33 Recensioni su

The Hateful Eight

/ 20157.6631 voti

stavolta no / 22 Aprile 2019 in The Hateful Eight

delusione totale… una noia pazzesca condita dalla totale assenza di scene in esterna e dialoghi infiniti. Sono uscito dalla sala STREMATO, ma solo in pochi eroi arrivano alla fine.

Gattopardesco / 12 Novembre 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nella sua prima parte, “The Hateful Eights” appare interessante per il suo carattere anomalo rispetto al resto della produzione del regista, sospeso com’è tra involucro western e sostanza di giallo alla Agatha Christie, forma da Kammerspiel e toni politico-razziali insinuati tra le righe della sceneggiatura. Nelle mani grossolane di Tarantino, però, il film finisce presto per naufragare nella solità accozzaglia splatter dove tutto si confonde superficialmente nell’effluvio sanguinolento. Ecco che allora tutta l’architettura costruita fino a quel momento viene mandata puntualmente in vacca e, in una pellicola dove ogni singolo personaggio è (come sempre) il non plus ultra caricaturale dell’immoralità, della menzogna e della spietatezza, l’esito finale non può che essere la carneficina, portata alle estreme conseguenze del massacro totale e fine a se stesso. L’ennesimo film tarantiniano in cui al cinema non è dato di pensare.

Leggi tutto

BLACK MAN WHITE HELL / 3 Marzo 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’ultimo di Tarantino è un western che mostra grande fedeltà al genere, ponendosi (almeno inizialmente) su di una linea stranamente statica per gli standard del genio del Tennessee. Per carità, sin da subito le inquadrature ci proiettano in un’incantevole (ma al contempo inquietante) ambientazione innevata, riprendendo uno dei più grandi spaghetti western del cinema di genere italiano “Il grande silenzio” di Corbucci. Con quest’ultimo TH8 condivide anche la crudezza dell’opera, che mostra come il selvaggio west, del resto, è dei cattivi (da ricordare in IGS la morte, alla fine, del protagonista “buono” per opera del cattivone interpretato da Klaus Kinski).

L’estetica tarantiniana è presente in tutte le sue forme sin dall’inizio. In effetti, contrariamente all’opinione comune, in quasi tutti i film di Tarantino il ritmo per la gran parte è lento e la verbosità eccessivamente criticata a questo film è, in realtà, un elemento tipico tarantiniano. Ciò che sorprende del ritmo in quest’opera sono, invero, i suoi cambiamenti. Quentin ci ha abituati a finali lenti, mentre la grande esplosività dell’action, in questo caso, è presente alla fine dell’opera. È presente in maniera eccessiva, quasi superflua, come Tarantino ha abituato il pubblico. È nei piccoli cambiamenti che va apprezzato TH8, dapprima un western che si trasforma, poi, in giallo, poi ancora in film d’azione splatter, dai toni grotteschi.

L’elemento costante è la tensione, che nell’emporio arriva ad un livello talmente elevato da non necessitare più una spannung narrativa. Questa tensione da thriller (alimentata da alcuni artifizi tecnici come il flashback post-uccisione del generale interpretato da Bruce Dern) è unita ad un senso di oppressione nell’emporio, che rimanda un po’ alla macchina di baviana memoria in Cani Arrabbiati (a cui Tarantino già con “Le iene” si ispira non poco).

I personaggi non sono semplici cattivi, sono dei veri bastardi senza gloria e sicuramente la tensione si avverte proprio per la potenziale pericolosità di essi, che viene mostrata nella violenza di alcuni loro gesti improvvisi che Tarantino ci mostra a poco a poco, ma con grande intensità (ad esempio nelle improvvise e violentissime gomitate del boia Kurt Russell contro la sua detenuta Leigh).

La pericolosità, ma soprattutto la falsità, dei personaggi è, inoltre, emblema dell’America attuale (a questo proposito, TH8 è probabilmente il film più politico di Tarantino). Non dimentichiamo che l’opera è ambientata poco dopo la guerra di secessione e quegli 8 bastardi si fanno influenzare dalla diversità delle razze e si scagliano l’uno contro l’altro, quando è in realtà l’alta politica il vero nemico e il fautore di tanta violenza gratuita (stupenda la trovata nel finale quando il personaggio interpretato da Goggins si aggrappa in punto di morte alla lettera di Lincoln, pur sapendo che essa è un falso, prima di buttarla via quando sopraggiunge la consapevolezza).

“Uomo nero, inferno bianco” è il titolo di uno dei capitoli in cui è divisa l’opera. Questa frase, oltre a mostrare la già citata rivalità razziale, enfatizza l’inferno imbiancato dalla neve ed in particolare dalla bufera. Durante la bufera l’emporio assume l’interessante doppio ruolo di rifugio ed al contempo trappola, in quanto l’inferno si trova al di fuori (la bufera di neve), ma anche all’interno (la pericolosità dei personaggi).

Tarantino descrive la potenza della bufera in alcune piccole scene apparentemente non funzionali. Quando i personaggi tracciano il percorso dalla stalla all’emporio sono ostacolati dalla bufera, la quale è enfatizzata da una ripresa fissa, accompagnata dalla potenza della musica di Morricone che si sposa perfettamente con le immagini: i suoi bassi sono onnipresenti.

È, invece, rappresentata da piccoli movimenti della mdp la minaccia presente nell’emporio, che si può solo assaporare, è come una presenza invisibile ma facile da avvertire, nonostante lo spettatore non sia mai catapultato del tutto all’interno dell’emporio. Esso si limita a “spiare” gli 8 personaggi tramite le inquadrature che Tarantino impone al pubblico, che resta sempre in trepidante attesa di qualcosa che, però, accadrà alla fine, nel momento in cui lo spettatore smette di aspettarla.

Molto interessante in TH8 il fatto che si arrivi quasi a fine film, con le carte oramai svelate e la consapevolezza che non c’è nulla di interessante da vedere, ma restando comunque incollati allo schermo. Dopo il lungo flashback, infatti, lo spettatore ha capito come sono andate le cose, la parte più interessante è svelata ed è ormai quasi palese che i personaggi scoperti da Samuel L. Jackson (due dei quali interpretati dai grandi Michael Madsen e Tim Roth) moriranno tutti, non fosse per i McGuffin di cui Tarantino fa uso, ma che sono solo illusioni, come la valigetta di Pulp Fiction (un esempio è l’aver inquadrato precedentemente le armi poste sotto i tavoli nell’emporio dai personaggi che, però, si rivelano inutili).

Il motivo per cui a fine film lo spettatore continua a fissare lo schermo è certamente l’action inaspettata, quell’orgasmo che il pubblico ha pregustato per tutto il film fino ad arrendersi. E’ proprio con la resa dello spettatore che Tarantino, poi, mostra ciò che esso si aspettava precedentemente e facendolo nel suo stile pulp, come solo un amante di quel tipo di cinema sa fare.

Leggi tutto

BELLO / 10 Gennaio 2017 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un bel film, Tarantino riesce a far rimanere un buon livello di tensione per tutto il film. Tutto molto bello, unica pecca verso la fine il film diventa quasi uno splatter movie,naturalmente si tratta di taratino, però si poteva rendere la sceneggiatura perfetta forse con meno sangue e più trama. Complessivamente, un buon film, si spera solo che non si fermi realmente alla misera cifra di 10 film…

Leggi tutto

Tarantino. / 3 Dicembre 2016 in The Hateful Eight

Quando il nome vende fama, incassi e votazioni.
Basta il nome, di solito, per attirare gli sguardi della gente o della critica.
In questo caso però, mio umile pensiero, ci troviamo davanti ad un western assolutamente sotto tono condito con qualche buona prova degli attori e niente più.
Adoro i film western, ma spesso la domanda cruciale che mi sono posto guardando questo lungometraggio è stato: perchè?
Perchè tirare avanti cosi tanto una storia che, salvo qualche momento, non è mai decollata? Perchè, vista la carneficina su cui si basa il film, mantenere in vita superstici scioccamente presenti solo per aggiungere ancora venti minuti al film?
Poco da raccontare, la curiosità di inizio trama viene presto stravolta da un susseguirsi di non- sense senza apparente motivo.
Il film tuttavia non è girato male e i dialoghi, come i costumi, la fotografia e la caratterizzazione di alcuni personaggi riesce a salvare il salvabile.
Alcuni parlando di questo film l’ hanno apostrofato come un capolavoro…
se non fosse stato di Tarantino avreste pensato lo stesso?
Esistono infiniti western migliori.

Leggi tutto

Pur sempre un film di Tarantino, ma… / 13 Novembre 2016 in The Hateful Eight

Intendiamoci: è pur sempre un film di Tarantino. Splendide immagini, personaggi e situazioni che rimangono impressi per sempre. Ma la semi-unità di tempo e di spazio rende il film claustrofobico; chiusi prima nella carrozza e poi nella locanda i protagonisti sono costretti a parlare parlare parlare. Mancano quasi del tutto le sorprese e quel non so che di labirintico che anima quasi sempre i film del maestro. Qui quasi tutto è prevedibile: se un personaggio sembra appena appena sospetto, potete star certi che alla fine il sospetto risulterà pienamente giustificato (con un’unica eccezione). La vicenda si svolge in modo lineare, con le movenze di una detective story senza sorprese.
Grandissima, incredibile interpretazione di Jennifer Jason Leigh; molto bravi tutti gli altri.

Leggi tutto

Otto magnifici cattivoni, ma niente di più… / 4 Luglio 2016 in The Hateful Eight

The Hateful Eight è stato considerato da molti fan di Tarantino un film molto sottovalutato, specie alla notte degli oscar. Forse perché effettivamente il film non presenta una benché minima sbavatura stilistica o tecnica.
Il film ha una trama abbastanza semplice inizialmente, durante una tormenta di neve due cacciatori di taglie che si ritrovano a viaggiare insieme grazie a una lettera scritta da Lincoln, e si rifugiano nell’emporio di Minnie dove rimangono bloccati con gli altri ospiti. E con grande calma verranno fuori i vari risvolti e colpi di scena. Sinceramente mi aspettavo un opera più matura dal punto di vista registico. In Bastardi senza Gloria e in Django Tarantino aveva fatto dei passi non proprio perfetti, ma senz’altro innovativi. Questo film invece sembra una sintesi dei due. Popolato da magnifici cattivoni e rigorosamente western, è rinchiuso però tra quattro mura per dare vita a qualcosa che sarebbe dovuto essere davvero grandioso. Perlomeno per come me lo aspettavo io. Invece mi ha un po’ deluso, Forse è stato il fatto che ha suddiviso di nuovo la storia in capitoli, cosa che mi è sembrata superflua. Forse il fatto che ha inserito flashback come suo solito, ma senza lo stesso impatto che avevano prima. Forse perché ha fatto proprio quello che mi aspettavo fin dall’inizio dal film.
Sia chiaro non è che Tarantino faccia proprio quello che ci aspettiamo in questo film. E’ che fa quello che ci aspettiamo da Tarantino. Mentre di solito in ogni suo film Tarantino ci rifila roba che non ci aspettiamo e che non vogliamo, e per ripicca ce lo fa pure piacere. I film di Tarantino, i suoi dialoghi, le sue dinamiche, i suoi personaggi fuori dalle righe, sono film che in qualsiasi momento riguarderei, i suoi sono film da consumare. Mentre questo film è semplicemente meno consumabile. meno masticabile. Ottimo cinema, ma non memorabile.
Oltretutto mi ha molto deluso il personaggio scritto per Tim Roth, che sembrava una pallida imitazione del Christopher Waltz di Django.

P.S Non condivido affatto la scelta di girarlo in pellicola 70 mm, che secondo me per quanto sfavillante potesse essere come formato, non rendeva accessibile la visione a chiunque, e la limitava. Perché se il cinema è uno strumento per comunicare, ha l’obbligo di farlo nel linguaggio corrente, che in questo caso è il digitale. La nostalgia è controproducente. E’ come se adottassimo il sanscrito in letteratura solo perché ha degli idiomi carini.

Leggi tutto

Quentin cosa mi combini…si salva solo l’ultima ora / 24 Giugno 2016 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

CAPITOLO 1 : Sgomento
Film abbandonato dopo 1h e mezza di noia totale. Dialoghi lunghi-eterni su guerra di secessione e razzismo…ma il problema non è questo. Il problema è che sono…NOIOSI. Manca il brio e la brillantezza dei dialoghi tipici Tarantiniani…non c’è mordente,non c’è attrazione alla trama.
Clamorosissimo passo falso.
Fino a Inglorius Bastards, tutto bene,benissimo. Già Django,mi dava l’idea di essere un passo indietro.Forse anche 2.
Dell’ora e mezzo di noia che mi sono sorbettato,salvo solo la fotografia e i costumi. Basta.
Inoltre certe scene sanno già di “già visto” in Django : il personaggio di Tim Roth è praticamente la copia di quello di Waltz ,sia come atteggiamenti che come abiti. Inoltre la (lunga)scena iniziale con la carrozza ricorda molto la prima scena iniziale sempre di Django.

CAPITOLO 2: Parziale redenzione
Ok in uno sfornzo immane, mi decido di vedere anche l’ultima ora o poco più.
Finalmente riconosco il buon Quentin : i dialoghi e gli scambi di battute diventano interessanti appassionanti. A un tratto sembra di essere in un Poirot di Agatha Christie con arringa finale rivisitato in chiave pulp… poi ri-cambia tutto e il film si avvia verso il gran finale (bello e coinvolgente).

Non posso dargli la sufficienza perche la prima ora e mezza è stata veramente soporifera…però almeno non è quella gran noia devastante che pensavo.
Ah : eccezionale Jennifer Jason Leigh.

Leggi tutto

altro capolavoro di tarantino / 12 Giugno 2016 in The Hateful Eight

non date retta a chi dice che è lento..se siete amanti di tarantino è il film giusto per voi..tarantino non è mai banale riesce sempre a dare il suo tocco.Un pò deluso da morricone invece mi aspettavo di meglio come colonna sonora dato che per queste ha anche preso l’oscar.

Una leggenda chiamata Tarantino / 25 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Semplicemente magistrale! Regia, fotografia, cast, colonne sonore… CAPOLAVORO!

Quasi perfetto / 23 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Beh è difficile discutere dei film di Tarantino senza insultare chi la pensa diversamente da te, ma posso provarci. I ritmi sono perfetti, chi conosce bene la storia riesce a godersi appieno la prima ora del film, costellata da dialoghi ben costruiti e interessanti, capaci di presentare al meglio i personaggi. Da lì in poi, la quintessenza di Tarantino: identità nascoste, talpe, pompini, sadismo. In poche parole, le sue malattie.
Un film che ho appena finito di vedere e che rivedrei all’istante, e me lo godrei appieno ugualmente: decisamente più “pulp” di Jackie Brown e Django, ma allo stesso tempo molto più maturo di Pulp Fiction e, chessò, Grindhouse. Fatico a trovare un compromesso tra gli aspetti di Tarantino migliore che in questo film.

Leggi tutto

The Hateful Eight / 22 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Io vado a vedere i film di Tarantino, come se andassi a vedere la band di vecchi amici che suonano sempre le stesse canzoni ormai.
Il mio voto 6 solo perché Quentin non mi sorprendi più, esco dal cinema dicendomi: “lo so, è il film di Quentin, lui è bravo, sono bravi gli attori è girato bene, vabbè ora ha la fissa del sangue a modi spaltter. Anche la fotografia non è male…ma non esco cambiato”. Dai Quentin non adagiarti su te stesso!!!
What dammed are you doing!!!!
Mi aspettavo di più anche da Morriconi.
E poi sono andato al cinema Arlecchino che ogni tanto ha qualche problema, tra i biglietti, far partire la pizza, insomma è sempre un’incognita, ma le poltrone dei cinema di Ferrero sono molto comode, tanto comode, che durante il primo tempo me so fatto na pennica di 15 min, ca**o Quentin potevi avvisarmi che prendevo popcorn e birra….

Leggi tutto

Grandioso Tarantino… 8 / 21 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Sullo stile western di “Django” Quentin tarantino torna col suo ottavo capolavoro…(non ricordo neache se qualche suo film sia stato scandente…)
Otto personaggi, un mistero, una baita sperduta del Wyoming: e quello che di bello poteva venirne fuori, si vede tutto!
Suspence, regia, colonna sonora, interpretazioni, sceneggiatura, gran finale: ok, ho notato fin dall’inizio un pò di lentezza, ma alla fine ho capito che serviva. Seconda parte in un crescendo di violenza e sangue. Sceneggiatura a capitoli (ah…come lo spettacolare “Kill Bill”!), un ovviamente eccellente Samuel L Jackson contornato da un cast che tiene in piedi tutta la storia con grande maestria.
Insomma, Tarantino non ha bisogno di premesse. E’ bravissimo nel suo lavoro, si sa. O ti piace o ti scazza.
Un bell’8!

Leggi tutto

Lento / 20 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Lento.
Lento.
Ho detto lento? No?
Lento.
Mi aspetto sempre che succeda qualcosa, mi sono fatta tanti film mentre vedevo questo film e se non avessi saputo che questo film è veramente un film di Tarantino avrei detto che è un film del nipote di Morricone. Mi sarei potuta dire, magari il nonno in uno slancio di nonnismo gliel’ha fatto scrivere e c’ha messo la sua soave musica per avvalorare il costo del biglietto al cinema.
Niente, invece è proprio Tarantino. Il tocco del maestro si vede… solo il tocco, il resto è del nipote di Morricone (m’ha preso così ora).

Leggi tutto

Miglior Tarantino di sempre. Stop. / 16 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Approfittato evento Cinecittà 70mm inglese.
Goduto come riccio tempi lunghi.
Amato incredulo musiche Morricone. Anche canzoncine.
Bruciata retina con frame Overture.
Sognato Jennifer Jason Leigh cantante conturbante et sangue tanto sangue.

The Hateful Eight: / 15 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Parte no spoiler:

Trovo sempre molto complesso fornire un’analisi oggettiva di Tarantino, dato che potrei parlare per ore ogni volta che mi viene chiesto un parere su questo autore. So di dover rianalizzare il responso che potrei dare a caldo, perché sarebbe totalmente pro Tarantino. Eppure mi rendo conto che la creatività così ironicamente sadica di questo regista può non essere gradevole per tutti. In “The Hateful Eight” vengono riunite tre tematiche che personalmente amo alla follia: Tarantino, genere western e il classico omicidio a porte chiuse alla Agatha Christie. C’è poco da fare, se dovessi scrivere una recensione per me stesso, la parola che utilizzerei sempre più spesso prima di impazzire come il folle Jack Torrance di “Shining” e cominciare a scrivere sui muri a lettere cubitali, sarebbe solo una: CAPOLAVORO. CAPOLAVORO! CAPOLAVORO!!! Mi rendo conto che non posso limitarmi a questo tipo di analisi, perché il film qualche difetto lo presenta.

Difetti che, chiariamo, non mi sono pesati neppure un po’, ma che oggettivamente esistono nel film. Un esempio? Il ritmo e la lunghezza. Il film dura circa tre ore (160 minuti) con un’estensione di altri trenta sulla versione in pellicola e vi dico francamente che sarei davvero curioso di visionarla perché tre ore, per quanto mi riguarda, sono scivolate come olio. A metà del primo tempo avevo su un sorriso da Joker e fremevo nell’attesa di gustarmi immediatamente la seconda parte. Tarantino ha chiaramente rischiato perché ha scelto un ritmo molto lento nella prima parte per poi esplodere come una bomba nella seconda. Scelta che può essere condivisa o meno, a me di certo non è pesata. Confesso di aver sofferto più a seguire il “Signore degli anelli”, piuttosto che “The Hateful Eight”. Non molti condivideranno la mia idea, io stesso ho avuto modo di constatare che in sala erano presenti persone in disaccordo con la mia opinione proprio per via del ritmo lento sì, ma comunque avvincente. E’ un’opinione che rispetto, lo stile di Tarantino può non piacere. È inutile andare a vedere un film di Tarantino se non piace la sua regia; anche se presentava dei ritmi in realtà diversi dalle sue precedenti opere, è anche vero che vantava una continuità e una coerenza maggiori rispetto alle stesse. Per molti versi, come lo stesso autore ha dichiarato, la pellicola si avvicina alle atmosfere di “Reservoir Dogs” (Le Iene); per aspetti differenti ricorda anche “Pulp Fiction”, dal momento che la storia viene narrata con capitoli lineari e complementari tra loro. E’ un vero e proprio ritorno alle origini, ma rispetto alle origini ho ammirato un regista più maturo e sicuramente più sicuro dei suoi mezzi, delle sue capacità. Altri richiami si vedono marcatamente con il film di John Carpenter: “La Cosa”, con un pizzico di giallo a porte chiuse della Christie. Tarantino riesce a creare uno stato di tensione e di ansia perenne già dal primo minuto ed è chiaro che per generare un’atmosfera simile serve del tempo, serve un dialogo tra gli “spietati otto”. Il film si prende i suoi ritmi e non è un problema, perché il tempo scivola come niente. Una tensione accompagnata dalle musiche di Ennio Morricone che fanno richiamo alle stesse tematiche di “La Cosa”. Tarantino ha voluto a tutti i costi lui come compositore e lo stesso Morricone, pur avendo poco tempo da dedicare nella composizione, ha deciso di utilizzare e revisionare alcune canzoni che aveva scartato per il film sopracitato. Ognuna di queste riesce a fare il suo, garantendo una tensione in scena che mi ha caricato di adrenalina dal primo istante fino ai titoli di coda.

La regia, un vero e proprio gioiello. Soffermarsi molto su questo aspetto sarebbe una perdita di tempo, perché Tarantino è una divinità della cinepresa e della sceneggiatura. Fine. La maggior parte del film è diretto in una stanza o in una carrozza, quelle scene hanno una certa staticità. Nonostante questo Tarantino è riuscito a dare un effetto dinamico per il modo in cui la telecamera segue i protagonisti. Un genio. Ho amato lo stile di regia anche per un altro dettaglio: per accrescere lo stato di ansia dello spettatore, Tarantino ha girato la maggior parte delle scene permettendo di intravedere cosa stessero facendo gli altri protagonisti. Con una tecnica particolare di messa a fuoco e controfuoco, il focus principale è inizialmente posizionato su colui che parla mentre gli altri personaggi sono sfocati e la messa a fuoco subisce frequenti aggiustamenti seguendo i dialoghi. Questo tipo di inquadratura ha dato il meglio di sé quando tutti hanno trovato un motivo per odiarsi a vicenda. L’adrenalina circolava a massimi livelli: Lo spettatore si trovava con loro, si trovava in quel dannato emporio e con lui c’erano altre otto persone spietate che odiava a morte. Era consapevole di non potersi fidare di nessuno, di avere motivo di essere paranoico e doveva osservare attentamente ognuno di loro. Lo spettatore si trovava là. Il risultato è stato esattamente questo. Ho visto questo film due volte, una di queste in lingua originale, ma ammetto di aver preferito il doppiaggio italiano proprio per non perdere il movimento della telecamera. Anche se c’è stato un piccolo (grande) errore di traduzione nel doppiaggio che ha reso meno incisivo alcuni concetti politici che analizzerò nella parte spoiler.

Una regia da Oscar… che sicuramente lo ha visto penalizzato per la diatriba con la Disney. Tarantino aveva difatti stipulato un contratto con un cinema di Los Angeles per trasmettere il film in quelle sale il 25 dicembre. Lo aveva fatto per la grandezza della sala, per il supporto e le attrezzatura per il tipo di pellicola a 70 mm girata in Ultra Panavision, perché lo considerava adatto al suo film per ampiezza, grandezza, epicità. La major Disney decise di prolungare la proiezione del suo film in quelle sale, forse boicottando l’opera di Tarantino e minacciando che in caso contrario avrebbe ritirato il film ”Star Wars. Il risveglio della forza” da tutte le catene di quel cinema. Temo che questo abbia inciso nell’escludere le nomination del regista per quanto riguarda le candidature a miglior regia e miglior sceneggiatura. Avrebbe meritato sicuramente anche d’essere in lista per il miglior film, a parer mio, perché “The Hateful Eight” è un film di rara fattura. Nulla da eccepire sulle candidature agli oscar per la migliore colonna sonora originale di Ennio Morricone e per la fotografia che è una GIOIA per gli occhi. Un contrasto leggermente caldo su alcuni punti dello schermo, quando all’esterno i toni freddi fanno da padrone per poi controbilanciarsi in tonalità totalmente calde quando la storia si sposta nei luoghi chiusi. Per non parlare delle chiazze di sangue sulla neve e di alcune scene che sono un vero piacere per gli occhi. Nulla da dire neppure sulla candidatura ricevuta per la miglior attrice non protagonista da Jennifer Jason Leight.

La Leight in questo film interpreta la condannata. Nella parte spoiler voglio soffermarmi proprio su una critica che mi ha fatto un po’ girare le scatole, ma soffermandomi sulla sua interpretazione posso dire questo: qualcosa di indescrivibile. Come ho già detto lo spettatore ha più volte l’impressione di trovarsi lì, tra questi hateful eight, con questa dannata psicopatica e vive un crescendo di tensione. Personalmente ogni attore mi è particolarmente piaciuto: a livello interpretativo non si discute, i ruoli sono tutti perfettamente contraddistinti. Ho letto alcune critiche sulla caratterizzazione di Tim Roth, perché avrebbe potuto interpretare un ruolo più ampio. Io credo che abbia interpretato in maniera magnifica un piccolo ruolo e va benissimo così. L’unica candidatura ricevuta per le interpretazioni l’ha ottenuta proprio la Leight; non potevano premiare tutti anche in vista della diatriba tra la major Disney e lo stesso Tarantino, che ritengo abbia influito sull’esclusione di alcune candidature, tuttavia mi auguro che lei possa portare a casa la statuetta perché è stata davvero fantastica.

Parte spoiler

Una cosa che mi ha fatto davvero innervosire sono le critiche ricevute da Tarantino sulla sua presunta misoginia perché la protagonista interpretata dalla Leight viene più volte picchiata, trattata da feccia schifosa, una ‘bastarda da impiccare‘. Sono presenti molte scene di violenza da parte del cacciatore di taglie John Ruth, soprannominato ”Il Boia” perché se una taglia può essere portata viva o morta, lui la porta sempre viva per farla impiccare dal boia. Ciò che ripete spesso il ‘Boia è: Tutti i bastardi meritano di essere impiccati, ma i gran bastardi sono quelli che impiccano”. Qui si identifica una forte traccia politica, ma su questo mi soffermo dopo. Sulle scene di violenza le critiche negative sono state innumerevoli sia dagli esperti e dai semplici spettatori. Il problema qual’è? Daisy Domergue, che è la cattiva, un’assassina spietata della banda Dormergue, non viene picchiata e trattata da feccia in quanto donna, ma in quanto feccia. Più volte John Ruth specifica di non avere davanti una donna, bensì una criminale. Queste sono sfaccettature Tarantiniane che vanno tenute presenti.

John Ruth, magnifico Kurt Russel nella sua interpretazione e indescrivibile personaggio. È il mio preferito nel gruppo. Un vero ”bastardo” e più volte definito tale. Eppure lo reputo un personaggio con numerose sfaccettature. Spietato solo verso chi è spietato e nonostante sia in apparenza rude e senza cuore non ammazza i criminali perché ritiene che anche il boia debba lavorare. Percuote numerose volte la sua prigioniera quando lo manca di rispetto, ma più volte compie quei piccoli e significativi gesti di pietà che ti mostrano molto altro dietro questo ”bastardo”. Ed è questo personaggio che comincia a prendere piede l’aspetto politico del film: ”Tutti i bastardi meritano di essere impiccati, ma i gran bastardi sono quelli che impiccano”. Nel doppiaggio italiano questa frase è stata un po’ snaturata, perché se non ricordo male era un discorso ridondante simile a questo “Solo i veri bastardi devono essere impiccati, ma i veri bastardi devono essere impiccati”. Non ha alcun senso, o almeno, non mantiene il senso che Tarantino voleva dargli. Nella sceneggiatura è un chiaro riferimento alla giustizia che un uomo può farsi. Il tema viene infatti approfondito nel corso dei dialoghi da un altro personaggio: Oswald Mobray, interpretato magnificamente da Tim Roth. Il suo ruolo è il Boia delle contee, infatti avrebbe dovuto giustiziare Daisy quando la tempesta sarebbe cessata e avrebbero fatto ritorno nella città Red Rock. Lui fa un discorso che si muove su un binario parallelo, ossia la giustizia e la giustizia di frontiera: nel primo caso è il boia a uccidere la condannata, nel secondo caso i cari della vittima catturano l’assassino e lo uccidono in giardino. Anche quella è giustizia, ma per chiamarsi tale la giustizia ha bisogno di una figura neutrale, di una figura che non ha interesse a togliere una vita, che forse neanche conosce le motivazioni di quella esecuzione e che neppure gli interessano. Solo quando la figura è neutrale può definirsi giustizia. Ed analizzando la frase di Ruth è questo il significato che può identificarsi: Ci sono persone così orribili e perfide che meritano oggettivamente di morire, di non essere più parte integrante di questo mondo. Se tu, tuttavia, uccidi queste persone per i crimini che hanno fatto, non solo non sei migliore di loro, tu sei una persona molto peggiore di loro. Questa è la chiave politica che io ho letto, infatti la pellicola si trascina, in maniera un po’ amara, con una profonda morale finale: Uccidi, ti vendichi dell’odio che provi, spezzi vite a persone che hanno spezzato vite atrocemente… e poi? A cosa serve questo? A nulla perché ti trovi a morire con atroci sofferenze tra montagne desolate. Soddisfatto della tua vendetta, ma perdendo comunque ogni cosa. Questo è l’aspetto sempre più politico di Tarantino in questo film. Per non parlare del razzismo che lo stesso Tarantino cerca di smorzare assieme a Samuel L. Jackson. Infatti l’uomo di colore è continuamente chiamato ‘negro, negro, negro’. Lo stesso Ruth si sente tradito per una bugia detta a fin di bene da Marquis Warren che poi gli fa un discorso semplice per fargli comprendere come il colore della sua pelle sia un problema in un’America che sta affrontando un periodo di poco successivo alla guerra civile. Di come un ‘nero’ sia al sicuro solo quando un ‘bianco’ è disarmato e di come quella stessa bugia sia stata essenziale per salvargli la vita. La narrazione politica, benché formulata ottimamente in un contesto western è davvero molto percepibile.

I colpi di scena non sono mai prevedibili, MAI. La prevedibilità è soggettiva, ma io posso dire di essere entrato nella sala con alcune supposizioni e di non essere riuscito a prevedere, a conti fatti, proprio nulla. Il trailer è stato montato e impacchettato come un regalo di Natale perfetto, ha aiutato a capire la trama ma non ha anticipato niente. Queste supposizioni sono state del tutto capovolte nel corso della narrazione. Il trailer è capace di dare delle buone premesse, solo quello. Tutto ciò che capita su quelle premesse per me è stato del tutto imprevedibile. Ogni personaggio è importante per il decorrere della trama, ogni elemento lascia piccoli indizi qua e là ma alla fine tutto torna, chiudendo un cerchio perfetto. Viene tutto spiegato nel dettaglio, un serie di conclusioni così squisitamente confezionate su quelle premesse che vengono fornite allo spettatore a piccole dosi. Che dire? Ho amato ogni cosa. Potrei parlare davvero per ore e ore di Tarantino così come di questa singola pellicola, ma credo di aver fatto un quadro generale completo delle informazioni più importanti. Ritengo questo film un capolavoro. Ha i suoi difetti, c’è poco da fare, ma a volte un elemento negativo può presentarsi, per taluni aspetti, come un’inaspettata miglioria. Così è stato “The Hateful Eight”. Concludendo questa recensione, io lo reputo un capolavoro assoluto, ma questo è il mio soggettivo parere ed è sbagliato crearvi delle aspettative che potreste non condividere. Se amate lo stile di Tarantino, se amate le costruzioni lente e progressive, se amate analizzare i fatti attraverso una chiave di lettura profonda, è il film che fa per voi.

Il voto più adatto per questo film è 9.

(seguimi anche su: https://tuttelerecensioni.wordpress.com/)

Leggi tutto

. / 14 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Lungo e compiaciuto, lentissimo in ogni frangente dato che perfino prima delle sparatorie si parla e riparla e pure troppo truculento senza una ragione. Se dovessi ridurre ad una frase la mia opinione sull’ultimo film di Quentin questo sarebbe quanto. Ma sarebbe riduttivo e ingiusto ignorare il buono del film, perchè se la sceneggiatura in sè non mi è garbata poi così tanto, i restanti dettagli sono di alto livello: la regia è bella, gli attori bravissimi e Morricone ha fatto un lavoro egregio alla colonna sonora, accompagnatrice bellissima di molti momenti. Ma la perfezione formale e la bellezza estetica non bastano quando la storia gira a vuoto per tutta la prima metà e anche io che amo una bella sceneggiatura verbosa mi sono ritrovata a guardare quanto mancasse alla fine. Ci sarebbe voluto più equilibrio, un dispiegarsi degli eventi cruciali più anticipato e vivace, così da non affossare il film all’inizio e arrivare infine stanchi all’ultimo riuscito capitolo.

Leggi tutto

Quentin è sempre Quentin. / 11 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

O lo ami o lo odi. E io lo amo incondizionatamente, altroché; purtroppo però stavolta non è riuscito a convincermi fino in fondo.
Mi trovo molto d’accordo con la premessa della recensione di @Stefania, più giù: anch’io, se c’è una cosa che mi aspetto dal cinema di Quentin Tarantino, è che mi diverta e mi intrattenga senza farmi notare il trascorrere del tempo. Stavolta però l’ho notato eccome: a un certo punto persino io, come le due amiche con cui sono andata a vederlo, mi sono chiesta, “Ma quando finisce?”. Pessimo segno, già.
Quentin però, dicevo, è sempre Quentin e per fortuna non sono mancate le cose che più amo del suo cinema, come i dialoghi fulminanti e surreali, supportati da attori bravissimi e tutti in parte (magnifico come sempre Samuel L. Jackson e perfetta Jennifer Jason Leigh, mi è piaciuta moltissimo); da qui la sufficienza, perché in fondo a Quentin non potrei mai assegnare un voto negativo.
Aspetto con ansia il suo prossimo film.

Leggi tutto

I neri sono al sicuro quando i bianchi sono disarmati / 10 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Immaginate: Cinecittà, il mitico Teatro 5, il teatro di posa più grande d’Europa considerato da Federico Fellini la sua seconda casa adibito a sala cinematografica con uno schermo 21×8 mt e un audio incredibile che proietta in versione integrale (188 minuti) l’ottavo film di Tarantino in Ultra Panavision 70mm…
Volete sapere del film? Beh… Già la location vale il biglietto.
Magico.
Il film è un tarantino/doc.
Il secondo western, dopo lo spettacolare Django, dove 8 personaggi si ritrovano nel rifugio di Minnie e scopriranno le false identità di ognuno. Un film/teatro dove il formato da lui scelto di pellicola, abbandonato nel 1966, vuole allargare la visione dei personaggi nella stessa inquadratura. Un effetto molto suggestivo. Nessuno è meno importante e tutti e 8 sono da osservare.
La trama è d’impatto: la falsità, la leggerezza della morte, la continua dimostrazione di ogni personaggio, le proprie visioni dei propri mondi. Questi 8 odiosi sono una continua scoperta.
Chi ama Tarantino non può non apprezzare il suo ultimo capolavoro.
E come perla finale è la colonna sonora. Ennio Moricone ha raggiunto la perfezione, come se già non l’avesse raggiunta. Se non lo vince quest’anno l’Oscar è veramente scandaloso.
Non che gli altri siano non stati grandi ma… Samuel L. Jackson è favoloso!!!
IMPERDIBILE!!!
Ad maiora!

Leggi tutto

Gli spettrali bassi di Morricone / 10 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Un buon giallo western tra quattro mura, inferiore a Django Unchained. Mi è sembrato che la vena dialogica di Tarantino sia leggermente invecchiata, ma forse semplicemente questa sua verve peculiare rende meglio nei serratissimi scambi di battute in gergo gangster metropolitano. Samuel Jackson qui non mi è sembrato affatto gigantesco come molti dicono (l’ho apprezzato molto di più nei panni del cattivissimo inossidabile “negro di casa” in Django), Jennifer Jason Leigh forse un po’ troppo ‘incatenata’ ma magnifica nella sua figura da strega ribelle. Bravi gli altri, ma il pezzo davvero forte in questo film è il Maestro; le musiche di Morricone sono un gioiello nero, con quei bassi vibranti e spettrali. Il main theme potrebbe portare alla memoria di qualcuno i suoni gravi de ‘La carrozza nera’ di Nicolosi, dalla soundrack de ‘La maschera del demonio’ di Mario Bava.
Finale senza estro, non basta la solita tavolozza di rosso sangue a completare un quadro.

Leggi tutto

Quentin non sbaglia mai / 9 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Voto 9/10. Ennesimo filmone dello zio Quentin, che ogni volta non ne sbaglia uno. La sceneggiatura è qualcosa di incredibile, dialoghi fantastici come solo lui sa inventare una roba del genere. La storia ti tiene attacco allo schermo per tutta la durata del film, almeno con me ha fatto questo effetto. E’ un film Leoniano stile anni 70, con quel pizzico in più di Tarantino che rende il tutto sublime. Posso capire infatti chi non ama il wester anni 70, che probabilmente se vedranno questo film, non si riterranno soddisfatti, ma personalmente dato che il mio genere preferito è proprio il western, questo genere di film ne vedrei 10 ogni giorno. Gli attori come al solito sono stati scelti in modo impeccabile, con i fedelissimi di Quesntin che non steccano mai con lui alla regia. Samuel L Jackson spicca tra tutti secondo me..una candidatura glie l’avrei data agli Oscar, almeno quella. Rimanendo a tema Oscar, è una porcata che non sia presenza la sceneggiatura tra i candidati, ma tanto si sa, Tarantino è poco amato dall’Academy, e un film così “politico” non sarebbe mai andato a genio alla giuria o chi di dovere

Leggi tutto

Una delusione / 9 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Un film lentissimo e, praticamente, senza senso.
Ho avuto davvero difficoltà a finirlo, sembrava che il tempo non passasse mai.

Otto odiosi bastardi / 8 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Ottavo film di Tarantino, una sorta di mix tra il suo primo film “Le iene” (per l’ambientazione nella stanza chiusa) e “10 piccoli indiani”.
Ambientazione western come il suo precedente film ma è quasi una scusa per rinchiudere 8 persone in una stanza; se poi tra questi ci sono un maggiore di colore e un generale sudista (ma non solo), le cose si complicheranno parecchio.
Il film è diviso in sei capitoli; la prima parte è caratterizzata da dialoghi e battibecchi con cui iniziamo a conoscere i vari personaggi mentre nella seconda esploderà la violenza.
Probabilmente sono di parte, ma Tarantino continua a piacermi molto anche con questo film. Nonostante la lunghezza, il tempo passa piacevolmente in compagnia degli odiosi otto. L’unica donna presente Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) non si comporta certo da signora e non viene trattata come tale (la più maltrattata del gruppo).
Bravissimi Samuel L. Jackson nei panni del maggiore Warren, Kurt Russell in quelli del cacciatore di taglie John Ruth, i fedeli di Tarantino Tim Roth e Michael Madsen, Walton Goggins (The Shield) nel ruolo di Chris Mannix, il poco conosciuto Demian Bichir in quello del messicano Bob mentre Bruce Dern è il generale sudista.
Inoltre Channing Tatum e Zoe Bell (Controfigura, già vista in “A prova di Morte”).
Ultimo, ma non ultimo, la colonna sonora di Ennio Morricone.

Leggi tutto

7 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Il film più politico di Quentin.Il film più lento di Quentin.Ma,nonostante tutto,Il suo 8vo Capolavoro. 1) Quentin Tarantino: Ogni movimento di macchina,ogni battuta,tutto quel che fa Quentin è Unico. 2)Otto personaggi meravigliosi,tutti da scoprire.Otto interpretazioni magnifiche.Ma al posto di Dern,che ho Odiato,Channing Tatum(bravissimo).Il fatto che odi Bruce Dern è comunque positivo.Perchè Tarantino li rende OdIOsI.la Leigh da Oscar e L.Jackson che mi ha fatto venire la pelle d’oca. 3) Colonna Sonora.Ennio Morricone già pronto a ritirare la più ambita statuetta. Basta.

Leggi tutto

Ritorno alla Solita Formula / 7 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Niente eroi, tempi drammaticamente dilatati e un ritorno al Cinema “ingabbiato”, la riscrittura di Hateful Eight che apparentemente si adagia su una formula ormai fin troppo programmata e compiaciuta, ma invero è un riuscito azzardo in controtendenza al main stream.

Nuovo centro per Quentin / 7 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Lo ammetto. All’inizio non avevo un “hype” eccessivamente elevato per questo film. Non so il motivo, magari vedere un altro western, dopo il comunque stupendo Django Unchained.
Eppure, il film è riuscito (quasi inevitabilmente, come potevo dubitare in effetti del Maestro?) subito a smentirmi.
Veramente incredibile il ritmo del film, praticamente per un’ora e mezza non c’è alcuna uccisione, quasi solo dialoghi -che ti prendono veramente- eppure il livello di coinvolgimento è pazzesco. Quando il film prende “il via”, la carneficina è semplicemente pazzesca, imprevedibile, capace fino all’ultimo di sorprenderti e lasciarti a bocca aperta, con scene che resteranno nella storia del cinema non solo tarantiniano. E considerate che il film è girato quasi interamente in un’emporio, praticamente un unico ambiente per un film di tre ore che non annoia mai. Ottimo il cast, perfetti i dialoghi, grandissimo punto di forza del film, stupenda la regia, fantastiche le musiche di Ennio Morricone.
Ora, non sarà bello come Le Iene o Pulp Fiction, che restano comunque il top, ma e’ Tarantino, in grandissimo stile, che altro c’è da aggiungere, perché dubitare? Correte a guardare il film!

Leggi tutto

Tarantino al meglio / 6 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Mi aspettavo un grandissimo capolavoro, mi sono ritrovato “solo” un gran bel film.
Una trama accattivante, scene eccezionali (davvero memorabili, la musica di Morricone contribuisce all’intensità, ma è merito soprattutto della regia e scrittura di Tarantino e dell’interpretazione degli attori), personaggi ben caratterizzati, grande tensione, violenza (ovviamente), un gustoso mix di generi e qualche tocco di umorismo. Senza dimenticare quel retrogusto politico amaro.
Perché non un capolavoro? La storia non sta in piedi. Ci sono forzature narrative enormi.
Però è cinema di alto livello.

Leggi tutto

Le otto odiose maschere. / 6 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

L’ultima fatica di Tarantino, che riprende le redini del Western dopo Django Unchained, si può considerare come l’ottavo tassello di un mosaico, opera ( in questo caso pièce ) di fissaggio, che l’abile regista, dopo anni passati a disseminare un classicismo tramontato, volutamente esacerbato da una grottesca violenza, presenta in un formato desueto ( 70 mm ) che contribuisce a fornire un’immagine più larga e definita. Ed è qui che si cela l’essenza del film, nella sua capacità di impressionare lo spettatore, spingendolo in un glaciale ed ambiguo viaggio alla scoperta della verità, non sempre accuratamente velata, ma condita da un linguaggio unico, sublimemente catturato dalla verbosità delle parole, intrecciate e intessute in dialoghi che hanno la capacità di catturare ed illanguidire il tempo, anche quando la trama sembra una partita a scacchi dall’esito prevedibile.
Così si viene imprigionati dal freddo e dal sospetto, e da una spietata ricerca di uniformità, sempre più lesa dalla capacità di emularne e dissimularne gli aspetti.
Un Tarantino paradossalmente più guardingo, riflessivo, che al clamore preferisce un blando svago, da non tradursi in mancato intrattenimento, in quanto, da pièce, vive più dei tempi del teatro che del cinema stesso, e che sonda, con i suoi odiosi otto, metafore di un archetipo antieroico, un radicale svilimento della realtà.

Leggi tutto

L’Ottava Meraviglia / 6 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

L’ennesima meraviglia dall’autore preferito dal sottoscritto e non solo, l’ennesima meraviglia realizzata con una nuova tecnica, l’ennesima meraviglia di un regista sicuro di se, l’ennesima meraviglia di spettacolo e violenza come sa fare solo lui, questa è l’ennesima meraviglia di un uomo che ci sorprende sempre di più, Quentin Tarantino! Il film del secolo e non sto scherzando, non dell’anno, ma del ventunesimo secolo… Mischia e risalta tutte le sue opere, dalle Iene fino a Django, come un autore percorre lasciando a ogni personaggio la sua avidità piena di ego e sicura di sopravvivere, e se non succede non fa niente… Sorprendere è la sua indole e priorità e dalla sua magnificenza ogni volta che esci dalla sala sei sicuro di aver visto Tarantino e ti emozioni con un forte brivido dietro la schiena. I dialoghi raggiungono la vetta più alta del genere Tarantiniano, la sua regia è incomparabile, la colonna sonora dell’amato Morricone è senza dubbio da Oscar e gli attori li vorrei solo elencare e farvi capire come un cast così eccezionale possa spiegarsi solo con i loro nomi: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern e Channing Tatum. Uno meglio dell’altro, fieri e sicuri di loro stessi! Finisco questa recensione con un complimento generale e con un.. Grazie ancora QT!

Leggi tutto

Tarantino e il gioco delle identità / 6 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sei stelline e mezza)

Metto subito le cose in chiaro: per la prima volta dall’inizio della sua carriera, il buon Tarantino non è riuscito a divertirmi. Se c’è una cosa che chiedo al suo cinema è quella di sollazzarmi a briglia sciolta e, stavolta, non ce l’ha fatta. Il che non è un indizio preoccupante su una sua possibile fuoriuscita dalle mie grazie (ne hai fatte di troppo belle, Quentin, per deludermi senza appello), bensì una riflessione sul fatto che è proprio vero che non tutte le ciambelle riescono col buco e che… va beh, sarà per un’altra volta.

Peccato, però, perché The Hateful Eight è un compiaciuto e compiacente esercizio di stile, decisamente ben interpretato da facce che, da sole, valgono la visione del film (quelle di Samuel L. Jackson che sembra scolpita nell’ebano polito e di Kurt Russell coi favoriti chilometrici che sembra balzata fuori dalle pagine di un albo di Ken Parker, per me, vincono su tutte).
Sono convinta (e penso che questa sia davvero la parte più interessante di questo lavoro) che il film parli in maniera affatto edulcorata e, anzi, scevra da facili accomodamenti e dietrologie spicciole di questioni per cui occorrerebbe essere più avvezzi di quanto io non lo sia alla storiografia statunitense: i discorsi sul contrasto tra confederati e unionisti, su come sia stata affrontata la sconfitta degli uni da parte di entrambi, sulla questione razziale, sulla strumentalizzazione dello schiavismo e della liberazione da esso da parte delle due fazioni, sulla posizione degli schiavi liberati nell’economia dell’esercito nordista sono interessantissimi semi gettati con voluta nonchalance all’interno di un racconto che li sublima solo apparentemente e che, con fare quasi sornione, al contrario, si puntella saldamente su di essi.

La falsa lettera di Lincoln, in questo senso, è un elemento-chiave del racconto, fondamentale per comprenderne gli intenti narrativi ed analitici: alla luce dei conflitti sociali legati alle etnie ancora esistenti negli Stati Uniti (e non solo, ma qui la critica di Tarantino è mossa al contesto geografico e politico in cui egli vive), le (finte ma plausibili) parole di Abramo a Marquis Warren suonano quantomai belle ed ispiratrici ma irrealizzabili. Nulla si è imparato, negli anni, quasi per ragioni costitutive. Le mani insanguinate di Mannix che appallottolano il prezioso falso sono quantomai emblematiche: la storia democratica americana si fonda sul sangue, sul conflitto, sulla violenza più efferata.
Letto in questo senso, credo che questo sia il film più apertamente politico di Tarantino, sicuramente quello più realista, in cui l’eccesso pulp (oserei dire gore) è, paradossalmente, uno strumento estremamente funzionale alla rappresentazione (astratta) della sequela di eventi che hanno gettato le fondamenta per la costituzione della società statunitense contemporanea, che, ancora, non ha esaurito i suoi presupposti conflittuali.

In quest’ottica, ho trovato molto interessante anche il concetto di identità: chiunque, a quell’epoca e in simili situazioni, poteva spacciarsi per chicchessia con estrema facilità, poteva acquisire perfino l’identità di un defunto anche solo vestendone gli abiti (ce lo ricorda perfino Mannix, quando indossa il cappotto graduato del Generale Smithers). Un film come Il ritorno di Martin Guerre, per esempio, racconta di come fosse semplice sostituirsi (o forse no) a qualcun altro. In un’epoca in cui le impronte digitali non sono all’ordine del giorno, un uomo perde definitivamente la propria identità se lo si priva del volto. Quasi tutti i personaggi chiusi nell’emporio potrebbero non essere chi dicono di essere: come e quando l’eventuale menzogna sarà svelata? Gli Stati Uniti, in quest’ottica tarantiniana, si fondano su bugie: l’identità della nazione è estremamente incerta, perché costruita su quella fittizia di traditori, tagliagole e ladri pronti a reinventarsi all’uopo.

Detto ciò, purtroppo, il film mi è parso poco più di una variazione di “un invito a cena con delitto”, curioso perché ambientato in un contesto diverso da quello dei romanzi à la Agatha Christie, ma che, tolti i citati riferimenti etno-socio-storiografici, ben poco mi ha entusiasmata, soprattutto perché l’ho trovato povero di quell’ironia nera debordante tanto amata altrove.
La messinscena di un Cluedo in tre dimensioni, il senso di claustrofobia legato all’ambiente circoscritto (costruito e naturale), la convivenza forzata tra otto poco di buono: tutti questi elementi mi hanno incuriosita inizialmente, per poi lasciarmi abbastanza indifferente. Mi ha perfino stizzita l’uso pedissequo del flashback e, poveri noi, della voce narrante, completamente avulsa dal contesto. Davvero questo artificio didascalico è stato voluto da chi ha architettato qualcosa come le sequenze dedicate allo scambio delle borse in un film come Jackie Brown?
Stupore desolato a parte, nel complesso penso che questo sia il film di Tarantino più promettente, ma incerto, solidissimo negli intenti ed incompleto nello sviluppo, nonostante l’evidente chiusura del cerchio narrativo.

Nota: ad un certo punto, John Ruth, il personaggio interpretato da Kurt Russell viene definito “iena”. Sono curiosa di sapere se, nella versione originale, invece, non sia stato apostrofato come “snake (serpente)”. Le iene sono animali africani e asiatici: all’epoca, erano così conosciuti, altrove, tanto da essere usati come termine di paragone? Nel selvaggio West, forse, avrebbero usato termini come “coyote” o, per l’appunto, “serpente” (magari a sonagli). Se l’originale uso di “snake” mi fosse confermato da qualcuno, potrei essere certa dell’effettivo riferimento (anche nei dialoghi italiani) al personaggio interpretato dall’attore in 1997: Fuga da New York.

Leggi tutto

il film più Tarantiniano di sempre / 5 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Ho avuto l’onere e l’onore di gustarlo a Cinecittà in 70mm, avvolto da una scenografia da favola. Penso sia il modo migliore per guardare questo lungometraggio, perché per apprezzarlo non si deve aver fretta. Si deve entrare nello schermo quasi come a nascondersi negli angoli bui dell emporio di Minnie. E’ chiaro che l’intento di Quentin è quello di immergere lo spettatore nell’angosciante Wyoming, di rinchiuderlo tra quattro mura insieme agli odiosi 8 e di fargli vivere la stessa tensione che si vive nel film. Scontato dire che l’obbiettivo è stato colto il pieno.
La fotografia è mozzafiato e l’Ultra Panavision aiuta ad inquadrare i minuziosi particolari dei personaggi. Le barbe incolte, le pellicce sporche e vissute, i raggi di luce che penetrano dalle travi, il vapore condensato che viene fuori dalle bocche. I particolari sono curati più che mai, del resto stiamo parlando di Tarantino. Oltre che per i dettagli il 70mm è utile alla narrazione, il regista di Knoxville sfrutta tutta l’ampiezza di questo formato narrando la vicenda su più piani. Sono molto frequenti le inquadrature in cui nel primo piano vediamo un personaggio ma allo stesso tempo sullo sfondo non perdiamo di vista gli altri. Per questo dico che il regista ci fa partecipi degli eventi, è come se lo spettatore fosse lì. Le colonne sonore del Maestro Morricone fanno da cornice a tutto e rimarcano l’angoscia e la claustrofobia percepita. Le interpretazioni sono più che ottime e tra tutte spiccano un magistrale Samuel L. Jackson, un inaspettato Walton Goggins ed infine lei…Jennife Jason Leigh: mostruosa!

Leggi tutto

7+, lascio? / 5 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Torno al cinema a vedermi un bel film di Quentin Tarantino, regista che rientra nell’Olimpo dei Grandi Geni e tra i miei preferiti.
Ci vuole metà film per capire che sì, parliamo davvero di Tarantino e non di chiunque altro. Questo perché il buon Quentin ci ha abituato a certo cinema che, al solo guardarlo, anche distrattamente, si intuisce facilmente possa essere il “suo” cinema.
In questo “odiato ottavo film” ci sono richiami a quasi tutto il suo cinema precedente, da quello scontato a Django fosse anche solo per l’ambientazione western, a quello comunque chiaramente ben visibile a “Le Iene”, con le scene perlopiù incentrate in un unico ambiente chiuso e l’amore per lo splatter che, tolto forse il solo Kill Bill, in questo film esplode e… beh, dovete vederlo per capire.
L’inizio è lento, i personaggi coinvolti lo fanno notare con le loro parole e i loro gesti quanto tutto sia leeeeento…ma è solo una scalata verso il cambio di ritmo della seconda metà del film e poi, diciamocela tutta, uno come Tarantino anche con un ritmo lento e con discorsi sconclusionati (non è questo il caso) riesce a tenerti comunque con gli occhi e le orecchie incollati al megaschermo.
E c’è un po’ dunque di tutto il suo cinema precedente, ma anche tanto di nuovo che, a mio modo di vedere anche comprensibilmente, può far storcere il naso ai fan di vecchia data così come ai neofiti che si avvicinano al Maestro vedendo questo come suo primo film. …e anche Spike Lee avrà da dire il suo.
E’ un film diverso dal suo solito, tanti tratti in comune ma una linea generale diversa…e questo può lasciar capire il perché di tanti commenti negativi in giro.
A scanso di equivoci vedetelo e fatevi un’idea da soli, di certo non saranno 3 ore (!) buttate.

Consigliato a: Eh…come detto questo Hateful Eight farà storcere il naso un po’ a tutti, se proprio ci tengono a farlo. I fan di sempre, quelli nuovi, quelli che vedono il film senza sapere chi ci sia dietro…ma è sempre Quentin Tarantino che stavolta gioca a citare se stesso più che gli altri. Non è la prima volta, anche se forse ci è andato giù duro più del solito, e incrociamo le dita affinché non sia l’ultima. Non è un film per tutti, sempre ammesso che film “per tutti” esistano.

Leggi tutto

Guardabile / 15 Gennaio 2016 in The Hateful Eight

L’ultima fatica di Quentin Tarantino conferma la sua passione per lo splatter (anche se non in maniera esagerata, soprattutto rispetto ad altri suoi film) e per i personaggi dalla mentalità un po’ contorta.
Il film è carino e si vede bene nonostante la lunghezza davvero considerevole (due ore e tre quarti buone). I dialoghi riescono a mantenere frizzante il tono anche nei momenti di scarsa azione, che sono la maggioranza. Qua e là trapelano battute simpatiche e situazioni tendenti al ridicolo che strappano un sorriso, ma senza esagerare. Alcune volgarità gratuite potevano benissimo essere risparmiate. In certi momenti sembra quasi di vedere non un western, ma un film che riporta come ci si aspetta debba essere un western. Non so se mi sono spiegato bene. Insomma, pare quasi che il regista abbia voluto dire: “Questa è una tipica frase/espressione/commento da western, mettiamola”.
La trama non è particolarmente elaborata, come ha detto lo stesso Tarantino si è voluto vedere cosa sarebbe successo mettendo dei tizi armati in uno stesso luogo. Certo, ci sono un po’ di mistero e di dubbi che aleggiano, ma date le premesse si poteva forse ottenere qualcosa di più intricato.
La fotografia non è male, i paesaggi innevati – purtroppo scarsi – sono suggestivi. Le inquadrature puntano molto a mostrare l’espressività dei personaggi, che in un film come questo è decisamente rilevante. La colonna sonora del grande Ennio Morricone mi è parsa un po’ scarna, mi sarei aspettato un ruolo più rilevante per le musiche, un maggior connubio suono/immagine.
Si lascia vedere, quindi, e senza difficoltà. Non l’ho però trovato un capolavoro e, se devo scendere nel banale confronto con il precedente film (e western), devo dire di aver preferito “Django Unchained”, reputandolo più originale e meglio sceneggiato. Potrebbe deludere i fan di Tarantino (non quelli particolarmente sfegatati, ovviamente, a cui andrebbe bene qualunque cosa), dato che si discosta un po’ dai suoi canoni, in cui l’azione ha un ruolo maggiore. Qui, invece, sono i dialoghi e le personalità dei protagonisti – mai trascurati, comunque, nell’opera del regista – a fare da padroni.
Il finale è un crescendo in cui i nodi vengono al pettine e in pochi minuti accade tutto ciò che per buona parte del film si è aspettato accadesse. Per quanto la lunghezza sia parte integrante e probabilmente necessaria della pellicola, mi viene inevitabile pensare che forse qualche minuto in meno non avrebbe guastato.
Ah, come sempre c’è un abuso della parola “ne*ro”.

Leggi tutto
inserisci nuova citazione

Non ci sono citazioni.

Non ci sono voti.