L'anno scorso a Marienbad

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L'anno scorso a Marienbad

In occasione di un incontro mondano che si tiene in un lussuoso albergo suburbano, un uomo avvicina una donna ripetendole con insistenza, nonostante lo scetticismo di lei, che i due si erano già conosciuti l'anno precedente nello stesso luogo, ripromettendosi di scappare via assieme dopo un anno. Leone d'oro a Venezia.
mandelbrot ha scritto questa trama

Titolo Originale: L'Année dernière à Marienbad
Attori principali: Delphine SeyrigGiorgio AlbertazziSacha PitoëffFrançoise BertinLuce Garcia-VilleHéléna Kornel, Françoise Spira, Karin Toche-Mittler, Pierre Barbaud, Wilhelm von Deek, Jean Lanier, Gérard Lorin, Davide Montemurri, Gilles Quéant, Gabriel Werner
Regia: Alain Resnais
Sceneggiatura/Autore: Alain Robbe-Grillet
Colonna sonora: Francis Seyrig
Costumi: Bernard Evein
Produttore: Pierre Courau, Raymond Froment, Anatole Dauman
Produzione: Francia
Genere: Drammatico
Durata: 95 minuti

I meccanismi della memoria / 18 Agosto 2015 in L'anno scorso a Marienbad

Non so se considerarlo un film presuntuoso o un capolavoro. Le immagini, bellissime, e le parole quasi non hanno attinenza col racconto, se di racconto si può parlare… Un film che dovrebbe far riflettere sui meccanismi della memoria, forse, ma che non sono sicuro di aver compreso appieno. Capisco che all’epoca si volessero rivoluzionare i convenzionali schemi narrativi, si era in piena Nouvelle Vague, però la comprensione del tutto risulta davvero difficile. Forse era proprio questo lo scopo che si prefiggeva il regista, far perdere allo spettatore la bussola fra presente e passato all’interno della narrazione. Durante la visione non capivo più se quello che vedevo erano ricordi o immagini del presente!
Le scene degli ospiti che giocano ad incomprensibili giochi da tavolo sono affascinanti e inquietanti, per me almeno.

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Come un dipinto cubista o un’immagine impossibile di Escher / 9 Aprile 2012 in L'anno scorso a Marienbad

E’ evidente che l’antefatto sia solo un pretesto. Allo spettatore viene chiesto di accettare le regole di un gioco narrativo spiazzante, esattamente come il gioco dei fiammiferi proposto più volte nel corso del film. Opera aperta e applicazione del principio di indeterminazione e del probabilismo scientifico in campo cinematografico, il film disintegra l’evento e lo ricompone attraverso la sovrapposizione dei diversi e contraddittori piani temporali e della memoria. L’indagine sui meccanismi della narrazione e sulla forma-linguaggio riconduce, inoltre, immediatamente al pensiero strutturalistico e semiologico, oltre che naturalmente al “nouveau roman” di cui lo sceneggiatore Robbe-Grillet può considerarsi caposcuola, come pure a tutta la letteratura basata sulle tecniche combinatorie e permutative. Tutti gli elementi tradizionali della costruzione filmica, voce narrante, piani sequenza, montaggio, sono ripensati in senso antidogmatico, risultando così rivitalizzati e risemantizzati.
Sembrerebbe plausibile un’interpretazione simbolica dei tre personaggi chiave: la donna, il giocatore, l’uomo. La terna potrebbe essere letta nell’ordine come evento-scrittura-lettura. L’evento in quanto inconoscibile nella sua realtà oggettiva resta immerso nell’alea dell’incertezza, potendo addirittura essere negato come fatto realmente accaduto, come suggerirebbe l’ipotesi di alcuni critici, suggestiva benchè riduttiva, secondo cui il palazzo sarebbe in realtà un ospedale psichiatrico. La scrittura dell’autore/giocatore vincente opera attraverso un sistema combinatorio, con la stessa tecnica binaria dei calcolatori, la stessa che consente di uscire sempre vincitore dal gioco dei fiammiferi. Il lettore/giocatore perdente, possedendo solo visioni parziali e illusorie, è alla vana ricerca di una verità che può solo approssimare.
Precursore del filone basato sulle presenze metafisiche, sui fantasmi inconsapevoli, la pellicola non fornisce però nessuna spiegazione conclusiva; indubbio riferimento anche per l’Overlook Hotel di Shining.

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