The Hateful Eight

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The Hateful Eight

Sono trascorsi alcuni anni dalla Guerra Civile. Otto loschi personaggi si ritrovano in una baita sui monti del Wyoming, bloccati da una tempesta di neve.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Hateful Eight
Attori principali: Samuel L. JacksonKurt RussellJennifer Jason LeighWalton GogginsDemián BichirTim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks, Dana Gourrier, Zoë Bell, Lee Horsley, Gene Jones, Keith Jefferson, Craig Stark, Belinda Owino, Channing Tatum, Quentin Tarantino
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura/Autore: Quentin Tarantino
Colonna sonora: Ennio Morricone
Fotografia: Robert Richardson
Costumi: Courtney Hoffman, Jonny Pray
Produttore: Bob Weinstein, Harvey Weinstein, Richard N. Gladstein, Shannon McIntosh, Stacey Sher, Georgia Kacandes
Produzione: Usa
Genere: Thriller, Western
Durata: 188 minuti

stavolta no / 22 Aprile 2019 in The Hateful Eight

delusione totale… una noia pazzesca condita dalla totale assenza di scene in esterna e dialoghi infiniti. Sono uscito dalla sala STREMATO, ma solo in pochi eroi arrivano alla fine.

Gattopardesco / 12 Novembre 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nella sua prima parte, “The Hateful Eights” appare interessante per il suo carattere anomalo rispetto al resto della produzione del regista, sospeso com’è tra involucro western e sostanza di giallo alla Agatha Christie, forma da Kammerspiel e toni politico-razziali insinuati tra le righe della sceneggiatura. Nelle mani grossolane di Tarantino, però, il film finisce presto per naufragare nella solità accozzaglia splatter dove tutto si confonde superficialmente nell’effluvio sanguinolento. Ecco che allora tutta l’architettura costruita fino a quel momento viene mandata puntualmente in vacca e, in una pellicola dove ogni singolo personaggio è (come sempre) il non plus ultra caricaturale dell’immoralità, della menzogna e della spietatezza, l’esito finale non può che essere la carneficina, portata alle estreme conseguenze del massacro totale e fine a se stesso. L’ennesimo film tarantiniano in cui al cinema non è dato di pensare.

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BLACK MAN WHITE HELL / 3 Marzo 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’ultimo di Tarantino è un western che mostra grande fedeltà al genere, ponendosi (almeno inizialmente) su di una linea stranamente statica per gli standard del genio del Tennessee. Per carità, sin da subito le inquadrature ci proiettano in un’incantevole (ma al contempo inquietante) ambientazione innevata, riprendendo uno dei più grandi spaghetti western del cinema di genere italiano “Il grande silenzio” di Corbucci. Con quest’ultimo TH8 condivide anche la crudezza dell’opera, che mostra come il selvaggio west, del resto, è dei cattivi (da ricordare in IGS la morte, alla fine, del protagonista “buono” per opera del cattivone interpretato da Klaus Kinski).

L’estetica tarantiniana è presente in tutte le sue forme sin dall’inizio. In effetti, contrariamente all’opinione comune, in quasi tutti i film di Tarantino il ritmo per la gran parte è lento e la verbosità eccessivamente criticata a questo film è, in realtà, un elemento tipico tarantiniano. Ciò che sorprende del ritmo in quest’opera sono, invero, i suoi cambiamenti. Quentin ci ha abituati a finali lenti, mentre la grande esplosività dell’action, in questo caso, è presente alla fine dell’opera. È presente in maniera eccessiva, quasi superflua, come Tarantino ha abituato il pubblico. È nei piccoli cambiamenti che va apprezzato TH8, dapprima un western che si trasforma, poi, in giallo, poi ancora in film d’azione splatter, dai toni grotteschi.

L’elemento costante è la tensione, che nell’emporio arriva ad un livello talmente elevato da non necessitare più una spannung narrativa. Questa tensione da thriller (alimentata da alcuni artifizi tecnici come il flashback post-uccisione del generale interpretato da Bruce Dern) è unita ad un senso di oppressione nell’emporio, che rimanda un po’ alla macchina di baviana memoria in Cani Arrabbiati (a cui Tarantino già con “Le iene” si ispira non poco).

I personaggi non sono semplici cattivi, sono dei veri bastardi senza gloria e sicuramente la tensione si avverte proprio per la potenziale pericolosità di essi, che viene mostrata nella violenza di alcuni loro gesti improvvisi che Tarantino ci mostra a poco a poco, ma con grande intensità (ad esempio nelle improvvise e violentissime gomitate del boia Kurt Russell contro la sua detenuta Leigh).

La pericolosità, ma soprattutto la falsità, dei personaggi è, inoltre, emblema dell’America attuale (a questo proposito, TH8 è probabilmente il film più politico di Tarantino). Non dimentichiamo che l’opera è ambientata poco dopo la guerra di secessione e quegli 8 bastardi si fanno influenzare dalla diversità delle razze e si scagliano l’uno contro l’altro, quando è in realtà l’alta politica il vero nemico e il fautore di tanta violenza gratuita (stupenda la trovata nel finale quando il personaggio interpretato da Goggins si aggrappa in punto di morte alla lettera di Lincoln, pur sapendo che essa è un falso, prima di buttarla via quando sopraggiunge la consapevolezza).

“Uomo nero, inferno bianco” è il titolo di uno dei capitoli in cui è divisa l’opera. Questa frase, oltre a mostrare la già citata rivalità razziale, enfatizza l’inferno imbiancato dalla neve ed in particolare dalla bufera. Durante la bufera l’emporio assume l’interessante doppio ruolo di rifugio ed al contempo trappola, in quanto l’inferno si trova al di fuori (la bufera di neve), ma anche all’interno (la pericolosità dei personaggi).

Tarantino descrive la potenza della bufera in alcune piccole scene apparentemente non funzionali. Quando i personaggi tracciano il percorso dalla stalla all’emporio sono ostacolati dalla bufera, la quale è enfatizzata da una ripresa fissa, accompagnata dalla potenza della musica di Morricone che si sposa perfettamente con le immagini: i suoi bassi sono onnipresenti.

È, invece, rappresentata da piccoli movimenti della mdp la minaccia presente nell’emporio, che si può solo assaporare, è come una presenza invisibile ma facile da avvertire, nonostante lo spettatore non sia mai catapultato del tutto all’interno dell’emporio. Esso si limita a “spiare” gli 8 personaggi tramite le inquadrature che Tarantino impone al pubblico, che resta sempre in trepidante attesa di qualcosa che, però, accadrà alla fine, nel momento in cui lo spettatore smette di aspettarla.

Molto interessante in TH8 il fatto che si arrivi quasi a fine film, con le carte oramai svelate e la consapevolezza che non c’è nulla di interessante da vedere, ma restando comunque incollati allo schermo. Dopo il lungo flashback, infatti, lo spettatore ha capito come sono andate le cose, la parte più interessante è svelata ed è ormai quasi palese che i personaggi scoperti da Samuel L. Jackson (due dei quali interpretati dai grandi Michael Madsen e Tim Roth) moriranno tutti, non fosse per i McGuffin di cui Tarantino fa uso, ma che sono solo illusioni, come la valigetta di Pulp Fiction (un esempio è l’aver inquadrato precedentemente le armi poste sotto i tavoli nell’emporio dai personaggi che, però, si rivelano inutili).

Il motivo per cui a fine film lo spettatore continua a fissare lo schermo è certamente l’action inaspettata, quell’orgasmo che il pubblico ha pregustato per tutto il film fino ad arrendersi. E’ proprio con la resa dello spettatore che Tarantino, poi, mostra ciò che esso si aspettava precedentemente e facendolo nel suo stile pulp, come solo un amante di quel tipo di cinema sa fare.

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BELLO / 10 Gennaio 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un bel film, Tarantino riesce a far rimanere un buon livello di tensione per tutto il film. Tutto molto bello, unica pecca verso la fine il film diventa quasi uno splatter movie,naturalmente si tratta di taratino, però si poteva rendere la sceneggiatura perfetta forse con meno sangue e più trama. Complessivamente, un buon film, si spera solo che non si fermi realmente alla misera cifra di 10 film…

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Tarantino. / 3 Dicembre 2016 in The Hateful Eight

Quando il nome vende fama, incassi e votazioni.
Basta il nome, di solito, per attirare gli sguardi della gente o della critica.
In questo caso però, mio umile pensiero, ci troviamo davanti ad un western assolutamente sotto tono condito con qualche buona prova degli attori e niente più.
Adoro i film western, ma spesso la domanda cruciale che mi sono posto guardando questo lungometraggio è stato: perchè?
Perchè tirare avanti cosi tanto una storia che, salvo qualche momento, non è mai decollata? Perchè, vista la carneficina su cui si basa il film, mantenere in vita superstici scioccamente presenti solo per aggiungere ancora venti minuti al film?
Poco da raccontare, la curiosità di inizio trama viene presto stravolta da un susseguirsi di non- sense senza apparente motivo.
Il film tuttavia non è girato male e i dialoghi, come i costumi, la fotografia e la caratterizzazione di alcuni personaggi riesce a salvare il salvabile.
Alcuni parlando di questo film l’ hanno apostrofato come un capolavoro…
se non fosse stato di Tarantino avreste pensato lo stesso?
Esistono infiniti western migliori.

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