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Lezioni di piano

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Lezioni di piano

1 Marzo 2015 in Lezioni di piano

La protagonista di questo film è una donna muta dall’età di sei anni, che da voce ai sui sentimenti e alle sue sensazioni attraverso la musica del suo amato pianoforte, fulcro narrativo centrale del film, attorno al quale prenderà vita una storia d’amore
< in cui si intrecciano l'estasi della musica e il desiderio sessuale, la prepotenza dei sentimenti e la fragilità della morale> (Mereghetti). Musiche stupende e attori in ottima forma. Holly Hunter e Anna Paquin, premiate entrambe con l’oscar. Quest’ultima diventando anche la seconda attrice più giovane a ricevere il premio (all’epoca aveva 11 anni).

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28 Giugno 2014 in Lezioni di piano

La Campion riesce a parlare anche col silenzio.
Grazie a questa sua straordinaria capacità, i suoi film riescono ad attraversare quella barriera che esiste fra cuore e pellicola, insinuandosi nelle più recondite emozioni.
The piano è il culmine di tale artificio, di tale connaturata arte.
Il film è un lungo respiro dalle mille voluttà, desiderose di lasciare l’arido deserto dei rimpianti. E tramite queste giungere a passioni inascoltate, e a riverberi di emozioni che riecheggiano fra le dolci e soavi melodie di un pianoforte.

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13 Marzo 2014 in Lezioni di piano

Uno dei film più belli e dolorosi che abbia mai visto.
Una poesia sotto forma di pellicola.
Adoro.

27 Agosto 2013 in Lezioni di piano

Non c’è morte peggiore, non c’è vita migliore.
Ogni volta che mi ritrovo ad affrontare un film di questo genere mi stupisco di quante sfaccettature possa presentare un solo sentimento ed in quanti modi riesca ad essere rappresentato senza portare a noia.
Il film presenta un inizio piuttosto lento sino a quando non si concretizza il vero e proprio “contratto” che diviene una sorta di avvicinamento forzato tra Ada e George.
Il mutismo della donna lascia che sia la musica a parlare per lei ed il piano risulta essere un elemento portante per la trama.
Piano che la mantiene in vita e che, allo stesso tempo, potrebbe provocarle la morte.
Credo di non aver ancora visto un film in cui “l’annegamento” influenza anche lo spettatore.
Finale completamente inaspettato.

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Frasi / 26 Gennaio 2013 in Lezioni di piano

C’é un grande silenzio dove non c’é mai stato suono;c’é un grande silenzio dove suono non può esserci;nella fredda tomba del profondo mare

21 Maggio 2012 in Lezioni di piano

Jane Campion mi era piaciuta molto in Bright stars, con Abbie Cornish e Ben Whishaw, riuscendo a rievocare in maniera quasi da romanzo le atmosfere ottocentesche, complici anche una grande maestria registica, uno stile molto elegante e raffinato e un mix di scenografia, costumi e sceneggiatura ben riuscito.
Qui ho ritrovato gli stessi elementi che mi erano piaciuti nell’altro film.
Con un cast eccezionalmente in forma. Oltre ad Holly Hunter, muta e favolosa, Anna Paquin (che se non ricordo male è la più giovane vincitrice di un oscar, proprio per questo ruolo), che interpreta un diavoletto di ragazzina in maniera fantastica. Buona anche la controparte maschile, con Harvey Keitel e Sam Neil (che, devo dire, appare spesso nelle parti del comprimario mentre meriterebbe più spazio come protagonista).
Sequenze suggestive, silenzi che comunicano più delle parole, questo film ha il sapore dei classici romanzi di Jane Austen e Emily Bronte.

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13 Gennaio 2012 in Lezioni di piano

A me questo film è piaciuto, veramente. L’unica cosa che mi ha lasciata perplessa è l’interpretazione di Holly Hunter: va bene che non dice neanche una battuta, però non cambia espressione per tutto il film… e le hanno pure dato l’Oscar. Mah.

9,99 non sarebbe abbastanza / 24 Settembre 2011 in Lezioni di piano

Forse, la ragione per cui proprio ora decido di scrivere di questo film è Briony, la ragazzina protagonista di Espiazione il romanzo di Ian McEwan: è stata immediata, spontanea, certa l’associazione che il cervello e la memoria, con i suoi a volte strani ma incredibilmente sottili meccanismi, ha fatto con Flora – la figlia di Ada.
Lontana dall’aver finito il libro, non ha senso spingere oltre questo paragone. Mi basta che mi abbia riportato vicino e vivido il ricordo di questo film. Il più bello di Jane Campion. Il suo capolavoro, e per certi versi un capolavoro. Ma certa che qualcuno la troverebbe una “parola grossa”, mi accontento di definirlo un film perfetto. Ricordo che, quando uscì, altri amici e appassionati cinefili usarono questo aggettivo colorandolo di negatività: “un film perfetto – per un festival; un film da festival”, insomma un film confezionato e calibrato apposta per vincere.

Sì capisco cosa possa aver sollecitato questa sensazione, ma non posso condividere quella che il mio sguardo semiotico chiamerebbe più volentieri una forte coerenza interna, una forte e solida isotopia, che “tiene” a tutti i livelli, attraverso tutti i registri. E’ da questi rimandi che non cadono mai a vuoto tra narrazione, inquadrature, scelte di regia, musica – come una pallina che sicura rimbalza da un lato all’altro di un muro, perfettamente calibrata in azione e reazione – che deriva questo effetto di perfezione, questa specie di climax raggiunto, quel senso di non poter aggiungere (e nemmeno togliere) niente, perché nulla manca e nulla è di troppo.

Lezioni di Piano è un film che amo per tantissime ragioni, per alcune scelte mirabili della Campion, e per dettagli che riempirebbero un intero libro; certamente ne ho amato la storia, la trama, piena di spunti originali; ne ho amato i personaggi, e gli attori che li hanno incarnati ( senza il minimo dubbio, “ma” o “forse” anche davanti ad altre loro interpretazioni – spesso di tutt’altra efficacia); ne ho amato la fotografia, così accurata, così profondamente espressiva, così suggestiva; ne ho amato la passione che è tema stesso del film, ma anche ciò che i codici visivi, sonori, gestuali esprimono, essendo al tempo stesso l’effetto che, pervasivo, invade, caldo e forte, lo spettatore che si lascia abbracciare, coinvolgere, immergere – nel silenzio di Ada, nell’infinità dell’oceano, nell’indecifrabilità di un mondo “altro” e diverso, e remoto, nell’intensità delle emozioni e dei sentimenti messi in scena, nella radicalità delle scelte di vita – quando la propria natura impedisce di restare entro i limiti disponibili, più comuni -, o nell’inesorabilità di quelle scelte – profili di comportamento così assoluti che devono lottare a volte pagando prezzi altissimi per riuscire a valicare i confini di se stessi e almeno tentare di comunicare con i profili/mondi degli altri – nella crudezza venata di romantica ma umana comprensione e tolleranza per la spietatezza dell’essere umano (a volte) e per la sua ingenua ma spesso perseguita miopia e stupidità…

Insomma, Lezioni di Piano – anche a distanza di tempo – non potrei mai dargli meno di quel 10.

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