Recensione su Ronin

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27 Gennaio 2012

Bella pellicola di spionaggio e azione.
Inizio abbastanza intricato, si fatica un po’ a capire la vicenda ma essendo in un film di spionaggio non è un grosso difetto (gli inizi sono sempre un po’ incasinati: anche Mission Impossible lo era).
I Ronin erano, in Giappone, i Samurai rimasti senza padrone; diventano così dei mercenari a disposizione del signore che offre di più. Così in questa pellicola si ritrovano i nostri protagonisti; alla fine della Guerra Fredda lo spie non hanno più un lavoro fisso e offrono i propri servigi al miglior offerente. In questo gruppo spicca Robert De Niro che tende a prenderne il comando; questo può essere visto sia come difetto che come pregio. Il difetto è che oscura un po’ gli altri e accentra un po’ troppo su di sé la scena; non sto qui a discutere invece i pregi della presenza di De Niro (grandissimo attore).
Al suo fianco troviamo Jean Reno, Stellan Skarsgaard nei panni di Gregor, Sean Bean (futuro Ulisse) e Jonathan Pryce nel ruolo del misterioso Seamus. Brava anche Natascha Mac Elhone che continua a centellinare le sue presenze in film importanti (la ricordiamo in “The Truman Show”).
Spettacolari alcuni inseguimenti in auto.
La valigetta sembra un po’ quella di Pulp Fiction; tutti la cercano, tutti la vogliono ma nessuno sa cosa contiene.

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