Recensione su Molto forte, incredibilmente vicino

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Ricerca e Curiosità per vite da raccontare / 1 Luglio 2013 in Molto forte, incredibilmente vicino

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono sempre stato attratto dalle vite “diverse”.

Dalle storie di vita di quelle persone che vivono, per qualsiasi motivo,
un tipo di vita non standardizzato.

Nel mio immaginario hanno qualcosa in più degli altri, la loro conoscenza, il loro
incontro ti arrichisce sempre, nel bene e nel male.

“io sono un diverso” come si definisce il protagonista del film è spesso la chiave
che ti permette di scoprire lati del tuo profondo che magari senza gli stimoli ricevuti
non avresti esplorato.

“non smettere mai di cercare” è quella sorta di forza che senti dentro che ti permette
di vivere giorni diversi da quelli appena vissuti, che ti permette di imbatterti
in situazioni e persone che a loro modo, la vita, te la cambiano.

Essere pronti e predisposti alla ricerca, all’ascolto, all’inseguimento di tracce, spunti,
pensieri significa sentirsi partecipi di una vita che non riguarda soltanto le persone e che
non è influita soltanto da esse.

Domanda e risposta. Infondo tutte le nostre esistenze si riducono a questo, la cosa che cambia
non è tanto il numero quanto la qualità.

Queste le principali riflessioni che sono scaturite dalla visione di questo bellissimo film.

Non ho letto il libro quindi non ho termini di paragone, come sempre racconterò soltanto
pensieri ed emozioni che il film mi ha donato.

Il protagonista un ragazzo in via di sviluppo nel percorso che lo porterà un domani ad essere
un uomo, pieno di incertezze e paure ma altrettanto fornito di un enorme forza di volontà e
determinazione.

Un padre a cui probabilmente la vita dal punto di vista professionale ha dato meno di quanto
avrebbe meritato, ma che ha donato al figlio il piacere che la vita stessa può riservare, attraverso
quella caratteristica che spesso è motore delle vite più straordinarie: la curiosità.

Il destino che li ha separati prima che a separarli probabilmente sia la vita stessa.

Una madre di cui parleremo dopo.

Una nonna moderna e tecnologica che in piccola parte copre il vuoto lasciato dal padre ma mantiene
nascosta una verità fondamentale.

L’inquilino misterioso che non parla da molti anni ma che comunica scrivendo i suoi pensieri, che in
tutta onestà è l’unica figura del film che mi lascia un pò perplesso, avrebbe potuto essere ciò che non
è stato, rimane però molto interessante la figura della persona che comunica senza usare la parola.

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Vi svelo un lato personale, questa della comunicazione senza l’uso della parola è una cosa che da molto
tempo ho in mente di realizzare nel caso il destino mi porti a condividere qualche momento della mia vita
con una persona con la quale sono sicuro di poterci riuscire. Il patto è che per la prima ora di un ipotetico
primo incontro sia vietato comunicare a parole,
tutte le azioni e comunicazioni dovranno essere fatte con mezzi alternativi… fine spoiler lato personale.
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Poi ci sono altre piccole comparse, tutte originali, tutte con una vita in qualche modo diversa dallo standard,
tutte con i loro problemi e le loro curiosità che non vi svelo perchè colorano un pò il film.

Il film che apparentemente verte sul rapporto padre-figlio a mio avviso è surclassato dal rapporto madre-figlio,
vi spiego i miei perchè:

La vera sorpresa del film oltre alla comunicazione del protagonista per me è stata la figura della madre.

Quando una donna ti sorprende lo fà totalmente… e molto spesso una donna che è anche madre vanta delle doti
che non si possono immaginare.

La figura che avevo nella mia testa per buona parte della visione del film era di una donna, ancora innamorata
del suo uomo e indubbiamente molto legata a lui, che dopo la sua scomparsa aveva perso in un attimo oltre che
se stessa anche il figlio, passiva, debole, rinunciataria, sconfitta dal dolore e avversa alla vita.

Mai come in quel momento un figlio dovrebbe identificare nel genitore rimasto il punto di appoggio, la spalla su
cui aggrapparsi ma sopratuto la famiglia su cui costruire la sua indentità; invece il rapporto si incrina, non
c’è comunicazione, sembra mancare pure il rispetto, un bambino o ragazzo che sia ha bisogno di un immagine di reazione
che apparentemente non trova nella madre, ne consegue che per un certo periodo, credo, Oskar (il ragazzo protagonista)
si senta quasi orfano e perda tutta la considerazione sulla madre.

Proprio nel momento in cui i piedi poggiano sul fondo, la sorpresa, forse scontata forse no, per me pur sempre sorpresa
che ci rivela che la madre in realtà in tutto quel tempo in cui si annida la vicenda è stata molto più presente
di quanto Oskar stesso potesse immaginare. La madre non solo aveva capito ciò che Oskar le teneva nascosto, ma lo aveva
anticipato in ogni suo spostamento, in ogni sua mossa.

Mi sono chiesto solo per un istante se ci fosse qualche possibilità di confronto con una vita reale, ho smesso di chiedermelo
perchè infondo non ha nessuna importanza, mi sono messo a pensare che cosa avrebbe realmente permesso alla madre
di fare ciò che ha fatto??

Soltanto una famiglia costruita su basi di sentimento reale, di conoscenza, di dialogo, di confronto e di rispetto
soltanto una famiglia basata su un legame d’amore potrebbe un giorno riuscire a vivere e raccontare una storia come questa.

Una famiglia dove apparentemente Padre e Figlio la fanno da padroni con i loro giochi e passatempi di logica e scienza,
una famiglia dove la madre è un pò il raccordo tra i due e si defila apparentemente nell’ombra senza interagire
oppure ostacolare i loro momenti da individui sviluppati ma che sempre nell’ombra è molto più presente di quanto
loro stessi si possano render conto e nel momento del bisogno è in grado di rivestire il compito di madre e padre
con stile, silenzio e un enorme intelligenza sociale.

Ho sempre penstato che le più grandi gesta che un essere umano possa compiere sono quelle compiute in silenzio.

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