10 Recensioni su

Miele

/ 20136.8103 voti

Il tema dell’eutanasia, impegnativo, ma vedere perché ci tocca tutti / 30 Gennaio 2017 in Miele

Un forte stimolo a riflessione e solo questo basta per guardare il film. Chiaramente il film è pesante e alcuni passaggi sono caratterizzati da immagini forti. Stilisticamente è un pò altalenante: ci sono dei passaggi molto apprezzabili dove si percepisce la mano di una regista con tanta esperienza da attrice; altri passaggi invece sono più da telefilm per cui non direi si tratti di un film girato benissimo nel suo complesso.

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Attenti agli schemi / 13 Settembre 2015 in Miele

Film molto fedele al bel romanzo di Mauro Covacich, a parte che in una certa schematizzazione della protagonista, la-ragazza-arrabbiata-con-la-vita che ritrova il sorriso grazie al contatto con un personaggio speculare. Il limite del film è in questo schematismo (e anche nell’interpretazione di Jasmine Trinca, che mi pare insoddisfacente). È invece il rifiuto di portare lo schema opposto fino in fondo (anziano-stufo-della-vita ritrova la voglia grazie al contatto con un personaggio speculare) che riscatta alla fine Miele.

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molto profondo / 5 Maggio 2015 in Miele

molto profondo

13 Gennaio 2014 in Miele

Valeria Golino alla prima esperienza alla regia, affronta un tema molto delicato, quello dell’eutanasia, senza però creare una linea ideologica ben definita, senza delineare il giusto e il sbagliato dell’argomento, lasciando allo spettatore l’ingrato compito di giudicare. Il tutto è narrato con estrema delicatezza, quasi sottovoce (infatti gioca molto sui toni dei dialoghi, dei silenzi e delle musiche), accentuato dalla strepitosa interpretazione di Jasmine Trinca; la morte non si vede mai, forse anche questo lo rende elegante e sobrio, e non si respira mai il senso di disperazione che ci si aspetterebbe nel vedere delle persone che decidono di morire. Inoltre il girato è molto poco “italiano”, focalizzato sui dettagli, sui rumori di fondo e su quello che circonda i protagonisti.

Decisamente promossa la Golino dietro la macchina da presa, quasi meglio che davanti.

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22 Maggio 2013 in Miele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Armata di ipod sempreconsè e di denti hyper-storti, Jasmine Trinca folleggia di film in film. E, c’è di buono, che non sono brutti film. Pur sperando che la Golino sia ancora in grado di lanciare olive con l’ombelico come in Hot shots (erano olive?), a quanto pare si è data alla regia. E se ne esce con questa opera prima che abbastanza riuscita: lungi da lei il lasciarsi sfuggire la possibilità di mettere la Trinca nuda (quanto passano, 5 minuti? Titoli compresi); Miele è una tipa che per tutti i suoi conoscenti fa l’università, e invece assiste, su e giù per l’Italia, i malati che vogliono eutanasiare, con tanto di regolari viaggi in Mexico sopra le nuvole, per procurarsi i meglio barbiturici all’occasione. Occupazione questa che, capirai, un pochetto pesante la è. Insomma, fare il becchino è più comodo, ecco. Tutta sta gente cerulea e quasi-ma-non morta, e la tristezza dell’addio, e il peso dello sguardo di chi resta; lei lo prende come un compito, una missione, da svolgere secondo un codice di trasparenza e il più possibile invisibilità rispetto ai suoi “clienti”. Ovviamente, da queste basi, la sua vita è quel che è, la felicità è quel che è, nonostante abbia una stupenda casa sul mare che manco Baywatch. Incontrerà un ingegnere che vuole morire ma non si sa perché, che è antipatico come un ingegnere ma a cui lei sentirà irresistibile la spinta all’avvicinarsi (io, francamente, l’avrei sfanculato appena dopo che subito). Fino quasi a toccarlo, ma non a salvarlo. Porgimi la mano che cado. Ah, antipatico come il c**o ma ascolta Brassens eh. La scelta di descrivere una solitudine è quella più facile e logica per una sceneggiatura d’esordio, perché poi il difficile è anche nel mettere in rapporto i personaggi, ma qui è svolta a regola, seguendo questa persona aliena e doppia rispetto al mondo in cui vive, e il malessere che dall’interno la prende proprio a causa di questo suo sdoppiamento e alterità –> ha dei palesi attacchi di panico.
La cura, come sempre quando si sta male, è smettere di essere miele, per gli altri.

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20 Maggio 2013 in Miele

Ero curioso di vedere questo esordio alla regia di Valeria Golino e per di più alle prese con un tema delicatissimo quanto scabroso come quello dell’eutanasia e alla fine mi pare di poter dire : “buona la prima” . Ci sono, è vero , alcuni eccessi nell’uso dei simbolismi , come l’uso continuo delle cuffie ad alto volume , le corse in bicicletta , ma soprattutto le lunghe nuotate in mare (con la muta salvo una sequenza significativa in cui lei si sfila la parte superiore ) per sottolineare un bisogno interiore di pulizia , di estraniamento dal suo terribile “lavoro”, ma la psicologia del personaggio di “Miele” e della sua “non vita” mi sembra sia stata messa sufficientemente a fuoco .
Mi è anche parso cinematograficamente interessante il momento in cui la protagonista fissa per alcuni secondi il suo sguardo direttamente verso l’obiettivo della macchina (cosa che normalmente non si fa ) quasi a voler chiedere allo spettatore una condivisione , una giustificazione al suo comportamento .
Jasmine Trinca , col suo corpo ormai efebico , mi è parsa molto convincente oltre che bella (ho un debole per lei) , ma tutto il cast si è dimostrato all’altezza .
Non un capolavoro , ma un film che non mi ha deluso.

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un percorso senza crescita / 19 Maggio 2013 in Miele

Ho trovato la protagonista (che poi è lei che da sola regge la storia) un personaggio estremamente contraddittorio. Miele è una donna tale non solo da accettare la libertà di ogni essere umano di togliersi la vita, ma addirittura di farne un lavoro e quindi una missione. Eppure è lei stessa che si trova inibita e destabilizzata di fronte alla depressione di un uomo che decide di morire pur essendo fisicamente sano. Come può un film (e un personaggio) che ha già fatto il grande passo avanti di capire cos’è la libertà, arrestarsi poi così immediatamente? E si arresta non perché narra la storia di Miele che mette in discussione il suo lavoro, ma perché non la conduce alla risposta. Da quando incontra l’ingegnere, Miele non accetta mai l’idea che possa avere il diritto di uccidersi, nemmeno alla fine. Non viene raccontata una presa di coscienza, ma solo dei fatti. C’è lo scontro tra i due, ma mai la piena comprensione. All’inizio lei lo vede guardare tv spazzatura e lamentarsi e gli chiede: «è per questo che vuoi morire?». Ma la risposta non arriva nemmeno alla fine del film.

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Brevi considerazioni / 8 Maggio 2013 in Miele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il mio sarebbe un 7 pieno. La Trinca è stata molto più credibile nelle scene “solitarie e di estraniamento ” , e nel film ce ne sono molte; in quelle in cui si evincono contrasti verbali, invece, la sua recitazione mi è parsa un po’ affettata, forzata. Molto bravo anche Cecchi, burbero, cinico, annoiato ed insoddisfatto; delle volte però il rischio che appaia un ” personaggio macchietta” è davvero labile. Ho particolarmente gradito la fotografia e la colonna sonora che ho trovato piuttosto ambiziosa. Notevole la scena di lei e lo sconosciuto in discoteca, dà l’idea di un atto seduttivo volutamente incompiuto ed espresso solo in parte. L’eutanasia è una tematica controversa ed insidiosa, per questo la scelta della Golino mi è sembrata sincera : spronare lo spettatore, portarlo alla riflessione ma senza avere la presunzione di imporre linee guida e personali scelte di pensiero. Per quanto riguarda il ” problema cardiaco” , mi permetto di dare una mia breve interpretazione. Di sicuro è poco utile ai fini narrativi, ma dà un’ulteriore sfumatura sull’ interiorità del personaggio. Nel corso della storia, è sempre più evidente la sua difficoltà di annullamento di fronte alla sofferenza. Spesso ripete che per far bene il suo lavoro bisogna essere “invisibili”… ma, nonostante questa sua apparente freddezza, non riesce poi ad essere così indifferente alle persone con le quali entra in contatto: l’amicizia con l’ingegnere ne è un esempio. Le palpitazioni sono un sintomo, il risultato per aver somatizzato questa sua inquietudine. Non è un caso che il disturbo si manifesti nei maggiori momenti di ansietà e/o di stress. E’ il corpo che prima ancora della presa di coscienza della protagonista, le si rivela, esprimendosi in un punto ben preciso: il cuore ….e non credo sia casuale.

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6 Maggio 2013 in Miele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Molto indeciso tra 6 e 7. Si tratta di un film d’autore ma non eccessivamente palloso (primi piani e sequenze silenziose ci sono ma non sono eccessive), si parla di un tema difficile come l’eutanasia ma senza esprimere giudizi di sorta e senza cadere mai nel patetico (a priori saremmo tutti o pro o contro ma è importante parlarne), l’interpretazione della protagonista c’è ma senza dubbio quello che rimane in mente è l’ingegnere Carlo Cecchi.
Miele è un personaggio positivo o negativo? La regista non ha voluto dirlo ma alla fine riesce a dire che si tratta di un personaggio “umano” e non una persona priva di emozioni. Non viene spiegato molto chiaramente perché fa questo lavoro forse perché si vuole spostare l’attenzione sul tema della morte assistita, se sia giusta o meno ma anche in questo caso senza prendere una posizione definitiva.
Quindi scelgo di premiare questa scelta, quella di invitare gli spettatori a parlare del tema e cercare di avviare una discussione costruttiva senza cadere nei soliti cliché.

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6 Maggio 2013 in Miele

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Si tratta di un “sette” stiracchiato, dovuto più che altro all’empatia che ho sviluppato nei confronti della protagonista durante la visione del film, nonostante quello di Irene/Miele, pur essendo un personaggio interessante, sia afflitto da alcuni vizi di sceneggiatura.
Ecco, il difetto maggiore di questa opera prima della Golino in versione regista è, a parer mio, lo script, in cui figurano alcuni difetti palesi (il problema cardiaco di Irene, per esempio, non ha alcun senso ai fini narrativi) ed un tentativo, riuscito solo in parte, di rendere il più possibile oggettivo il racconto.
Il tema è spinoso e complesso, perciò ho apprezzato l’impegno profuso dalla Golino (anche sceneggiatrice) nel voler evitare il pietismo gratuito, ma l’esito non mi ha convinta.
La Trinca è brava ed intensa, ma confesso che, a tratti, la sua mimica un po’ convulsa (quelle mani…) e la dizione mi hanno lasciata perplessa: troppa poca misura, ecco.

Inoltre, ho afferrato poco alcuni simboli ricorrenti nel film. Su tutti, mi vengono in mente le ballerine (?) e i libri: le case in cui entra Irene strabordano di libri, ad eccezione della prima che è anche l’unica in cui compare un’immagine a tema religioso. Sono certa che questo dettaglio intendesse esprimere un concetto. Quale, però, mi è, in definitiva, oscuro.

Interessanti la fotografia (pulita, luminosa) e le scenografie (tutti gli ambienti hanno un tono domestico ma intrigante, grazie ai numerosi dettagli vintage), gradevole ed azzeccata la colonna sonora.

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