Time

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Time

Seh-hee si sottopone a un intervento chirurgico per provare l'amore del suo fidanzato, Ji-woo, al quale si ripresenta sotto un'altra identità: Ji-woo s'innamora di lei, il che renderà Seh-hee gelosa di se stessa.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: 시간
Attori principali: femminaPark Ji-yeonHa Jung-wooHa Jung-wooKim Sung-MinKim Sung-MinSeong Hyeon-aSeong Hyeon-aKiki SuginoKiki SuginoJung Gyu-woon

Regia: Kim Ki-dukKim Ki-duk
Sceneggiatura/Autore: Kim Ki-duk
Colonna sonora: Hyung-woo Noh
Produttore: Kim Ki-duk
Produzione: Giappone, Corea del Sud
Genere: Orientale, Drammatico, Thriller, Romantico
Durata: 97 minuti

Dove vedere in streaming Time

Una drammaticità figlia del tempo stesso, a cui abbiamo voluto dare la paternità. / 22 Agosto 2014 in Time

Kim Ki-duk ha fegato, nel misurarsi con il tempo. Con un concetto così labile ed eterno. E di certo non vi è incoerenza nella sua pellicola, in quanto non vi è attimo che trasudi attimo, istante che non testimoni istante. E l’amore, l’amore come prodotto della vita stessa, funge da collante per tutte quelle abitudini legate all’esistenza. Abitudini che lasciano come cicatrici indelebili il segno di un percorso già seguito, e di una meta che ha tradito il suo intento.
I dettagli, qui, a differenza dell’altro capolavoro del regista, Ferro 3, si confondono con il resto, come a volersi amalgamare col tessuto connettivo del film, costruendo una sorta di seconda pelle, e quindi una seconda identità.
Le trasformazioni in Time non sono maschere, non sono trucchi che possono essere distrutti all’occorrenza, ma dei veri e propri mutamenti, come se oltre la pelle, la carne, le ossa, anche l’io si modificasse in virtù di un dolore, e del timore di una perdita. La stessa che la protagonista, nella sua cieca convinzione, sente di sottrarre al tempo. E quindi cambia pelle, cambia muta, per abbandonare quella crisalide di infelicità. Ma i sentimenti, a differenza della pelle, non sono malleabili ai ritmi vertiginosi del cuore, rigettando come un elemento estraneo quella nuova ma debole identità. E quindi si assiste ad una lotta interiore, ad una drammaticità figlia del tempo stesso, a cui abbiamo voluto dare la paternità.
Un film, un’esperienza di vita.

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Love against the passage of TIME / 17 Marzo 2013 in Time

L’inquadratura impeccabile, spia e perseguita furtivamente i personaggi che si inseguono sulla linea del tempo.
Gente tormentata ed imprigionata nella disperazione di un cuore infranto. Di un amore sfumato, dissolto nella follia dell’impotenza.

Time è prigionia, solitudine, paranoia, è la disperazione di un uomo e una donna, che nonostante l’amore si sono lasciati sopraffare dall’uragano del tempo che se lasciato fare, divora irreparabilmente tutte le cose. Anche le più belle.

Time è un capolavoro ossessivo e delirante. Un grosso affronto per l’emotività.
Un dramma che incanta per lo stile innovativo, sempre in bilico tra passato e presente, per l’atmosfera surreale data da immagini pittoresche e la capacità con cui si è riuscito a proporre un tema tanto attuale come la chirurgia estetica, con così tanto stile personale.

Un film molto più concreto e quotidiano rispetto i precedenti lavori del regista coreano.. probabilmente tra i suoi migliori lavori.

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29 Luglio 2011 in Time

Non è una storia che ha per tematica la chirurgia plastica; essa viene usata soltanto come mezzo per estremizzare una situazione. Il fulcro del film è il Tempo che inesorabile muta ogni cosa con il suo passaggio, affievolisce passioni, distrugge gli amori.
Estremo, delirante.

Time / 30 Giugno 2011 in Time

Molti critici (quasi tutti, in definitiva) hanno visto in questo film una involuzione dello stile di Kim Ki-Duk che, perso lo smalto creativo, ha confezionato un’opera “ruffiana”, “imbarazzante”, “monocorde”, “delirante”, “velleitaria” e che strizza l’occhio pateticamente alle giurie dei vari festival.
A me è sembrato un film bellissimo, sicuramente sopra le righe ma in nessun momento imbarazzante o velleritario. Tutt’altro.
Anche il tanto vituperato finale non è affatto una ruffianeria. Si inserisce nel contesto del film, tra le pieghe dei tanti simboli (che non sono né banali, né didascalici) e autocitazioni (Ferro 3, Wild Animal, e indirettamente la Samaritana). Certo il finale è spiazzante, inatteso, di ardua interpretazione, surreale. Ma è uno dei tanti motivi che rende questo film difficile da dimenticare.

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