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Recensione su Il cavaliere oscuro

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20 maggio 2011

troppo lungo: non capisco perchè non si facciano più film di una lunghezza decente. Seconda impressione, troppa roba, aria, terra fuoco, acqua: dopo il rapimento in aereo (bello), le rapine e gli inseguimenti metropolitani, il fuoco che brucia e ustiona ho subito pensato, adesso ci mettono una nave!, beh quasi, eccoti i traghetti, due.

Nolan ne fa un film poliziesco, un noir anni novanta, seguendo tutte le lezioni di Mann, ma citando Lee e la sua fotografia livida (la rapina iniziale), e rubando la maschera degli aiutanti del Joker a Kubrick, fa sparire Batman, mai così poco importante, mai così inutile, per altro vestito malissimo, Wayne praticamente non esiste se non per recitare il ruolo della controfigura mondana (il doppiaggio è irritante e, a fronte di un make up generalmente bello, si eccede nel fondotinta per Bale), e porta al centro del film Gordon, la polizia, i rapporti con Dent che è il pubblico ministero, le indagini, le prigioni, le dinamiche interne a chi la città la tutela, le aule di tribunale, l’opinione pubblica, il cittadino, i media. Questa la parte interessante del film.

Poco tempo per sondare gli animi dei personaggi, Nolan dissemina buone idee, ma appunto va di fretta, ha un cast generalmente ottimo, affollatissimo, tanto che non si capisce chi ama chi e perchè, se la mediaticità di Dent sia una necessità sociologica (e mi sembra che questa sia la tesi del film) o solo una caratteristica della sua personalità individuale, dove vada a parare tutto quel parlare di verità e della sua ingestibilità, dell’incapacità della massa, del cittadino comune di adoperare bene la sua libertà.
Non so, mi aspettavo di più, mi è piaciuta molto la città, mi è piaciuta l’idea del taglio dato, il genere poliziesco, il realismo di Gordon e l’ idealismo di Dent, l’ondeggiante paurosa massa urbana, la libertà assoluta e autoreferenziale del solitario Joker (è l’unico libero, l’unico coerente), ma il film latita di tempo per scavare meglio, per andare oltre, per capire le ragioni e i perchè, quelle due ore sono tutte pura azione, correre correre per non far annoiare il pubblico, come se fermarsi a riflettere un attimo debba per forza generare noia.

La colonna sonora scontata, bella, molto, la fotografia

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