Molto forte, incredibilmente vicino

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Molto forte, incredibilmente vicino

Dall'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer. Oskar ha perduto l'amato padre nel crollo delle Twin Towers di New York. Egli è ancora un bambino e non riesce ad elaborare appieno il lutto. Una chiave trovata tra gli oggetti del padre lo porterà ad una curiosa ricerca tra le strade della città.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Extremely Loud & Incredibly Close
Attori principali: Thomas HornTom HanksSandra BullockMax von SydowJohn GoodmanViola Davis, Jeffrey Wright, Zoe Caldwell, Hazelle Goodman, Adrian Martinez, Stephen Henderson, Dennis Hearn, Paul Klementowicz, Julian Tepper, Caleb Reynolds, Gregory Korostishevsky, Brooke Bloom, Jenson Smith, Stephanie Kurtzuba, Malachi Weir, Lorna Guity Pruce, Catherine Curtin
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura/Autore: Eric Roth
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Chris Menges
Costumi: Ann Roth, David Davenport
Produttore: Scott Rudin, Celia D. Costas, Mark Roybal, Nora Skinner
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 129 minuti

Forte, commovente e non è sull’ 11 Settembre / 11 Ottobre 2016 in Molto forte, incredibilmente vicino

Raramente piango vedendo un film. “Molto forte, incredibilmente vicino” mi ha commosso dall’inizio alla fine. Thomas Horn è un attore prodigio dallo straordinario talento, una capacità espressiva e comunicativa fuori dal comune. Seppure all’inizio possa sembrare una storia che trova il giusto pretesto per parlare per l’ennesima volta della terribile tragedia dell’11 Settembre, stavolta siamo davvero fuori strada. Il padre di Oskar (interpretato da un immenso Tom Hanks) sarebbe potuto morire in un incidente d’auto, di cancro, sparato da un folle. Tutto la storia è incentrata sul lutto che vive questo bambino speciale, capace di strapparti il cuore con ogni sua parola. Se è un film sull’Asperger? Soprattutto. E forse è uno de più forti mai realizzati.

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21 Agosto 2014 in Molto forte, incredibilmente vicino

“Regola numero sette: niente deve ostacolare la ricerca. (Oskar)”.
Questa citazione riassume, a mio parere, quello che “Molto forte e incredibilmente vicino” vuole dire e al contempo non dire allo spettatore.
La storia di Oskar e dalla sua ricerca di una persona tra centinaia, di un oggetto tra migliaia, che è in realtà ricerca di un senso all’inspiegabile, è una vicenda che tocca ognuno di noi.
A chi non è mai capitato di sentirsi tanto lontani da qualcuno o qualcosa e di desiderare un ultimo o un nuovo momento di contatto?
A chi non è mai successo di voler insistentemente e disperatamente dare una spiegazione razionale a qualcosa di evidentemente trascendente?
La ricerca, in questi casi, è spesso viatico per un’elaborazione che è l’unica possibilità di andare avanti, e in questo senso non va mai abbandonata, semmai trasformata.
E’ un film particolare quello di cui vi sto parlando. Fondamentalmente perchè tratta un tema universale e comune, come la perdita di qualcuno, da un punto di vista estremamente singolare, ossia quello di un bambino affetto dalla sindrome di Asperger, che filtra il mondo attraverso i suoi stupefacenti occhi, spesso tanto grandi da vedere cose per gli altri invisibili e spesso tristemente velati da paure incontrollabili.
Cosa può allora fare questo bambino dallo sguardo così eccezionale per mettere a fuoco una verità tanto ineluttabile? Può tanta realtà penetrare nella sua cortina fatta di grandi aspirazioni ingabbiate in un corpo e in una mente spesso pietrificate?
No, non può, almeno non come potrebbe accadere per tutti gli altri.
Oskar ha bisogno di cercare un senso, e deve farlo a modo suo, partendo per una “spedizione esplorativa”, come quelle che era solito fare con suo padre, alla ricerca, appunto, come detto sopra, di una persona tra centinaia, di un oggetto tra migliaia, facendo leva su uno sparuto indizio che forse è solo una traccia casuale, speranzoso, così, di ridare ordine al suo caos interiore, di avere un nuovo contatto con la persona per lui più importante.
Guardare agli eventi e al mondo circostante attraverso gli occhi di Oskar è davvero un’esperienza.
Niente è come potrebbe essere “banalmente” descritto, tutto racchiude in sè altri significati, altre connotazioni ed implicazioni.
Il film è “bravo” nel dare allo spettatore quel senso di scoperta e di conquista ad ogni nuova esperienza di Oskar, ad ogni piccola vittoria nella sua inconscia battaglia contro le sue paure.
La storia, che è davvero bellissima, è, nel complesso, ben raccontata, soprattutto grazie alle magnifiche interpretazioni di Thomas Horn (Oskar) e di Max Von Sydow (L’inquilino), davvero, davvero bravissimi.
A livello strutturale il film risente forse un pò, a tratti, dell’intimità della storia, risultando un pò troppo verboso in alcune parti e, a mio parere, un pò sbrigativo nell’ultimo atto, quello “rivelatorio”, che, forse, avrebbe dovuto essere snocciolato con più calma.
Ma nel complesso stiamo parlando di un film affascinante, toccante, commuovente e al contempo carico di speranza, che racconta il “road trip” con la destinazione meno lontana e al contempo più impegnativa che mi sia mai capitato di vedere.
Oskar non va fisicamente lontano, ma arriva dove non si pensava potesse arrivare. E alla fine, quello che è chiaro, è che non capiremo mai cosa stavamo cercando fino a quando non ci rendiamo conto di averlo trovato e non sperimentiamo la sensazione che ciò ci fa provare.
Altro messaggio bellissimo del film è che assecondare e spronare possono essere le due facce dello stesso percorso per aiutare qualcuno. Non bisogna ripudiare la natura di una persona, cercando una correzione forzata ed imposta, bensì spronare al meglio gratificando il buono che c’è già, cercando di comprenderlo, entrando in relazione con esso.
Ottima la fotografia e molto intima e minuziosa la regia. I dettagli sono essi stessi narrazione, in quanto aiutano a comprendere la psiche di Oskar, fatta di tanti piccoli tasselli accuratamente ordinati al fine di dargli sicurezza.
Lo consiglio. A distanza di diverse ore dalla visione mi sento ancora profondamente toccata e come rapita da quanto ho visto.

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7 Gennaio 2014 in Molto forte, incredibilmente vicino

Purtroppo non ho mai letto il libro, pur volendolo fare e, probabilmente, se l’avessi letto gli avrei dato un voto più basso. Resta il fatto che si tratta di un film ad alto impatto emotivo, che mi ha rapito e commosso, per tematiche e realizzazione, senza contare che alla base c’è un romanzo di uno scrittore come Safran Foer che non piace a tutti, ma se piace non c’è scampo: quella storia l’amerai.

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19 Novembre 2013 in Molto forte, incredibilmente vicino

Non posso fare il paragone con il libro non avendolo letto ma ho trovato il film sufficiente ma non completamente coinvolgente. Bravo il bambino un po meno la Bullock ma sono di parte e non mi è mai piaciuta. Ma il gioco del padre è un po lento e non viene molto il ritmo della trama.
Non brutto ma non mi ha preso. Direi a tratti!
“… e il dolore mi ammazza” quanto può essere importante una figura come quella di un padre. Non tutti lo capiscono purtroppo.
Comunque non lo consiglierei.
Ad maiora!

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Ricerca e Curiosità per vite da raccontare / 1 Luglio 2013 in Molto forte, incredibilmente vicino

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono sempre stato attratto dalle vite “diverse”.

Dalle storie di vita di quelle persone che vivono, per qualsiasi motivo,
un tipo di vita non standardizzato.

Nel mio immaginario hanno qualcosa in più degli altri, la loro conoscenza, il loro
incontro ti arrichisce sempre, nel bene e nel male.

“io sono un diverso” come si definisce il protagonista del film è spesso la chiave
che ti permette di scoprire lati del tuo profondo che magari senza gli stimoli ricevuti
non avresti esplorato.

“non smettere mai di cercare” è quella sorta di forza che senti dentro che ti permette
di vivere giorni diversi da quelli appena vissuti, che ti permette di imbatterti
in situazioni e persone che a loro modo, la vita, te la cambiano.

Essere pronti e predisposti alla ricerca, all’ascolto, all’inseguimento di tracce, spunti,
pensieri significa sentirsi partecipi di una vita che non riguarda soltanto le persone e che
non è influita soltanto da esse.

Domanda e risposta. Infondo tutte le nostre esistenze si riducono a questo, la cosa che cambia
non è tanto il numero quanto la qualità.

Queste le principali riflessioni che sono scaturite dalla visione di questo bellissimo film.

Non ho letto il libro quindi non ho termini di paragone, come sempre racconterò soltanto
pensieri ed emozioni che il film mi ha donato.

Il protagonista un ragazzo in via di sviluppo nel percorso che lo porterà un domani ad essere
un uomo, pieno di incertezze e paure ma altrettanto fornito di un enorme forza di volontà e
determinazione.

Un padre a cui probabilmente la vita dal punto di vista professionale ha dato meno di quanto
avrebbe meritato, ma che ha donato al figlio il piacere che la vita stessa può riservare, attraverso
quella caratteristica che spesso è motore delle vite più straordinarie: la curiosità.

Il destino che li ha separati prima che a separarli probabilmente sia la vita stessa.

Una madre di cui parleremo dopo.

Una nonna moderna e tecnologica che in piccola parte copre il vuoto lasciato dal padre ma mantiene
nascosta una verità fondamentale.

L’inquilino misterioso che non parla da molti anni ma che comunica scrivendo i suoi pensieri, che in
tutta onestà è l’unica figura del film che mi lascia un pò perplesso, avrebbe potuto essere ciò che non
è stato, rimane però molto interessante la figura della persona che comunica senza usare la parola.

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Vi svelo un lato personale, questa della comunicazione senza l’uso della parola è una cosa che da molto
tempo ho in mente di realizzare nel caso il destino mi porti a condividere qualche momento della mia vita
con una persona con la quale sono sicuro di poterci riuscire. Il patto è che per la prima ora di un ipotetico
primo incontro sia vietato comunicare a parole,
tutte le azioni e comunicazioni dovranno essere fatte con mezzi alternativi… fine spoiler lato personale.
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Poi ci sono altre piccole comparse, tutte originali, tutte con una vita in qualche modo diversa dallo standard,
tutte con i loro problemi e le loro curiosità che non vi svelo perchè colorano un pò il film.

Il film che apparentemente verte sul rapporto padre-figlio a mio avviso è surclassato dal rapporto madre-figlio,
vi spiego i miei perchè:

La vera sorpresa del film oltre alla comunicazione del protagonista per me è stata la figura della madre.

Quando una donna ti sorprende lo fà totalmente… e molto spesso una donna che è anche madre vanta delle doti
che non si possono immaginare.

La figura che avevo nella mia testa per buona parte della visione del film era di una donna, ancora innamorata
del suo uomo e indubbiamente molto legata a lui, che dopo la sua scomparsa aveva perso in un attimo oltre che
se stessa anche il figlio, passiva, debole, rinunciataria, sconfitta dal dolore e avversa alla vita.

Mai come in quel momento un figlio dovrebbe identificare nel genitore rimasto il punto di appoggio, la spalla su
cui aggrapparsi ma sopratuto la famiglia su cui costruire la sua indentità; invece il rapporto si incrina, non
c’è comunicazione, sembra mancare pure il rispetto, un bambino o ragazzo che sia ha bisogno di un immagine di reazione
che apparentemente non trova nella madre, ne consegue che per un certo periodo, credo, Oskar (il ragazzo protagonista)
si senta quasi orfano e perda tutta la considerazione sulla madre.

Proprio nel momento in cui i piedi poggiano sul fondo, la sorpresa, forse scontata forse no, per me pur sempre sorpresa
che ci rivela che la madre in realtà in tutto quel tempo in cui si annida la vicenda è stata molto più presente
di quanto Oskar stesso potesse immaginare. La madre non solo aveva capito ciò che Oskar le teneva nascosto, ma lo aveva
anticipato in ogni suo spostamento, in ogni sua mossa.

Mi sono chiesto solo per un istante se ci fosse qualche possibilità di confronto con una vita reale, ho smesso di chiedermelo
perchè infondo non ha nessuna importanza, mi sono messo a pensare che cosa avrebbe realmente permesso alla madre
di fare ciò che ha fatto??

Soltanto una famiglia costruita su basi di sentimento reale, di conoscenza, di dialogo, di confronto e di rispetto
soltanto una famiglia basata su un legame d’amore potrebbe un giorno riuscire a vivere e raccontare una storia come questa.

Una famiglia dove apparentemente Padre e Figlio la fanno da padroni con i loro giochi e passatempi di logica e scienza,
una famiglia dove la madre è un pò il raccordo tra i due e si defila apparentemente nell’ombra senza interagire
oppure ostacolare i loro momenti da individui sviluppati ma che sempre nell’ombra è molto più presente di quanto
loro stessi si possano render conto e nel momento del bisogno è in grado di rivestire il compito di madre e padre
con stile, silenzio e un enorme intelligenza sociale.

Ho sempre penstato che le più grandi gesta che un essere umano possa compiere sono quelle compiute in silenzio.

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