Recensione su Operazione Zero Dark Thirty

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“L’America non tortura i prigionieri” (B. Obama) / 20 febbraio 2013 in Operazione Zero Dark Thirty

Obiettivo: uccidere Bin Laden…
L’ossessione americana vista dagli occhi questa volta femminili di Maya, agente della CIA alla sua prima missione.
Chi è Maya?
Qual’è il suo passato?
Perchè angosciata e ossessionata da questa operazione?
Risposte che non avremo mai.
L’America dall’11 settembre è decisamente scossa e rimarrà per sempre una ferita aperta e la vendetta di quel gesto rimarrà sempre nei loro animi. Ma di Maya non si sa nulla. Vuole arrivare ad uccidere Bin Laden e ovviamente ci riesce (scontato direi, questa è la parte storica reale). Quindi si cala negli orrori delle torture (non poi così cruente come si dice… C’è molto di peggio sia nella realtà purtroppo che nei film…) per ottenere il risultato. Ma la fine del film è illuminante. Ottenendo questo risultato: rispondere alla violenza con una violenza maggiore. Il volto di Maya fa capire che non c’è giustizia violenta che possa gratificare. Le sue lacrime fanno intendere che la risposta alla violenza non è questa. Almeno questa la mia interpretazione e comunque il mio modo di vivere.
Un Stato non deve rispondere con la violenza.
Ma la mia è utopia purtroppo.
Nessuno tocchi Caino è solo utopia.
Ad maiora!

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