Recensione su American Hustle - L'apparenza inganna

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15 Febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Basato su una storia vera su cui in fase di sceneggiatura si è infinitamente ricamato (“se si fosse girato un film seguendo la realtà dei fatti sarebbe stato un film noiosissimo”, pare abbia assicurato uno dei protagonisti della vicenda), è la storia dal principio della fortuna di Irving e Sidney, coppia che sulla truffa e l’apparenza basa la storia d’amore che li coinvolge, e dalla truffa finisce per essere coinvolta in un’operazione piuttosto sporca orchestrata dall’FBI per incastrare politici con bustarelle. Siamo TANTISSIMO negli anni ‘70-’80, lei è questa splendida verso i quaranta con perennemente le tette fuori, lui un filosofo dell’individualismo e della “gente crede a quel che vuole credere”, tipo ai suoi capelli. Sbandano i personaggi oltre il confine della verosimiglianza, tanto sono esagerati, ma perfettamente rientrano nei ranghi di un incredibile lavoro di scrittura a impalcatura del tutto, per quel che riguarda sia la trama generale sia i dettagli e caratterizzazioni; e i particolari, e le vicende nella vicenda, queste vite, tutte, sono torrenti in piena travolgono, o ti fanno credere di voler credere, in un trionfo di bigodini grotteschi e riporti ribelli, funzionali a scimmiottare i rapporti, finti e perennemente ribaltati, che legano e slegano i protagonisti. Il rapporto tra realtà e finzione non è lineare né le scale dei valori sono fisse, il poliziotto non è buono, il corrotto non è per forza cattivo, tutto sembra muoversi facendo parte di un gioco ineluttabile abbastanza dove tutti cercano di salvare se stessi e mica sempre ci riescono. I nostri ovviamente sì, perché hanno fatto credere il credibile a chi aveva piacere di farlo.

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