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Recensione su Molto forte, incredibilmente vicino

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21 agosto 2014

“Regola numero sette: niente deve ostacolare la ricerca. (Oskar)”.
Questa citazione riassume, a mio parere, quello che “Molto forte e incredibilmente vicino” vuole dire e al contempo non dire allo spettatore.
La storia di Oskar e dalla sua ricerca di una persona tra centinaia, di un oggetto tra migliaia, che è in realtà ricerca di un senso all’inspiegabile, è una vicenda che tocca ognuno di noi.
A chi non è mai capitato di sentirsi tanto lontani da qualcuno o qualcosa e di desiderare un ultimo o un nuovo momento di contatto?
A chi non è mai successo di voler insistentemente e disperatamente dare una spiegazione razionale a qualcosa di evidentemente trascendente?
La ricerca, in questi casi, è spesso viatico per un’elaborazione che è l’unica possibilità di andare avanti, e in questo senso non va mai abbandonata, semmai trasformata.
E’ un film particolare quello di cui vi sto parlando. Fondamentalmente perchè tratta un tema universale e comune, come la perdita di qualcuno, da un punto di vista estremamente singolare, ossia quello di un bambino affetto dalla sindrome di Asperger, che filtra il mondo attraverso i suoi stupefacenti occhi, spesso tanto grandi da vedere cose per gli altri invisibili e spesso tristemente velati da paure incontrollabili.
Cosa può allora fare questo bambino dallo sguardo così eccezionale per mettere a fuoco una verità tanto ineluttabile? Può tanta realtà penetrare nella sua cortina fatta di grandi aspirazioni ingabbiate in un corpo e in una mente spesso pietrificate?
No, non può, almeno non come potrebbe accadere per tutti gli altri.
Oskar ha bisogno di cercare un senso, e deve farlo a modo suo, partendo per una “spedizione esplorativa”, come quelle che era solito fare con suo padre, alla ricerca, appunto, come detto sopra, di una persona tra centinaia, di un oggetto tra migliaia, facendo leva su uno sparuto indizio che forse è solo una traccia casuale, speranzoso, così, di ridare ordine al suo caos interiore, di avere un nuovo contatto con la persona per lui più importante.
Guardare agli eventi e al mondo circostante attraverso gli occhi di Oskar è davvero un’esperienza.
Niente è come potrebbe essere “banalmente” descritto, tutto racchiude in sè altri significati, altre connotazioni ed implicazioni.
Il film è “bravo” nel dare allo spettatore quel senso di scoperta e di conquista ad ogni nuova esperienza di Oskar, ad ogni piccola vittoria nella sua inconscia battaglia contro le sue paure.
La storia, che è davvero bellissima, è, nel complesso, ben raccontata, soprattutto grazie alle magnifiche interpretazioni di Thomas Horn (Oskar) e di Max Von Sydow (L’inquilino), davvero, davvero bravissimi.
A livello strutturale il film risente forse un pò, a tratti, dell’intimità della storia, risultando un pò troppo verboso in alcune parti e, a mio parere, un pò sbrigativo nell’ultimo atto, quello “rivelatorio”, che, forse, avrebbe dovuto essere snocciolato con più calma.
Ma nel complesso stiamo parlando di un film affascinante, toccante, commuovente e al contempo carico di speranza, che racconta il “road trip” con la destinazione meno lontana e al contempo più impegnativa che mi sia mai capitato di vedere.
Oskar non va fisicamente lontano, ma arriva dove non si pensava potesse arrivare. E alla fine, quello che è chiaro, è che non capiremo mai cosa stavamo cercando fino a quando non ci rendiamo conto di averlo trovato e non sperimentiamo la sensazione che ciò ci fa provare.
Altro messaggio bellissimo del film è che assecondare e spronare possono essere le due facce dello stesso percorso per aiutare qualcuno. Non bisogna ripudiare la natura di una persona, cercando una correzione forzata ed imposta, bensì spronare al meglio gratificando il buono che c’è già, cercando di comprenderlo, entrando in relazione con esso.
Ottima la fotografia e molto intima e minuziosa la regia. I dettagli sono essi stessi narrazione, in quanto aiutano a comprendere la psiche di Oskar, fatta di tanti piccoli tasselli accuratamente ordinati al fine di dargli sicurezza.
Lo consiglio. A distanza di diverse ore dalla visione mi sento ancora profondamente toccata e come rapita da quanto ho visto.

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