The Help

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The Help

Jackson, Mississippi, 1962. Eugenia Skeeter Phelan, una giovane di buona famiglia fresca di laurea e piuttosto anticonformista, coltiva il sogno di diventare una scrittrice, ma ha bisogno di un soggetto interessante, qualcosa che non passi inosservato, qualcosa di cui nessuno abbia mai parlato prima: decide allora di scrivere un libro di interviste a delle cameriere afroamericane, un modo per poter raccontare le loro vite, le loro difficili condizioni di lavoro, le umiliazioni quotidiane di chi deve combattere con una società profondamente razzista e classista. Tratto dal romanzo L'aiuto di Kathryn Stockett. Vincitore del premio Oscar per La migliore attrice non protagonista a Octavia Spencer.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Help
Attori principali: Emma StoneViola DavisOctavia SpencerBryce Dallas HowardJessica ChastainMike Vogel, Allison Janney, Sissy Spacek, Chris Lowell, Ahna O'Reilly, Anna Camp, Cicely Tyson, Aunjanue Ellis, David Oyelowo, Dana Ivey, LaChanze, Brian Kerwin, Wes Chatham, Ted Welch, Shane McRae, Roslyn Ruff, Tarra Riggs, Leslie Jordan, Mary Steenburgen, Tiffany Brouwer, Carol Sutton, Ashley Johnson, Ritchie Montgomery, Nelsan Ellis, Cleta Elaine Ellington, Amy Beckwith, Julie Ann Doan, Lamar Lott, Charles Orr
Regia: Tate Taylor
Sceneggiatura/Autore: Tate Taylor
Colonna sonora: Thomas Newman
Fotografia: Stephen Goldblatt
Costumi: Sharen Davis, Dana Kay Hart
Produttore: Chris Columbus, Mark Radcliffe, Michael Barnathan, Jeff Skoll, Tate Taylor, Mohamed Khalaf Al-Mazrouei, John Norris, Jennifer Blum, Brunson Green, Nate Berkus, L. Dean Jones Jr.
Produzione: India, Emirati Arabi Uniti, Usa
Genere: Drammatico
Durata: 146 minuti

Effervescente, colorato ma… / 25 Dicembre 2017 in The Help

Sarebbe un 6,5.
Molto belli i costumi, le scenografie e gli ambienti, che subito ti immergono negli anni ’60 americani in una maniera molto sognante e nostalgica. Un tono frivolo, insomma, che però funziona per la componente estetica.

Proprio il tono frivolo tuttavia rappresenta al contempo una debolezza, secondo me, per quanto invece riguarda l’aspetto narrativo: di fatto è una storiella vecchia e stantia, vista e rivista mille volte sullo schermo, e per di più narrato con una sceneggiatura infarcita di dialoghi eccessivamente smielati e civettuoli. Almeno per la narrazione avrei insomma preferito un approccio più maturo, data anche la serietà del tema trattato.

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8 / 5 Maggio 2016 in The Help

The Help

Esistono milioni di film che trattano il tema razziale delle persone di colore e appena ho letto la trama di questo film , ho pensato di abbandonare la nave perché mi sono abbondantemente rotta le palle del tema razziale e invece ho continuato e ho fatto benissimo a continuare. È un film speciale per tantissimi motivi

– il punto di vista è totalmente femminile , non c’è quella brutalità fisica maschile fatta di manganelli e contestazioni ma una serie di risvolti psicologici di sudditanza cameriera – padrona
– la totale presenza di un cast femminile fa venir fuori una recitazione a tratti stucchevole e melodrammatica , ma quale donna non è stucchevole e melodrammatica?
– costumi e ambientazione anni 60 sono perfettamente ricostruiti
– la svolta delle donne di colore avviene grazie alla potenza di un libro di una scrittrice coraggiosissima
– una colonna sonora fantastica , dal rock al blues al country migliore americano
– meritatissimo oscar all attrice che interpreta minnie , non vi svelo la ganzissima cattiveria che fa subire alla sua padrona bianca
– un’altra magnifica attrice di cui ora non mi viene il nome che è l equivalente pop americano di maria teresa ruta ❤

Ci sarebbero un sacco di motivi altri , ma di sicuro il principale potrebbe essere che in due ore e mezza ho riso ho pianto e non mi sono alzata a fumare neanche una volta. Ora si però :D.

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Le buone intenzioni non fanno i buoni film / 4 Agosto 2015 in The Help

Un film tagliato con l’accetta, con buoni e cattivi stereotipati, senza un filo di ambiguità, malgrado l’occasionale perdita di coraggio di qualche buono (cui segue l’inevitabile redenzione). Persino il personaggio che nelle intenzioni doveva essere il più originale, quello di Celia, risulta insopportabilmente convenzionale nella sua caricaturalità. Le cattive azioni ricevono la giusta pariglia (sulla più atroce di queste vendette è costruito quasi mezzo film), i buoni alla fine trionfano – o almeno ricevono la meritata standing ovation.
Intendiamoci: non che il film sia irrealistico; è facile immaginare che persone e situazioni simili siano esistite e accadute veramente (il peggio rimane sullo sfondo, suppongo per non guastare il tono un po’ farsesco del film). La realtà può essere convenzionale, ma l’arte dovrebbe essere qualcosa di più.

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Parliamo di dignità? / 5 Settembre 2014 in The Help

Se durante la visione di questo film non sentite dentro il fuoco dell’indisponenza,
dello sdegno mescolato a un tocco di triste compassione e un pizzico di
violenza da contenere… beh, probabilmente io è voi non avremmo mai nulla da spartire.

Ogni volta mi chiedo se la mente umana sia veramente capace di tanto con tale
naturalezza oppure se sia indispensabile ultizzare qualche forma di autoconvincimento
e forza di volontà per poter essere come le persone descritte in questo film, e non mi
rivolgo certo alle protagoniste.

E’ vero che al mondo esiste la violenza, è vero che i tratti della violenza fisica
sono noti a tutti e forse, a volte, proprio per questo si riesce ad evitarla, a
condannarla, a reprimerla e perchè no anche a prevenirla.

Ma la violenza psicologica???

La violenza psicologica e morale è la peggior violenza che un essere umano possa subire,
perchè i suoi tratti non sono sempre visibili, perchè le sue lacerazioni potrebbero
non solo non rimarginarsi mai, ma aumentare nel tempo e portarti a considerare la morte
come la fine di tutti i tuoi mali.

E’ questo tipo di violenza, quella più complicata da combattere, da vedere, da percepire
perchè spesso chi ne soffre è portato a nasconderla al possimo e a volte anche a se stesso
ma il dolore non si nasconde realmente mai, purtroppo.

Ed è contro questo tipo di violenze che io non riesco a percepire perdono, in nessuna forma,
è in questo tipo di violenze che ci trovo il punto più basso dell’essere umano inteso
come individuo intelligente, è in questo tipo di violenze che ci trovo la meschinità
e l’inutilità dell’esisteza.

E’ in questo tipo di violenze che nel mio cuore non c’è pietà ne comprensione, non c’è compassione
ne considerazione.

Sono vite inutili, esistono, probabilmente hanno più fortuna di quelle esistenze che soffrono, ma sono
soltanto sbagli del tempo, che non so per quale motivo si concede e gli concede modo di esistere.

Il film tocca il tema razziale, precisamente quello della servitù e della schiavitù del popolo di
colore a servizio di quello bianco, del ricchezza che comanda e governa la povertà, con arroganza.
Tratta insomma della storia del mondo, dell’umanità.

In fin dei conti parla di menti troppo piccole, inferiori, di persone che non hanno capito e non capiranno
mai che cosa voglia dire vivere, parla di gente che purchè non se ne renderà mai conto avrà sprecato la
possibilità assaporare i contorni di questo mondo, le briciole di polvere del sentimento, le parentesi
delle emozioni, la dolcezza di una lacrima e l’amaro di un sorriso, il calore di uno sguardo e la potenza
di una stretta di mano.

E’ vero, non sarà mai un problema per loro, non sarà mai una loro considerazione, ma in questo ne sono certo
tutte le vite che per loro conto hanno sofferto nel valore della loro anima mai e poi mai saranno inferiori.

C’è una caratteristica di inestimabile valore che nessun ricco potrà mai acquistare, ne dar la sensazione di poterla
possedere ed è la caratteristica che contraddistigue le protagoniste di questo film, è la caratteristica su cui ogni
essere umano dovrebbe puntare per se stesso e per il proprio prossimo, è la caratteristica che ci ha permesso nella storia
di superare ostacoli insuperabili, di raggiungere mete irraggiungibili e quella che più di ogni altro ci permette di avvicinarci
ad una forma di rispetto per il miracolo che nasconde la nostra esistenza:

Questa caratteristica è la Dignità.

In nome della quale, sintetizzando, un essere umano può esser considerato tale o meno.

Credo che in ogni comunità esistente il primo valore assoluto da inseguire e proteggere sia quello della dignità.

Vogliamo cambiare il mondo?? retribuiamo la dignità!!

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Film accomodante. / 25 Agosto 2014 in The Help

La messinscena è pregevole, con costumi, acconciature, trucco e ambienti curatissimi.
Il film scorre piacevolmente, benché l’argomento sia quantomai drammatico, fino al coerente finale telefonato.

Per il resto, si tratta di una pellicola ruffiana e consolatoria, accomodante, prodiga di rassicuranti cliché, priva di qualsivoglia sfumatura, dove tutto è bianco e nero (scusate il rozzo gioco di parole).
I personaggi sono disegnati e definiti fin dalla loro entrata in scena, non cedono mai, non si evolvono, e ciò che accade loro rientra in una forma mentis definita che non lascia molto spazio al libero arbitrio dello spettatore, preventivamente schierato con i “buoni”, com’è anche giusto che sia, ma non per scelta, non so se mi spiego.
Nulla viene mostrato delle reali tensioni tra i due “gruppi”, se non i crudeli “dispetti” (non intendo minimizzare nulla, sia beninteso) delle donne bianche nei confronti delle domestiche di colore (la violenza del KKK resta sullo sfondo, le barriere razziali si intravedono, wc e bus a parte), dei confini esistenti tra detti gruppi, non esiste reale tensione tra i personaggi se non quelli tra capi e subordinati, ogni cosa è ben apparecchiata per piacere (e dolere) in una determinata maniera.

Se il film si pone come intento quello di mettere in scena dolorissime ferite sociali (che, come dimostra la cronaca attuale, non si sono mai realmente rimarginate), lo fa a senso unico. Ovviamente, quello dei bianchi.
Definisco la pellicola “rassicurante”, perché, mettendo in atto un meccanismo coatto, mostra ciò che un pubblico bianco vuole vedere, cioè il fatto che esistano menti illuminate, cuori puri che vanno al di là del colore della pelle e che, oh sì, bisognerebbe comportarsi come Skeeter (personaggio monodimensionale per eccellenza): che spetti, poi, alla platea, pur sensibilmente colpita dalla storia in scena, mettere in atto simili rivoluzioni, purtroppo, è un altro paio di maniche.

In uno scenario tanto complesso e problematico come quello dell’integrazione razziale, credo di trovare più realistici, pur con i loro limiti “autorali”, i primi lavori di Spike Lee: credo che pellicole come Fà la cosa giusta e Jungle Fever permettano di fare (parziale) luce sui problemi “concreti” legati all’argomento, con poche edulcorazioni.
Ben vengano, certo, anche le storie come The Help, luminose ed edificanti, c’è bisogno anche di loro, tanto bisogno, in questo secolare processo di affrancamento dalle barriere razziali. Ma che non le si additi come esempi in materia, a parer mio.
La premessa della storia, raccontare delle Mami da un punto di vista realistico e non usandole come colorite comprimarie di una vicenda, retaggio colonialista, si annacqua, qui, in favore di uno schieramento buoni/cattivi dal taglio troppo favolistico.

Nota: Jessica Chastain stre-pi-to-sa-men-te a suo agio in questa cornice storica, nei panni della (finta) bionda svampita. Non vedo l’ora di vederla nel prossimo biopic dedicato alla Monroe, Blonde, in cui lei interpreterà proprio Marilyn, diretta da Andrew Dominik.

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