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Recensione su Star Wars - Il risveglio della Forza

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Episodio VII: L’Attesa estenuante / 2 gennaio 2016 in Star Wars - Il risveglio della Forza

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(scritta in collaborazione con un mio amico)

Al cinema, circondata dai miei amici storici, mi sono trovata in compagnia di un pubblico vario: molti erano nostri coetanei, figli maledetti della seconda trilogia, altri bambini accompagnati da genitori che sono cresciuti con la prima. Una menzione d’onore, poi, va alle tre vecchiette munite di plaid, che si sono godute tutte il film spaparanzate sulle poltroncine con gli occhi sbrilluccicanti. E’ bello pensare che un franchise cinematografico possa unire in questo modo le varie generazioni!

Del resto, Il risveglio della Forza è pensato per i fan: tutto, dalle ambientazioni (deserti sconfinati e bar malfamati, distese di ghiaccio e foreste tropicali fanno da sfondo alla vicenda) alla musica (composta, ancora una volta, da John Williams), dalle dissolvenze da filmino amatoriale alle specie aliene (interessante l’idea di inserirne di nuove, andando oltre Lucas, ma aderendo comunque al suo stile), dai nuovi personaggi, che ricalcano quelli della prima trilogia ma riescono comunque a distinguersi, ai vecchi protagonisti (invecchiati di trent’anni, certo, ma si sa che le icone non invecchiano mai davvero), che fungono da collegamento essenziale per dare avvio alla storia. Non mancano, qua e là, delle strizzatine d’occhio (per riprendere un’immagine ben sfruttata dal grande Leo Ortolani di recente), che hanno portato i fruitori della pellicola a caccia di easter egg per due ore buone.

La prima sequenza del film è drammatica, cruda, a tratti angosciante: inquadra la guerra dal basso, con lo stile del war movie, fra esecuzioni sommarie e civili torturati e minacciati. E’ la prima volta che la violenza e l’orrore della guerra fanno la loro comparsa in un film di Star Wars ­ e l’effetto è di sicuro impatto, perlomeno per uno dei protagonisti, ovvero Finn (aka FN-2187), uno stormtrooper che, dopo la sua prima missione, capisce che quella che sta combattendo non può essere la sua battaglia. Per una serie di coincidenze fortuite, precipiterà su Jakku (pianeta che sembra quasi il gemello del celebre Tatooine de Una nuova speranza), dove incontrerà Rey, una giovane donna dal carattere scontroso e dal passato nebuloso, che “adottando” il robottino BB-8 è, senza saperlo, entrata in possesso della mappa che conduce a Luke Skywalker, ricercato numero uno del Nuovo Ordine e ormai figura leggendaria al pari di re Artù (sono trascorsi una trentina d’anni dalla battaglia di Endor).

Da qui la trama prende avvio, ricalcando fedelmente la struttura degli altri film della saga, in cui, come nella migliore tradizione fantasy, i protagonisti si ritrovano catapultati in un’avventura da cui dipenderà il destino della galassia, intraprendendo un percorso di crescita personale e di scoperta ­ non sono delle proprie potenzialità nascoste, ma anche delle proprie origini. A tal proposito, ritengo che sia meglio analizzare nel dettaglio i singoli personaggi, che, anche se sicuramente meno carismatici e iconici dei vari Luke, Darth Vader e Yoda, appaiono meno monodimensionali, più sfaccettati e interessanti. Non bisogna dimenticare, inoltre, che si tratta del primo capitolo di una trilogia, quindi ci toccherà attendere i prossimi episodi per eventuali sviluppi.

FINN
FN-2187 è sicuramente il garante dell’originalità di questo nuovo episodio: ci viene presentato come uno stormtrooper spaventato e confuso, che decide coscientemente di rinnegare il suo ruolo di distruttore per unirsi alla Resistenza. Prima d’ora, nell’immenso universo creato da Lucas, non si era mai assistito a nulla di simile: non solo non si tratta di un clone come quelli a cui eravamo abituati (segno che il Nuovo Ordine è diverso dal vecchio Impero, perchè non si limita a creare le proprie truppe, ma ne plasma le menti fin dall’infanzia), ma è anche un disertore che, dopo aver cambiato fronte, commette errori di valutazione, rischiando più volte di mettere a repentaglio la sua nuova missione. Sono proprio queste incertezze e queste ambiguità a dare spessore al personaggio: Finn è una sorta di antieroe, lontano dall’ideale epico di eroe “senza macchia e senza paura” che sembrava incarnato da Luke Skywalker, e, in qualche modo, più interessante. Inoltre, è proprio con questo personaggio che viene ripresa la tipica ironia dei film di Star Wars, costruita spesso su battute che servono a smorzare la tensione drammatica e che, in questo episodio, vengono anche accompagnate da uno stile giovanile, come a sottolineare che i tempi sono comunque cambiati.

REY
Del passato di Rey si sa quel che basta perchè si crei hype per il prossimo capitolo. Mentre aspetta il ritorno dei suoi genitori (di cui viene omessa l’identità) si improvvisa mercante di rottami, finchè la sua vita non viene messa a soqquadro dall’arrivo, sul suo pianeta desertico e polveroso, di un droide che contiene informazioni preziose. Intraprenderà, insieme a Finn, un viaggio avventuroso a bordo del Millennium Falcon (ormai navicella vintage), pilotata da un Han Solo come sempre in forma smagliante e affiancato da Chewbecca, diventando il principale bersaglio del Nuovo Ordine e scoprendo, addirittura, di essere sensibile alla Forza. La descrizione, posta in questi termini, ha un che di già sentito. Eppure, Rey non è semplicemente la versione femminile di Luke Skywalker, anzi, mostra una sicurezza e un autocontrollo che quest’ultimo potrebbe solo invidiarle. Inoltre, a differenza dell’aspirante jedi, che nell’Episodio V ha fretta di imparare a usare il proprio potere, lei non vuole averne niente a che fare, tant’è che, quando la piratessa aliena Maz Kanata le porge la spada laser, non l’accetta. Nonostante ciò, risulta molto abile e, anche senza aver ricevuto un vero e proprio addestramento, riesce a controllare la mente di uno stormtrooper (che, tra l’altro, secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato interpretato da Daniel Craig) e dare del filo da torcere a Kylo Ren. Inutile precisare che questo ha fatto partire decine di teorie riguardanti le sue possibili origini.

KYLO REN
Il suo aspetto decisamente poco terrificante, i suoi scatti d’ira infantili e le sue reazioni esagerate da diva isterica hanno spinto parte della critica a ritenerlo un avversario non all’altezza delle aspettative, senza considerare, però, che si tratta, per stessa ammissione di Abrams, di un cattivo in formazione. Ossessionato dalla figura di Darth Vader (forse la stessa ossessione con cui hanno dovuto fare i conti gli sceneggiatori del nuovo episodio?), non è un sith, e allo stesso tempo non è stato uno jedi. È lacerato fra l’idea di dover seguire il lato oscuro (convinto di fare, paradossalmente,­”la cosa giusta”) e il richiamo del bene, che lo distoglie dal suo proposito. È disposto a tutto per raggiungere i suoi scopi ­ ma non è gratuitamente malvagio come i cattivi dei film precedenti, rispetto ai quali sembrerebbe presentare un maggiore spessore psicologico. Il gesto edipico che compie verso la fine del film avrà sicuramente delle ripercussioni nel prossimo episodio, e in base alla reazione a cui assisteremo si capirà se davvero il personaggio è pronto a maturare. Le premesse farebbero ben sperare in questo senso.

Ulteriori punti di forza di questo film:

– Sembra di vedere, a tratti, lo zampino dell’Abrams sceneggiatore di Lost ­(ad esempio nella fantastica scena della visione/sogno di Rey).

– Si è parlato de Il risveglio della Forza come di un film femminista. Senza dare alla pellicola troppi meriti, va comunque riconosciuto che i personaggi femminili sono molto più numerosi rispetto alle altre due saghe. Non solo Rey è in gamba e totalmente autosufficiente, ma instaura un dialogo con quella che sembrerebbe essere un’altra grande figura femminile (Maz Kanata): se Leila o Amidala, pur essendo donne molto forti, nelle rispettive trilogie erano fondamentalmente dei casi isolati, in questa nuova pellicola è chiaro che qualcosa è cambiato. Inoltre, il capitano Phasma porta a tre il numero di donne che hanno un ruolo di comando all’interno di Star Wars.

– L’effetto nostalgia, anche se all’inizio potrebbe sembrare quasi forzato, viene ben sfruttato e risulta anche funzionale alla trama. Rivedere Han Solo, Leila, Chewbe, R2D2 e C3PO (che qui finalmente riconquistano il loro nome originale) è stata un’emozione per chiunque in sala.

– Il riferimento alla saga originale si ritrova anche negli effetti speciali: mentre Lucas continua a modificare i suoi film per renderli visivamente più d’impatto, Abrams sceglie di tornare alle location reali e ai modellini in scala. Ergo: c’è molta meno CGI di quanto ci si aspetterebbe in questo film. Un esempio? BB-8, sviluppato da Disney Research in collaborazione con Sphero e realmente presente sul set, manovrato dal suo stesso creatore.

In conclusione, si tratta di un film conscio della propria eredità e delle enormi potenzialità che ha l’ambientazione da space opera della saga. Della trilogia originale rimane la struttura ibrida, ma, nonostante i continui rimandi, la storia riesce ad appassionare e intrigare. Molti sono i sottintesi e le domande lasciate in sospeso. C’è l’idea che sia accaduto qualcosa di importante nei trent’anni passati fra Episodio VI ed Episodio VII: qualcosa che viene detto ma non approfondito, che lascia lo spettatore carico di aspettative. Il finale, anche se più da blockbuster americano recente che propriamente da Star Wars, ricorda che si tratta del primo promettente capitolo di una nuova saga.

“Ho dedicato tutto me stesso a questi film, credo in questi film, li trovo divertenti… e se faccio il pieno al cinema e la gente si diverte penso di aver raggiunto il mio scopo.”
(George Lucas)

( https://nerdishbutcorruptible.wordpress.com/2015/12/26/recensione-star-wars-il-risveglio-della-forza/ )

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