16 Recensioni su

Philomena

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Una coppia poco affiatata / 27 Giugno 2017 in Philomena

È difficile capire cosa avessero in mente gli autori del film quando hanno affiancato un pomposo gaffeur a una proletaria ingenua (ma talvolta abbastanza smaliziata). Il cinema predilige le strane coppie, ma qui manca totalmente qualsiasi affiatamento: per quasi tutta la durata del film Sixsmith considera con evidente orrore la povera Philomena (che meriterebbe qualcosa di meglio), al punto che uno finisce per chiedersi se non stia per caso rispecchiando l’opinione del regista.
Si aggiunga l’esiguità della trama – una indagine che avrebbe potuto e dovuto essere appassionante, e che si risolve invece nel giro di un minuto con una ricerca su Google – e le sue stranezze – le inspiegabili reazioni della sorella e del partner di Anthony/Michael – ed ecco allineati tutti gli ingredienti per un fallimento artistico di grandiose proporzioni.
Fortunatamente il film ha qualche momento di interesse nella rappresentazione delle demoniache suore dell’orfanotrofio, la cui irredimibile malvagità avrebbe però meritato ben altro che il perdono dell’esausta protagonista.

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Meh… / 21 Agosto 2016 in Philomena

Poteva essere un bel film, non è inguardabile però potevano puntare più sul dolore della madre, sullo strazio che deve aver vissuto. Inizialmente avrei dato un 6, ma dopo aver visto foto e video della madre originale no, direi 5.

Il giusto peso della “leggerezza” / 20 Febbraio 2015 in Philomena

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Spesso pensiamo che la cultura, il parlare forbito, il riconoscimento del titolo di studio siano ciò che serve per creare un livello di distinzione nella scala sociale tra esseri umani.
E spesso questo pensiero ci viene riconosciuto dal nostro prossimo, dalla società stessa e da buona parte dei meccanismi del mondo che ci circonda.
Ora, questo pensiero, è sì valido ma solo se osservato dentro certi aspetti, tra le mura di certe realtà.

Questa differenza di livello è ben visibile e ben presente tra Philomena e Martin fin dal loro primo incontro,
infatti la vita scritta è documentabile di Martin lo porta ad autoelevarsi (magari anche inconsciamente) nei confronti di Philomena la cui vita è molto meno nota e documentabile e lo porta inevitabilmente a giudicarne come aspetti non dico negativi ma “leggeri” o “superficiali” alcuni comportamenti e pensieri di questa anziana signora. Il suo passato da sottomessa alle suore fa il resto e completa il pregiudizio iniziale.
D’altro canto anche se in un modo meno comune anche Philomena si trova a giudicare le decisioni ed i pensieri di Martin che sebbene illustrati con sagacia lasciano perplessa la mente indottrinata di Philomena ma anche abituata a pensare a forza della violenza che aveva subito e che le aveva segnato la vita.
Ecco secondo me il segreto e la meraviglia di questo film è il continuo parallelo e i continui ribaltamenti di dominio che ci sono tra i due personaggi, che in tutta la durata del film è come se si scambiassero il ruolo del saggio e dell’ingenuo accadimento dopo accadimento.
Ovviamente il film parla anche di altro, la cornice e la storia che viene raccontata nelle trame si distanzia da quanto ho colto io come punto chiave, c’è la ricerca del figlio “rapito e affidato dalle suore ad un’altra famiglia”, c’è la crisi di identità di un giornalista di successo tradito da giochi di potere che si trova costretto a reinventarsi un lavoro e forse anche una vita, c’è il segreto dell’educazione imposta dalle suore di regime, ci sono i colpi di scena della vita del figlio e c’è anche dell’ironia o leggerezza e proprio su questo punto vorrei soffermarmi.
Ho letto qualche recensione e qualche critica al film, premettendo che ognuno è libero di scrivere ciò che sente e di esporre il suo punto di vista non mi trovo però d’accordo con chi imputa al film di usare toni eccessivamente “semplicistici e poco drammatici” vista la tristezza di fondo della storia, che per altro è una storia vera.
Il personaggio di Philomena da quel che ho potuto capire era realmente così.. e non capisco perché si dovrebbe per forza soffermarsi sul lato drammatico. Esistono persone che nonostante la loro vita sia piena di difficoltà non si perdono d’animo, non solo non si piangono addosso ma non perdono nemmeno la forza di ridere, gioire e scherzare perché per loro questo significa vivere.
La leggerezza nell’affrontare determinate situazioni può sicuramente essere sinonimo di ignoranza o maleducazione ma allo stesso tempo può essere sinonimo di intelligenza e di una profondissima consapevolezza che è la caratteristica che mi ha emozionato di più del personaggio di Philomena.
Prendere alla leggera situazioni che per reale importanza sono leggere e prendere seriamente situazioni e argomenti che hanno una reale importanza sociale o emotiva è per me la massima espressione di intelligenza umana e Philomena questa dimostrazione la da continuamente.
E’ buffa e goffa nello stile quando racconta dei libri che legge, è buffa e approssimativa nello stile quando si raffronta con il personale del ristorante dove consuma un pasto con Martin però è di una concretezza e profondità disarmante quanto si trova ad affrontare la notizia della morte del figlio e reagisce cercando di capire chi fosse, quando si trova ad affrontare la sua omosessualità citando la sua mancata sorpresa da un fatto che solo una madre poteva notare, quando scopre il segreto nascosto delle suore e riesce a far prevalere la ragione alla rabbia, quando usa la schiettezza e non i mezzi termini o i giri di parole per convincere il compagno di suo figlio a parlargli di lui..

Allo stesso tempo, tornando al parallelo tra i due protagonisti c’è Martin che prima sottovaluta Philomena per i motivi descritti prima, poi nota la sua buffa goffaggine nei confronti dei rapporti nella civiltà in cui vivono e sente di aiutare la donna quasi unicamente per un misto di deformazione professionale e nuova occasione lavorativa.. che poi però si sorprende e arrabbia fino a volersi opporre quando si rende conto utilizzare solo il lavoro nei confronti di Philomena sia in realtà un sopruso, si indigna difronte la menzogna e l’ingiustizia, si oppone con le unghie e con i denti a chi manca di rispetto a questa Madre che cerca solo la verità, lotta per un ideale e prende sul personale una questione d’onore. Lui non perdona e non accetta perché forse è la cosa più giusta da fare però in qualche modo rispetta o si sforza di farlo il pensiero di Philomena e anche le sue decisioni perché ha capito lo spessore morale di quella persona.
Secondo me, mi ripeto, la meraviglia comunicativa di questo film è rinchiusa tra definire il giusto peso della leggerezza e la riflessione che induce il parallelo delle vite dei due protagonisti.
Non importa se si viene educati dalle suore, da concetti cristiani e religiosi oppure se si cresce secondo i canoni di un educazione scolastica di primo livello senza credere in punti di vista che si distaccano dalla scienza e dalla logica per come la interpretiamo, quello che conta veramente è la singolarità di ogni persona, la capacità di relazionarsi con il prossimo, la purezza dell’anima che si ricopre, conta la capacità di capire e di pensare, la capacità di osservare e di credere, conta il rispetto per ciò che non è come vorremmo che sia, conta il credere nelle cose che ci sembrano giuste, conta il capire che le persone a volte sbagliano e altre volte sono obbligate a sbagliare, conta capire che il passato non si può cambiare, si può scegliere se accettarlo e farlo nel miglior modo possibile o se scontrarsi contro ad esso e forse rimanere in eterno fermi nel momento dell’impatto..

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L’abito non fa il monaco! (in questo caso la suora!) / 9 Gennaio 2015 in Philomena

Un film che mi ha commosso molto, nonostante nella prima metà il film sembrava non dovesse mai svilupparsi; più scorrevole la seconda metà. Trovo estremamente affascinante e ottimo spunto di riflessione in questa storia il contrasto tra la figura della suora e quella di Philomena. Due personaggi ancorati alla religione ma agli antipodi dell’interpretazione del messaggio cristiano. Da un lato abbiamo la suora (quando si dice che “l’abito non fa il monaco”) che decide di indossare l’abito monacale ma vive con frustrazione estrema i voti che ha fatto e ciò la porta a odiare visceralmente la sessualità altrui e la rende incapace di misericordia; dall’altra abbiamo una madre, una “peccatrice” secondo il vecchio messaggio dei farisei, avendo avuto un figlio fuori dal matrimonio, ma capace così tanto di amare e di perdonare da riuscire a trasformare il male fatto dalle suore in bene (impegnandosi nell’aiutare altre donne a ritrovare i loro figli), questa donna è capace di un perdono così grande che noi non ce ne rendiamo capaci (molti probabilmente non lo accettano proprio), io stessa penso che avrei preso a calci quella vecchia con le stampelle, eppure la fede di questa donna è così grande da riuscire a sopravvivere nonostante tutto quello che ha dovuto passare ed è sempre la fede a guidarla nelle sue scelte, portando (per chi ha letto qualche passo del Vangelo ogni tanto) a farle rivestire un ruolo molto più veritiero del messaggio cristiano.
“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.” Mt 11, 25
“Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perchè con la misura con la quale misurate sarà misurato voi in cambio.” Lc 6, 37-38
“Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?”. Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”.” Mr 2, 15-17
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” Gv 13, 34-35

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7 Gennaio 2015 in Philomena

Bel film, anche se mi aspettavo toni un pò più leggeri (da commedia). Invece il film è abbastanza teso, con il dito puntato verso le suore cattoliche. Triste la storia di Philomena (un’ottima Judi Dench) che con l’aiuto del giornalista Martin (il bravo Steve Coogan) prova a scoprire che fine ha fatto suo figlio, portatole via dalle suore. Belli i confronti tra Philomena (che nonostante tutto, mantiene la fede) e l’ateo Martin.

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Sinceramente mi aspettavo di più / 29 Dicembre 2014 in Philomena

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia doveva essere sviluppata meglio, alla fine non coinvolge più di molto, il che é un peccato.
Comunque se fossi stata al posto di Philomena non avrei di certo reagito così, ma più come ha fatto Martin, nonostante la storia non lo coinvolgesse sentimentalmente; avrei messo a ferro e fuoco quel lurido posto e sicuramente, avrei ucciso quella suora maledetta.
Privare ad una madre la gioia di poter riabbracciare il figlio stappatole dalle mani, è non avere un briciolo di umanità.
Schifo.

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Toccante e profondo…. 7 / 31 Agosto 2014 in Philomena

Una pellicola con degli ottimi ingredienti: una storia toccante (tra l’altra vera) e una Judy Dench sofferente ma determinata. La storia toccante di una madre a cui le suore hanno sottratto e dato in affido suo figlio. Ma 50 anni dopo lei è determinata a scoprire dov’è e come sta… Seppure bellissima, a parere mio questa pellicola poteva essere ancora di più sviluppata e gli avrei dato anche un 8. Ma anche così ha un grande fascino e mi ha lasciato una grande emozione. Vedetelo!

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Troppo moscio… / 14 Maggio 2014 in Philomena

Storia toccante pure perché realmente accaduta. Una donna che non dimentica e che vuole cercare il figlio toltogli in passato dalle suore (no comment…).
Ma è proprio come viene realizzato che non prende mai.
Una storia così forte non arriva. Tutto è superficiale e mai la drammaticità degli eventi viene raggiunta.
Mi ha deluso.
Rimane molto poco, ed è un peccato.
Ad maiora!

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12 Aprile 2014 in Philomena

Philomena si pone al centro di un’iconografia fatta di ricordi, sintesi di un vissuto dilaniato dall’esperienza del rimorso. L’abbandono, qui concepito come conseguenza ineluttabile di un peccato, figlio di un tempo e di una dottrina bigotta ( più pragmatica che spiritualista ), permea nelle iridi cristalline della protagonista, in questo caso attrice ( un’impeccabile Judi Dench ), ma interprete di un personaggio reale che nella sua infausta giovinezza vede privarsi del proprio figlio perché testimone di una colpa, che, sebbene non può essere ritenuta tale, decide lo stesso di portarne il fardello. Ma proprio questa colpa l’aiuterà ad abbandonare l’odio, e a ritrovare quell’amore perso che con l’ira diviene ruggine.

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30 Marzo 2014 in Philomena

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Judy Dench, diciamolo, è un po’ il Clint Eastwood britannico, col suo muro di rughe e gli occhietti che ci si stringono dentro. Philomena (Filly) è questo personaggio tratto da una storia vera, di una giuovane tizia che nei ‘50 era stata messa incinta (galeotto fu il bruco mela, par di capire), cacciata in convento a espiare (thoccola!), figliato, il figlio preso dalle suore e venduto agli yankees, che venivano in Irlanda tipo a far spesa di bambini coi capelli rossi perché era cool. Oggidì, o poco tempo fa, Filly e un giornalista, o viceversa, si mettono alla ricerca del figlio perduto. Impossibile non ricordarsi il terrificante Magdaleine di qualche anno fa, e non odiare vieppiù i cattolici, con questi film. La storia nella storia è il confronto tra le due personalità, agli antipodi decisamente, del giornalista intellettuale e radical chic e la signora Filly, che ha lavorato come una mula tutta la vita e legge gli Harmony e crede in Dio perché sì, e fa tutto quello che una persona stupida farebbe (oh, con tutto il rispetto eh. Vi lovvo, però c’è poco da girarci intorno, perché quel personaggio è fatto per far intendere questo e non altro), però con la saggezza semplice del suo basso livello culturale, in opposizione alla mentalità strutturata dell’estabilishment. Se la storia è il pretesto o la cornice, ineccepibile per come è costruita e ripresa, il punto forte finisce a essere la relazione, come si possa giungere alla conciliazione di opposti tra umani così disparati e diversi, e in questo caso viene molto bene, i due si migliorano e completano e correggono e diamine, a leggere quel che sto scrivendo ci manca solo che scopino U_U

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28 Febbraio 2014 in Philomena

Philomena è tutt’ora viva e vegeta ed è impegnata per permettere che madri e figli separati si possano ritrovare e da questo punto di vista il film, che segue la sua storia, è un mezzo perfetto per arrivare dritto al cuore della questione, con tutto il bagaglio emotivo che si porta dietro la vicenda e la frustrazione che suscita assistere a vicende tanto crudeli. Molto delicato ed equilibrato tra buffo humour e dramma personale, il film ha il pregio di servirsi di due attori tanto bravi come Steve Coogan e Judi Dench. Il primo è il sarcastico e disilluso giornalista che aiuta Philomena a ritrovare il figlio, un uomo da amare secondo il mio punto di vista per il ruolo che rappresenta nel film, mentre la seconda è la protagonista, la donna la cui fede non vacilla anche nel momento in cui si confronta con la cattiveria di quel gruppo di individui strani chiamate “suore”. Film molto triste e commovente, riesce a non indugiare troppo sul melò pur avendo dalla sua primi piani tragici e una OST di Desplat che stimola lo spettatore, potendosi invece considerare un’opera sincera.

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Storia tragica, ma coinvolge poco / 8 Febbraio 2014 in Philomena

Storia interessante (oltretutto frutto di un vero caso umano) e con ottimi interpreti. Spicca senz’altro la figura materna di Philomena Lee interpretata da Judi Dench, ma non demerita comunque la buona interpretazione di Steve Coogan. E’ degna di menzione anche la malinconica colonna sonora, sicuramente azzeccata per il tono della pellicola.
La pecca è forse il fatto che la narrazione, lungo il suo naturale corso, si mantiene piuttosto distaccata nei confronti dello spettatore e non riesce a coinvolgerlo a livello emotivo, o almeno così è parso al sottoscritto. Con questo non voglio dire che il film è “freddo”, ma piuttosto che è povero di quella sequenza memorabile, quel dialogo particolare che possa rimanere un minimo impresso ed in questo forse gli autori dovevano osare un po’ di più. E’ apprezzabile comunque il finale, che fa recuperare qualche punto alla pellicola.

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28 Gennaio 2014 in Philomena

Ottimo compitino brillantemente portato a termine: ergo, non mi ha entusiasmata. Sono tutti bravi e la sceneggiatura è capace di non scadere mai nel lacrimevole, riesce sempre ad effettuare un colpo di coda per cui la storia, straziante, violenta e tenera, non ti catapulta nella sezione dei film “vi voglio far commuovere a tutti i costi”. Ed è un gran pregio. E i temi ci sono: la filizione putativa fra i due protagonisti; il medesimo destino fra madre e figlio; i due approcci alla vita, l’indignazione e il perdono. Ma ecco, non mi ha entusiasmata, tutto così perfetto e senza molta anima

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3 Gennaio 2014 in Philomena

Normalmente vado a vedere i film di Steven Frears “a prescindere” ma devo confessare che questo , tratto da un libro ispirato ad un fatto realmente accaduto , mi ha lasciato un po’ perplesso .
Insomma , mi è sembrato un lavoro formalmente ben realizzato , con una splendida fotografia , ma che ho giudicato un po’ troppo “didascalico” , più ammiccante al pubblico che realmente interessato alla drammaticità dell’argomento . Né mi sento di condividere neppure il coro unanime di osanna per i due protagonisti perché Judy Dench è certamente brava (ma lei lo sa persino troppo ) ma Steve Coogan , che è anche il premiato co-sceneggiatore della pellicola , mi è parso invece un po’ troppo ingessato e solo parzialmente nella parte .

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Drammatico / 28 Dicembre 2013 in Philomena

al punto giusto. Tratto da un vicenda vera e quindi come tale va interpretato nel senso che non lascia spazio alla fantasia e comunque tiene quell’atmosfera sospesa dall’inizio alla fine anche quando la storia sembra conclusa.

“Figlio, amoroso giglio” / 13 Dicembre 2013 in Philomena

Senza voler togliere alcuna dignità alla dolorosissima storia raccontata, ennesima tragica parabola sul dissentire (dis)umano tra religione, Fede e razionalità, ho trovato il film di Frears inutile e retorico.

Inutile, perché azzarda ma non osa e, pur portando alla luce nefandezze disdicevoli, si limita a condannarle affidando l’intero discorso al tratteggio di figure “antipatiche” come quello della vecchia suora avvizzita, disegnando lei e le sue compagne in maniera oserei dire monodimensionale, alla stregua di automi cattivi e poco più. Magdalene, ai tempi, mi impressionò decisamente di più. Lo scopo di Frears non era esattamente quello di condannare qualcuno, quanto di raccontare una storia “coraggiosa”. Eppure, la narrazione sembra sottendere obiettivi individuati, ma non raggiunti (per scelta o per necessità, non saprei).

Retorico, perché il personaggio di Philomena (interpretata da una pur brava Judi Dench) non riserva grandi sorprese: è una solida donna che, superando impensabili difficoltà, è riuscita a costruirsi una vita, mantenendo un animo semplice e continuando a nutrire una Fede genuina. Ok. E (con tutto il rispetto) poi?

E, poi, il film ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura a Venezia ed io ancora mi domando come mai.

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