessore emotivo, morale e intellettuale potrà essere un’ottimo candidato per la CIA, ma come protagonista di un film vale poco. Personalmente le lacrimucce da coccodrillo del finale mi hanno colpito ben poco, soprattutto se piante da una donna che, di fronte a un moribondo che le chiede aiuto dopo essere stato torturato, non batte ciglio.
C’è stata molta discussione attorno alla scena iniziale della tortura, per alcuni troppo cruda, per altri resa dalla regista come un mezzo necessario. Io propenderei più per la seconda ipotesi, ma in ogni caso tutto l’interesse che una scena del genere poteva suscitare viene completamente annacquato dal seguito del film, dall’eccessiva durata del medesimo e dalla prospettiva attraverso cui sono visti gli islamici da quel momento in poi, ovvero come… bersagli. Sì, credo che questo termine renda bene l’idea. Restiamo ancora in attesa che gli Americani si accorgano della complessità della realtà e comincino a chiedersi cosa spinga i loro nemici ad avercela con loro, a parte the Freedom e le donnine nude. Chissà, forse un giorno accadrà il miracolo.
Nel frattempo dovremo accontentarci di film didascalici come questo, che non ha nulla a che vedere, ad esempio, con The Hurt Locker, il precedente e lodevole lavoro della stessa regista. Per ottenere lo stesso effetto di Zero Dark Thirty sarebbe bastato un reportage giornalistico nemmeno troppo approfondito. Il cinema, al contrario, dovrebbe aver ben altro da offrire.

43 commenti

  1. meriti l’oscar per la recensione più idiota dell’anno.
    nel senso etimologico del termine, sia chiaro prima che mi saltino alla gola come al solito
    idiòta (ant. idiòto) agg. e s. m. e f. [dal lat. idiota, gr. ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.» (der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé»)] (pl. m. -i). –
    ps: e siamo solo a febbraio.

  2. Socrates gone mad / 8 febbraio 2013

    Non preoccuparti, se me lo dici tu lo riterrò un complimento, qualunque sia l’accezione. La prossima volta, però, se proprio non puoi fare a meno di giudicare/offendere senza avviare una discussione/confronto/argomentazione, astieniti. Faccio volentieri a meno di questi commenti idioti (idiòta (ant. idiòto) agg. e s. m. e f. [dal lat. idiota, gr. ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.» (der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé»)] (pl. m. -i).

    • whahahha 😀
      bravo, hai ragione.
      volevo fare una critica costruttiva, ma sto per andare a nanna e ci tenevo proprio a esprimere il mio disprezzo per tanto giudizio riflettente su temi analitici a vanvera. il problema è che tu non analizzi il film, ma le aspettative del film. lo relativizzi senza metterlo in un contesto storico; insomma, una frana!
      va be’, ti voglio bene anche io.

  3. Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

    Ma che mi frega? Cioè il contesto storico ce l’ho ben presente, ed è proprio una delle cose che critico, ovvero il pensiero medio americano che partorisce film del genere perché ancora una volta troppo immaturo per fare i conti con la propria realtà e la propria Storia. Certo, il ferro è ancora caldo, ma ciò non significa che, dalla mia prospettiva di extra-americano con delle opinioni, le contraddizioni non esistano e non siano osservabili e criticabili. Senza contare che è ridicolo accusare qualcuno di relativizzare un film quando stiamo parlando di recensioni, ovvero una delle cose più relative che ci siano (ma presumo tu creda in qualche oggettivo accademico criterio estetico assoluto o chissà che altro). Ovviamente la recensione sarà scritta in base al mio punto di vista, alle mie aspettative rispetto a cosa sia un buon film, e non in base alle tue o a quelle di mio nonno o di Bin Laden. Ma al di là di tutto, mi sembra che io e te abbiamo due idee del cinema e dell’arte parecchio distanti e poco concibiliabili, solo che io non considero per forza di cose che la tua sia idiota. Se non è possibile un’intesa, a volte ognuno può anche restare della propria idea senza dover insegnare agli altri come si sta al mondo. Ciao

    • Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

      Comunque vorrei aggiungere che, se si fa un giro su qualche sito americano, la gente discute molto dei temi politico/morali che ho tirato in ballo (ma che in definitiva sono solo una breve parte della mia recensione, che si basa anche su giudizi estetici). Quindi giustamente ridimensiono il mio giudizio sul “pensiero medio americano” (ovviamente anche lì non sono tutti come Bush junior), ma a questo punto mi chiedo perché, oltre a me, tali idiozie stiano a cuore a tanta altra gente.

  4. sono tutte panzane dei benpensanti, per chi ancora pensa che il cinema abbia qualche debito verso la realtà e la morale…
    http://www.youtube.com/watch?v=5H3osBP0DgQ

    • Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

      Te l’ho detto, la vediamo in modo diverso. A me l’arte per l’arte non interessa. L’arte non esiste in sé, è un prodotto dell’uomo, serve all’uomo, il resto sono tutte panzane da intellettualoidi iperuranici che, a mio avviso, più che altro servono a ucciderla, l’arte. Libero di non condividere la mia opinione, ma non aspettarti che cambi idea nelle prossime recensioni, quindi vedi tu se ti conviene continuare a cercare di civilizzarmi come gli Inglesi con i selvaggi nell’800 o se è meglio lasciar perdere.

      • Maggie Fitzgerald / 9 febbraio 2013

        a mio parere questo film non c’entra niente con “l’arte per l’arte”.
        questo film è molto politico ed è un film crudele. è un film in cui nessuno si salva. è un film che mi ha lasciata male anzi direi sick.
        è un film che si prende le sue responsabilità e ti dice chiaramente che non è la solita americanata su Bin Laden, che sinceramente, per come sappiamo siano andate le cose, non me ne frega un c….o.
        io non ci ho visto il minimo bagliore di luce per il futuro e la lacrime alla fine mi sembra proprio la dimostrazione di ciò.it’s the end e mi è arrivata tutto.uno dei film più cattivi che abbia mai visto!e fatto pure da una donna…

  5. Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

    @aloire
    Sono d’accordo con te sul fatto che sia un film politico, se non altro perché tratta dei temi che non possono non esserlo. Non ho mai detto però che si tratti di un’americanata nel senso comune del termine, ovvero un film esagerato, pieno di toni pomposamente e retoricamente eroici ed effetti speciali. Intedevo quel modo di vedere il mondo che spesso gli Americani hanno, ovvero un modo molto semplicistico e manicheista. Tutto è bianco o nero, non esistono le sfumature, non esistono le contraddizioni, ci sono i buoni e ci sono i cattivi e loro naturalmente sono i buoni. Se non sei d’accordo con loro stai per forza con i cattivi. Le altre culture sono pericolose o al meglio strambe e folkloristiche. Ho qualche dubbio poi che la stragrande maggioranza delle persone sappia “come sono andate le cose”, visto che l’unica prospettiva che abbiamo è quella dei media e pochi si interessano di quale sia la storia di Bin Laden, di Al Qaeda, dell’integralismo islamico in generale e della politica estera statunitense. Mi sembra interessante invece il tuo estendere il disagio della protagonista anche al resto dell’umanità, una mancanza di scopo (una volta concluso quello a breve termine, ovvero la cattura del cattivone), più che di speranza, a cui non avevo pensato. Probabilmente perché il punto di vista troppo americanocentrico e la sterilità di cui ho parlato nella recensione mi hanno impedito di sentirmi coinvolto nei tormenti della protagonista e li ho visti come riconducibili solamente a lei. Tu dici che è un film cattivo, per me è solo un cattivo film. Ti consiglio di vedere, che ne so, Salò di Pasolini, o se vogliamo rimanere in ambito femminile, qualche film della Cavani e poi vedremo quali sono davvero i film che non fanno sconti.

  6. “Ogni anno esce un film che puntualmente viene subissato di statuette e nomination agli Oscar, non per il suo valore artistico, ma per quello commerciale o per essere tipicamente americano. Questa volta è toccato a Zero Dark Thirty.”
    PUNTO UNO
    questo invece si chiama petitio principii
    ovvero, il tuo disprezzo verso i film premiati con l’oscar, contaminano il tuo giudizio e ne condizionano lo standard al rialzo. detto in parole povere non sei oggettivo (da qui il termine idiota: che sta a sé)

    “Nell’ultima mezz’ora invece si entra nella fase videogame, con tanto di visuale soggettiva ai raggi infrarossi. Ma non preoccupatevi, anche in questo caso ogni possibile tensione viene sacrificata per un realismo sonnacchioso e talmente chirurgico che, più che a Call Of Duty, sembra di giocare a L’Allegro Chirurgo.”
    PUNTO DUE
    questa è una anfibologia bella e buona. prima sostieni che “si entra nella fase videogame” ma poi la disprezzi perché è troppo realistica.
    io sostengo invece che il raid finale sia un capolavoro di messa in scena e di tensione. è un giudizio -come il tuo – quindi prendilo per quello che è, ma almeno non si incarta sul suo stesso ragionamento 😉

    ” è proprio una delle cose che critico, ovvero il pensiero medio americano che partorisce film del genere perché ancora una volta troppo immaturo per fare i conti con la propria realtà e la propria Storia.”
    PUNTO TRE
    questo è invece ciò che i logici medioevali chiamavano “quia”, ovvero dimostrazione a posteriori. mi piacerebbe sapere chi ti ha investito di portavoce del pensiero medio americano. a te piacerebbe se io ti facessi rappresentante del pensiero medio italiano, ammesso che questo significa qualcosa di più di una scoreggia?
    ** e poi chi vorrebbe educare chi? io non mi permetterei mai di dire a un altro utente di non usare un termine prima di andarsi a vedere pasolini e compagnia bella.
    primo perché conosco @aloire e so che di film ne ha visti molto più di te e su pasolini ha dato anche un esame. secondo perché questo significa giudicare una persona andando al di là di ciò che esprime. (se non è idiozia questa…)

    @dovic caro, sai cosa credo invece?
    che l’estetica sia soprattutto etica. e il tuo avater ti rende giustizia. (non è un complimento).
    avrei altri punti da smontare ma mi sono rotto per il momento; magari potrei educare il tuo approssimativo spirito più in là.

  7. cellophane / 9 febbraio 2013

    @dovic hai confermato parecchi miei dubbi in merito alla pellicola (non ancora vista). D’altra parte mi chiedo come la stessa avrebbe potuto NON essere intrisa di “americanismo” (chiamiamolo così): ai cittadini USA evidentemente sembra normale l’idea di un’operazione CIA finalizzata all’uccisione (!) di Bin Laden (per Obama è stata una vittoria non da poco, infatti mi interrogavo anche sul sapore propagandistico di tutta questa pantomima del film). A me, per dire, invece, la faccenda sembra a dir poco BARBARA – anche se, va detto, in perfetto stile yankee. Insomma, bah, sono mille volte scettica, soprattutto non riesco a capacitarmi del motivo di dedicarsi ad un simile argomento a meno di due anni dall’accaduto.

    • Maggie Fitzgerald / 9 febbraio 2013

      @cellophane @dovic ma non capite che è solo un pretesto per dire qualcosa d’altro??!!!
      le persone intelligenti, che sanno che bin laden non è il solo cattivo in questa storia, ma che c’è qualcosa oltre, non dovrebbero fermarsi all’apparenza di un film (fatto benissimo tra l’altro!) ma cercare di capire le ragioni.da una regista come Kathryn Bigelow io mi aspetto altro dalla solita americanata( che loro sono i buoni e gli altri i cattivi e bla bla bla) e non voglio offendere né la sua né la mia intelligenza pensando come voi sopra. scusate ma davvero le americanate sono altra roba secondo me.

      • se poi ci pensi bin laden non viene nemmeno rappresentato come cattivo anzi.
        la sua presenza è sempre trascendente. non viene mai inquadrato direttamente dalla regista se non attraverso altri “apparecchi” come fotocamere ec ec…
        viene sempre visto con gli occhi degli altri.
        per questo non è un film politico, perché al contrario di syriana non contiene significato politico ma solo una dettagliata fenomenologia politica(quella che @dovic ha scambiato per burocratismo).
        è un film sull’ossessione. (non a caso il film nasce dalle voci fuori campo delle vittime ossessionate dall’imminente 11/9)
        l’ossessione non ha faccia,non ha contenuto. e lascia solo vuoto.
        se me lo chiedi, in due righe, questo il significato del film 🙂
        @aloire

        • Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

          Dire che Bin Laden non è rapprensentato come cattivo è l’apoteosi del non sense. Bin Laden non ha bisogno di essere rappresentato per essere considerato cattivo, perché egli incarna il male, soprattutto per gli Stati Uniti. Anzi, proprio la sua non corporeità permette di trasformarlo in un astrazione di questo male. Il film non che essere politico, perché nel momento in cui scegli il modo di rappresentare questo genere di fatti, che sono intrinsecamente politici, operi una scelta che è per forza di cose politica. Il film è politico soprattutto per ciò che non mostra, per la scelta di azzerare anche quelle poche ombre che si erano suscitate con la tortura, per la scelta di stilizzare al massimo il rapporto buoni/cattivi, per la scelta di esprimere il solo punto di vista americano, per la scelta di escludere qualsiasi spessore nei personaggi islamici. Sono tutte scelte, scelte con implicazioni politiche. Poi ci sta l’ossessione, ci stanno tutti gli atri elementi di cui parlo nella mia recensione, ma che non escludono la politica dal gioco.

          • @dovic
            hai ragione!
            è l’apoteosi del non senso.
            poiché tu non ne sai cogliere il senso.
            è questione di forma mentis.
            hai letto troppo repubblica e internazionale e oramai sei settato… e nemmeno te ne accorgi 🙁

      • cellophane / 9 febbraio 2013

        ehm, @aloire, temo tu non abbia capito cosa intendevo, mai parlato di “americanate” (tant’è che il film ancora non l’ho visto), solo esprimevo il mio scetticismo in merito a certe linee strategiche di politica estera statunitense che immaginavo fossero implicitamente proposte e portate avanti nel film. Spero poi certamente che la regista abbia voluto comunicarci dell’altro, e che si possa dare al tutto un’interpretazione che vada oltre il fatto politico in sè – comunque lo vedrò 😀

  8. Maggie Fitzgerald / 9 febbraio 2013

    Ho ben presente cosa sia un film cattivo!!! E per me, continuo a ribadirlo, questo film, fa parte di quella categoria. Perché qua sono tutti cattivi, sono tutti colpevoli, spietati, crudeli, criminali.
    Non c’è traccia di umanità e di amore in questo film, come nel mondo in cui siamo.

  9. Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

    @aloire
    Scusa ma cosa sarebbe questo “qualcos’altro”? Illuminaci, perché fino ad adesso non si è capito. Ho già spiegato che per me questo film non è un’americanata, sei tu ad aver usato questa parola per prima. Infine, che c’è di male se un film trasmette sconforto? Se volessi andare al cinema solo per tirarmi su di morale mi farei di litio.

    @cellophane
    La cattura di Bin Laden è soprattutto un fatto politico. Ovviamente di Bin Laden in sé non frega niente a nessuno, ma per gli Americani rappresentava un modo di vendicarsi delle Torri Gemelle (ovvero non un semplice attentato, ma la prima volta nella Storia in cui gli USA si sono sentiti davvero vulnerabili) e soprattutto di riscattare gli anni fallimentari della presidenza Bush con tutti quei soldati morti, quei soldi buttati nel casso, quelle farlocche armi di distruzione di massa ecc. ecc. Insomma, Bin Laden è stato un simbolo. Comunque ti invito comunque a vedere il film e a farti una tua idea, che è sempre la cosa migliore.

    @drmabuse
    PUNTO UNO:
    Ti sbagli, io non disprezzo affatto tutti i film che vengono premiati agli Oscar (sarei un pirla, dati i capolavori che sono passati per le mani dell’Academy), ho solo constatato il fatto che spesso accade questo fenomeno del filmone che si becca un sacco di nomination o statuette senza poi essere un granché (tipo Avatar o, più addietro Titanic).

    PUNTO DUE:
    La fase videogame si riferiva al fatto che, trattandosi di un operazione di guerra, si sarebbe pensato che la tensione sarebbe aumentata decisamente come, appunto, quando si gioca a un videogame. Invece nel film fila tutto talmente liscio, pulito pulito, che sembra quasi che i soldati americani avrebbero potuto farlo per corrispondenza. Certo, per essere realistico lo era, ma chettedevodì, non mi ha entusiasmato più di tanto, anche se è la parte meno peggio del film.

    PUNTO TRE:
    Qui fingi di non sapere che nella nostra conversazione io ho ridimensionato parecchio quella generalizzazione sul pensiero medio americano, riferendomi alle discussioni sui siti statunitensi. Ciò non significa che una nazione non contempli una cultura dominante e che questa contenga degli schemi concettuali che tendono a diffondersi e ripetersi. Il che a sua volta non esclude l’esistenza di dissensi e particolarismi.

    Per quanto riguarda la discussione con Maggie Fitzgerald, io invece non la conosco, quindi posso basarmi solamente su quello che mi ha scritto nel commento. Per me questo non è un film cattivo, per niente, e il fatto che lei lo pensi mi ha fatto presumere che non avesse mai visto qualcosa di più provocatorio. I film e i registi che ho citato sono i primi che mi sono venuti in mente, per fare degli esempi, se li ha già visti meglio per tutti.
    Sull’ultima considerazione non mi dilungo neanche. L’estetica è soprattutto etica non significa un cazzo e l’attaccarsi a una foto scattata anni fa per smontare qualcuno la dice ben lunga su quale sia il tuo reale livello di discussione, mr. Berlusca che fa le corna.

    • ma @dovic, amico mio, è veramente sconfortante che chi spari giudizi su film non sappia che ogni immagine (e vale ance per il tuo avater) sia un significante portatore di un sistema di significati.
      l’estetica è un giudizio riflettente, ma pretendere che tu capisca cosa voglia dire sarebbe pretendere troppo, e io normalmente non gli darei peso. ma tu conferisci ai tuoi riflettenti la condizione di verità e riempi di petitio principii la tua logica…
      i tuoi ragionamenti sono un disastro 😀
      ripulisci il sistema o sii più umile, please .
      il cinema è scienza, il soggettivo è per i profani

      • yorick / 9 febbraio 2013

        oddio, non posso credere che mi stavo perdendo questo post, @drmabuse! Un post quasi commovente, dico sul serio! Il problema è che, ahimè, sbagli le premesse, e quindi anche la conclusione, perché non è che “un significante [è] portatore di un sistema di significati”, assolutamente no! Come dice Lacan, “il significato è un sasso in bocca al significante”… e Barthes – al contrario di credere che il cinema, così come l’arte in generale, sia essa scultorea, letteraria, musicale &cc. – doveva ben saperlo quando postulò la mort de l’auteur,

        • Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

          Oh, ecco che è arrivato anche lui! 🙂 Buon divertimento, ragazzi, vi lascio il campo libero, con il vostro Lacan mutuato da Bene ecc. ecc.

          • yorick / 9 febbraio 2013

            cristo, conosci Lacan grazie a Carmelo bene, @dovic? Inizio a pensare che con te non soltanto i termini filosofici siano inappropriati, ma di per sé tutti i polisillabi.

        • e se dicessi che il significato è intrinseco a un sistema di significanti, ci troveremmo?
          cmq io continuo a lottare!!!

    • "The Deadly Raid" / 10 febbraio 2013

      @dovic
      berlusconichefalecorna è stato il mio tocco di classe, e quelli che mi insultano per questo li aspetto al varco, perché si capisce subito che non hanno capito nulla…
      vedi dovic, sai qual é la differenza tra noi due?
      è che tu quando scrivi pensi di sapere di cosa parli, mentre io sono benissimo che tutto questo è nient’altro che un gioco (altro che assoluti, povero dovic)

  10. Socrates gone mad / 9 febbraio 2013

    @drmabuse
    Ecco, credo che l’ultimo tuo commento riassuma in pieno tutte le boiate di cui sono infarciti i tuoi giudizi. “Il cinema è scienza, il soggettivo è per i profani.” Lo sapevo che eri uno che credeva agli assoluti, per questo ti avevo messo in guardia sin dall’inizio circa l’inutilità di un confronto fra noi due. In più, tu infarcisci le tue sentenze con termini filosofici che usi esclusivamente come rasoiate per umiliare il tuo interlocutore, mai per stimolare il dibattito. Hai studiato filosofia? Ora che me ne sono accorto sarai contento. Solo una cosa, se sei così orgoglioso e sicuro della tua superiorità intellettuale, perché mai senti il bisogno di abbassarti al livello dei “profani”, solo per il gusto di umiliarli e non certo per discuterci davvero? Forse il tuo ego non è abbastanza ipertrofico da bastare a se stesso e ha bisogno di continue conferme ricavate dalla sottomissione degli intelletti altrui? Personalmente mi piacciono le discussioni, anche quelle animate, che mi danno l’opportunità di imparare dagli altri, ma in casi come questo non c’è nessuna possibilità di imparare qualcosa e ne ricavo solo fastidio. Quindi ti chiedo ancora una volta di lasciar perdere, se ti piacciono questo genere di giochetti troverai qui almeno un altro utente con i tuoi stessi gusti. Io con i bisticci inutili la chiudo qui.

  11. signormario / 9 febbraio 2013

    Certo non può dirsi che sia un film che non stimola il dibattito.

  12. yorick / 10 febbraio 2013

    Già di più, anche se il fatto che non esistano significati, @drmabuse, mi fa sopportare più gente di quanta riuscirei a sopportarne se pensassi che stanno davvero dicendo qualcosa… e in questo periodo pre-elettorale, di berlusconismi e montismi, è davvero difficile 😛

    • Socrates gone mad / 10 febbraio 2013

      @yorick
      Quando ho detto “Lacan mutuato da Bene” mi riferivo al fatto che la frase da te citata, quella del significato come sasso in bocca al significante, era proprio uno dei tormentoni del buon Carmelo, quindi non rigiriamo le carte in tavola.
      A proposito di politica, ieri @drmabuse mi ha detto che il mio avatar mi rappresenta bene (un modo sottile per darmi della faccia da culo) e oggi vedo che si è affibbiato una foto di quel verme di Giannino… buahahah! Non oso nemmeno immaginare di quali significati sia portatore questo significante, potrei rimettere il pranzo. Ma ti ringrazio, hai finalmente chiarito per tutti quali siano le fonti alle quali ti ispiri.

      • yorick / 10 febbraio 2013

        @dovic, ripeto: il fatto che tu conosca Lacan attraverso i tormentoni di Carmelo dio Bene mi fa ben sperare che, se non lacaniano, quantomeno beniano il tuo linguaggio possa essere. Parlo come Yoda, ma il punto è: phoné, porno eccetera… perché ti ostini a voler dire la tua? Bene docet.

        • Socrates gone mad / 10 febbraio 2013

          Ma chi ha mai sostenuto di conoscere Lacan attraverso Bene o anche solo di conoscere Lacan? Mica per niente avevo detto che su queste cose vi lasciavo il campo libero. Qui i fatti sono due: o non riesci a cogliere l’ironia del mio commento (se vuoi te lo spiego, era un’allusione al fatto di parlare per frasi fatte, in questo caso un tormentone di Bene), oppure sei un maestro del trapezismo discorsivo.

          • yorick / 10 febbraio 2013

            Forse è per questo che ti sto simpatico: molto Zappa, in fin dei conti… 😛

  13. Socrates gone mad / 10 febbraio 2013

    @drmabuse
    Prima mi dici che il cinema è una scienza e ti comporti come se ci fosse un solo punto di vista corretto a questo mondo (il tuo) e poi mi dici “altro che assoluti”. Sei una contraddizione vivente. Bello il giochetto degli avatar, lo farò anch’io. Anzi, lo sto già facendo, quello nella foto non sono io, è solo il folletto nella tua testa, è un rebus di psicologia inversa, non mi rappresenta per niente. Uh, quanto sono intelligente. Se per te è soltanto un gioco deve piacerti davvero tanto, così tanto che sono tre giorni ormai che perdi tempo a rintuzzare tutto quello che dico e a cercare di sputtanarmi sfoderando tutta la tua sapienza, manco l’avessi scritta tu la recensione. Se ti piaccio basta dirmelo, sai? Non ho pregiudizi. Adesso mi diverto pure io.

  14. Socrates gone mad / 13 febbraio 2013

    @yorick
    Tu mi inquieti. Quel riferimento a Zappa, l’ubiqua sponsorizzazione di Satantango… o ci conosciamo già e tu sei chi penso io, oppure sono più paranoico del solito.

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