Recensione su Il regno d'inverno

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un piccolo regno molto infelice / 25 ottobre 2014 in Il regno d'inverno

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Forse mi è piaciuto così tanto perchè ho trovato un po’ di me stessa in ogni discussione che il signor Aydin aveva con le persone che vivevano con lui, che frustrazione.)
mi sono piaciuti:
– le riprese fantastiche (parlo da profana, ma farmi vedere un paesaggio bellissimo è come invitare un’oca a bere, rimango subito incantata. E i posti in cui è girato il film sono senza dubbio una meraviglia.)
– il tono che sono riusciti a mantenere in ogni dialogo.
Pur essendo “battibecchi” di cui si può dare un giudizio solo parziale, se ci si considera una terza persona seduta ad ascoltare, la mia attenzione è rimasta viva fino alla fine. Il modo in cui i personaggi si rispondevano mi stupiva sempre di più; un mio “brutto” vizio è sempre quello di provare a immaginare le risposte a un dibattito e qua, forse per la cultura diversa, venivo stupita ogni volta.
– ipocrisia: penso che sia un tema fondamentale dietro al quale giri tutto il film. I tre famigliari vengono più e meno identificati con caratteristiche, che vengono subito smentite: (Nihal, chiamata da suo marito per sentire la sua opinione in merito alla lettera nel suo ufficio, in quanto donna di carità, non si scompone minimamente a una richiesta d’aiuto, e lo stesso Aydin che passa giornate a scrivere sermoni sulla religione, la giustizia, il giusto comportarsi non spreca due secondi della sua vita per mettere in pratica le sue parole e non dedica due minuti della sua sua vita, ai poveri affittuari, anzi continua a dimenticarsi di loro con noncuranza, e Necia che si strugge in fantasie di problemi e morale inesistente, di andare in contro all’altro punzecchia ogni sera il fratello con cattiverie mal celate.)

Non mi è piaciuto: (sono inezie)
– a un certo punto del battibecco con il fratello Necia usa una parola per descrivere un comportamento del fratello “naif”, ovvero ingenuo. Personalmente ho trovato che la scelta di questo vocabolo stridesse fortemente con il contesto. In italiano esiste la parola “ingenuo” e credo, forse sbagliando, che chiunque userebbe piuttosto la versione italiana che la parola inglese, che forse suonerebbe un po’ snob e altisonante. Ma è appunto solo una mia opinione.
– (sulla stessa onda) hanno tradotto in modo diverso il momento in cui Aidyn parla del suo regno che “per quanto piccolo è suo” (trailer) che nel film diventa “per quanto piccolo lui ne è re”, il concetto è ovviamente lo stesso e so che traducendo si perdono ovviamente dei significati dall’originale, ma queste due scelte mi hanno incuriosito 🙂

Oltre ai miei inutili sproloqui, consiglio caldamente il film, è interessante, tiene viva l’attenzione, la scelta delle musiche mi è piaciuta molto e la durata non è (stata, almeno per me) affatto uno scoglio.
Buona visione!

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