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Recensione su Under the Skin

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31 agosto 2014

Film introspettivo, di matrice fantascientifica, che punta principalmente a confondere lo spettatore, sviandolo da un preciso percorso.
Una linearità compromessa da troppi elementi estranei, che non riescono a collimare con le ipotesi. Fondamentali per dare almeno un’identità alla pellicola.
Gli arguti silenzi, le opprimenti e monotone inquadrature, riescono però a catturare lo sguardo, lasciando una sorta di memoria apatica nelle pupille.
Del resto, credo che fosse proprio questo l’intento del regista, di rendere marcata un certo tipo di indolenza, aliena solo all’apparenza al genere umano, ma che proprio per la sua natura, non ne altera il costrutto.
La pelle, in questo caso, è maschera che coabita con le emozioni, mai veramente sentite oltre l’epidermide di piaceri in cui sono racchiuse. E sebbene questa abulia tenti di conformarsi alle forme e ai volumi di tali voluttà, non può che pagarne gli effetti, nonché le ”umane” conseguenze.
Un film, che pur addentrandosi nel filone fantascientifico, non ne ricalca gli aspetti, delineandosi come alternativa al genere. Un ottimo prodotto.

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