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Recensione su Lezioni di piano

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9,99 non sarebbe abbastanza / 24 settembre 2011 in Lezioni di piano

Forse, la ragione per cui proprio ora decido di scrivere di questo film è Briony, la ragazzina protagonista di Espiazione il romanzo di Ian McEwan: è stata immediata, spontanea, certa l’associazione che il cervello e la memoria, con i suoi a volte strani ma incredibilmente sottili meccanismi, ha fatto con Flora – la figlia di Ada.
Lontana dall’aver finito il libro, non ha senso spingere oltre questo paragone. Mi basta che mi abbia riportato vicino e vivido il ricordo di questo film. Il più bello di Jane Campion. Il suo capolavoro, e per certi versi un capolavoro. Ma certa che qualcuno la troverebbe una “parola grossa”, mi accontento di definirlo un film perfetto. Ricordo che, quando uscì, altri amici e appassionati cinefili usarono questo aggettivo colorandolo di negatività: “un film perfetto – per un festival; un film da festival”, insomma un film confezionato e calibrato apposta per vincere.

Sì capisco cosa possa aver sollecitato questa sensazione, ma non posso condividere quella che il mio sguardo semiotico chiamerebbe più volentieri una forte coerenza interna, una forte e solida isotopia, che “tiene” a tutti i livelli, attraverso tutti i registri. E’ da questi rimandi che non cadono mai a vuoto tra narrazione, inquadrature, scelte di regia, musica – come una pallina che sicura rimbalza da un lato all’altro di un muro, perfettamente calibrata in azione e reazione – che deriva questo effetto di perfezione, questa specie di climax raggiunto, quel senso di non poter aggiungere (e nemmeno togliere) niente, perché nulla manca e nulla è di troppo.

Lezioni di Piano è un film che amo per tantissime ragioni, per alcune scelte mirabili della Campion, e per dettagli che riempirebbero un intero libro; certamente ne ho amato la storia, la trama, piena di spunti originali; ne ho amato i personaggi, e gli attori che li hanno incarnati ( senza il minimo dubbio, “ma” o “forse” anche davanti ad altre loro interpretazioni – spesso di tutt’altra efficacia); ne ho amato la fotografia, così accurata, così profondamente espressiva, così suggestiva; ne ho amato la passione che è tema stesso del film, ma anche ciò che i codici visivi, sonori, gestuali esprimono, essendo al tempo stesso l’effetto che, pervasivo, invade, caldo e forte, lo spettatore che si lascia abbracciare, coinvolgere, immergere – nel silenzio di Ada, nell’infinità dell’oceano, nell’indecifrabilità di un mondo “altro” e diverso, e remoto, nell’intensità delle emozioni e dei sentimenti messi in scena, nella radicalità delle scelte di vita – quando la propria natura impedisce di restare entro i limiti disponibili, più comuni -, o nell’inesorabilità di quelle scelte – profili di comportamento così assoluti che devono lottare a volte pagando prezzi altissimi per riuscire a valicare i confini di se stessi e almeno tentare di comunicare con i profili/mondi degli altri – nella crudezza venata di romantica ma umana comprensione e tolleranza per la spietatezza dell’essere umano (a volte) e per la sua ingenua ma spesso perseguita miopia e stupidità…

Insomma, Lezioni di Piano – anche a distanza di tempo – non potrei mai dargli meno di quel 10.

2 commenti

  1. dudy / 25 settembre 2011

    🙂 Brava Wigelinda, ottima recensione per un film che è poesia.

  2. wigelinda / 25 settembre 2011

    Grazie: vero, poesia e passione 🙂

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