Miele

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Miele

Irene è una ragazza romana che mente ad amici, famiglia ed amante, sostenendo di essere impegnata con la tesi di medicina. Segretamente, invece, col nome di servizio di Miele, è impegnata nell'attività di una piccola organizzazione di volontari che consente alle persone gravemente malate di porre fine alla propria vita.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Miele
Attori principali: Jasmine TrincaCarlo CecchiLibero De RienzoVinicio MarchioniIaia ForteRoberto De Francesco, Barbara Ronchi, Massimiliano Iacolucci, Claudio Guain, Elena Callegari, Teresa Acerbis, Jacopo Crovella, Valeria Bilello
Regia: Valeria Golino
Sceneggiatura/Autore: Valeria Golino, Francesca Marciano, Valia Santella
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico
Durata: 96 minuti

Il tema dell’eutanasia, impegnativo, ma vedere perché ci tocca tutti / 30 Gennaio 2017 in Miele

Un forte stimolo a riflessione e solo questo basta per guardare il film. Chiaramente il film è pesante e alcuni passaggi sono caratterizzati da immagini forti. Stilisticamente è un pò altalenante: ci sono dei passaggi molto apprezzabili dove si percepisce la mano di una regista con tanta esperienza da attrice; altri passaggi invece sono più da telefilm per cui non direi si tratti di un film girato benissimo nel suo complesso.

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Attenti agli schemi / 13 Settembre 2015 in Miele

Film molto fedele al bel romanzo di Mauro Covacich, a parte che in una certa schematizzazione della protagonista, la-ragazza-arrabbiata-con-la-vita che ritrova il sorriso grazie al contatto con un personaggio speculare. Il limite del film è in questo schematismo (e anche nell’interpretazione di Jasmine Trinca, che mi pare insoddisfacente). È invece il rifiuto di portare lo schema opposto fino in fondo (anziano-stufo-della-vita ritrova la voglia grazie al contatto con un personaggio speculare) che riscatta alla fine Miele.

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molto profondo / 5 Maggio 2015 in Miele

molto profondo

13 Gennaio 2014 in Miele

Valeria Golino alla prima esperienza alla regia, affronta un tema molto delicato, quello dell’eutanasia, senza però creare una linea ideologica ben definita, senza delineare il giusto e il sbagliato dell’argomento, lasciando allo spettatore l’ingrato compito di giudicare. Il tutto è narrato con estrema delicatezza, quasi sottovoce (infatti gioca molto sui toni dei dialoghi, dei silenzi e delle musiche), accentuato dalla strepitosa interpretazione di Jasmine Trinca; la morte non si vede mai, forse anche questo lo rende elegante e sobrio, e non si respira mai il senso di disperazione che ci si aspetterebbe nel vedere delle persone che decidono di morire. Inoltre il girato è molto poco “italiano”, focalizzato sui dettagli, sui rumori di fondo e su quello che circonda i protagonisti.

Decisamente promossa la Golino dietro la macchina da presa, quasi meglio che davanti.

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22 Maggio 2013 in Miele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Armata di ipod sempreconsè e di denti hyper-storti, Jasmine Trinca folleggia di film in film. E, c’è di buono, che non sono brutti film. Pur sperando che la Golino sia ancora in grado di lanciare olive con l’ombelico come in Hot shots (erano olive?), a quanto pare si è data alla regia. E se ne esce con questa opera prima che abbastanza riuscita: lungi da lei il lasciarsi sfuggire la possibilità di mettere la Trinca nuda (quanto passano, 5 minuti? Titoli compresi); Miele è una tipa che per tutti i suoi conoscenti fa l’università, e invece assiste, su e giù per l’Italia, i malati che vogliono eutanasiare, con tanto di regolari viaggi in Mexico sopra le nuvole, per procurarsi i meglio barbiturici all’occasione. Occupazione questa che, capirai, un pochetto pesante la è. Insomma, fare il becchino è più comodo, ecco. Tutta sta gente cerulea e quasi-ma-non morta, e la tristezza dell’addio, e il peso dello sguardo di chi resta; lei lo prende come un compito, una missione, da svolgere secondo un codice di trasparenza e il più possibile invisibilità rispetto ai suoi “clienti”. Ovviamente, da queste basi, la sua vita è quel che è, la felicità è quel che è, nonostante abbia una stupenda casa sul mare che manco Baywatch. Incontrerà un ingegnere che vuole morire ma non si sa perché, che è antipatico come un ingegnere ma a cui lei sentirà irresistibile la spinta all’avvicinarsi (io, francamente, l’avrei sfanculato appena dopo che subito). Fino quasi a toccarlo, ma non a salvarlo. Porgimi la mano che cado. Ah, antipatico come il c**o ma ascolta Brassens eh. La scelta di descrivere una solitudine è quella più facile e logica per una sceneggiatura d’esordio, perché poi il difficile è anche nel mettere in rapporto i personaggi, ma qui è svolta a regola, seguendo questa persona aliena e doppia rispetto al mondo in cui vive, e il malessere che dall’interno la prende proprio a causa di questo suo sdoppiamento e alterità –> ha dei palesi attacchi di panico.
La cura, come sempre quando si sta male, è smettere di essere miele, per gli altri.

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