Recensione su Miele

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22 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Armata di ipod sempreconsè e di denti hyper-storti, Jasmine Trinca folleggia di film in film. E, c’è di buono, che non sono brutti film. Pur sperando che la Golino sia ancora in grado di lanciare olive con l’ombelico come in Hot shots (erano olive?), a quanto pare si è data alla regia. E se ne esce con questa opera prima che abbastanza riuscita: lungi da lei il lasciarsi sfuggire la possibilità di mettere la Trinca nuda (quanto passano, 5 minuti? Titoli compresi); Miele è una tipa che per tutti i suoi conoscenti fa l’università, e invece assiste, su e giù per l’Italia, i malati che vogliono eutanasiare, con tanto di regolari viaggi in Mexico sopra le nuvole, per procurarsi i meglio barbiturici all’occasione. Occupazione questa che, capirai, un pochetto pesante la è. Insomma, fare il becchino è più comodo, ecco. Tutta sta gente cerulea e quasi-ma-non morta, e la tristezza dell’addio, e il peso dello sguardo di chi resta; lei lo prende come un compito, una missione, da svolgere secondo un codice di trasparenza e il più possibile invisibilità rispetto ai suoi “clienti”. Ovviamente, da queste basi, la sua vita è quel che è, la felicità è quel che è, nonostante abbia una stupenda casa sul mare che manco Baywatch. Incontrerà un ingegnere che vuole morire ma non si sa perché, che è antipatico come un ingegnere ma a cui lei sentirà irresistibile la spinta all’avvicinarsi (io, francamente, l’avrei sfanculato appena dopo che subito). Fino quasi a toccarlo, ma non a salvarlo. Porgimi la mano che cado. Ah, antipatico come il c**o ma ascolta Brassens eh. La scelta di descrivere una solitudine è quella più facile e logica per una sceneggiatura d’esordio, perché poi il difficile è anche nel mettere in rapporto i personaggi, ma qui è svolta a regola, seguendo questa persona aliena e doppia rispetto al mondo in cui vive, e il malessere che dall’interno la prende proprio a causa di questo suo sdoppiamento e alterità –> ha dei palesi attacchi di panico.
La cura, come sempre quando si sta male, è smettere di essere miele, per gli altri.

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