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Recensione su Smetto quando voglio

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Ironia e amarezza, commedia italiana insomma… / 18 dicembre 2015 in Smetto quando voglio

Questo film è una chiara dimostrazione che le belle commedie le sappiamo fare in Italia, anche se per ogni bella commedia alterniamo dieci cinepanettoni e altri dieci film insensati del comico più famoso del momento. Il bello di questa commedia è che è un susseguirsi di continue battute senza scadere quasi mai nella volgarità. Di certo la sceneggiatura è un punto di forza, dato che per tutta la prima parte del ritmo non solo mantiene l’ironia e l’amarezza che sono due pilasti portanti per il film, ma sa destreggiarsi tra i vari linguaggi specifici di questi pittoreschi universitari. Purtroppo però tende a chiudere velocemente tutte le storie aperte nella prima parte del film. Sciogliendo sbrigativamente ogni intreccio nella trama.
Smetto quando voglio propone una realtà molto amara, forse anche eccessivamente, da una parte c’è il figlio di papà che spende duecento euro per bruciarsi il cervello, dall’altra l’universitario che non arriva a fine mese. E questi studiosi universitari (muniti di dottorato) si riprendono ciò che gli era stato negato dalla parte legale dell’Italia. Certo l’idea che inventano questa nuova ecstasy ricorda molto Breaking Bad. Ma non casualmente a differenza di Walter White i nostri eroi sono dei pasticcioni, disillusi e incapaci. Siamo in Italia dopotutto, non rappresenteremo mai la realtà nuda e cruda. Non rappresenteremo mai l’italiano medio che improvvisamente diventa gangster. Distorceremo la realtà, e quando decidiamo di fare gli americani, inevitabilmente ci ritroveremo in una condizione peggiore della precedente.

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