Recensione su Pearl Harbor

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Il classico film che i critici non possono non stroncare… / 7 gennaio 2017 in Pearl Harbor

Se ci mettessimo ad elencare nel dettaglio i difetti di questo film probabilmente ci vorrebbero pagine e pagine.
Tanto vale passarli in rassegna in estrema sintesi:
– l’inaccuratezza storica (l’operazione Doolittle viene gonfiata rispetto alla sua reale portata);
– l’inverosimiglianza di alcune parti della sceneggiatura (soprattutto quella finale, immediatamente successiva all’atterraggio di fortuna dei B-25 in Cina);
– l’eccessivo filo-americanismo (basti pensare alla frase rivolta dall’ufficiale inglese a Rafe);
– attori scelti più per il loro aspetto fisico che per le doti recitative (anche se onestamente non se la cavano male);
– la presenza di più operatori agli effetti speciali che comparse, qualcosa di impensabile fino a qualche decennio fa;
– il fatto di essere un film fortemente commerciale, che ripercorre le gesta di almeno tre pellicole precedenti di grande successo (Top Gun, Salvate il soldato Ryan e Titanic).
Ecco serviti argomenti più che sufficienti per una stroncatura del film da parte dei critici. Gli stessi difetti che si perdonano puntualmente ai film d’autore, ma che permettono in questo caso di trovare più di qualche punto d’appoggio per affossare l’ennesimo blockbuster che attenta alla purezza della Settima arte.
Volendo tuttavia accantonare per un momento l’ipocrita integrità del cinefilo incorruttibile, a favore di un po’ di onestà intellettuale di cui in pochi hanno il coraggio di armarsi, non si può non ammettere che i pur molti difetti della pellicola alla fine sfumano e passano in secondo piano in quel che è a tutti gli effetti un film emozionante e intenso, carico di pathos.
Inutile parlare dell’efficacia delle scene di guerra e in particolare di quelle dell’attacco a Pearl Harbor. Quello glielo riconoscono pure i detrattori, a parte coloro che demonizzano l’effetto speciale in nome di una non meglio identificata affinità elettiva nei confronti del cinema d’antan. Sta di fatto che quello che ci mostra Michael Bay, un esperto in materia, è quanto di più vicino i nostri occhi possano sperimentare riguardo il drammatico attacco a sorpresa che coinvolse gli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale.
Certo, si può obiettare che lo scontro nei cieli alla Top Gun, che segue le prime due ondate di raid giapponesi, è francamente ridondante, forse addirittura nella sua interezza (per non parlare degli “wow” che accompagnano gli abbattimenti di caccia nemici).
Certo, si può muovere qualche riserva riguardo l’eccessiva durata della pellicola (bastava per l’appunto accorciare quella sequenza gigioneggiante e magari anche l’inutile intrufolamento nella war room da parte della Beckinsale).
Nella seconda parte, tuttavia, il film si riprende alla grande e regala un esito emozionante, per quanto prevedibile. In ciò la pellicola rispecchia lo spirito e i temi (su tutti quello del sacrificio) del precedente lavoro di Michael Bay, il kolossal di fantascienza Armageddon, rispetto al quale viene confermato Ben Affleck come protagonista. De Niro è un altra cosa, ovviamente, ma il belloccio californiano (sarà mica colpa sua?) se la cava abbastanza bene in un ruolo ritagliato apposta per lui.

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