Recensione su Radio Days

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I giorni della radio / 6 Ottobre 2015 in Radio Days

Delicatamente nostalgico.
Un Woody insolito, o forse no. Questo richiamo ai piaceri d’antan, del resto, ritorna spesso nelle sue pellicole (da ultimo, con il bellissimo Midnight in Paris).
Manca forse quell’umorismo sagace a cui ha abituato il regista newyorkese, anche se in Radio Days il film prende da subito un’altra piega e la cosa è abbastanza evidente. O forse non proprio da subito, perché l’incipit con i ladri che rispondono alla telefonata mentre stanno derubando un appartamento è davvero irresistibile, e sta lì, di diritto, nella mia top 5 delle più divertenti scene tratte dai film alleniani.
Dopo questo inizio spumeggiante, il film, come detto, vira decisamente verso il filone nostalgico, alternando una storia di gente comune ed una storia di esponenti dell’alta borghesia (sennò non sarebbe Woody) nei “giorni della radio”, gli anni immediatamente prima e durante il secondo conflitto mondiale: da un lato la variopinta famiglia ebrea del Queens, per cui la radio diventa quasi una componente della famiglia, un qualcosa a cui stringersi intorno, ciascuno con le proprie preferenze, ciascuno con i suoi momenti; dall’altro la high society newyorkese che invece di quella stessa radio è protagonista diretta (i coniugi altolocati che raccontano a colazione, in un’apposita trasmissione, le loro serate mondane).
Ma in quell’alta borghesia decadente c’è anche chi riesce ad inserirsi dal di fuori, come Sally White, ingenua venditrice di sigari con il sogno di far breccia nel mondo dello spettacolo.

Grande protagonista è dunque la radio, principale mezzo di intrattenimento dell’epoca, capace di tenere unito un popolo, nei momenti buoni e in quelli drammatici: è la radio con cui Orson Welles propose il celebre scherzo dell’invasione aliena (citato nel film), a cui in molti credettero per davvero; la radio con cui venne annunciato il bombardamento di Pearl Harbour, che causò l’intervento americano nel secondo conflitto mondiale; la radio con cui le famiglie seguivano la guerra, per loro così distante; la radio attorno alla quale si strinsero gli americani per assistere al lungo e purtroppo fallito tentativo di salvataggio di una bimba caduta in un pozzo.
Quest’ultimo episodio, in particolare, è sceneggiato in modo molto suggestivo e risulta assai toccante, considerata anche la sua somiglianza con la vicenda italiana di Alfredino, il bambino romano caduto nel pozzo artesiano agli inizi degli anni ’80, che tenne con il fiato sospeso l’Italia intera, vista la copertura che fece la Rai del tentativo di salvataggio (purtroppo non andato a buon fine, anche in quel caso).
C’è un po’ di Fellini in questo Radio Days: un Amarcord in salsa americana, in cui però prevale la commedia. Del resto Woody Allen ammirava il nostro Federico e spesso si ispirava ai registi che considerava suoi Maestri, come ad esempio Bergman.
Film memorabile, infine, per la presenza contemporanea delle due storiche compagne di Woody, Mia Farrow e Diane Keaton, oltre che per la splendida colonna sonora.

4 commenti

  1. paolodelventosoest / 6 Ottobre 2015

    Questo è il mio Woody Allen preferito, non ne faccio mistero! Adoro il suo mood nostalgico, la tenerezza dei suoi personaggi, le struggenti note di September song!
    https://www.youtube.com/watch?v=xioICtn1a4I

  2. Stefania / 5 Giugno 2017

    Per quel che riguarda la scena della bambina nel pozzo, anch’io ho pensato ad Alfredino (penso sia inevitabile, è entrato nella storia del Paese)!

    • hartman / 5 Giugno 2017

      eh sì, io non ero ancora nato, ma l’ho vissuto in uno speciale che era stata fatto in tv, in cui erano stati riproposti i tg dell’epoca raccontando tutta la storia…
      e l’accostamento è stato immediato

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