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Under the Skin

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La parabola dell’alieno-bambino / 3 Luglio 2018 in Under the Skin

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima di vedere Under the Skin, conoscevo Jonathan Glazer solo come regista di storici videoclip musicali (Massive Attack, Blur, Richard Ashcroft, Jamiroquai, Radiohead…). Questo primo approccio alla sua cinematografia mi ha soddisfatta, nonostante alcune asperità caratterizzino il film e vi sia uno scarto narrativo troppo netto, a un quarto dalla conclusione.

Credo di essere rimasta molto affascinata dall’uso e dalla potenza delle immagini create da Glazer (che, ancora e non a caso, sembrano strisciarmi sotto pelle) e dal fatto che, tolti i pur scarni dialoghi, il film potrebbe sostenersi da sé, senza alcuna battuta pronunciata dagli attori, puntellandosi -al contrario- sull’altro elemento sonoro del film, ovvero le interessanti partiture dissonanti composte da Mica Levi.
Infatti, ciò che è inconosciuto allo spettatore (origine degli alieni, fisica e logica degli spazi in cui vengono condotte le “prede”, ecc.) resta tale (ritengo sia “esteticamente” e filologicamente corretto che non necessiti di alcuna spiegazione) e le azioni dei vari personaggi potrebbero sussistere anche senza dialoghi. In realtà, l’uso della parola sembra avere mero valore rafforzativo: in sostanza, evidenzia come la creatura interpretata dalla Johansson (davvero brava a sostenere con la sola forza dello sguardo il ruolo alienato e alienante della protagonista) sia in grado di relazionarsi con le sue vittime, quanto sia abile a mimetizzarsi, come abbia affinato velocemente le sue tecniche di cattura. Trovo che sia un paradosso curioso che, per essere praticata con successo, una pratica ancestrale, ferina, selvatica, come la caccia per fini “alimentari” necessiti della parola, un elemento chiave dell’evoluzione dell’uomo.

Il difetto maggiore del film, secondo me, sta nella maturazione repentina della protagonista che, in maniera davvero troppo improvvisa, inizia a porsi dei dubbi sulla sua natura e su quella delle sue azioni, scoprendo -forse per prima, all’interno della sua specie- di essere dotata di raziocinio e libero arbitrio. In questo, mi ha ricordato una vecchissima striscia di Andrea Pazienza, Allegro con fuoco. Anche qui, ci sono degli alieni alla scoperta della Terra: in questo caso, essi sono impegnati a studiare, senza comprenderli, i comportamenti degli esseri umani, che sembrano regolati solo dalle passioni e dagli impulsi fisici. Assistendo a un pestaggio, un alieno scopre di provare piacere nella pratica della violenza e intuisce di provare delle emozioni legate a essa. L’immagine dell’alieno-bambino che scopre la materia (emotiva, sensoriale, empatica) di cui sono fatti gli esseri umani è un tema affascinante quanto abusato. Glazer ne approfitta con mestiere, ma, purtroppo, inciampa in uno snodo narrativo fondamentale, penalizzando l’intero risultato cinematografico.

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Un esercizio di stile / 25 Ottobre 2015 in Under the Skin

Un prezioso esercizio di stile, in cui l’economia dei mezzi espressivi è portata all’estremo: nelle scenografie, nei dialoghi, nelle interpretazioni (qualche maligno potrebbe notare che alla Johansson l’economia dei mezzi espressivi viene naturale). Nelle mani di qualsiasi altro regista un soggetto del genere avrebbe generato tonnellate di discorsi e di retorica bolsa; qui rimane solo l’essenziale.
Lo stile è posto al servizio di una vicenda che non è tanto horror (l’unico soprassalto si prova nella scena subacquea), quanto aliena. La protagonista non ha nulla di umano, se non la pelle; i suoi pensieri sono in larga parte inconoscibili – è come se ci trovassimo di fronte alla versione malvagia degli alieni di 2001. Si serve dei sentimenti umani – soprattutto del desiderio sessuale, che è uno dei temi dominanti del film – ma non li prova. Almeno fino a un certo punto.
Ed è qui che il film incontra il suo limite. Basta davvero uno sguardo in uno specchio per riconoscersi umana? Il passaggio è troppo drastico e troppo scarsamente motivato (nel libro di Michel Faber, da cui il film è tratto, le cose vanno diversamente). Quindi anche scarsamente credibile, vista la precedente rappresentazione della protagonista, di cui al massimo si poteva cogliere una vaga perplessità di fronte alla generosità degli esseri umani, che nella vicenda vediamo spesso dimostrata – tranne che nel finale, malinconicamente tragico.
È questa mancanza di credibilità in uno snodo cruciale della trama a costituire un difetto non piccolissmo in quello che altrimenti sarebbe stato un vero capolavoro.

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Un film che divide / 18 Agosto 2015 in Under the Skin

Il film che non ti aspetti da un regista che precedentemente ha diretto Birth.
Nonostante abbia apprezzato vedere parecchie scene con Scarlet Johansson come mamma l’ha fatta, devo dare ragione a quei critici che hanno espresso qualche perplessità sul film.
L’ho trovato un po lento e ripetitivo. Per certi versi sembra un incrocio tra “L’uomo che cadde sulla Terra” e “Specie mortale”.
Ammirevole comunque il voler fare fantascienza basandosi più sul lato psicologico (alieno) che sugli effetti speciali.

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2 Marzo 2015 in Under the Skin

Al di là delle considerazioni sul genere di appartenenza, il nucleo di questo film è una ricerca estetica che punta a rafforzare il minimalismo emotivo della protagonista (una Scarlett Johansson alienata e alienante) e di conseguenza nostro. Se da una parte se ne capisce l’intento, ovvero quello di usare questi strumenti per affrontare una riflessione silenziosa, quanto silenzioso è il film, (pochissimi essenziali dialoghi) sulla perdita di uno scopo e su una condizione che da inumana si trasforma in umana; dall’altra finisce per creare una staticità empatica (quanto statiche sono le riprese) che lo spettatore si trascina pesantemente con sè fino alla fine, quasi ricercata e sperata.

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23 Novembre 2014 in Under the Skin

Una gnocca marziana gira per la terra uccidendo un sacco di nerd arrapati ricorrendo al sesso fino a quando viene stuprata da una guardia forestale.
finisce bruciata viva.

31 Agosto 2014 in Under the Skin

Film introspettivo, di matrice fantascientifica, che punta principalmente a confondere lo spettatore, sviandolo da un preciso percorso.
Una linearità compromessa da troppi elementi estranei, che non riescono a collimare con le ipotesi. Fondamentali per dare almeno un’identità alla pellicola.
Gli arguti silenzi, le opprimenti e monotone inquadrature, riescono però a catturare lo sguardo, lasciando una sorta di memoria apatica nelle pupille.
Del resto, credo che fosse proprio questo l’intento del regista, di rendere marcata un certo tipo di indolenza, aliena solo all’apparenza al genere umano, ma che proprio per la sua natura, non ne altera il costrutto.
La pelle, in questo caso, è maschera che coabita con le emozioni, mai veramente sentite oltre l’epidermide di piaceri in cui sono racchiuse. E sebbene questa abulia tenti di conformarsi alle forme e ai volumi di tali voluttà, non può che pagarne gli effetti, nonché le ”umane” conseguenze.
Un film, che pur addentrandosi nel filone fantascientifico, non ne ricalca gli aspetti, delineandosi come alternativa al genere. Un ottimo prodotto.

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30 Agosto 2014 in Under the Skin

Per interi minuti non ho capito che cosa stessi vedendo, né dove si volesse andare a parare, ma poi… ho avuto come una rivelazione. E tutto ha acquisito senso.

Ispiratosi all’omonimo romanzo di Michel Faber, Jonathan Glazer spoglia la storia originale da tutto il suo contesto fantascientifico, per concentrarsi esclusivamente sulla figura di Isserley, sul l’ “essere”, più che sulle intenzioni.

Ad interpretarla è una Scarlett Johansson da far girare la testa, che oltre agli abiti, è stata privata di tutto il suo contenuto umano. Quasi a farla sembrare una bambola, una marionetta.
Un’aliena travestita da umana, questo è ciò che realmente nasconde dietro quelle labbra carnose, lo sguardo catatonico e quei capelli neri e spettinati da diva del punk anni ’70. Un personaggio enigmatico e conturbante, privo di sentimenti, il cui unico scopo è cercare prede con cui sfamarsi di curiosità e sapere. Un personaggio curato e studiato da una camera statica ma sapiente che saprà con moderazione mostrarne il cambiamento, oltre la vera natura.

La regia visionaria e raggelante di Glazer racconta una storia che non spicca certo in intrattenimento, ma che sorprende e avvolge lo spettatore di un’angoscia sperimentale, amplificata esponenzialmente dalla colonna sonora di Mica Levi, spesso unico accompagnamento sonoro all’immagine. Che però di rado permette alla dilatazione temporale delle sequenze, di accorciare la durata dei minuti, che troppo spesso sembrano ore.

E’ l’impatto visivo è ciò che probabilmente permetterà a questo film di fare la storia. Un film che ha deciso per la politica del “celare” e che va preso, interpretato e assimilato così com’è. Con i pochi input che vengono forniti. Sufficienti a disorientare la manciata di persone attratte dalle suggestioni date dal trailer, già di per se poco pubblicizzato.

Under the skin è un’opera fanta-horror che in apparenza sembra aver poco da comunicare, ma che riflettendoci a mente fredda, va molto oltre la prima impressione. Anche se il finale è un po’ troppo stile “Daft Punk’s electroma”.

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L’ignoto sotto la pelle / 8 Luglio 2014 in Under the Skin

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Under The Skin è una pellicola difficile da catalogare con leggerezza nel filone dei film fantascientifici. Glazer si cimenta nel dare originalità alla sua pellicola trattando l’analisi di una figura aliena sotto un aspetto più riflessivo. La creatura di Glazer, dapprima mossa da intenzioni ostili nei confronti degli esseri umani, subisce una lenta e graduale mutazione a livello emotivo, generata da un forte quanto imprevisto desiderio di sperimentare su sé stessa l’esercizio della condizione umana. Il miglior modo per constatare forse, cosa c’è davvero “sotto la pelle”.
E’ probabilmente la regia di Glazer a stupire. Le sue inquadrature sono statiche e hanno un tempo fortemente dilatato. Le composizioni sonore di Mica Levi contribuiscono a creare uno stato di forte ansia nei confronti dello spettatore, oltre a costituire l’unica vera comunicazione sonora del film. I dialoghi infatti, seppur presenti, sono ridotti all’essenziale, lasciando lo spazio sul palcoscenico imbastito da Glazer alle immagini. Le sequenze più riuscite del film sono probabilmente quelle in cui l’aliena “adesca” le sue vittime, ma va citato doverosamente anche il prologo della creazione, dotato di grande impatto e bellezza.
Under The Skin può definirsi un film che intriga, grazie ad un’aura onirica che mescola sapientemente mistero e sensualità. Merito di Glazer sicuramente, ma non va tralasciata la bravura della Johansson, che regala degli sguardi talmente vuoti e gelidi da risultare difficili da scordare.

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